Mese: aprile 2012

Ne uccide più la matita, davvero.

A volte si pensa che fare qualcosa contro le mafie sia estremamente difficile e impegnativo.
Invece no, c’è uno strumento utilissimo, ed è quello della preferenza sul voto.
C’è una cosa che pochi sanno e immaginano: nei consigli comunali, anche di grandi città, si entra con pochi voti. Con poche centinaia di voti si può diventare consigliere comunale anche a Milano. Undici voti per San Giuliano, poco più per Pavia.
Questo perché sono pochissime le persone che esprimono preferenze, e quindi il numero di quelle necessarie per garantirsi un posto in consiglio comunale, si abbassa.
Non sto dicendo di votare a destra, a sinistra o al centro. Le mafie, a livello locale, parlano con tutti, parlano con chi amministra. E se da una parte noi cittadini spesso ci dimentichiamo di specificare una preferenza accanto al nostro voto, dall’altra i mafiosi sono bravissimi a concentrare le preferenze verso quei personaggi che, una volta eletti come consiglieri, saranno utili quando si discuterà di appalti pubblici.
Quindi non c’è bisogno di essere eroi, non c’è bisogno di andare in piazza né di chissà quale gesto eclatante, per mettere i bastoni tra le ruote alla mafia: basta chiudersi nella cabina elettorale, e oltre a segnare la X sul simbolo che vi piace, indicare anche una preferenza, scrivendo il nome di uno dei candidati. Se ce n’è uno che è di vostra fiducia, ancora meglio. Altrimenti le liste con i nomi sono appese fuori ciascun seggio, basta scegliere.
Il voto mafioso esiste al Nord, come al centro e come al Sud.
Più preferenze “pulite” vuol dire che le preferenze pilotate dalla mafia varranno meno e non sarà così facile per loro piazzare i loro faccendieri nei comuni.
La cosa importante è che lo sappiano in tanti, perché il meccanismo è sì semplice, ma anche poco conosciuto.
La mafia si muove tanto bene, dove gli altri non guardano.

Parlatene in giro, se vi va condividete questo articolo su Facebook, su G+, ditelo agli amici di comuni nei quali ci saranno le elezioni, e spingete anche su twitter, dove è nata la campagna #preferenzepulite.
A volte usare i mezzi che abbiamo per le mani in modo utile è davvero facile.

Perché non farlo?
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Battleship: colpito e affondato.

Questo è un giorno storico.
Sono anni che, di tanto in tanto, parcheggio la mia cinefilia e insieme a degni compagni andiamo a vedere le peggio cacate blockbusterose piene di effetti speciali, al fine di stilare una classifica un po’ particolare.
Per entrare in questa classifica, non basta che il film in questione sia pieno di bombe a mano e tricchetracche e di basse pretese neuronali.
No.
Deve essere talmente pieno di cazzate da fare il giro e diventare sublime.
Posto che ci sono pellicole non inseribili per manifesta superiorità, e parlo in particolare di Talos e de La Leggenda degli Uomini Straordinari (la sequenza del Nautilus che viaggia tranquillo per i canali di Venezia e rimane incastrato sotto il ponte dei sospiri digitalmente innalzato a circa 70 metri dal suolo, rimarrà sempre nei nostri cuori), da anni, da troppi anni la testa della classifica non si muoveva, ed il primo posto era appannaggio de La Mummia – il Ritorno, che aveva scalzato La Mummia, il quale aveva scalzato Dante’s Peak, eccetera.
Ma oggi è uscito il film che io piazzo diretto, come new entry, al primo posto.

Battleship

Qui siamo di fronte a qualcosa di vero livello.
PREMESSA: da qui in poi sarà pieno di spoiler. Quindi se non vuoi rovinarti la visione della originalissima trama alla base di questo capolavoro, cambia sito.

Ci sono due veri fratelli americani. Si vede che sono veri fratelli americani perché uno è biondo, bello, con gli occhi chiari, i capelli con la riga da una parte, coscienzioso e si sta per arruolare in marina, mentre l’altro è moro, occhi neri, figo, ribelle, coi capelli lunghi, randagio e cazzone.

A sinistra il biondo coscienzioso, a destra il randagio con grande potenziale che però lo spreca perché non si applica. Due gocce d’acqua.

Il cazzone vede lei, la fighetta, e si fa arrestare per conquistarla, ma il fratello coscienzioso si arrabbia perché sai chi è lei? Lo sai chi è?
Chi è?
Chi volete che sia, la figlia del generale della Marina nella quale lui si sta per arruolare, quindi sai che facciamo? Ci arruoliamo tutti e due perché tu devi mettere la testa a posto.

A sinistra foto di coppia della fighetta aristocratica con il bel gnoccone ribelle ma dal cuore coraggioso. A destra la fighetta e basta.

Ma sorvoliamo.
Sullo sfondo di questa ORIGINALISSIMA pantomima familiare americana, c’è che alla NASA (ovviamente popolata da nerd geniali ma brutti come il colera e con la barba incolta) hanno fatto una scoperta EPOCALE. Hanno scoperto che un pianeta, per ospitare la vita, deve essere alla giusta distanza dalla sua Stella.
Né troppo vicino.
Né troppo lontano.
Il direttore della NASA vince lo Zecchino d’Oro perché la commissione del Nobel nel frattempo si è uccisa in coro.
Quindi annunciano in diretta mondiale che hanno trovato un pianeta in un’altra galassia, né troppo vicino né troppo lontano dal suo Sole.
Questo pianeta che tutti cercavano (?) e che nessuno trovava, come lo chiamano?
Punto Pianeta G.
Tutti felici allora su una montagnetta vicino a Pearl Harbor (bella scelta) installano dei super trasmettitori di un qualche tipo di segnale che grazie a un satellite rimbalza-segnale spedisce impulsi al Punto Pianeta G.
In caso ci fosse vita. Hai visto mai.
[pignoleria mode on]
Ora, piccola considerazione scientifica.
Se questo Punto Pianeta G lo stavano cercando da anni senza trovarlo, quando lo trovano si presume che sia piuttosto lontano. Il sistema planetario extrasolare più vicino al nostro dista 15 anni luce, o poco più (Gliese 876). Questo vorrebbe dire che un impulso radio lanciato dalla terra, viaggiando alla velocità della luce nello spazio, impiegherebbe 15 anni a raggiungere uno di quei pianeti.
Mettiamo che questo Punto Pianeta G distasse 15 anni luce, vorrei capire come cazzo fanno gli alieni a essere lì nel giro di pochissimo.
[pignoleria mode off]
Ma sorvoliamo, mica siamo a un convegno di scienza.
Questa è Hollywood, baby, e non puoi farci niente.
Succede allora una cosa originalissima. Gli alieni, incazzatissimi perché il segnale lanciato dalla terra gli disturba le trasmissioni di Real Life, arrivano con 5 oggetti volanti supercorazzati, che dovrebbero essere 4 navi e un sistema di comunicazione (per chiamare rinforzi una volta stabiliti.)
Ma anche qui è in agguato lo sceneggiatore folle di Hollywood. Gli alieni hanno delle navi supercazzute con le quali riescono a viaggiare più veloci della luce fregandosene di leggi della fisica, autovelox, tutor e tutto il resto, ma quella che porta il sistema di comunicazione inciampa in un satellite nell’orbita terrestre probabilmente lanciato negli anni 60 e si schianta su Pechino facendo migliaia di vittime cinesi, tanto sono tutti uguali a non se ne accorge nessuno. Dal che si deduce che le astronavi degli alieni non hanno manco un cazzo di radar.
Quindi saranno costretti a conquistare la montagnetta con il ripetitore della NASA.
Ma sorvoliamo.
Le altre quattro navi ammarano nell’oceano pacifico poco a largo delle Hawaii, dove, GUARDACASO, il figaccione, il fratello e il papà della gnocca sono impegnati in un convegno-esercitazione internazionale dove ci sono le forze navali di 15 Paesi di tutto il mondo, ma si vedono solo americani e giappi.
C’è anche spazio per una partita di calcio, la finale della Coppa dell’Amicizia Ritrovata Tra USA e Giappi a Pearl Harbor Ma Mica Troppo, perché ovviamente il figaccione ora è in marina, ha i capelli corti, si sta un po’ raddrizzando, ma come indole è sempre una testa calda, quindi sebbene si procuri il rigore per pareggiare al 90° a causa di un fallo subito dal suo nemico Giappo pari-grado, lo sbaglia miseramente facendo così aumentare il suo astio nei confronti degli amici Giappi ma non troppo amici.
Oh, se volete prendervi qualcosa da mangiare fate pure, ché sono passati circa 20 minuti di film.
C’è anche un grazioso siparietto dove il figaccione testacalda, che ha anche il problema di andare dal generale a chiedere la mano della figlia, si pesta con il nemico/rivale giappo e incassa non solo l’incazzatura del potenziale suocero graduato, ma anche la promessa di venire buttato fuori dalla Marina non appena finita l’esercitazione.

A sinitra, figaccione testacalda muto e punito. A destra, papà generale della gnocca visibilmente contrariato.

“Così tanti cliché da esplorare e così poco tempo” pare che fosse il motto degli sceneggiatori.
Ma sorvoliamo.
Le corazzate partono per l’esercitazione dell’Amicizia, e nel frattempo c’è il casino delle navi aliene che si schiantano.
Il Pentagono allerta la NASA che allerta la montagnetta con il nerd che smanetta sul ripetitore che dice una cosa che non immagina nessuno, e cioè che mo’ sono cazzi.
Intanto l’esercitazione delle navi continua.
La flotta comprende:
– Nave ammiragliona portaerei con il papà-Generale della fighetta (Liam Neeson)
– Nave meno ammiragliona con il fratello biondo e con la faccia da pirla
– Nave giappa discreta con nemico/rivale del figaccione
– Bagnarola con figaccione sulla quale c’è anche Rihanna in versione soldatessa sboccata ma simpatica, decisa e furbetta.
Ovviamente le navi aliene hanno ammarato proprio sulla rotta dell’esercitazione dell’amicizia e quale è la sottile strategia militare?
Nave ammiragliona dietro.
Davanti la nave giappa, la nave del fratello con la testa a posto e la bagnarola del figaccione.
Partono su un gommone, alla volta delle strane strutture ammarate: il figaccione, Rihanna, un roscio chiacchierone ma simpatico e un altro tizio messicano palestrato con la faccia da duro e il cuore tenero che avrà sicuramente occasione di dimostrare il proprio coraggio. Sono tutti uguali, li riconosci subito.

A sinistra, il figaccione. A destra, Rihanna che sta ascoltando il suo ultimo disco. Un po’ dappertutto: espressioni di profonda intelligenza.

Qui comincia il casino.
Le strutture si trasformano in navi aliene. Ma non astronavi, perché se sei arrivato dallo spazio alla velocità del vaffanculo è troppo difficile poi volare anche sulla Terra, quindi si trasformano in navi galleggiose.
Che un po’ galleggiano un po’ volano e quindi quando vanno sembrano tipo Phelps che nuota a farfalla.
Le navi aliene erigono una altissima cupola elettromagnetica che isola le navi dei fratelli e dei giappi dal resto della flotta.
Gli americani dell’ammiragliona, rimasti fuori da questo scudo impenetrabile oltre il quale non si vede né si riesce a comunicare via radio che fanno, nella loro sottile furbizia strategica?
Fanno volare un caccia che ovviamente in tempo due secondi va a sbriciolarsi contro lo scudo alieno.
E quindi capisci che è vero che lì fanno tutto più in grande. Io per vedere se una cosa sia veramente impenetrabile ci lancio un sasso.
Loro ci lanciano contro un caccia.
Ma sorvoliamo.
Dove è finita la fighetta nel frattempo?
Beh, lei è una fisioterapista ed è ovviamente rimasta a terra e assiste dei militari che hanno subito mutilazioni e fanno fisioterapia con gli arti meccanici. Prende in cura un altro personaggio ORIGINALISSIMO: ex militare decorato al valore, diversamente bianco, che ha perso insieme alle due gambe anche la voglia di lottare. Allora lo porta a fare una passeggiata dove?
Dove?
Sulla montagnetta dove c’è il ripetitore della NASA che nel frattempo una divisione degli alieni sta espugnando.
Tutta questa originalità deve aver spossato gli sceneggiatori, che ci inseriscono ovviamente due/tre scene di palle rotanti seghettate aliene che vanno in giro a caso a spaccare fuori strade, piloni autostradali e campi da baseball.
Intanto, in mare…
La dura battaglia si ingaggia e qui posso anche andare avanti veloce, perché tra atti eroici, Davide contro Golia, Salvate il soldato Ryan, Guerre Stellari e via dicendo con altre gamelle di luoghi comuni vari pescati dappertutto, il fratello biondo, alto, con la faccia da pirla e uomo da sposare viene blastato dagli alieni, il rivale/nemico giappo diventa il migliore amico del figaccione che si ritrova comandante di una nave e che addirittura, dopo averla sacrificata per distruggere la penultima nave aliena, riesce a raggiungere un porto (non si capisce bene la dinamica) nel quale è ormeggiata l’incrociatore Missouri della seconda guerra mondiale, oramai una nave-museo, e ha l’idea di rimetterla in acqua per andare a combattere il mosrtone finale, che è ancora lì in mezzo al mar.
Nel frattempo la fighetta, con l’ex-marine diversamente caucasico, ha avuto modo di capire tutto, grazie anche all’aiuto del nerd che smanettava sul ripetitore nella montagnetta, e tramite un commodore 64 riescono a mettersi in comunicazione con il figaccione attraverso lo scudo elettromagnetico degli alieni. In un tripudio di “ti amo” e “ti amo me too”, gli dicono di riservare un colpo per bombardare la montagnetta prima che gli alieni finiscano di leggere le istruzioni del ripetitore e comunicare con il loro pianeta. (che poi voglio dire, loro per arrivare hanno seguito il segnale radio inviato dalla terra. Prima di partire avranno detto: “oh, andiamo a queste coordinate. Sì sì, il tagliando l’abbiamo fatto. Sì i panini ce li abbiamo. Sì anche il telepass, che palle!”, quindi che cazzo di bisogno c’è che chiamino il pianeta madre? Prima o poi arriveranno anche gli altri, no?)
Ma sorvoliamo.
L’equipaggio del figaccione oramai è ridotto a se stesso, a Rihanna, al tizio roscio e chiacchierone ma simpatico, al messicanone duro ma buono e all’ormai inseparabile amico Giappo, con il quale citano continuamente l’Arte della Guerra. (mancava, come cliché)
Il messicanone dice: “Ma questa nave va a gasse e vapore! E siamo pochi per governarla!”
E chi spunta?
Dai, potete immaginarlo.
Siamo su una nave-museo ormeggiata.
Vecchia ma gloriosa.
Ultima speranza per l’America (che grande Paese!) e per il mondo.
Bravi, avete indovinato.
OVVIAMENTE il vecchio equipaggio ottuagenario, vecchietti che hanno dato tanto al loro paese e, visto che i cantieri da andare a guardare sono finiti, sono pronti a rimettersi in mare e dare una mano a tutti quei ragazzi che si chiamano tutti “figliolo” e che impettiti rispondono “sissignore”.
Dai, le vecchie gloria indaiuessèi mancavano.
La nave parte.
Si dirige verso il mostrone finale. La battaglia finale non manca proprio di nulla: ardite manovre, vecchietti coriacei che smitragliano felici, giovani soldati coraggiosi, distruzione della montagnetta ricetrasmittente con il soldato mutilato diversamente non negro che ritrova la voglia di combattere e fa a pugni con un alieno, e addirittura la cavalleria, perché nel frattempo lo scudo magnetico alieno si è dissolto e il papà-generale è riuscito a intervenire.

Rihanna che smitraglia. Credibilissima.

Finale che non delude: medaglie per tutti, due Grammy per Rihanna, una nuova medaglia per l’ex marine diversamente abile e moderatamente scuro di carnagione, un ambrogino d’oro per il fratello biondo stramorto e il suocero-generale che acconsente allo sposalizio della figlia gnocca con il figaccione che sarà anche una testacalda, ma come cavalca i luoghi comuni lui, nessuno.

God Bless stafava.

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La sua forza è nel culo

Buongiorno, bambini.
Oggi vi parlerò dell'animale strutturalmente perfetto.
Personalmente, penso che sia l'animale che più si avvicini all'idea di divinità, per diversi motivi.
Sapete tutti della mia passione per lo stercoraro, animale che più di tutti rappresenta i concetti di "amore", "dedizione", "costanza".
Un modello, per me.
Ma purtroppo, come tutto ciò che è poetico, è estremamente fragile. Egli è un ottimo messaggero dell'amore universale, ma non può in alcun modo essere considerato divino.
Allora quale è questo animale a immagine e somiglianza del quale mi piacerebbe essere stato creato?

Il Vombato.

Già il nome è una figata. E' tondo, simpatico ma contemporaneamente incute rispetto.
"Formichiere" fa ridere.
"Koala" anche.
Non parliamo di "Canguro" o "Giuliano Ferrara".
Mentre avere sulla carta d'identità "Vombato" è una cosa da paura, tipo avere "Spazzacamino" (una volta a un rinnovo di carta d'identità ho provato a farmi mettere spazzacamino nella professione, ma la zoccola non ha voluto, mi diceva: "se vuole mettiamo operaio" e alla fine mi sono fatto mettere "libero professionista". Ma ci riproverò. La prossima volta cercherò di farci scrivere "calafataio").

Ma cosa rende così speciale il Vombato?
E' un animale contemporaneamente pacifico e invincibile.
Non è un predatore, in quanto è erbivoro, ma se lo fate incazzare e vi assalta è come avere contro un cinghiale.
E' peloso e setoloso, ma ha una faccia pituffolosa.
E' pigro e si muove lentamente, ma se inseguito può raggiungere quasi i 50 km/h e tenere questa velocità per due minuti.
Scava gallerie. Complessissimi sistemi di gallerie.
E' un marsupiale, quindi è nerd (tutti i nerd hanno il marsupio).
Ha l'apertura rivolta non verso la testa, ma verso il culo, così quando scava non ci entra la terra dentro.
Ma veniamo al culo.
La potenza del Vombato sta nel culo.
Il Vombato ha un culo talmente sodo e duro che in confronto la Hunziker è Margherita Hack.
Dovete sapere che sul culo ha uno strato spessissimo di epidermide e cartilagine, il che rende impossibile per i suoi inseguitori ferirlo o catturarlo, anzi! Il Vombato si rifugia nella prima tana disponibile e con il culo la TAPPA, per impedire l'accesso al suo inseguitore. Ha un culo talmente invincibile che lo usa come scudo per sé e per i suoi simili. Ma non è finita.
E' anche un fine stratega. Visto che la sua potenza è il culo, unito alle zampe tozze e muscolosissime, attua spesso una tecnica di difesa geniale: lascia uno spazio in alto, tra il culo e l'entrata della tana, in modo che lo stupido predatore cerchi di insinuare la testa in questo spazio. Quando lo fa, il Vombato spinge con le zampe posteriori e spappola la testa del suo nemico schiacciandola con il suo superculo corazzato.
Anche se sarete già abbastanza convinti del fatto che il Vombato sia l'animale più fantastico del mondo, devo ancora dirvi la prova definitiva della sua Grandezza.
E viene sempre dal culo.
Il Vombato fa la cacca a cubetti.
Provateci voi. Neanche concentrandovi tantissimo riuscireste mai a fare la cacca a cubetti.
Solo un essere Superiore può riuscire a fare tanto col culo.
Que viva el Vombato!

Filed under: volare e potare, vombato

L’Utente Solitario dell’Apocalisse

E’ uno dei più grandi incubi di ogni tennico informatico. Ma prima di capire chi sia questo essere demoniaco, è bene – soprattutto per i profani – conoscere una delle leggi fondamentali della risoluzione problemi, baluardo culturale di ciascun tennico in ogni campo tennologico.

La causa del 99,99% dei problemi risiede tra il monitor e la sedia.

(corollario: “Se non capisci la frase precedente, molto probabilmente sei parte del problema, oppure sei un sistemista di rete”)

Da questa legge deriva quindi la categorizzazione di tutti i tipi di utonti con i quali un tennico ha a che fare, ognuno dei quali può essere affrontato in modo diverso, ma sempre efficacemente.
Dalla Vecchina al Finto-Esperto, dall’Amministratore Delegato alla Segretaria, dallo Scaricatore Compulsivo all’Installatore Folle di Demo-CD allegati a riviste improponibili (spesso imparentato con lo Smanettone e con il Wannabe Tennico), nessuna di queste bestie è invincibile. La misura dell’esperienza di un tennico sta proprio in quanto tempo riesce a capire la natura dell’animale che si trova davanti, per decidere quindi in fretta quale sia la strategia migliore per risolvere il SUO problema (che a volte si riversa anche nel Computer, ma spesso è solo un SUO problema) e venirne fuori in tempo utile per non impazzire o compiere una strage.

I giovani tennici delle nuove leve (diciamo nati dalla metà degli anni 90 in poi), calati in situazioni nelle quali ci siamo trovati noi vecchi qundici o venti anni fa, probabilmente impazzirebbero e scapperebbero urlando.
Ma bando a certe auto-sbrodolate da vecchio veterano che annusa l’odore delle proprie flatulenze, veniamo al maledetto e temibile UTENTE SOLITARIO DELL’APOCALISSE.

Può essere uomo o donna, giovane o vecchio, docile o brutto, ma agli occhi del tennico apparirà sempre minaccioso e disgustoso, come l’essere della foto lì in alto (Il Motociclista Solitario dell’Apocalisse del film Arizona Junior).
Molti tennici – fortunati – l’hanno incontrato solo nei loro incubi.
Altri pensano che sia solo una leggenda con la quale mettere a letto i cuccioli di tennico, se non spegnete la luce e non vi mettete a dormire l’utente solitario dell’apocalisse verrà a prendervi!
Altri ancora pensano che sia solo una leggenda metropolitana.
Quello che è certo è che non esiste una strategia.
Lui ha ragione.
Lui ha fretta, perché è autorevole ma non autoritario.
Lui lavora, non gioca.
Lui non scarica zozzerie.
Lui non installa stronzate.
Lui non ha fatto effettivamente nulla di sbagliato, eppure il pc non funziona.
Lui non chatta.
Lui non va su Facebook.
Lui non invade il tuo campo ma ne sa abbastanza per non subire le supercazzole con cui un tennico cerca di prendere tempo (Vede, si è debufferizzato il cluster di ridondanza ciclica tra lo stack del bios e l’overflow del byte-code asincrono, tipico di hardware prodotti nella parte sudovest di Taiwan, quindi temo che si dovrà operare una demagnetizzazione completa e poi una re-compilazione a livello di linguaggio macchina del brum del mmmmhh e quindi ci vorranno circa un paio di giorni, devo portare il computer in laboratorio.)
No, tutto questo con lui non vale.
Il Computer DEVE funzionare, ma non funziona.

E tu sei lì, a sudare freddo, a cercare di innestare bestemmie con altre bestemmie per far finalmente incazzare il Dio giusto, sperando che ti fulmini lì, su due piedi.

State attenti all’Utente Solitario dell’Apocalisse.
Viene di notte a rapirvi.
E non vi lascerà mai più andare via.

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