Mese: maggio 2012

Domani è il Towel Day 2012!

Allora, ragazzi, riassumiamo come si festeggia il Towel Day (domani!)

Condizione necessaria e sufficiente è portare con sé il proprio asciugamano preferito, domani.
Portatelo in ufficio, in treno, in metropolitana.
Se siete in casa, tenetelo vicino a voi.
Se volete, fatevi una foto con esso e postatela sulle pagine degli eventi locali o su quella del gruppo italiano:

http://www.facebook.com/groups/35366636252/

o dell’evento generico:

http://www.facebook.com/events/243806709060171/

Se nella vostra città c’è un Towel Day organizzato con altri Autostoppisti galattici, tanto meglio!
Per ora quelli di cui abbiamo notizie sono:

TOWEL DAY PER CESENA COMICS
http://www.facebook.com/events/333756796693231/

TOWEL DAY DI PARMA
http://www.facebook.com/events/117940391675521/

ecco anche il volantino dell’evento:

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Feventi.parma.it%2Fpage.asp%3FIDCategoria%3D26%26IDSezione%3D94%26ID%3D446694&h=8AQEvesMgAQHUTAYwbtnLA86SedVrM12aAYwLsEWoHrDDoA

TOWEL DAY DI ODERZO
http://www.facebook.com/events/237593289677995/

E nell’immagine (clicca per ingrandirla), le istruzioni su come usare il vostro asciugamano!


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Se si fosse chiamato Marco Montagnadizucchero

Siamo nel 2007 e Marco Montagnadizucchero è un giovane brillante programmatore italiano, iscritto in un'Università Italiana.
Un giorno ha una giovane e brillante idea: fare un sito dove le persone possano creare il proprio profilo, mantenersi in contatto con nuovi amici, ritrovarne di vecchi, condividere frasi, foto, video e interessi.
Passa alcune notti a programmarlo con gli amici ed è finalmente pronto per andare online.
Ne parla al suo docente che gli dice: interessante, facciamolo come progetto dell'Università, a mio nome, e lo teniamo come prototipo interno da presentare in giro ai convegni.
Ma Marco vuole farne un progetto vero, un sito che tutti conoscano, quindi decide di mettere in piedi una società.
Con i suoi amici raccoglie 1000 euro, dovrebbero bastare per prendere un hosting decente e fare una società.
Vanno da un commercialista che gli dice che con quei soldi possono fare al massimo una snc.
La costituiscono, aprono il conto in banca, registrano il dominio su un hosting del cazzo che si chiama come un'isola da sogno ma che ha prezzi bassissimi e mettono online il tutto.
Avanzano, dei mille euro, 10 euro per concedersi un caffè.
Il sito ha un successo enorme, ma dopo due giorni si schianta perché gli utenti hanno saturato la banda.
Serve un nuovo server, più potente, ma costa troppo, quindi servono investitori che credano nel progetto.
Marco Montagnadizucchero e i suoi soci riescono a raccattare:
– 500 euro dalla nonna, che però si raccomanda di non comperarci le sigarette di droga
– 100 euro dalla salumeria LA MORTAZZA DI ZIO 'NTONI che però vuole in home page una gif animata enorme di un maiale che si fa affettare felice
– 2000 euro però vincolati in obbligazioni dalla propria filiale bancaria
– mezza tessera timbrata dal kebabbaro sotto casa.
Purtroppo arriva anche una lettera dell'INPS: dice che si presume che abbiano fatto l'iscrizione alla gestione separata per evitare la quota fissa come commercianti, quindi i soci devono pagare un fisso di 4000 euro a testa all'anno.
Decidono quindi, sconsolatissimi, di chiudere la società.
E' il 2008 e Marco Montagnadizucchero si trova con una cartella INPS da 4000 euro che non sa come pagare e deve scegliere tra uno stage non retribuito con una società di consulenza e un posto a tempo determinato al McDonald dell'autogrill di San Zenone, sulla A1.

Dopo due mesi gli arriva una raccomandata dall'avvocato del provider perché dato che ha sforato con la banda, deve pagare un canone aggiuntivo.

Se si fosse chiamato Marco Montagnadizucchero
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Statue Brutte: L’Hockeysta Ignoto

Nel romanzo di Douglas Adams “La Vita, l’Universo e Tutto Quanto“, terzo capitolo della saga Guida Galattica Per Autostoppisti, a un certo punto capita che un intero pubblico inglese di una partita di cricket, non si accorga della presenza di una enorme astronave aliena ai bordi del campo di gioco. Questo perché era occultata da un Campo PA, e cioè Problema Altrui.
Tutto ciò che il cervello percepisce come Problema Altrui, lo ignora semplicemente, quindi un Campo PA può occultare qualsiasi cosa, indipendentemente dalle dimensioni.
Un Campo PA, tanto efficace quanto fragile, viene effettivamente infranto se qualcuno fa notare l’anomalia in modo palese.
I bambini generalmente ci riescono benissimo.
È opinione del vostro affezionatissimo che nella città di Lodi, Lombardia, Italia, sorgano spontanei campi PA, altrimenti non si spiega come possano fare le persone a passare indifferenti accanto a un obrobrio come la statua che vi presento oggi: L’Hockeysta Ignoto.

Non è infrequente trovare una statua dinnanzi a una stazione.
In molte città i viaggiatori vengono salutati da Garibaldi, da Vittorio Emanuele, da Dante, da qualche noto eroe o personaggio locale che abbia contribuito al prestigio e al progresso, se non dell’Italia, almeno della città o, nel peggiore dei casi da un qualche monumento geometricamente indefinito che si spiega solo leggendo la targhetta.
A Lodi, invece, città importantissima per la storia d’Italia, crocevia di battaglie e accordi storici, troviamo questo mastodontico COSO a benedire i nostri viaggi.
Nell’indifferenza generale.

Se il foresto si stesse chiedendo il perché della celebrazione di un Hockeysta, è presto detto: a Lodi è presente una fortissima squadra di hockey su rotelle, quello sport che fanno dove non c’è abbastanza ghiaccio per fare l’hockey su ghiaccio.
Insomma, nell’hockey a rotelle Lodi spacca di brutto e probabilmente quest’anno vincerà lo scudetto.

Come dite?
No, non ci sono altri motivi.
No, giuro, nessun giocatore di hockey ha mai salvato un bambino da un incendio.
Cosa?
No, non ha mai neanche trovato una cura per qualche malattia.
Davvero, foresti, non insistete. Il motivo è solo questo, hanno fatto una mastodontica statua allo schettinatore professionista solo perché c’é una squadra forte. Neanche a un giocatore in particolare, cosa che sarebbe già di per sé una pacchianata allucinante, ma a un giocatore indefinito, Ignoto, appunto.

Tamarrate come queste ne ho viste solo negli Stati Uniti, dove ogni tanto trovi una statua a un comico, o a un presentatore radiofonico, o a Rocky Balboa. È un popolo giovane ed entusiasta, in fondo, li si può capire. Una volta che hai fatto la statua a Giorgio Uòscinton dovrai pure riempire con qualcos’altro.
Ma qui in Italia, Lombardia, Lodi, avevamo bisogno di una statua all’hockeysta?
Siamo messi così male?
Evidentemente sì.

Vabbeh, passiamo all’analisi di questa MERAVIGLIA.
Posta su un piedistallo di circa 1 metro e mezzo, la statua supera in totale i quattro metri di altezza.
Il soggetto presenta buone proporzioni e la classica posa dell’hockeysta o, se al posto della mazza avesse una chitarra elettrica, la classica posa di Carlos Santana.
Ma la vera meraviglia è DIETRO.

TA-DAAAAAAAAA! IL BUCO NERO!

Ha i pantaloni bracaloni e un vistosissimo enorme buco ad altezza culo.
Amici molestatori di statue, vi sento già in fermento.
La ragione di questo buco è ignota. Forse l’artista ha voluto indicare che il primato di Lodi in classifica sia da imputare alla Dea Fortuna?
Nessuno può saperlo.
Da rilevare la presenza della bronzea pallina vicino al piede destro del soggetto. Apparentemente della stessa dimensione del buco sul culo.
Forse che i giocatori di hockey sono soliti trasportare in quel modo le palline?
Anche qui, solo congetture.
Quello che è certo è che la Città di Lodi si candida seriamente a Capitale Mondiale delle Statue Brutte, cosa che potrebbe attirare un gioioso enorme turismo.
Perché oltre la Bambina che Salta la Corda e l’Hockeysta Ignoto, c’è molto molto altro.
Continuate a seguire questa rubrica e ne vedrete delle belle!

E ora i voti.

Posizione: 10
Questa genialata saluta chiunque arrivi a Lodi in treno. E’ la carta d’identità che la Città ha voluto dinnanzi al mondo.

Complimenti.

Pulizia: 9
Pare che i piccioni si vergognino a cacarci su.

Ilarità: 6
La statua, a parte l’assurdità generale, non genera tanto ilarità isterica quanto incredulità e spiazzamento.

Manutenzione: 8
La statua è nuova e non presenta ancora danni.

Possibilità di molestie: 5
Il voto, con quella posizione e quel BUCO dietro, che potrebbe ospitare centinaia di cose, dovrebbe essere un 10. 

Purtroppo la statua è molto in alto e molto poco è lo spazio sul piedistallo, quindi la molestia alla statua è veramente molto difficoltosa e il voto si abbassa.
DISCLAIMER.
IL VERO MOLESTATORE DI STATUE, RISPETTA LE STATUE CHE DECIDE DI MOLESTARE. 
IL VERO MOLESTATORE DI STATUE, NON LE DANNEGGIA, MA LE AMA.
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Statue Brutte: La bambina che salta la corda

Foto: Michele Checchia
(
http://www.flickr.com/photos/cek77/)
 

Inauguriamo questa nuova rubrica con la statua che l’ha ispirata.
La “Bambina che salta la corda”, posta in Piazza Castello a Lodi, Lombardia, Italia.

Questa statua fece la sua misteriosa comparsa verso la fine degli anni 90. Commissionata non si sa per quale motivo dall’amministrazione pubblica e posta allora in una delle vie di maggior passaggio pedonale: Corso Umberto.
Quando qualche persona viene a trovarmi a Lodi, è una tappa turistica fissa.
Questo nonostante negli anni la statua abbia subito una migrazione e sia stata oramai posizionata ai margini di una piazzetta, seminascosta dalla vegetazione.
La statua è davvero brutta, e presenta alcuni elementi eccezionali da un punto di vista di trashume scultorio.
Partiamo dall’alto: la corda. Chiunque abbia mai saltato una corda, sa benissimo che una corda può stare in due posizioni: o tesa in aria, o incastrata trai piedi. Se sta così,è solo perché chi la usa ha deciso di fermare le braccia improvvisamente.
La bambina guarda (giustamente con espressione di stupore) questa corda metafisica che sta piegando il tempo e lo spazio, o forse divenuta una forma di vita senziente che si sta ribellando alla sua padrona. I capelli del ciuffo ritti in testa della bambina e le codine con dinamicità indipendente ci suggeriscono però un GRANDE spavento. Per questo molti analisti hanno ipotizzato come in realtà il monumento rappresenti una giovane che stia per essere rapita dal raggio traente di un’astronave aliena. Solo così infatti si spiegherebbe l’improvviso stop del gioco, la corda che ricade proprio mentre lo sguardo della bimba fissa l’enorme UFO sopra di lei.
Una statua quindi ambientata in un futuro possibile, fantascientifico.
Una tesi che prende ancora più forza osservando il vestiario, che mescola nuovo e vecchio: un corpetto spigoloso e dal design avveniristico, una collanina anch’essa piegata in totale disprezzo di una dinamica che segua una qualche legge fisica conosciuta, una cintura che stringe in vita una gonnellina jeans che guarda due stivaletti con i lacci modello antica Grecia. Dei braccialetti al polso destro.
E il colpo di genio: un OROLOGIO  simil-Swatch, al polso sinistro.
Ma non è solo questo.
La statua per molti anni ha attirato sguardi interrogativi OLTRE questi particolari. Qualcosa di indefinito, forse invisibile e misterioso, che grazie a tecnologie ultramoderne siamo finalmente riusciti a scoprire: LE PROPORZIONI.
Braccia incredibilmente, dannatamente lunghe. Tramite sofisticatissime simulazioni al compiuter, siamo riusciti a sommare la lunghezza delle braccia, ottenendo un’altezza superiore a quella della bambina.
Sublime.

Una suggestiva immagine della bambina che salta la corda ricoperta dalla neve. (da Google Maps)

Ma passiamo alle pagelle (1: minimo – 10: massimo):

La posizione oramai semi-nascosta della nostra statua. (Google Maps)

Posizione: 4
La statua passa oramai quasi inosservata, posta in un’aiuola dietro delle panchine dove la vegetazione sta per corpirla. La trattano come se fosse una vergogna da nascondere. Inaudito!



Pulizia: 6
Ora che l’hanno piazzata in un posto dove neanche i piccioni la vedono, la statua appare comunque decentemente pulita.

Ilarità: 10
La gioia isterica provocata nello spettatore è ai massimi livelli!

Manutenzione: 2
La corda è rotta e penzola quasi dietro la nuca della bambina.
E’ una vergogna che nessuno l’abbia ancora riparata!

Possibilità di molestie: 10
La minigonna che lascia intravvedere i cosciotti, la bocca aperta e le ascelle in vista rendono la statua un obiettivo ideale per Molestatori di Statue.

Creditz

Questa nuova rubrica è gemellata con il Gruppo Facebook dei Molestatori di Statue: http://www.facebook.com/groups/243388982424834/

Se nella vostra città c’è una Statua Brutta, segnalatemela all’indirizzo baolian@gmail.com!

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Giubbette Rosse: la poetica della vittima sacrificale nelle serie TV

L'articolo di oggi prende le mosse da un glorioso Italiano.
Parliamo del Tenente D'Amato.

Bello (…), fiero, alto.
Interpretato da Arthur Batadines, il tenente d'Amato, nella mia immaginazione, è a capo di quelli che – almeno nel mondo anglosassone, e proprio grazie a Star Trek – si chiamano "Redshirt characters".
Personaggi con la maglietta rossa.
Ma D'Amato non ha la maglietta rossa. Andiamo con ordine, perché non parleremo solo di Star Trek, ma del ruolo importantissimo della vittima sacrificale nella scrittura drammatica.

La maglietta rossa, in Star Trek, è indossata da due tipologie di personaggi:
– personale tecnico
– personale generico addetto a perire in modo drammatico dopo due inquadrature per far capire che la situazione è serissima o che il villain di turno è veramente spietato.

Quando c'è qualche nuovo sbarco su un pianeta sconosciuto e potenzialmente ostile, il Capitano Kirk è solito dire:
 

"La squadra di sbarco sarà composta da me, dal signor Spock, dal guardiamarina Sulu e dal fromboliere Lopez" 

Tutti i fan si chiedono: "E chi stracazzo è il fromboliere Lopez?"
Lo stesso Lopez entra in scena tenendosi le mani sulle palle e facendo scongiuri, perché sa che se non verrà teletrasportato direttamente all'interno dell'apparato digerente di un mostro terrificante a causa di un tentativo alieno di deviare il raggio del teletrasporto, tentativo nel quale ovviamente creperà solo il povero Lopez, allora sicuramente sarà il primo a dover trovare un sentiero/aprire una porta/toccare una pianta carnivora/fare qualsiasi cosa che convoglierà su di lui le attenzioni del Tristo Mietitore.
Avere l'onore di indossare una "red shirt" in Star Trek vuol dire far parte di una selezionatissima élite di carne da macello.

E' così che la giubbetta rossa, oltreoceano, è diventata, per sineddoche, il modo di indicare quei personaggi destinati a durare poco.
In molti action-movie, thriller e horror made in da Iuessè, poi, si è spesso fatto ricorso a personaggi coloured (detti anche niggah), tant'è che ricordiamo, nel film di South Park, la sottilissima strategia "Scudo Umano" che parodiava proprio questa pratica diffusa tra gli sceneggiatori hollywoodiani:

 

 

Ma ora veniamo a D'Amato.
Facciamo una premessa: Star Trek, tra i vari primati che possiede, ne ha uno molto onorevole. E' stato il primo telefilm a immaginare una collaborazione pacifica tra tutte le razze della terra. A bordo dell'Enterprise ci sono cinesi, giapponesi, russi (e parliamo di piena Guerra Fredda), afroamericani… e UN italiano.
Non solo non indossa una giubbetta rossa, ma è nientemeno che un Ufficiale Scientifico.
Fa parte dello stesso ufficio di Spock, per intenderci, che è Primo Ufficiale Scientifico.
Compare SOLO nell'episodio 14 della III stagione della serie classica, "That Wich Survives".

Ma che tipo di scienziato è il prode D'Amato? Tenetevi forte.

E' il Geologo dell'Enterprise.

 

"Waddafakka?"

Esatto. L'Enterprise, una nave dotata di sensori a corto, medio e lungo raggio, capaci di scandire e analizzare la composizione di qualsiasi materiale in qualsiasi punto della galassia, ha un Geologo di bordo, pure graduato.
O meglio: aveva.
Non ci sono mai state notizie di un suo rimpiazzo, infatti.

Così Kirk, dovendo sbarcare su un asteroide misterioso e leggermente tellurico dice:

"Andremo io, il signor Spock, il guardiamarina Sulu e il Tenente D'Amato, capo Geologo dell'Enterprise."

Il tenente D'Amato fa l'unica faccia che gli è consentito fare, ovvero l'espressione "Oh merda":

Non sono chiari i motivi per i quali si decise di sacrificare un Tenente.

Si è ipotizzato che molti sull'Enterprise avessero cominciato a lamentarsi della presenza, chiaramente sospetta, di un Italiano in una posizione completamente inutile. In effetti in un futuro utopico e meritocratico come quello di Star Trek, la presenza di un Geologo stride un po'.
Chissà chi l'ha piazzato lì, insomma.

Ma c'è anche chi ha una visione più poetica (io) e vede, in fondo, che a quella massa numerosissima di giovani virgulti con la maglietta rossa, soldati semplici mandati a frotte verso l'ignota macellazione, mancasse una guida, e che per questa missione sia stato scelto il Tenete D'Amato, con il suo sguardo placido, il sopracciglio folto e il borsello di vero vitello.
L'unico Italiano arrivato lì dove nessun pizzaspaghettimandolinomafia era mai giunto prima.

In altri tipi di scrittura, spesso il "Sacrificial Lamb" è un parente o un amico strettissimo del protagonista, pur avendo solo lo spazio di mezzo paragrafo nella sceneggiatura. Qualcosa che scatena la motivazione eroica contro l'antagonista e dà la giusta dimensione di drammaticità al tutto.
Altre volte, abbiamo non propriamente "character" sacrificali, ma attori sacrificali.
E' per esempio il caso del tizio che ha interpretato Michael Knight nell'episodio pilota di Supercar.
Non ve lo ricordavate, eh? Michael Knight all'inizio si chiama Michael Long, ed è questo bel ragazzo:

Alla fine della prima puntata di Supercar viene pistolettato in faccia dalla bionda traditrice lì in secondo piano, ma raccolto ancora vivo e salvato dalla Fondazione capeggiata da Devon Knight – di cui abbiamo un filmato

Non è una foto, è un filmato, davvero. Compariva sempre così sullo schermettino nel cruscotto di KITT. Era un ventriloquo.

Purtroppo qualcosa va storto durante l'intervento di chirurgia plastica e il personaggio viene fuori con la faccia di David Hasselof.

Ecco, l'attore interprete di Michael pre-Knight, è tale Larry Anderson, il quale oltre a qualche comparsata non ha fatto più nulla, se non basare una carriera sul fatto di essere stato Michael Knight prima dell'incidente ed essere invitato a qualche tristissima convention di fan troppo sfigati per poter mandare l'invito a uno dei personaggi principali della serie.

Sic transit gloria immundi, come diceva il poeta. (?)

In ogni caso, questo articolo è stato scritto con l'intento di dare un po' di visibilità e rendere un po' di giustizia a una categoria con la quale da decenni scrittori, sceneggiatori e registi si divertono impunemente. Gente che spesso muore per cause nobili e giuste ma in maniera ridicola, e che finisce subito nel dimenticatoio dopo qualche lacrima da copione.

E ora il filmato commemorativo:

 

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Fravia+ e l’inesplorata grandezza del Web

Richard Stallman (a sinistra) e Fravia+ 

Esattamente tre anni fa, il 3 maggio 2009, moriva una persona che, dopo essere stata di ispirazione a una intera generazione di hacker, stava cercando di smuovere dal basso il mondo della ricerca dei contenuti su Web.
Era conosciuto nel sottobosco informatico con uno dei suoi tanti nick, tra i quali Fravia+.
Si chiamava Francesco Vianello, ed era un umanista.
Alla faccia di tanti che pensano che fare studi umanisti (o fare qualsiasi tipo di studi) possa indirizzare meglio o peggio una mente. La differenza la fa sempre la persona, la propria curiosità.
Fravia+ aveva l’unica caratteristica che serve a una persona che voglia far spiccare la propria intelligenza in un certo campo: la curiosità.
E’ grazie alla curiosità che, dopo essersi laureato in storia e filosofia a Venezia, è arrivato a parlare fluentemente cinque lingue e poi a diventare una delle figure più importanti nel mondo del reverse engineering.
Per chi non lo sapesse, il reverse engineering è un metodo investigativo applicato in ambito tecnologico: capire, osservando, smontando, ragionando, come funzioni una certa cosa.
Applicato all’informatica, è una delle tecniche più importanti per capire come funzioni un software.
E, certo, per sproteggerlo. Un’attività da hacker o da “cracker”.
Ma come tutti gli ambiti scientifici e di ricerca, il reverse è innanzitutto una sfida per la mente. Perché è da lì che nasce l’attività hacker che poi fa tanto comodo a tante persone, perché è dagli hacker che nascono non solo le sprotezioni per i software commerciali, ma anche il free software che piace tanto perché non tocca il portafogli, o le tecniche più avanzate di sicurezza.
Solo scoprendo i buchi, si può migliorare. E l’attività di un reverse engineer è quella di capire e scardinare. O di riprodurre.
Lo si fa anche in ambito industriale: ogni industria ha il suo reparto di analisi concorrenza, per capire come funzionino i prodotti e crearne di migliori e più competitivi.
L’hacker però non lo fa per creare un prodotto commerciale, questa è la differenza.
E’ interessante anche vedere come se lo scopo sia quello di violare per reimmettere un prodotto commerciale sul mercato, allora la cosa venga considerata legale. Se invece è per la gloria e per mettere un qualcosa a disposizione di molti, siamo nell’illegalità.
Paradossi di un mondo basato sullo scambio di foglietti colorati con su impresse delle cifre.
Una generazione di hacker che hanno trovato una miniera di informazioni, negli studi di Fravia+ e che poi sono diventati una generazione di informatici di alto livello.
Ma Fravia+ non è stato solo un reverse engineer, ma anche un innovatore e un osservatore, sempre al passo coi tempi. A un certo punto si cominciò ad occupare di qualcosa di più grande, e anche di più importante: la ricerca Web.
Ma anche qui notò subito una cosa: il Web, nella sua immensa grandezza, rimane per la maggior parte inesplorato. E sempre per colpa di qualcosa riconducibile alla commercialità: l’advertising.
I motori di ricerca, è chiaro, sono strumenti principalmente per fare denaro. L’informazione è denaro, nel mondo Web.
Essere trovati, essere cercati, è diventato un business.
Ma il business nasconde moltissime informazioni. Miliardi e miliardi di parole che non sono ricercabili perché non linkate, non indicizzate. Una massa di informazioni che rimane sommersa, irragiungibile se non conoscendo gli indirizzi precisi.
Quella che i motori di ricerca moderni ci danno è un’illusione di precisione nella ricerca.
In realtà ci costringono a cercare in recinti molto molto delimitati, e molto piccoli.
E’ allora che la grande esperienza nel reverse è diventata anche una filosofia di ricerca.
Nell’ultima parte della sua carriera, Fravia+ ha cominciato a insegnare, tramite il suo sito (rozzo ed essenziale), come usare tecniche hacker di reverse per navigare ancora più a fondo il web. Tecniche di vera e propria investigazione per scovare le informazioni che per un motivo o nell’altro non sono raggiungibili tramite i classici motori di ricerca. Un lavoro che non può essere automatizzato e che può essere fatto solo muovendo le dita e il cervello, roba che è contraria a qualsiasi filosofia commerciale, che sfugge al grande inganno dell’ottimizzazione, e quindi per sua natura indigesta sia a chi fa parte dell’inganno, sia a chi si accontenta della pappa pronta che i motori di ricerca servono.
Se a volte riesco a trovare informazioni che altri non riescono a trovare tramite Google, io personalmente lo devo a quello che ho letto sul sito di Fravia+ – e non sono certo il migliore o il più competente degli alunni possibili, ma uno che lotta costantemente contro la propria ignoranza.
Non è una lettura semplice né per tutti, anche perché il sito è nello stile di chi ha visto nascere il Web: nessuna grafica, completamente in inglese, pagine con testi molto lunghi.
Purtroppo dal 3 Maggio 2009 in poi questo lavoro, non ha potuto essere più portato avanti, anche perché manca al mondo una persona con lo spessore tecnico e intellettuale di Francesco Vianello e che possa quindi proseguire un progetto così importante e così difficile.

Questo è ciò che scrisse, due mesi prima di andarsene:

Ehi, amici!

Non fatemi mica gli stracattolici piagnotti, per cortesia.

Non bisogna mai dar troppa corda al destino, senno' quello si monta
la testa e crede davvero di poter fare quel che più gli aggrada, il
birichino. Il che non è mai detto. Né detta è mai l'ultima parola.
Si vedrà... Chi vivrà vedrà, hahà :-)

Se/quando la morte poi arriva, la si guarda in faccia alteri, per
farle capire che non si ha paura, come si fa da che mondo è mondo
con le pantere (e con le zanzare).
Darsi un contegno, suvvia: "Maristella, non dar troppa corda a quel
signore!"

E via, via, son cose che succedono a tutti prima o poi (con rare
eccezioni, storicamente alquanto dubbie): tout passe, tout casse,
tout lasse
. E poi chissà: l'ultima frontiera? Magari è
interessante, certamente sarà assai poco banale.

Ricordate dov'eravamo prima di venire al mondo? Li', proprio li'
torneremo, voilà. Tutto quel grigio: un posto calmo, quite cosy.
Questo, l'adesso, è solo uno starnuto tra due eternità,
probabilmente dovuto ad eccessive dosi di pepe :-)

Immagino inoltre che dandosi un universo infinito e un tempo infinito
(se infiniti poi davvero sono) si possa comunque verificare -grazie
alla matematica delle probabilità- una qualche forma di metempsicosi
su scala plurigalattica: un lungo sonno senza sogni, e poi -zac!-
la medesima -o pressoché- composizione di neuroni ecco che si ripropone,
deus ex machina, e si va ad affrontare magari un altro round di reversing
in un'altra, differente, concomitanza d'eventi.
Grazie a dio senza ricordi (altrimenti sai che noia alla lunga), ma
sempre come alle giostre: "altro giro, altra corsa", sperando il prossimo
giro avvenga su di un pianeta con meno imbecilli.

Nel frattempo, carpe diem! Godiamocela: beviamo e leggiamo e giochiamo e
studiamo e fotografiamo e scriviamo e cantiamo e passiamo lunghe serate
a guardar le stelle, se possibile circondati di amici ed amori.
Sempre beninteso "ridendo in faccia a monna morte ed al destino",
come dicevano quei minchioni dei futuristi sfiorando "le onde nere
sulle torrette fiere nella fitta oscurità" andandosene "pel vasto mar"
(noi anche per certi versi, ma, costretti purtroppo a svendere la nostra
amata vertue, oramai solo giocando -grazie a wine- a silent hunter III
con i brin nella variante "mediterranean" :-)

Ma ogniqualvolta possibile è meglio abbandonare i pallidi schermi ed
uscire: assapporiamo i crepuscoli a spasso per i centri storici con le
nostre compagne, facciamoci accarezzare dal vento e dal sole sulle spiagge,
cerchiamo conchiglie con i nostri figli. Ce ne sono di bellissime.

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