Mese: luglio 2012

Butterfly Effect e SuperTele

«Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo»

La più grande dimostrazione di questa frase, riconducibile alla teoria del caos e al concetto di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, è il SuperTele, pallone che la mia generazione (quella dei trenta/quarantenni che non hanno la minima idea del perché stiano pagando l’INPS) ha usato svariate volte in partite di “calcio zingaro”.

A questo proposito vorrei portare dinnanzi alla comunità scientifica tutta, un aneddoto risalente al 1996, spiaggia di Lignano Sabbiadoro.
Io ed alcuni amici stavamo giocando una importantissima partita tra il bagnasciuga e il baracchino delle birre.
Lo scenario circostante: gente che cammina e che dribbliamo tra gli incoraggiamenti (“vai in mona, te e quel pallone del casso!” purtroppo il dialetto locale rende intraducibile questa frase), ombrelloni, e svariate famigliole felici, tra le quali una composta da padre, madre e figlioletto duenne intento a giocare seduto su un piccolo secchiello.

Punizione molto angolata, vado di esterno destro a colpire sulla valvola (come insegnava Dirceu in un’intervista del guerin sportivo del maggio 1986).
Il pallone si alza e per i primi 5 metri segue una parabola bananoide a tromba di Eustachio rovesciata. Quindi improvvisamente inverte la traiettoria e si ribalta creando un varco spazio-temporale per riapparire dietro di me 2 secondi prima che tirassi e va quindi a dirigersi sul nasino dell’infante di cui sopra.
Mi scuso con i genitori che mi dicono che capita, non fa niente, e spostano l’infante 12 km più lontano, dietro una grossa barca rovesciata sulla spiaggia. Per non rischiare vendono anche la loro casa, cambiano nazionalità, cedono l’ombrellone a una comitiva di tedeschi con i costumi a slip arrotolati nelle chiappe eburnee e adottano un orfanotrofio cingalese i cui bambini vengono messi a scudo del loro figlio naturale.

La partita prosegue e allo scadere mi guadagno un calcio d’angolo. Siamo sotto di 23 gol ma dato che alcuni della squadra avversaria aveva abbandonato il campo, solleviamo l’eccezione regolamentare “il prossimo che segna vince!” (secondo le regole internazionali di calcio zingaro, non avendo stabilito prima la durata della partita, essa diventa potenzialmente infinita, e quindi la prima squadra che abbandona in toto il campo, perde).
Ebbene sto per battere il calcio d’angolo e Attilio corre a centro area e mi urla:

-Vai Fra! Mettimela al centro come farebbe Giannini che la prendo di testa come Ciccio Graziani!

A quel punto guardo verso il sole che sta tramontando e ho un flashback.

[blblblblbbbllbblbblblbllbbl – effetto sonoro del flashback]
Mi ritorna in mente ancora lo speciale “Le migliori punizioni”, capitolo Giannini. 
Mi appare er principe accanto e mi dice: 
– Francè ricorda, per essere preciso ma per dare una buona curva colpiscila con l’interno leggermente sotto, sollevandola quasi… Il ginocchio destro deve uscire con un angolo di 90 gradi...[blblblblblblblblbblbbblblbl] 

Con gli occhi della Tigre fisso il mio compagno di squadra e dico: “Sì, maestro.”

Colpisco perfettamente. La palla vola come previsto. Ma a un certo punto… 

[Dissolvenza. Singapore, 4 del mattino. Lee Hsien e Manfred si sono appena svegliati]
– Ehi Manfred, hai sentito del monsone fuori stagione?
– No!
– Perché non l’avevo ancora fatto! PROOOUUUUUfrrrrrrgnieeeeerc! 

[Dissolvenza. Lignano Sabbiadoro]

…la palla inspiegabilmente accelera, sfiora la fronte di Attilio a Mach 6, trasforma la sua campana in un’iperbole transgenica siderale asimmetrica con risucchio quantistico e si dirige dove tutti state immaginando. Curva proprio prima della barca rovesciata e scompare dietro.
TUNF!
Bambino che rotola nella sabbia con evidente scritta “eleTrepuS” stampata in faccia.

Le urla dell’infante sono appena precedenti al grido del padre, che comincia ad inseguirci.
Dichiarata quindi l’invasione di campo, sospendiamo la partita e corriamo via, veloci come il vento.

Dato che ho fallito il Nobel per l’Economia, vorrei che nascesse uno spontaneo comitato per candidarmi al Nobel per la Fisica.
Se non altro per ricomprarmi il SuperTele.

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Cronache della Webgalassia

Media Evo.
Periodo storico situato tra l’inizio dei lontani anni 2000 e il 2400, caratterizzato da fanatismo tecnologico, martiri digitali, guru virtuali e streghe treddì.

“In futuro, ognuno avrà i suoi quindici minuti di anonimato”, dicono.
Ma io non ci credo.

Mi sveglio come sempre, mentre tutti i sistemi sociali si connettono a me.

Ricevo in un attimo docicimila buongiorno, trentamila foto di animali buffi, un solo “sbrigati!”: è l’azienda per la quale lavoro.
Più altra roba meno rilevante.
Funziona che per prendere i miei pensieri i sistemi sociali debbano sincronizzarsi con la forma geometrica che ogni giorno mi immagino, e che di fatto è la mia parola di accesso.
Stanno bussando, qui in testa, per entrare, ma resisto.
E’ l’unico momento, ogni giorno, nel quale posso resistere alla Connessione, con la scusa di essere ancora addormentato.
Mentre mi ricarico con la sbobba che sono riuscito a guadagnare ieri a forza di condividimenti e mipiaciazioni, comincio a scavare nella Connessione alla ricerca di qualcosa che gli altri vogliano condividiare o mipiaciare.
Non mi nutrirò, se non sarò negli standard di Influenza che devo tenere.
E’ una guerra tra pari, oramai. Non si sa neanche quando sia iniziata. Che io sappia, ci sono nato dentro.
Fin da piccolo sono stato abituato che ogni cosa di altri a cui faccio da rimbalzo, toglie qualcosa a me e la dà agli altri.
Bussano ancora. Non potrò resistere per molto. Anche oggi.
Ogni giorno una sfida a stupire, o a insultare, o a inventarsi qualcosa di disgustoso, o di falso, a trovare la notizia, o a inventarsela. Ma bisogna stare attenti. Appena ti beccano la falsità, perdi subito Influenza.
Ci sono alcuni che rimangono connessi anche mentre dormono, e buttano in pasto ai sistemi i propri sogni.
Alcuni si sono rovinati da soli, per questo.
Bannati per aver sognato cose troppo banali. Vivono disconnessi, e non so se invidiarli o avere pena per loro. Vivono disconnessi, ma vivono? Io non ne ho più notizia. Nessuno ne ha più notizia.
Girano alcune storie di un periodo nel quale non c’era bisogno di tutto questo, per tirare a campare. Ma poi a un certo punto è successo qualcosa e invece di implodere, il sistema è esploso.
Io sono a un livello medio.
Mangio quasi tutti i giorni, la Ditta mi terrà finché riuscirò a portare referenze su quello che le interessa. Sono bravo a dire qualcosa confezionato in modo che sembri qualcos’altro, dicono. Pensiero laterale, dicono.
Alcuni narrano che ci stiano studiando, per affinare alcuni algoritmi, per creare Condividendi e Condivisori finti, programmati. Che non abbiano bisogno di nutrirsi.
Io non ci credo.
O almeno credo che ci metteranno molto tempo, e che per quel tempo non ci sarò più.
Il tempo è scaduto, mi chiedono la forma per accedere.
Oggi mi immagino un dodecaedro con degli spuntoni sui vertici.
I sistemi si sincronizzano e cominciano a diffondere quello che penso.
Cerco di reprimere la mia paura: e se un giorno davvero creassero degli utenti della Connessione che non abbiano bisogno di elettricità per vivere?

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La Mafia al Nord: che noia.

Vittorio Feltri, sul Giornale, dice che la mafia è un argomento che lo annoia e che riguarda solo il Sud.
Dice anche “Cosa nostra pretendeva dalla controparte (lo Stato) che mitigasse le pene del 41 bis (legge disumana, ispirata ai principi della tortura scientifica) […]”.

Sul fatto che la mafia sia un argomento solo del Sud non spiegherebbe come mai in Lombardia ci siano tante famiglie attive: ricordiamo i Bellocco, i De Stefano, i Pesce, i Trovato, i Mancuso, i Falzea, i Mazzaferro, i Morabito, i Paviglianiti, i Curinga, i Novella, i Gallace, i Rispoli, i Barbaro, i Papalia, gli Arena, i Nicoscia, gli Oliviero, i Coco Trovato, i Pizzata, i Neri, i Cotroneo, i Piromalli, i Calaiò, gli Emanuello e via dicendo.

Non spiegherebbe la presenza di Cosimo Barranca a Milano, di Vincenzo Mandalari a Bollate, Pietro Francesco Pannetta a Cormano, Salvatore Muscatello a Mariano Comense, Giovanni Ficara a Solaro, Stefano Sanfilippo a Rho, Alessandro Manno a Pioltello e via elencando.

Non spiegherebbe come mai il 47% delle operazioni di riciclaggio avvengano nelle 8 regioni del Nord, e che in testa ci sia proprio la Lombardia, che il 77% del totale degli scambi di denaro con paradisi fiscali riguardi il Nord, che ci siano 18 reati ambientali al giorno al Nord, uno ogni 70 minuti.

Non spiegherebbe come mai Milano sia sempre nella Top Five delle città italiane per numero di beni confiscati alla criminalità organizzata.

Infine, sul fatto che il 41bis sia un regime di tortura inumano, lo chiederei a Lea Garofalo, rapita a Milano e sciolta nell’acido per ordine di Carlo Cosco.

Lo chiederei a lei perché rispondesse a nome di tutte le altre vittime della bestialità mafiosa.

Qualcosa, tra la noia di questo argomento “mafia” e gli aperitivi in centro a Milano, non quadra perfettamente.
Forse, almeno questo, lo si potrebbe riconoscere.

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Il Piano B

DRIIIIIINNNNNN!

– Pronto?
– Ciao Fra, bella zio!
– Ueh Marietto! Com’èèèè?
– Eh sto messo troppo male da bestia
– Che succede? Dillo a Francesco tuo.
– Sta crollando tutto.
– Storia malata. Come posso aiutarti?
– Ti ricordi la busta che ti diedi dicendo di tenerla chiusa?
– Minchia sì.
– Ecco, c’è dentro il Piano B.
– Spe che la apro… Paura. Ma sei sicuro?
– Sì, tu intanto metti la roba su Internet, io intanto vado a farmela approvare dal Consiglio dei Ministri. Brutta storia.
– Ci penso io, Marietto. Vedrai che funzia!
– Bellah. Godi Forte, Fra! Speriamo che funzia!
– Godi Forte! Funzia Funzia!

Click!

Non funzia.

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Economia Reale ed Economia Gommosa

Nella foto: lingotti di caramelle Mou.

Come uscire dalla crisi.
(presto pubblicherò un saggio contenente queste stronzate proposte)

Il problema non è riportare in auge la Lira (che era ed è una moneta di merda, ma ai commentatori “seri” è l’unico argomento che viene in mente).
Se andiamo ad cercare qualcosa che realmente manca al mondo degli scambi commerciali, un elemento scomparso che però teneva in piedi tutta l’economia reale, troviamo un’unica risposta: la caramella Mou (pronuncia: caramèlla Mù).
La ricorderanno solo gli adultiminchia(*) come me, ma aveva il pregio di essere un oggetto di scambio valido quando i resti alla Coop erano inferiori a tagli da 10 e 5 lire, e contemporaneamente tenevano buoni i bambini nel carrello, perché una singola caramella Mou, formata da componenti chimici tuttora sconosciuti, aveva la proprietà di impastarsi con la saliva e creare un collante reticolato nella bocca delle creature, le quali nel tentativo di smaltire quel materiale dolcioso potevano masticare e infilarsi dita in bocca per circa tre o quattro giorni.
Ora, pare che le caramelle Mou siano scomparse dalla faccia della terra, ma molti archeologi pare non siano d’accordo. E’ infatti noto che, considerandole perfette per dare resti non in denaro e aumentare così la plusvalenza (o qualcosa del genere, stamattina sono già al terzo rhum e coca e nella mia testa è tutto un po’ mmmmhhh), le Lobby (tutte) ne fecero produrre svariate centinaia di miliardi di quintali di tonnellate.

Un giorno però successe qualcosa. Ecco, questo passaggio della mia analisi storico economica è contenuto in quella cartella con un grosso punto interrogativo sulla copertina, quindi definiremo questo qualcosa come “Mimmo”.
Un giorno è successo Mimmo e le caramelle Mou sono misteriosamente sparite dalla faccia dei supermercati.
I prezzi sono stati arrotondati (all’eccesso) e ogni volta che c’era qualche calcolo sull’inflazione, mancando la caramella Mou stabilizzatrice, si faceva aumentare ancora di più il prezzo. L’entrata dell’Euro non ha in realtà fatto gonfiare i prezzi secondo parametri casuali, ma il problema è che l’introvabilità delle caramelle Mou prodotte rendeva il loro valore teorico sempre più alto e quindi la forbice sempre più ampia.

Questa cosa è stata taciuta dalle Lobby (tutte) perché in realtà sono loro ad aver creato conti in svizzera fatti di lingotti di caramelle Mou (che in canton Ticino vengono chiamate “sbirizzine Blu” o qualcosa del genere, lì non si sa perché ma hanno termini alla cazzo per qualsiasi cosa) e quando l’Euro collasserà si ritroveranno con una ricchezza che è stata al riparo da qualsiasi tsunami finanziario.

Sappiamo tutti che stampare moneta è una boiata, così come ritornare alla Lira (a questo punto perché non tornare ai Talleri di Maria Teresa, o ai Marenghi, o ai Dobloni?), ma se l’Italia cominciasse a produrre caramelle Mou, la cosa non avrebbe impatto sull’inflazione e potremmo usare lingotti Mou per restituire gli interessi sul debito che vendiamo in giro agli altri Paesi. Tra l’altro non potrebbero protestare perchè impegnati a masticarli.

Sono convinto che questa visione macroeconomica globalizzante gommosa mi porterà onore, fama, donne nude (anche senza youporn) e pesciolini di liquirizia.

(*) termine realmente letto in una discussione su Internet.

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Vasco Rossi: Rock(r)Evolution o Rock Ritrito?

Vasco Rossi, si sa, è considerato un “mito” nella canzone rock italiana. Un personaggio che i suoi fan, e in generale un po’ tutti, percepiscono come fuori dagli schemi, dalle regole. Quel microfono abbandonato al suo destino e alle polemiche sul palco di Sanremo, mentre sotto continuava ad andare il playback di “Vita spericolata” fu un gesto encomiabile di quella che era la massima (ma mi verrebbe da dire piuttosto “la più conosciuta”) espressione di trasgressività rock fino ad allora vista in Italia.

E’ notizia di qualche giorno che il Vasco, ultimamente più in vista per le sue recenti sortite Internet in webcam piuttosto che per le canzoni, preso probabilmente da quella voglia di creare epigoni che qualsiasi artista anziano prima o poi ha, si è mosso con un’iniziativa che mira a selezionare un giovane gruppo da far emergere. O al quale, per lo meno, dare un’occasione.
L’Occasione, con la O maiuscola.
Lodevole e bellissimo, da parte di un rocker che ha sfidato pregiudizi e regole, ed è arrivato ad essere forse il più grosso catalizzatore di pubblico live in Italia.

Il concorso si chiama Rock(r)Evolution.

Anche il pomposo nome dell’iniziativa fa sperare in qualcosa che sia in linea con il Vasco: basta con i talent show che fanno emergere scimmie ammaestrate da usare e gettare nel circuito televisivo.
Basta con le solite fighetterie alle quali ci hanno abituati.
Quindi leggiamo il comunicato lanciato sulla pagina ufficiale Facebook del Blasco:

Le band che vorranno partecipare alla sfida dovranno mandare Due pezzi ( due cover di canzoni conosciute) ..un rock e un ballata.
All’indirizzo mail :
rock.revolution2012@gmail.com

Il materiale non sarà restituito. I termini di tempo partono da questo momento e si chiuderanno alla fine del mese di febbraio. Sette mesi nei q uali i brani verranno ascoltati giudicati analizzati e ogni settimana ne verranno scelti TRE.
Che saranno pubblicati sul sito ufficiale Facebook di Vasco Rossi e che avranno la possibilità di continuare nelle selezioni. Tutti gli altri saranno da considerare eliminati.

Alla fine di febbraio ci sarà la selezione finale che determinerà i SEI finalisti che parteciperanno alla serata finale.

(altre informazioni seguiranno…)

LaRedazione Rock®Evolution

Vedete l’evidenziazione in grassetto? Lì è il punto esatto in cui le palle cadono a terra.
Un banale concorso per cover band? Così parrebbe.
Niente di più scontato, rassicurante, televisivo, inquadrato.
Dov’è la Rivoluzione?
Dov’è l’Evoluzione?


Mi sono permesso di farlo notare in un commento e ovviamente sono stato sommerso dagli insulti dei migliaia di fedeli e lancifori di Vasco, pronti a difendere qualsiasi iniziativa del loro eroe indipendentemente dall’averla letta o valutata e a vedere ogni critica (anche quelle costruttive) come un’eresia. 
A prescindere.
Ma non mi aspettavo molto, sinceramente, da dei fan. 
I fan, si sa, sono fatti così.
C’è stata una risposta di Vasco, che diceva come i gruppi avrebbero dovuto presentarsi con delle cover per poi POTER proporre pezzi propri.

Molti fan hanno accolto le parole del Profeta di Zocca come una conferma della sua infallibilità dogmatica e uno scacco ai criticoni (che berlusconianamente vengono appellati “rosiconi”, “invidiosi” e tutta quella fraseologia da talk show che da una ventina d’anni oramai imperversa quando non si gradisce il confronto di idee).

La risposta di Vasco, però, è anche peggiore della premessa.

Chiunque nella vita abbia suonato o suoni in una band (o per conto proprio), sa benissimo che una band potrebbe essere eccellente nella riproposizione di una cover, ma essere composta da elementi incapaci di comporre qualcosa di originale, di personale.
Anzi, è proprio la scintilla della creatività, così rara, a dover essere cercata con il lanternino.
Paradossalmente un ragazzo pieno di creatività potrebbe trovarsi nell’impossibilità di eseguire altrettanto perfettamente una cover, ma anche poterlo rifiutare: chi voglia creare, chi desideri ardentemente fare qualcosa di proprio, considera la cover come una gabbia, e ne fugge.
Quindi il paradosso-non-paradosso è che un concorso impostato così premia la scimmia che sappia imitare meglio un modello famoso (magari lo stesso Vasco, no? Sarebbe nobilissimo e molto elegante se per regolamento venissero escluse le cover band di Vasco).


Ho scritto anche privatamente a Vasco

[Chi ti credi di essere? Scrivere a Vasco? 
Perché, non si può? Credo sappia leggere.]


spiegandogli nel dettaglio la mia critica: se vuoi cercare il nuovo Vasco, lo cercheresti in uno che abbia voglia di spaccare il mondo con la PROPRIA creatività, o in uno che ti porti una perfetta cover dei Deep Purple?
Il Vasco che mandava affanculo Sanremo abbandonando il palco, lo faceva con una sua canzone o con una dei Black Sabbath?


Ovviamente nessuna risposta.
I fan hanno continuato stolidamente ad additare i critici gridando “Vasco non ti piegare alle loro regole! Vai sempre avanti per la tua strada!”.



Il problema è che io, con la mia critica, sto dicendo la stessa cosa: Vasco, non ti piegare allo show business tranquillizzante della fabbrica di plastica della TV. CREA la tua strada. Hai la potenza e le risorse per farlo.
Potresti scovare davvero il nuovo Vasco.


Solo che mi chiedo: se fossi un “fan”, sarei in grado di vedere così chiaramente le cose?
E se fossi Vasco?



Non importa, io resto convinto che la musica originale meriti l’Opportunità e che non sia un corollario, come anche la risposta di Vasco dava ad intendere.
Altimenti tanto vale organizzare un concorso di Guitar Hero.
E chiamarlo, magari, Rock Ritrito. 


Viva la musica originale.
Meglio anonimi che scimmie ammaestrate.

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Bigino politico tascabile.

Nel caso non ci stiate capendo niente nel panorama politico-economico italiano, vi faccio un riassunto terra terra, per punti, di cose fondamentali.

Monti sarà una carogna, ma le leggi del suo governo le votano PDL, PD e UDC: ricordatevelo alle prossime elezioni, anche se la loro campagna elettorale sarà del tipo “dopo Monti ora SI’ che si riparte“.
Certo, come no.
Ogni legge del governo attuale viene emendata dai tre partiti di maggioranza a seconda del loro peso: chi porta a casa più compromessi è Berlusconi (es.: frequenze tv ancora gratuite), chi ne porta meno è Casini, chi non porta a casa una sega è Fini. Chi porta a casa meno di tutti è Bersani pur essendo il secondo partito come numero di voti.
Il PD è il contrario di un calabrone: ha la struttura aerodinamica perfetta e la forza per volare. Ma non lo sa, e si rotola per terra.

Ora sono tutti a dire alla Minetti di Minettersi, ma lei vuole la sua “soddisfazione politica”. Il problema è che alla procura di Milano stanno in agguato come falchi: non appena la Minetti si Minette, cominciano a indagare su chi ha incassato cosa, quindi convincerla ad andarsene gratis è più per opportunità giudiziaria che per avarizia.

Lega Nord: padani, scordatevi la Padania. Non lo dico io: lo dice Maroni, anche se non lo dice. Basta fare attenzione a come parla. Non ha più detto “Padania”, ha epurato tutti i Bossiani e il nome di Bossi dal simbolo, e lo slogan non è più “Padania Libera” o “Secessione”, ma “Prima il Nord”. Leggete tra le righe? Non “Solo il Nord”, ma “Prima”. Maroni non è scemo.
Però voi Padani vi dovete dimenticare la Padania, il cazzo duro, i ministeri al nord e Miss Padania.
Forse cominciate a diventare un partiuto adulto, via!
Forse.
Certo che generalmente uno prima diventa adulto e poi ruba, mentre voi avete fatto il contrario.
Ah, fino a che Maroni non recupera percentuali nei sondaggi, Formigoni non lo fanno cadere, anche se non lo sopportano più.

L’IdV si sta accartocciando sempre più su Di Pietro, e la loro fortuna è che nessun giornalista si è ancora accorto che al loro interno hanno una situazione identica a quella della Lega. Direte, in che senso? Dico: prendete gli elementi per i quali la Lega si è incasinata, e IdV ce li ha. Solo che probabilmente i giornalisti ancora non hanno fatto due più due.
Aspettiamoli, a volte sono lenti.

A Milano si sono accorti tutti di una cosa: che Pisapia non è l’Obama bianco. Ma in fondo in fondo pure Obama, non è l’Obama nero. Non so se mi spiego, il senso è: puoi essere bello e avere idee belle quanto vuoi, ma se la tua opposizione ha percentuali di voto alte, sei ostaggio dei compromessi.

Il M5S cerca di organizzarsi per le politiche, ma Grillo e Casaleggio non hanno capito una cosa, tra tante: la stagione degli “Influencer” online finisce presto. Non basta solo Internet. Lo dico col cuore che mi sanguina, ma se i candidati non se ne vanno in giro porta a porta, spendendo tanti soldi, raccoglieranno poco.
Certo, faranno un bel risultato, per essere la prima tornata elettorale nazionale, entreranno in parlamento, diciamo (faccio una previsione) 15 deputati.
Ci saranno tante domande sugli stipendi, vi avverto.
Soprattutto, il problema sarà spiegare a quelli che vivono attaccati solo ai forum dei meet-up che i deputati M5S si saranno accorti che il parlamentare con 1500 euro al mese non riesci a farlo. Non sto difendendo la casta: prendono troppo, sono d’accordo anche io. Ma io dico ora – da semplice cittadino, non ho tessere di partito – ai futuri deputati M5S: potete scrivermi, dopo tre mesi di mandato, dopo aver fatto il deputato come avete intenzione di fare, presenziando a tutte le votazioni, tutte le commissioni, senza assentarvi mai e senza sfruttare gli stagisti? Mi scrivete e mi dite quanto vi è avanzato di 1500 euro al mese e se siete sempre così convinti.
Grillo e Casaleggio non hanno capito un’altra cosa, tra tante: sono crudeli, se mandano in pasto dei deputati a Roma, ora. Il M5S va bene per le amministrazioni locali, almeno per adesso. Prendetevi un po’ di poltrone da Sindaco.
Andare a Roma ora, vi distruggerà e basta.
Poi non dite che non ve l’avevo detto.
Essere incensurati non basta: bisogna essere capaci, in politica.

Ah, Berlusconi torna, ma a lui non interessa diventare premier. A lui interessa avere almeno un 20% per poter trattare la propria salvaguardia e quella di Mediaset, che a giudicare dai bilanci, sta andando a gambe all’aria, economicamente.

Il che rende ancora più triste Alfano.
Lui ci credeva davvero di essere il candidato premier del centrodestra.
Per uno stupido, bellissimo, poetico attimo, ci ha creduto sul serio.
Mettetevi nei suoi panni.
Non vi viene una stretta allo stomaco?

Io, se Alfano per protesta passa, che ne so, in SEL, lo voto.
Giuro.
Perché sono sempre dalla parte dei maltrattati.

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Lost in Google: la migliore web serie mai prodotta

Sono stato buono, con voi pochi miei lettori che ancora non conoscete quello di cui sto per parlarvi.
Pochi, perché ha avuto un successo enorme e stra-meritato.
Ho aspettato che finisse, questa splendida Webserie, prima di segnalarvela.
Ho sofferto settimane, ogni volta aspettando il nuovo episodio, ma ora posso parlarvi di Lost in Google, che penso sarà destinato a fare scuola tra chi voglia fare produzioni web, ma che ha anche alzato di molto, e in un colpo solo, la qualità delle produzioni video web.
Anche i produttori televisivi dovrebbero vestirsi di umiltà e capire una cosa, guardando Lost in Google: che sono indietro, che se vogliono pubblico della nuova generazione devono rimettersi a studiare.

Prodotta da fanpage e da The Jackal, gruppo di videomaker già celebri in rete per alcuni video davvero divertenti e molto visti su youtube, Lost in Google parte da un’idea semplice.

Ecco la sinossi della puntata pilota:

Hai mai provato a cercare “Google” su Google?

Durante un tranquillo giorno di lavoro nella sede “The Jackal”, la webstar Ruzzo Simone e la sua collega Proxy, decidono di cercare per gioco i propri nomi su internet.

Quando Proxy chiede a Simone se ha mai provato a cercare “Google” su Google, lui non riesce a resistere alla tentazione. Questo gesto apparentemente innocuo, apre un pericoloso portale tra la nostra realtà e quella virtuale, proiettando Simone nel web.

Aiutaci a trovarlo!
I commenti degli utenti vengono selezionati e inseriti negli episodi successivi.

Sì ecco il primo elemento del successo “virale” (odio questa parola, ma tant’è) di Lost in Google, anche lui semplice ma geniale: la partecipazione degli spettatori. Ci sono stati già esperimenti di “cinema interattivo”, anche su youtube, anche divertenti, ma nessuno così efficace: i commenti e i suggerimenti degli utenti sono stati utilizzati in tutte le puntate successive alla prima, vuoi per arricchire, vuoi per modificare la trama.
Poi abbiamo citazioni ben fatte, sia dal mondo dello spettacolo che da quello del cinema.
Comicità demenziale bilanciata al punto giusto.
Una cura enorme per i dettagli, dalla recitazione alla regia.
Effetti speciali curati bene.
Infine una integrazione eccezionale con il mondo del Web, quello che conosciamo, quello fatto di tormentoni, meme, gattini, webstar e via dicendo, tutti usati funzionalmente a una storia che diventa sempre più complessa ma che non si fatica mai a seguire.
Alcune “guest star” davvero ben scelte guarniscono una torta venuta splendidamente.

Cinque puntate più una pilota: la lunghezza giusta, nonostante le proteste dei fan che non avrebbero mai voluto vederla finire. La lunghezza giusta per non perdere freschezza e per dedicarsi a idee sempre nuove.

Una webserie non solo da vedere, ma anche da “studiare” per chiunque abbia la passione per la regia e la scrittura destinata allo schermo.

Quindi, se siete tra i pochi sfortunati che ancora non l’hanno mai visto, eccovi tutti i link per conoscere Lost in Google:

SITO UFFICIALE: http://lostingoogle.fanpage.it
PUNTATA 0: http://bit.ly/nreyU8
PUNTATA 1: http://youtu.be/lsBnwvycjts
PUNTATA 2: http://youtu.be/uNaEMNwEEAo
PUNTATA 3: http://www.youtube.com/watch?v=2cL5ojxBSi0
PUNTATA 4: http://youtu.be/jfdv3yxBDLs

RUZZO SIMONE su FACEBOOK http://on.fb.me/H8PTRk
LOST IN GOOGLE su FACEBOOK: http://on.fb.me/qoFR1b
THE JACKAL su FACEBOOK: http://on.fb.me/kWVvQx
THE JACKAL su TWITTER: https://twitter.com/#!/_the_jackal
musiche ELECTROPHELIA: http://on.fb.me/yjzQRC
3d BORNTOBEBURNED: http://www.youtube.com/user/borntobeburned
PROXY su FACEBOOK: http://svel.to/3jx

E la quinta puntata, l’ultima?
Oramai sapete come cercare in Google, no?

Ma fate attenzione.
Molta attenzione.

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