Mese: agosto 2012

Domande e pensieri naif

Domande e pensieri naif

Se ci fosse stata Internet durante la nevicata del 1985, avrebbe fatto più freddo?

Ma se i giornalisti hanno un Ordine, perché i giornali online hanno un layout così incasinato?

Ma perché a Isoradio rompono le palle a nastro sul fatto di stare attenti ai colpi di sonno alla guida e poi di notte mandano solo canzoni prese da compilation tipo "Io e il mio attimo di tristezza quando mi si è scaricata la pila del peacemaker – concerto per rantolo e catacombe n°1"?

Una volta ho visto una pubblicità della Illy. "Ordina entro il 21 la nostra macchinetta del caffé. Se non arriva entro il 24, te ne mandiamo 2".

Ma che cazzo me ne faccio di due?

Se i gatti avessero Internet, condividerebbero video e immagini di umani che fanno cose buffe?

Se un uomo russa in mezzo alla foresta e non c'è nessuna donna accanto a dormire, l'uomo sta comunque rompendo i coglioni?

Se un politico parla in mezzo alla foresta e non c'è nessuno ad ascoltarlo, sta comunque facendo false promesse?

Ma se facessero un monumento al cesso, i piccioni come si comporterebbero?

Ma quando i politici di maggioranza dicono che la politica deve dare risposte, di chi parlano esattamente?

Ascoltando una canzone di Bob Dylan stamattina alla radio ho pensato: Bob, tu sei un mito e ti si perdona tutto, però qualcuno ai tempi avrebbe potuto consigliarti di far suonare l'armonica a bocca a un armonicista. Bob, tu sei un mito e ti si perdona tutto, ma santissimo iddìo, ogni volta che entri con l'armonica sembra che tu stia stirando un gatto sotto le ruote della bicicletta.

Mi è capitato di ascoltare dei rapper che, parlando di sé in terza persona, si lamentano della realtà, di quanto stanno male, di quanto fa schifo tutto, di quanto sono dei duri perchè resistono a tutta questa mmerda yo yo. Visto che quando sento qualcuno che si lamenta così tanto mi spiace, vorrei dare un consiglio: magari state facendo il lavoro sbagliato. Quello che fai per vivere fa tanto, eh? Magari che ne so, scoprite che scaricare i camion vi realizza di più e vedrete che tutto cambia anche intorno.

Ho fatto un giro tra i gadget e gli accessori dei tablet. Custodie, tastiere, puntatori, piedistalli, monitor esterni, casse potenziate con bassi setosi. Ma alla fine non era meglio tenersi il portatile?

Ogni volta che nella mia vita ho sentito la frase "All'estero sì che sanno alzarsi in piedi e protestare!" a dirmelo era sempre una persona seduta.

Che i follower di Beppe Grillo o chiunque altro siano veri o falsi, io sto sempre a fare i conti co' 'sti quattro spicci.

Dicono che Jobs sia stato un genio. Douglas Engelbart era un vero genio. Nel 1967 inventò il mouse e l'ipertesto, cioè le fondamenta del web che usiamo oggi. Non poteva minimamente immaginare il boom della pornografia in rete. Eppure il mouse l'ha pensato per essere usato con una mano sola.

Tutti a inseguire il voto dei moderati. Siamo moderati di qui, siamo moderati di là. Non siamo di destra, siamo moderati di centro-destra. Non siamo di sinistra siamo moderati di centro-sinistra. Non sono coglione, sono un moderato centro-coglione. Poi arrivano quelli che non sono né di su, né di giù, ma dicono che sono avanti. (per dirlo secondo statuto bisogna pronunciare la prima "a" maiuscola e poi allungare la seconda "a" facendo con la mano un gesto che scavalca: Avaaaaanti [gesto], altirmenti non sei compliant).

Ecco, ma se siamo messi così male è proprio perché votiamo gente, da cinquant'anni, che non vuole prendere parte, dando l'impressione di poter accontentare tutti.

E' colpa nostra, eh?

Perché non gli chiediamo mai di essere partigiani (nel senso di "scegliere una parte" qualunque essa sia). Arriveremo al punto che quando gli si chiederà: ma da che parte stai? Risponderanno: "sono un moderato di centro-Avaaaanti [gesto]".

Mi sa che ci meritiamo tutto.

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Il sottile confine tra plagio e omaggio

Sono giorni nei quali si parla del plagio di Samsung nei confronti di Apple, che – visto che in USA si può – ha brevettato dei “gesti” e grazie a questo ha avuto una sentenza favorevole (e protezionistica) da parte  del tribunale Iuessè.
Nell’analogo processo in Sud Corea, invece, il tribunale ha dato torto a tutti e due i contentendi, dicendo sostanzialmente: non ci rompete le palle con queste idiozie e continuate a vendere e produrre in Sud Corea, idioti.

Insomma, il plagio è una questione terribilmente soggettiva, in tutti i vari campi di applicazione delle idee.

Mi è capitato di trovare, in un fumetto che non conoscevo, un’idea quasi identica a quella di un racconto che scrissi anni fa.
Vado a controllare e il fumetto è antecedente, anche se di poco, al mio raccontino che, fortunatamente, non ho mai pubblicato.
Da lì ho ripensato alla mania del “cit.”, nata sicuramente dopo il caso Luttazzi e che, come tutte le cose qui in Internet, poi assume dimensioni esagerate e vede la nascita di vere e proprie psicosi.
Basti pensare a quelli che accusavano Crozza di aver copiato una battuta da twitter, quando la battuta si basava su un procedimento così scontato e “antico”, che è chiaro che potesse venire in mente a chiunque (nevica a Roma->Evento raro->Nevica ogni morte di papa->il Papa si gratta le palle) e, anzi, viene in mente a chiunque ogni volta che si presentino le condizioni perché una battuta declinata in quel modo possa nascere. E twitter giù di hashtag “#copiaeincrozza” e sfottò quando pochi si accorgevano del fatto che c’era uno accusato di “plagio”, e centinaia di persone che si sentivano plagiate.
Waddafakka, qualcosa non torna.

Esasperazioni internettiane, che poi sfociano nella parodia delle citazioni volutamente false e nel terrore di essere accusati di copiare o di essere copiati.
Estenuanti ricerche in rete per capire se quella battuta che pare così arguta sia stata già detta da qualcuno.

Anche io a volte pecco di queste immotivate fobie. Ma ci vuole anche onestà intellettuale: l’altro giorno la mia battuta su Armstrong l’ho ritrovata in giro quasi uguale, segnalatami da uno che mi legge. All’inizio ho pensato “ah! mi ha copiato!”, ma poi mi sono fermato a ragionare e ho risposto: “Armstrong ciclista, trombettista e astronauta, è un meccanismo troppo sempice perché io possa rivendicarne la paternità.”
Perché nell’esagerazione tipica di questi tempi, si arriva addirittura a rivendicare la paternità di battute scontate.
O a fare guerre tra poveri, come gli Appleboy contro i Samsungboy.
Della sentenza Apple non viene niente in tasca a nessuno, eppure c’è chi esulta.
Cose che col pollice opponibile non c’entrano proprio nulla.

Il plagio è sempre esistito, in ogni forma artistica o tecnologica.
Plauto copiava le commedie greche e le spacciava per sue.
Picasso diceva che il bravo artista copia e che il genio ruba.
Le cause musicali si sono sempre sprecate. Da che ci sono gli avvocati, perché ai tempi di Mozart invece ci andavano giù un po’ più grezzi e si copiava per migliorare o anche solo per sbeffeggiare o onorare.
Ogni azienda al mondo ha sempre avuto un reparto di “Analisi Concorrenza”, dove i prodotti vengono letteralmente smontati e viene fatto quel procedimento che si chiama “ingegnerizzazione inversa”: partire dal prodotto finito, e capire come funziona.
Ok, nel plagio industriale e tecnologico esistono leggi diverse per ogni Paese, ma almeno qualche regola c’è. Per così dire.
Ma nel plagio artistico?
Dice: tra plagio e omaggio ci passa, appunto, il “cit.”. Dichiarare cioè la citazione.
O, magari, fa la differenza la quantità di roba che “prendi”.
Un par di ciufoli.
Al cinema non c’è l’elenco, tra i titoli di coda, dei film dai quali vengono prese le inquadrature. Se ci fosse questa cultura, Tarantino avrebbe titoli di coda più lunghi dei film stessi (il giorno che quel ragazzo farà un film con la farina del suo sacco, stapperò una bottiglia di vino pregiato per festeggiare. Ci era andato vicino con Jackie Brown, che infatti rimane un piccolo capolavoro sconosciuto).
Leone, il suo “Pugno di dollari”, l’ha copiato inquadratura su inquadratura da Kurosawa, trama compresa.
Lì però la causa ci fu, e Leone la perse. Senza che questo inficiasse – giustamente – la sua fama di Grande.
Ma tra gli appassionati di cinema è diverso: è come se sia sottointeso che chi cita lo faccia non per mancanza di idee, ma per la voglia di sfidare il pubblico, per omaggio o al limite per parodia.
Nessuno si permetterebbe di dire a Tarantino che i due Kill Bill sono un collage di inquadrature prese da altri film, forse perché è tutto confezionato in maniera troppo fica ed emozionale, e quindi va bene così, alla fine ti diverti e bon.

Però, in tutto questo, io non ho ancora capito quando – e perché, nel caso – copiare sia una cosa da ganzi e quando sia una cosa da stronzi.

Forse la differenza è davvero questa: chi scrive “plagia”, chi invece dipinge, fotografa o filma, “cita”. Ma sarà davvero solo tutto qui?
Credo che nessuno lo capirà mai.

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Ad canis cazzium. Lectio Magistralis.

Il riferimento è alla mia – oramai – nota risposta a Formigoni qualche tempo fa su twitter:

 

Ok, dato che è saltato fuori il solito che mi ha commentato come nella risposta a Formigoni avrei dovuto mettere l'accusativo, chiudo la questione con questa lezione pubblica di latino.

Formigoni scrisse che i tagli erano stati fatti "ad canis cazzium".
Terribile sia per scelta dei termini, che per scelta del complemento, anche pensando a un latino che voglia essere simpaticamente maccheronico.

E' infatti cosa – poco, a quanto pare – nota, che in latino AD + ACCUSATIVO sia un complemento di FINE.

Il quale esprime cosa?
Tu laggiù in fondo, Scortichetti.

– Il fine, lo scopo di una certa azione?

Esatto, bravissimo Scortichetti Guido.
Esempio di complemento di fine:

"Giulio Cesare pagò l'F24 dell'IRPEF per non essere blindato da Monti"

Bene. Il fatto che quando parliamo in "latinorum", costruiamo questa frase con AD + ACCUSATIVO è un errore dovuto al fatto che in italiano diciamo "questa cosa è stata fatta A CAZZO DI CANE".

Ma purtroppo questa locuzione può essere solo due cose.
Scortichetti! Tu che hai studiato, che complemento può essere?

– Prof, può essere o Complemento di Modo o Maniera (ho fatto una cosa in un certo modo) oppure un Complemento di Mezzo (ho fatto una cosa con un certo strumento).

Scortichetti, bravo, ma sei un secchione del cavolo e dopo ti pestiamo, te lo meriti.

Ora, il traduttore può scegliere tra questi due complementi, cercando di tradurre "A cazzo di cane".
Come si traducono? E' presto detto:
1) Complemento di Modo o Maniera. (ho fatto la cosa alla maniera in cui la farebbe il cazzo di un cane)
si usa CUM + ABLATIVO
Con l'eccezione che se c'è un aggettivo, il CUM può essere omesso o interposto.
"Silvio Berlusconi visse con grande onestà"
diventa:
– vixit magna integritate, o
– vixit magna CUM integritate
Capita di trovare, come licenza, il solo ablativo anche senza l'aggettivo, ma è molto raro e generalmente considerato non corretto.

2) Complemento di mezzo. (ho fatto la cosa con il cazzo [di cane])
2.1) il mezzo che uso è un oggetto o qualcosa di astratto o qualcosa di non deambulante e/o inspirante ed espirante (quindi vale anche per Giulio Andreotti, che è un cyborg)
si usa l'ABLATIVO senza preposizioni.
"Renato brunetta mangia la pupù con la forchetta"
– furcula merdam est
(p.s. furcula è una mia derivazione da furca, potrebbe non essere giusto, probabilmente era la forcella ma tanto per brunetta va bene anche quella. Il primo che mi dice che "est" è il verbo essere sta in ginocchio sui ceci per una settimana)
2.2) se il mezzo è una persona o un animale
si usa PER + ACCUSATIVO
"Silvio Berlusconi entrò in città con Alfano" (nel senso di "a cavallo di alfano")
– per Alfanum in urbem se intulit

Scortichetti Guido, perché alzi la mano?
– E se fosse complemento di agente o di causa efficiente?

Anche in questo caso la costruzione vuole l'ablativo. Semplice nella causa efficiente, composto con A o AB in quello di agente, e si usa nelle frasi passive.

Quindi il traduttore, nello specifico caso, decise di usare il complemento di mezzo e tradurre "a cazzo di cane" con "mentula canis", scegliendo tra l'altro un termine decisamente più elegante per IL CAZZO, in vece del ridicolo e imbarazzante "cazzium".

Scortichetti, la tua era una domanda intelligente, ma visto che sei un secchione maledetto adesso ti chiudi da solo nell'armadietto di ferro e fai il juke boxe.
Come prima canzone voglio "Acqua azzurra acqua chiara" e quando prendiamo a calci l'armadietto devi cambiare velocità.
Se non ti va, ti avvolgiamo nella carta igienica. Usata.
La lezione è finita.
Andate in pace.

p.s.: non studio il latino da lustri, quindi qualcosa a livello di termini potrebbe essere sbagliato, ma la sostanza non cambia. Tradurre con AD + ACCUSATIVO non ha senso ed è una stortura dovuta al fatto che in italiano preponiamo la A.

p.p.s.: il nome dello studente è ispirato a un personaggio del film "Straziami ma di baci saziami", Scortichini Guido. Per i maniaci delle citazioni, aggiungo qui un po' di "cit." da usare alla bisogna, quando presi da crisi di ipertiroidismo citazional-giustizialista
cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit.

 

 

 

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Ad canis cazzium. Lectio Magistralis.

Il riferimento è alla mia – oramai – nota risposta a Formigoni qualche tempo fa su twitter:

Ad canis cazzium. Lectio Magistralis.

Ok, dato che è saltato fuori il solito che mi ha commentato come nella risposta a Formigoni avrei dovuto mettere l'accusativo, chiudo la questione con questa lezione pubblica di latino.

Formigoni scrisse che i tagli erano stati fatti "ad canis cazzium".
Terribile sia per scelta dei termini, che per scelta del complemento, anche pensando a un latino che voglia essere simpaticamente maccheronico.

E' infatti cosa – poco, a quanto pare – nota, che in latino AD + ACCUSATIVO sia un complemento di FINE.
Il quale esprime cosa?
Tu laggiù in fondo, Scortichetti.

– Il fine, lo scopo di una certa azione?

Esatto, bravissimo Scortichetti Guido.
Esempio di complemento di fine:

"Giulio Cesare pagò l'F24 dell'IRPEF per non essere blindato da Monti"

Bene. Il fatto che quando parliamo in "latinorum", costruiamo questa frase con AD + ACCUSATIVO è un errore dovuto al fatto che in italiano diciamo "questa cosa è stata fatta A CAZZO DI CANE".

Ma purtroppo questa locuzione può essere solo due cose.
Scortichetti! Tu che hai studiato, che complemento può essere?

– Prof, può essere o Complemento di Modo o Maniera (ho fatto una cosa in un certo modo) oppure un Complemento di Mezzo (ho fatto una cosa con un certo strumento).

Scortichetti, bravo, ma sei un secchione del cavolo e dopo ti pestiamo, te lo meriti.

Ora, il traduttore può scegliere tra questi due complementi, cercando di tradurre "A cazzo di cane".
Come si traducono? E' presto detto:
1) Complemento di Modo o Maniera. (ho fatto la cosa alla maniera in cui la farebbe il cazzo di un cane)
si usa CUM + ABLATIVO
Con l'eccezione che se c'è un aggettivo, il CUM può essere omesso o interposto.
"Silvio Berlusconi visse con grande onestà"
diventa:
– vixit magna integritate, o
– vixit magna CUM integritate
Capita di trovare, come licenza, il solo ablativo anche senza l'aggettivo, ma è molto raro e generalmente considerato non corretto.

2) Complemento di mezzo. (ho fatto la cosa con il cazzo [di cane])
2.1) il mezzo che uso è un oggetto o qualcosa di astratto o qualcosa di non deambulante e/o inspirante ed espirante (quindi vale anche per Giulio Andreotti, che è un cyborg)
si usa l'ABLATIVO senza preposizioni.
"Renato brunetta mangia la pupù con la forchetta"
– furcula merdam est
(p.s. furcula è una mia derivazione da furca, potrebbe non essere giusto, probabilmente era la forcella ma tanto per brunetta va bene anche quella. Il primo che mi dice che "est" è il verbo essere sta in ginocchio sui ceci per una settimana)
2.2) se il mezzo è una persona o un animale
si usa PER + ACCUSATIVO
"Silvio Berlusconi entrò in città con Alfano" (nel senso di "a cavallo di alfano")
– per Alfanum in urbem se intulit

Scortichetti Guido, perché alzi la mano?
– E se fosse complemento di agente o di causa efficiente?

Anche in questo caso la costruzione vuole l'ablativo. Semplice nella causa efficiente, composto con A o AB in quello di agente, e si usa nelle frasi passive.

Quindi il traduttore, nello specifico caso, decise di usare il complemento di mezzo e tradurre "a cazzo di cane" con "mentula canis", scegliendo tra l'altro un termine decisamente più elegante per IL CAZZO, in vece del ridicolo e imbarazzante "cazzium".

Scortichetti, la tua era una domanda intelligente, ma visto che sei un secchione maledetto adesso ti chiudi da solo nell'armadietto di ferro e fai il juke boxe.
Come prima canzone voglio "Acqua azzurra acqua chiara" e quando prendiamo a calci l'armadietto devi cambiare velocità.
Se non ti va, ti avvolgiamo nella carta igienica. Usata.
La lezione è finita.
Andate in pace.

p.s.: non studio il latino da lustri, quindi qualcosa a livello di termini potrebbe essere sbagliato, ma la sostanza non cambia. Tradurre con AD + ACCUSATIVO non ha senso ed è una stortura dovuta al fatto che in italiano preponiamo la A.

p.p.s.: il nome dello studente è ispirato a un personaggio del film "Straziami ma di baci saziami", Scortichini Guido. Per i maniaci delle citazioni, aggiungo qui un po' di "cit." da usare alla bisogna, quando presi da crisi di ipertiroidismo citazional-giustizialista
cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit. cit.

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Top Five delle cose che mi fanno venire voglia di far saltare per aria Internet.

5. I video su youtube con spezzoni di film dove la gente, per far vedere chissà quali capacità, aggiunge titoli, scritte rotanti, musica techno, baloon con commenti idioti.
Oh tu, utente di youtube, con la faccia così simile al tafanario: ma se stai caricando uno spezzone di un film, quindi una cosa alla quale non devi aggiungere né togliere nulla, mi spieghi che diavolo c’entrano titoli di testa e titoli di coda, magari in Comic Sans?
Maledetto.

4. A volte capita. Ci si distrae, per carità; ma c’è chi lo fa sempre. Oramai ne ho osservati tantissimi. Se ti mando una mail con in copia delle persone, perché non clicchi su “Rispondi a tutti”? Eh? Che poi devo mandare la tua risposta io a tutti gli altri?
C’è forse scritto “Postino del Duemila” sulla mia fottutissima fronte?

3. Sempre mail. Quando leggo le email penso che non ne è valsa la pena di avere tutto questo, la velocità, le notizie in tempo reale, la rivoluzione digitale.
Riuscirai a mettere UNA dannata virgola, UN misero punto?
Non che io pretenda i punti e virgola, quelli si sa che per alcuni insegnanti addirittura sono delle leggende metropolitane.
Ma non puoi scrivermi (exemplum fictum): “Si ho letto la mail domani credo prima della riunione con il dottore manderemo sempre che abbiamo tutti gli elementi un documento descrittivo da validare secondo gli standard che ci siamo detti l’altra volta al tavolo sulla privaci facciamo del nostro meglio che facciamo vedere ai tedeschi che si lavora bene mi fido di te dai che si conclude!!! ciao”

Ciao? Ma io ti ammazzo. Capito?

2. Sempre youtube, sempre video. Ok, metti su una canzone. Magari è anche bella e romantica. Se non hai le capacità per fare un video o un montaggio che ci stia bene sotto, non montare delle foto che accompagnino le parole del testo. Del tipo che se il testo (in inglese o in italiano che sia) dice “Rosa” tu ci metti la foto di una rosa con una spina con la goccia di sangue, e se il testo dice “Lacrima” tu metti la foto di un’adolescente emo in lacrime, e se il testo dice “TUA MADRE” tu ci metti la foto di quella infausta rutilante m…

[due iniezioni di diazepam più tardi]

ignotta! Piuttosto lascia la copertina dell’album. O un bel riquadro a tinta unita. No? E dai, non farmi arrabbiare.

1. Le musiche sui siti. Lo so che stanno tornando di moda, la lobby dei webdesigner musicherini sta rialzando la testa.
Una volta erano una cosa pacchiana in siti orripilanti, pre-web 2.0, con bruttissime gif animate e altissimo rischio di sindromi epilettiche nei visitatori. Generalmente in siti fatti da scalzacani alle prime armi. Tutti li prendevano in giro. Ah ah! Hai messo la musica nel sito! Sfigato!
Pensavamo si fossero estinti nella vergogna.
Ora le musiche stanno ricomparendo in siti fatti (diciamo) meglio, magari con il desàin fico, magari con tutto lo studio sull’usabilità, e i colori, e stafava, ma sempre di enormi PACCHIANERIE parliamo.
Ma io lo so perché: quegli scalzacani alle prime armi, ora, sono diventati i dirigenti d’azienda che commissionano i siti con la musica che si avvia all’apertura.
Si stanno vendicando.
Vi odio.

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Nuove qualità di benzina

Il prezzo della benzina è talmente alto che prima di mettermela nel serbatoio, il benzinaio me la fa assaggiare mostrandomi l’etichetta. 
Shell N° 5
ENI Barricato DOCG

Esso Baslamico di Modena

Q8 Brut Imperiale

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Cosa Bianca? Facciamo la Cosa Seria.

Solitamente non copincollo direttamente i post di altri blog, ma questo appello mi pare davvero importante.

Altro che Cosa Bianca.
Facciamo la Cosa Seria.
Un movimento aperto a quel 99 per cento di cittadini che non vive di rendite e di finanza: che siano giovani o anziani, deboli o forti – perché anche i forti possono prendere con onore la responsabilità di essere garanzia degli altri.
Un movimento laico di quella laicità che è la più intelligente garanzia della solidarietà senza esegesi politica.
Nella Cosa Seria le porte sono aperte a tutti coloro che si riconoscono nelle priorità di programma che sono poche e chiare. Nella Cosa Seria ci si impegna ad essere includenti nel senso più pieno: quello che combatte le oligarchie, le iniquità, le rendite di posizione e le corporazioni.
Nella Cosa Seria la memoria è un punto di programma: la memoria della Storia di questo Paese (la migliore come stimolo e la peggiore come vaccino) e la memoria delle scelte politiche delle persone che vogliono starci. I liberisti smodati sono liberisti smodati, perché ne abbiamo memoria. I sostenitori prostituiti ai berlusconismi in tutte le sue salse sono incompatibili con noi, perché ne abbiamo memoria. I fiancheggiatori politici di persone condannate per mafia sono avversari politici senza mediazioni, perché ne abbiamo memoria.
Chi ha votato in Parlamento la sistematica distruzione della scuola, della magistratura, dei diritti dei lavoratori, delle emergenze per sfamare gli appalti, del suolo trasformato in appetitoso margine di monetizzazione, delle infrastrutture utili dimenticate, della sicurezza idrogeologica in nome del profitto, della sanità pubblica e di tutto ciò che è stato confiscato ai diritti, nella Cosa Seria non ha posto perché la memoria è il primo ingrediente della democrazia e i ravveduti dell’ultimo minuto sono alchimisti che ormai sappiamo riconoscere.
Nella Cosa Seria anche la verità è un punto di programma: la verità giudiziaria, la verità storica e la verità politica. Non si parteggia per questo o quel potere: si pretende l’emersione totale dei fatti e si difende chi lavora per questo. Senza calcoli elettorali e posizionamenti da patetico risiko politico.
Nella Cosa Seria si dialoga con il cuore dei partiti: i militanti, gli amministratori, le tante persone serie e per bene che fanno politica con impegno e passione in giro per l’Italia. Perché il sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, era un politico, Pio La Torre era un politico, Peppino Impastato era un attivista politico: la politica in Italia per molti è stata ed è una Cosa terribilmente e meravigliosamente Seria.
Nella Cosa Seria l’equità non è un spot europeista di macroeconomia ma passa attraverso un ridistribuzione dei diritti e dei doveri, dei costi e dei benefici e soprattutto delle opportunità. Opportunità garantite a tutti: la meritocrazia passa per forza da qui.
Nella Cosa Seria vincere le elezioni è un mezzo e non un fine. E anche governare dopo averle vinte è un mezzo e non un fine.
Nella Cosa Seria i diritti civili non sono più negoziabili con nessuno, né rinviabili, né assoggettabili a compromessi al ribasso o a diktat provenienti da chi fa della propria fede un elemento di divisione e non di fratellanza. E per questo, anche per questo, non sono alternativi ma al contrario strettamente connessi con i diritti sociali.
Nella Cosa Seria si pensa che i cinque miliardi di euro spesi finora per bombardare l’Afghanistan siano stati rubati al welfare, agli ospedali, agli asili nido, alla scuola pubblica. E che le spese in aerei da guerra o in supercannoni tecnologici siano solo un furto ignobile ai danni dei  pensionati come dei precari.
Nella Cosa Seria si sta insieme, perché un’alleanza politica non è un matrimonio e quindi non divorzi se il tuo alleato urla troppo quando parla o è maleducato. Nella cosa seria conta la politica vera, il programma da realizzare, non le simpatie.
Nella Cosa Seria quando dici «ce lo chiede l’Europa» pensi alla legge anticorruzione mai fatta, al salario minimo garantito in Francia, al congedo parentale obbligatorio per i papà della Svezia, al reddito minimo di cittadinanza garantito da tutti gli stati europei tranne che da noi, in Spagna, Portogallo e in Grecia. Pensi a un modello di previdenza sociale che tuteli anche i lavoratori precari e le donne che devono lasciare il posto di lavoro in gravidanza, pensi a una legge sulla procreazione assistita che non ti costringa ad andare all’estero per fare un figlio, pensi al pluralismo dell’informazione e alla diffusione della rete.
Nella Cosa Seria siamo europeisti convinti, per questo pensiamo che l’Europa unita non sia quella delle banche ma quella dei cittadini, e che i mercati finanziari debbano essere controllati e le speculazioni scoraggiate con misure come la Tobin Tax per privilegiare gli investimenti sul lavoro e l’impresa.
Nella Cosa Seria ci si batte per un’Europa matura e solidale con un indirizzo comune, un esercito comune, liste comuni al parlamento europeo e una banca centrale in grado di mettere al riparo i singoli stati dall’attacco della speculazione finanziaria.
Nella Cosa Seria pensiamo che ciascuno sia cittadino del Paese in cui nasce, che l’immigrazione sia una risorsa e non una minaccia.
Nella Cosa Seria vogliamo che il carcere serva a rieducare e non a umiliare e che la detenzione sia l’ultima opzione dopo il ricorso a pene alternative.
Nella Cosa Seria siamo convinti che la lotta all’evasione si combatta abbassando la soglia del pagamento in contanti e tracciando i pagamenti. E che sia ingiusto aumentare il prelievo fiscale ricorrendo all’aumento dell’Iva e non alla patrimoniale.
Nella Cosa Seria immaginiamo città liberate dal traffico e dall’inquinamento grazie alle piste ciclabili, al car sharing, con un trasporto pubblico più efficiente e meno macchine.
Nella Cosa Seria crediamo che l’Italia meriti una politica industriale che punta a un modello di sviluppo sostenibile; nella Cosa Seria pensiamo che si cresca riconvertendo e non cementificando, puntando sulle energie alternative e non sulle grandi opere.
Nella Cosa Seria si fanno le primarie, si scelgono i parlamentari, non si decide mai soli, né in due o in tre.
Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.
Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria.

Questo documento è stato scritto a molte mani (da Giulio Cavalli, Francesca Fornario, Alessandro Gilioli, Matteo Pucciarelli, Luca Sappino e Pasquale Videtta) ma non ci interessano i padri o i primi firmatari; ci interessa farsene carico e condividerlo. Sul serio.

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Top Five dei Complottismi

Online ci sono oramai complottismi divertentissimi.
Allora ho deciso di inventarmene qualcuno anche io.

5. I Gelatai.
Questa Gilda apparentemente amata da tutti, perché dispensatori di dolcezze rinfrescanti. Avete mai notato che se gli chiedete due gusti, il gusto A e il gusto B, prima ti mettono il gusto B e poi il gusto A?
Una volta ho anche provato a fare una lunga pausa, tra il gusto A e il gusto B, ma non è che ha iniziato, no. Ha aspettato.

– Prendo A…
– Sì… :)
– Eh sono un po’ indeciso… intanto comunque A…
– … :) [sempre con quel cacchio di sorriso da Buoni]
– :|
– :)
– Vabbeh, e B.
– :) Ecco…. B e A! A lei!
– [masticando rabbia] Grazie…

Perché lo fanno? Cosa nascondono? E soprattutto, che cazzo di gusti sono A e B?
Non fidatevi dei gelatai.

4. I Portinai Filippini.
Sono gentili, sorridenti. Sembra che non capiscano una sega di quello che dici, ma in realtà sanno tutto. Ridono sempre. Suonano alla porta dell’ufficio:
DRIIIINNN!

– ‘CCOMANDATA! Eehehhehehheeh
– Grazie. [Cazzo ridi, è una multa.]
– Ahahahahahahahah!

Cosa hanno da ridere sempre? Perché lo fanno? Cosa sanno che noi non sappiamo?
Non fidatevi dei portinai filippini.

3. I giornalai.
Sono lì, barricati dietro montagne di carta, riviste, inserti speciali, gadget, fumetti. Hanno solo uno spiraglietto, dal quale ti guardano sospettosi.
La gente compra sempre meno giornali, eppure loro sono lì, nel loro bunker, sempre più pieni di barriere.
Ma qui lo so, perché: dentro, sono armati fino ai denti.
Sono anche dislocati nei punti strategici delle città: incroci, piazze e stazioni.
Si preparano da anni a conquistare il mondo.
Non fidatevi dei giornalai.

2. I parrucchieri e i barbieri.
Sono manipolatori della mente. Gli dici che vuoi un taglio, ma uscirai di lì col taglio che vogliono loro.
Gli porti una foto del taglio che vuoi, un rendering 3D, un modello in creta della tua testa con sopra una parrucca tagliata esattamente come vuoi.
Niente, uscirai con il taglio che loro hanno pensato.
E li pagherai, anche. Uscirai in uno stato di trance, e solo arrivato a casa, guardandoti allo specchio, li maledirai e giurerai per l’ennesima volta che non ci tornerai.
Non fidatevi dei parrucchieri.

1. I complottisti.
Sono disposti a credere a qualsiasi cosa: signoraggio, scie chimiche, 11 settembre, nani da giardino, i panda cyborg, i cellulari che cuociono le uova ma le cuociono di merda, hai presente l’uovo alla cocque che rimane un po’ crudo dentro, mio cuggino topocane e via dicendo. Eppure continuano a vivere dove vivono, a comperare dove comprano, si prendono l’ultimo iQualcosa e quando non c’è campo bestemmiano.
Ecco, io almeno sono uno che disturbato lo è dichiaratamente.
Perché loro si prendono e vengono presi pure sul serio?

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L’informatico del Papa. Un collega frustrato, ci scommetto.

A processo per le fughe di notizie riservate dal Vaticano pure l’informatico del Papa.
Certo, se il collega aveva del risentimento nei confronti del Vaticano, lo capisco.
No, fermi, non è per questioni anticlericali. E’ che conosco il mio lavoro e tanti colleghi. Deve essere frustrantissimo sistemare i problemi informatici lavorando in uno stato dove la bestemmia è uno dei reati più gravi.
Non è scientificamente provato, ma il moccolo aiuta spesso a risolvere le problematiche IT.

Mi ricordo di una volta in cui sono andato da delle suore a sistemare un pc. Fu un’esperienza surreale, perché c’era questa immensa struttura, pareva disabitata, nella quale entrai con l’auto. Poi salii delle scale, e dentro non c’era nessuno. Solo ombre di persiane semichiuse. Non era un convento. Era più una sorta di grossa scuola, architettonicamente parlando.
Ricordo che ero al centro di un lungo corridoio. Dissi: “C’è qualcuno?”. Guardai a destra, poi a sinistra. Nessuno.
Poi guardai di nuovo a destra e c’era questa suora nana.
Da dove fosse sbucata, non lo so.
Tuttora non ricordo il viso.
Non morii di infarto solo perché avevo sulle spalle decine di ore di gioco a Silent Hill e Resident Evil.
– Lei è il tecnico?
– Tennico, sì.
– Mi segua.
La seguii.
Ovviamente come tutte le suore, non camminava, non potevo vederne i piedi sotto la gonna che toccava il pavimento, ma si spostava in qualche modo misterioso come se fosse su un nastro mobile.
Mi portò lungo una serie di corridoi, vuoti, sui quali si affacciavano stanzoni vuoi.
Entrammo quindi in una stanza, nella quale c’era solo una piccola scrivania e un pc.
– E’ questo.
– Cos’ha?
– Lo accenda.
Lo accesi.
Un urlo di terrore rimase strozzato nella mia gola.
Windows ME.
– E’ partito.
– Provi a collegarsi a internet.
– Ma non vedo nessun modem…
– Abbia fede.
Ebbi fede.
Non appena Internet Explorer si aprì, si smitragliò sullo schermo la più grande cambogia di finestre e pop-up automatici con donne nude e perversioni pornozozze che avessi mai visto.
Subito pensai di trovarmi di fronte all’Eldorado di cui ogni nerd sospetta l’esistenza, il Contenitore Primigenio dei Porni.
Non avevo visto niente del genere neanche sui pc di Eucaristo Spongebobbini.
Ogni finestra chiusa si traduceva in altre 100 finestre aperte.
Ogni clic su qualsiasi icona erano poppe e chiappe che sbucavano da ogni dove.
Guardai la suora, ma il viso era come sfocato.
E’ proprio vero che si perde la vista coi porni.
– Come mai succedono queste cose?
Non potevo rispondere con la verità che ogni informatico sa, e cioè che “queste cose succedono perché visitate i siti porno”.
Un informatico non dice mai ai suoi clienti questa cosa, per non meterli in imbarazzo.
Un informatico risponde sempre:
– Eh, sono virus che si installano anche da soli. Magari una pubblicità su un sito NORMALISSIMO, uno fa clic per sbaglio, e vualà.
Il cliente sa che stai mentendo. Tu sai che il cliente sa che stai mentendo, ma il discorso finisce lì.
– Li tolga.
Mi misi di fronte alla tastiera e pensai: ho già risolto cose peggiori. Ho visto firewall cisco in fiamme al largo del MIX, e ho visto i rootkit balenare nel buio alle porte di Cesano Boscone (MI), posso farcela.
Fu dura, fu veramente dura.
La suora era dietro di me, silenziosa.
– Ma porc…
– Sì?
– Volevo dire: proprio birichino, questo computer.
[…]
– Ma la grandissima p…
– Dica?
– Volevo dire: la grandissima persistenza di questi virus mi costringe a metodi alternativi di problem solving.
– Pensavo volesse usare un linguaggio scurrile. Lo usò anche il precedente tecnico. Non lo usi.
Non lo usai.
Ma quella valvola sacrosanta di sfogo che ogni informatico ha nella sua immaginaria cassetta degli attrezzi, mi era preclusa.
Mi morsi la lingua più volte, e mentre lavoravo una domanda rimaneva sedimentata nel mio inconscio: che è successo al precedente tecnico?
Quando finii, ero completamente sfinito e sudato.
Guardai la suora.
– Bravo, ora può andare.
– Davvero posso?
Non appena salii in auto, tirai il più lungo e articolato moccolo della mia vita, per liberarmi, una cosa che offendeva contemporaneamente le religioni più diffuse, alcune immaginarie, Paulo Roberto Falcao, chiamava in causa Giuliano Ferrara e infrangeva tutte le leggi passate, presenti e future riguardanti il buon costume.
Arrivai davanti al cancello elettrico, che rimase chiuso.
Mi colse il terrore: magari mi avevano sentito, magari avevano letto il mio labiale! Sicuramente stavano arrivando a prendermi.
Ero ancora pietrificato quando il cancello lentamente si aprì.
Sgommai fuori a una velocità illegale, e corsi a cambiare numero di telefono, partita iva, residenza, nome.
Provai anche a cambiare sesso ma mi dissero che oramai ero fuori garanzia e dovevo tenermi quello che avevo.

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D’estate non abbandonare gli anni 60-70

Questo è un appello serio.
Nasce dall’ascolto e dalla visione di un video, video che di per sé non sarebbe un grosso problema, se non avesse un audio. Audio che mi è capitato di sentire diverse volte in radio negli ultimi giorni.
Il video rappresenta una serie di hipster sfigati alle prese con lo stupro di due canzoni storiche: Norwegian Wood dei Beatles e Kashmir dei Led Zeppelin.
Si contano una serie infinita di cazzoni, più o meno famosi, che musicalmente pisciano su brani storici del passato, riproponendoli o aderenti (credono) all’originale, o in una qualche versione riarrangiata.
Nessuno, però, fino ad ora si era azzardato a unire ben due canzoni storiche in un solo obbrobrio.
I colpevoli di questo scempio si chiamano Aaron English Band.
Non che non sappiano suonare. Sanno suonare. E anche bene.
Ma che c’entra, pure Vittorio Feltri sa scrivere bene.
Ecco il video in questione:

Non sta interpretando Norwegian Wood e Kashmir.
Si sta lamentando per il mal di pancia. Altrimenti non saprei come spiegare certi vocalizzi da ubriacone sotto crack e dopo una scorpacciata di cozze avariate
.

Il problema è che questa gente senza scrupoli sfrutta classici della musica per il proprio divertimento, si filma con fotocamere full HD e la gente pensa pure che siano fichi, quando in realtà, ogni volta che un gruppo di hipster deficienti compie un delitto del genere, un pezzo di anni 60-70 mure per sempre e scompare dalla memoria futura.
Sono esagerato?
Non credo.
E’ grazie a operazioni come queste che si pone il seme perché, un giorno, un bimbominkia vedendo questo video

possa commentare: “Cioè, ma chi sono questi capelloni che rifanno la canzone di Aaron English?”
La sola potenzialità che una cosa del genere accada è terribile.
Viviamo in una Rete dove la perdita di memoria musicale STA GIA’ AVVENENDO:

E stiamo parlando di Kurt Cobain, anni 90, decisamente più recente. Se già i bimbiminkia stanno cancellando un decennio appena passato, cosa capiterà ai dolci, dolcissimi anni 60 e 70, il periodo migliore di rock e hard rock?

E’ quindi importante che d’estate, quando cioè le ferie fanno calare l’attenzione e sedicenti musicisti senza scrupoli stuprano grandi classici contando sul passaparola internetico, noi non abbassiamo la guardia e denunciamo alle autorità competenti questi scempi.
Perché ci sarà un’autorità competente, vero?

Dovrebbe esserci.

D’estate non abbandonare gli anni 60 e 70 in mano a certi criminali.
E’ una campagna a favore della vivisezione di gente come questa:

Nella foto: Aaron English, il maniaco sessuale colpevole di scempio musicale

 

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