Mese: novembre 2012

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Stamattina ho letto un tweet

"Qualcuno sa chi siano i 31 scienziati che ieri alla Camera hanno votato contro la legge sui diritti dei figli naturali?" (Link).

Mi ha fatto venire in mente che spesso è difficile andare a trovare un'informazione così banale, anche perché i siti istituzionali non sono certo strutturati benissimo.

Io vado spesso sui siti di Camera e Senato a controllare l'esito delle votazioni che mi interessano di più, e do per scontato di dovermi muovere di link in link fino ad arrivare al verbale della votazione (in pdf), che poi ho dovuto anche imparare a leggere. Do per scontato che Google o qualsiasi altra fonte di informazione mi è inutile, in questo senso.

Quindi ho pensato di farvi vedere come si arriva a un'informazione del genere.

E' vero, esiste anche l'utilissimo OpenParlamento ma ovviamente i dati, messi in forma leggibile e consultabili in modo comodo, sono disponibili dopo un po' di tempo. Noi vogliamo questa informazione e la vogliamo SUBITO.

Domanda: Cosa sappiamo dalla lettura dei quotidiani online?

Risposta: Che alla Camera hanno approvato un disegno di legge in via definitiva, in materia di equiparazione dei diritti tra figli legittimi (nati all'interno del matrimonio) e figli naturali (nati fuori dal matrimonio). Per chi non lo sapesse, fino all'altro ieri esisteva questa distinzione, nel nostro Codice, e alcune scandalose differenze nei diritti, tra i quali, per esempio, il vincolo giuridico di parentela SOLO con padre e madre per i figli nati fuori dal matrimonio. Quindi l'impossiibilità di fatto di affido a nonni o zii o parenti più prossimi. Con l'approvazione di questo disegno di legge si elimina questa distinzione.

Nessun articolo riporta il numero della proposta di legge, né altri dettagli che possano aiutare i più curiosi (ricordate: la curiosità è OK, siempre).

Cercando su Google non si ha maggiore fortuna, se non altri link ad altri giornali online approssimativi come oramai è consueto (basterebbe un link all'atto presente sul sito della Camera o del Senato, mica tanto).

Cosa fare?

Digitare www.camera.it

Riformulo: prendere un anti-emetico e digitare www.camera.it

Qui esiste un campo di ricerca generica, che funziona incredibilmente molto bene, nonostante la qualità pessima della navigazione, vista la confusionarietà del template.

Cerchiamo quindi "figli naturali" nel campo di ricerca in alto.

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

La risposta è veloce e ci rende subito l'informazione corretta e anche dei buoni suggerimenti, sulla destra:

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Ma non clicchiamo subito sul primo risultato, altrimenti l'entusiasmo per aver raggiunto questo risultato, si spegnerà in un oceano di frustrazione. No, ci interessa sapere che il progetto di Legge approvato, si chiama AC2519-B.

Per andare alla pagina veramente utile, occorre seguire un altro percorso: cliccate in alto su Lavori, quindi a sinistra su Attività Legislativa, poi poco sotto su Progetti di Legge e vi trovate di fronte all'elenco dei progetti di Legge e il loro status. Essendo molto recente, possiamo anche vedere che quello che ci interessa è stato approvato definitivamente ma non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. QUESTO è il link sul quale cliccare con fiducia!

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Si approda quindi alla "casa" del nostro progetto di Legge:

http://www.camera.it/126?idDocumento=2519-B

Qui c'è tutta la storia, l'iter, il testo stesso del progetto, gli emendamenti… ehi! lì a destra c'è un link con scritto VOTAZIONI!

No, no fermi! Non cliccate!

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Ecco, ve l'avevo detto di non cliccare. Siamo pur sempre su un sito istituzionale Italiano. Niente è come sembra. Ricordatelo.

Andiamo nella sezione "Discussione in Assemblea", dove tra l'altro ci sono anche tutti i verbali. Scorriamo fino in fondo.

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Pronti a cliccare sul numero di pagina del verbale? Tenete a portata di mano l'anti-emetico, perché ripiombiamo nell'inferno della leggibilità.

Cliccando su quel numero, accanto alla dicitura "votazione finale", andiamo nella parte di verbalizzazione nella quale il Presidente della Camera dichiara l'esito del voto.

Ce l'abbiamo quasi fatta, tenete duro.

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Eccolo il link!

"Vedi Votazioni".

E' finita? Manco per il cazzo, ora bisogna capire che numero avesse la votazione, e da lì poi andarsi a leggere il report. Perché, sapete, in un giorno, alla Camera, capita che votino su molte cose. Eccoci quindi a questo terribile, ma utile, prospetto, nel quale dobbiamo trovare 2519 (ricordate? E' il numero del disegno di Legge.):

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Eccolo! Proprio quello che cercavamo, votazione numero 15!

E ora?

Ora ringrazio Satana che mi ha fatto nerd e che da ragazzino mi ha fatto giocare a D&D e quindi sono abituato ai dungeon e a scavare, perché altrimenti mi sarei buttato giù dal balcone diversi passaggi fa. Vedete questa bella tabellina formattata in HTML anni 90?

Se guardate meglio, nell'intestazione c'è un link.

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

Eureka!

Abbiamo quindi il PDF col dettaglio delle votazioni.

Domanda del Lettore ganzo: Fico! Sei bravissimo! Ce l'abbiamo fatta?

Risposta al lettore ganzo: Ancora poco, devo solo spiegarti come leggere questo PDF.

Domanda del Lettore stronzo: Non potevi linkarci subito il PDF invece di ammorbarci?

Risposta al lettore stronzo: Fottiti, siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo soffrire insieme.

Bene, ora abbiamo il PDF.

#Tutorial. Controllare il lavoro dei Parlamentari.

La colonna che dovete leggere è quella col numero della votazione (nel nostro caso 15) e qui finalmente è semplice: F = Favorevole; C = Contrario.

Visto che siete stati pazienti lungo tutto questo papiro, ho deciso, in questo caso, di trascrivervi i nomi dei contrari, scusandomi per eventuali errori di battitura dovuti alla perdita di diverse diottrie causate dall'illogica grafica di questi documenti:

Abelli
Baccini
Binetti
Bonino Guido
Calgaro
Cannella
Capitanio Santolini
Ciappari
De Angelis
Del Tenno
Di Caterina
Farina Renato
Foti Tommaso
Galli
Garagnani
Ghiglia
Gottardo
Mantovano
Marcazzan
Marinello
Mereu
Milanese
Nirenstein
Orsini
Pisacane
Polledri
Poreu
Sbai
Toccafondi
Vella
Vignali

Ora, il passo successivo per il vero curioso, è andarsi a leggere il verbale delle dichiarazioni di voto per cercare il perché alcuni parlamentari abbiano deciso di votare in modo contrario.

Ciao e alla prossima!

Vostro affezionatissimo.

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Prontuario per la #GiustificazionePD da usare al ballottaggio

Prontuario per la #GiustificazionePD da usare al ballottaggio

Se non sei andato a votare al primo turno delle primarie, e vuoi andare a votare al ballottaggio, devi giustificare in qualche modo l'assenza.

Su un ex discolo scolastico come me, questa cosa ha l'effetto dei flashback del Vietnam per un reduce che senta il rumore di un elicottero.

Il mio psicologo – che è anche il mio macellaio – mi ha detto che devo sfruttare il passato e i flashback a mio favore, e non andare in giro nudo urlando con un coltello "nessuno ama John Rambo". Non per altro, ma perché gli hanno sgamato la laurea falsa in giurisprudenza e quindi la prossima volta non potrò rivolgermi a lui come avvocato.

Devo quindi preparare almeno dieci scuse credibili, contando sulla mia esperienza scolastica.

1. Il cane di D'Alema mi aveva mangiato la scheda elettorale.

2. Un mio amico è morto in motorino e quindi sono rimasto traumatizzato.

3. Ero in salita e avevo il vento contrario e sono arrivato in ritardo

4. Il mio gatto è morto sotto le ruote del motorino guidato dal mio amico morto in motorino che ha pure grippato e non avevo i soldi per portarlo dal meccanico (il motorino era mio).

5. Stavo finendo di leggere il primo capoverso del programma di Vendola e mi sono perso via.

6. Mi hanno rapito gli Alieni, volevano capire come cazzo facciamo noi Italiani a essere ancora vivi.

7. Credevo che contasse il pensiero, poi mi hanno detto che come cosa era stata tolta dal regolamento.

8. Mio nonno è morto. Sì, durante il dibattito su Sky.

9. Motivi intimi personali. Adesso ho 10 punti sul pene e un termosifone da rimurare in casa.

10. Papa Giovanni.

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Quella volta che sono stato clandestino in Messico

Quella volta che sono stato clandestino in Messico

31 Dicembre 2008, Calexico, USA.

Eravamo io, Attilio, Marco e Davide

Da giorni viaggiavamo con un unico obiettivo: riuscire a fare il Capodanno in Messico.

Arrivavamo da una lunga discesa seguendo le coste del Colorado, con una rapida tappa a Yuma.

C'erano alcuni problemi logistici da risolvere:

1. La macchina che avevamo noleggiato poteva essere guidata solo in territorio USA.

2. Non avevamo idea se, dopo averci strappato il visto uscendo dagli Stati Uniti verso il Messico, poi rientrando ce l'avrebbero rifatto.

Per il punto uno non c'era problema: ci fermammo in un albergo a 2 KM dal confine, pronti ad andare a piedi verso il Messico, lungo la statale 111, la grossa arteria che collega la California al Sud.

Per il punto due, siamo italiani: chiediamo.

Calexico e Mexicali sono in effetti la stessa città, tagliata in due dal confine.

Calexico, lato USA, è una sorta di merda post-industriale a forma di città. Ci sono solo motel, uffici di cambio, rivenditori di auto usate e fast food. Ma al di là del confine c'è Mexicali. Ce lo dicevano tutti. A Mexicali c'è la vita, c'è la fiesta.

Nessuno ci avrebbe fermato.

Arrivati al Motel entrai a portare i bagagli e prendere stanza. Già successe qualcosa di anomalo.

Il tizio alla reception mi dice di seguirlo. Attraversiamo la sala di un ristorante cinese, quindi le cucine, sbuchiamo quindi in un corridoio dove ci sono le stanze.

Dissi: – Ma quella porta dà sul parcheggio, non possiamo entrare da lì? Ha anche il lettore di chiavi.

Rispose: – No, l'abbiamo disattivata, entrate da davanti, è più sicuro.

– Più sicuro?

– Sì, i ragazzi del luogo sono soliti rapinare i nostri ospiti. Davanti ci sono le telecamere, così se vi succede qualcosa almeno poi possiamo vedere chi è stato.

– Corretto.

Esco e dico ai ragazzi che i bagagli sono in stanza e che è meglio se l'auto rimane nel parcheggio davanti all'entrata. Spiego la cosa dei rapinatori e del fatto che se ci trucidano, almeno poi possono vedere chi sia stato, e i tre commentano:

– Corretto.

Ci incamminiamo quindi verso il confine. Obiettivo: capirci qualcosa.

Lungo la strada vediamo una baracca di legno storta e cadente: Bar 111. Ci segniamo mentalmente il posto, potrebbe tornare utile.

Arrivati nei pressi del confine vediamo il varco stradale, centinaia di automobili formano un fiume di acciaio e gomme continuo, tutti diretti verso la fiesta.

– Ok, ragazzi, dobbiamo capire dove sia il passaggio pedonale e qualcuno a cui chiedere per il dubbio sul visto.

Non riusciamo a capire, ma vediamo dall'altra parte della strada dei locali che sembrano uffici. "Dall'altra parte della strada", vuol dire che tra noi e quei locali c'erano qualcosa come trenta corsie di asfalto.

– Niente paura, qui ci sono le strisce pedonali, attraversiamo.

Nota: negli States le strisce pedonali non sono come da noi, le zebre per intenderci. Lì generalmente agli incroci ci sono due strisce bianche perpendicolari ai marciapiedi e quello è l'attraversamento pedonale.

Queste invece sembravano proprio le nostre strisce pedonali. Zebrose e rassicuranti. Con solo due differenze: erano ENORMI e ai lati avevano delle borchie metalliche.

Ma non ci pensiamo. Dobbiamo arrivare dall'altra parte. Ci mettiamo quindi ad attraversare il flusso di automobili dirette verso il Messico, ringraziando da buoni pedoni le auto che si fermavano.

Il fatto che gli automobilisti seguissero il nostro attraversamento con la mascella spalancata e gli occhi sbarrati ci fece solo pensare che in quel paese di barbari non esistessero pedoni gentili che ringraziavano durante l'attraversamento.

Intanto, avevo notato che un poliziotto dall'aspetto non propriamente americano, con i baffi e un'uniforme brutta, aveva cominciato a guardarci dalla sua sedia.

Ma vabbeh, è un poliziotto: guardare è il suo mestiere, insieme a mangiare ciambelle e picchiare i barboni. Quindi tutto ok. Basta non guardarli di rimando e comportarsi normalmente.

Quindi normalmente arriviamo dall'altra parte della superstrada e ci troviamo di fronte a un cartello ENORME che dice in 4 lingue (che tutti bene o male comprendevamo) "QUI NON SI PUO' PASSARE A PIEDI" e, visto che gli americani ci tengono a farsi capire, c'era pure il disegno di un omino che cammina sbarrato da un'enorme riga rossa.

Ci fermiamo tutti e quattro a guardare il cartello.

Il poliziotto cicciobaffuto si alza dalla sedia, lo vedo con la coda dell'occhio.

Dico: – Qua dice che non possiamo andare.

Marco: – Sicuro?

Davide: – Ma forse vuol dire che non possiamo andare dal cartello in poi.

Guardiamo dietro il cartello, e c'è un muro. Anche volendo, sarebbe impossibile andare dal cartello in poi.

Qualche dubbio comincia a prenderci, mentre il poliziotto frontaliero paffutello e peloso muove qualche passo nella nostra direzione.

Marco risolve quindi brillantemente l'equazione. Con plateale gesto del braccio ad accompagnare la sua frase dice, guardando il cartello (visibile, per dimensioni, dalla Luna): Vabbeh, al massimo diciamo che non l'abbiamo visto.

Marco istantaneamente guadagna +60 punti italianità.

Soddisfatti della soluzione ci avviamo anche noi verso il poliziotto cicciopasticcio.

Davide vede la porta di un ufficio, le luci chiaramente spente e un catenaccio a chiudere i due battenti e dice: – PROVIAMO A CHIEDERE QUI!

Si avventa sulle maniglie, cerca di aprirle nonostante l'evidente catenaccio, mentre lo guardiamo esterrefatti.

Dopo qualche spintone torna sui suoi passi e ci rivela: – E' chiuso.

Il poliziotto cicciosorpreso ci guarda oramai con gli occhi fuori ordinanza.

Arriviamo al suo cospetto sorridenti e italiani.

– SALVE!

– Buongiorno, dice.

– Ahem… noi volevamo avere informazioni per andare in Messico!

– Voi SIETE in Messico.

– Ah.

– Ah.

– Ah.

– Ah. E dove abbiamo attraversato il confine?

Indica: – Lì

Le strisce pedonali. Solo che quello era l'inizio della zona di confine per le auto.

– Ah.

– Ah.

– Ah.

– Ah. Non ce ne siamo accorti.

Specifica: – E siete anche passati anche sotto questa enorme scritta "Estados Unidos Mexicanos."

Indica in alto.

Guardiamo in alto.

– Ah.

– Ah.

– Ah.

– Ah. E… scusi… Ma poi ci sono problemi per rientrare negli Stati Uniti?

Ci guarda come se fossimo alieni: – Beh, dovrete chiederlo ai poliziotti americani.

– Giusto.

– Corretto.

– Impeccabile.

– Cristallino. E… Scusi… ora che facciamo?

Mentre sentiamo i primi botti, molto in anticipo sulla mezzanotte, provenire da Mexicali e il silenzio più assoluto provenire da Calexico, cicciopolismano dice: – Seguitemi.

Lo seguiamo.

Un po' pensiamo anche "cazzo".

Ci porta in un sottopassaggio, sbuchiamo in un ufficio, dove ci sono dei poliziotti americani.

Poliziotti americani di turno alla dogana messicana il 31 Dicembre sera.

Cicciogonzales ci dice: – Chiedetelo a loro.

E se ne va.

Guardiamo i cops.

Ci dirigiamo verso di loro, brandendo il passaporto, e il tizio seduto ci chiede: – MOTIVO DELLA VOSTRA VISITA NEGLI STATI UNITI?

Marco, che aveva l'inglese migliore, si fa avanti coraggiosamente.

– Ahem… vede… a dire il vero fino a cinque minuti fa noi ERAVAMO negli Stati Uniti. Vede?

Indica fuori dalla finestra. Noi altri tre facciamo sì sì con la testa.

– Eravamo su quel marciapiede davanti a quelle grosse strisce, e pensando di chiedere informazioni inavvertitamente abbiamo attraversato il confine verso il messico LA PREGO CI FACCIA RIENTRARE NON LO FACCIAMO PIU' SIAMO ITALIANI FACCIAMO SEMPRE CASINO LA PREGO ABBIA PIETA'!

Per tutto il tempo ci guarda con un sopracciglio alzato.

Prende il pasaporto di Marco, da uno sguardo e con un sospiro fa: – Passa.

Ci avviciniamo anche noi tre, uno alla volta.

– The same.

– The same.

– The same.

Ci guardano passare increduli.

Immediatamente veniamo iscritti sul sito dell'FBI nell'elenco dei dieci deficienti meno pericolosi sul suolo USA, ai primi quattro posti.

Fuori dalla dogana ci accendiamo una sigaretta.

Dico: – Però, quanti occidentali saranno mai entrati come dei clandestini in Messico, per poi essere risputati negli Stati Uniti con disprezzo?

Nessuno.

E' pur sempre un primato.

Decidiamo di chiedere informazioni su dove passare il capodanno nell'unico Burger King aperto.

– Mi raccomando ragazzi, chiediamo solo informazioni, non possiamo fermarci a mangiare in ogni fast food come negli ultimi sette giorni.

Tutti d'accordo.

Entriamo e al bancone c'è lei. Una dea messicana di una bellezza indicibile.

La magliettina Burger King troppo, troppo stretta.

Ci fermiamo davanti al bancone inebetiti.

– Cosa prendete?

Ci ritroviamo seduti a un tavolo con davanti quattro menu king size con tanto di Coca Cola da ettolitro.

Ci guardiamo in faccia.

Dico: – Ma non dovevamo chiedere solo informazioni?

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#Editori (stupidi) contro #Google

#Editori (stupidi) contro #Google

Ogni tanto salta fuori la questione degli editori europei (francia, italia, germania), contro Google.

La questione la riassumo così, per i non addetti, quindi taglio la cosa a fette grosse: Google ha quel servizio chiamato Google News, che puoi usare per aggregare le notizie dei giornali che ti interessano. Insomma, ti fai una sorta di rassegna stampa con i titoli e le prime righe delle notizie che ti interessano prese dai giornali che lo consentono. Poi clicchi sul titolo, e vai a finire sul sito del quotidiano online che ha pubblicato la notizia.

Attenzione: lo consentono. E' importante, per capire il titolo di questo post.

Ora, dato che siamo in crisi, le società cercano di rastrellare soldi ovunque, anche a costo di fare la figura degli idioti, come in questo caso, tra l'altro supportati da governi non meno stupidi.

Gli editori dicono: Google, tu ci devi pagare, perché alla gente piace il tuo aggregatore delle nostre notizie e noi le notizie le ceselliamo con infinita cura e tanto sudore della fronte (…taccio). La questione, quando la mette giù un editore (stupido) o un politico (idiota), pare semplice: Google, tu utilizzi le notizie create da altri, quindi devi da pagà.

Ma la questione non è così, perché gli (stupidi) Editori avrebbero già i mezzi per evitare che Google indicizzi le loro notizie: basta una riga di codice nel loro server. Diciamo, cinque minuti di lavoro. Sì, lo so che quei cinque minuti la vostra società di consulenza informatica ve li fatturerà tantissimo, ma se volete per 20 euro (in nero, 50 con fattura) ve lo faccio io.

Google stessa, quando è successa la stessa cosa in Brasile e più di cento quotidiani online hanno deciso di togliersi dall'indicizzazione di Google News, ha alzato le spalle e ha detto: giusto, tutti hanno la libertà di decidere se essere o no indicizzati.

Ma allora, se è così semplice, perché gli (stupidissimi) Editori stanno facendo un casino tale, coinvolgendo governi e ministri e facendo spendere milioni di soldi pubblici MIEI? (vabbeh, anche vostri)

Perché sanno benissimo che stare su Google conviene più a loro che a Google. Per essere indicizzati non pagano nulla, e si sa: dalle ricerche e dall'aggregazione di notizie di Google, arrivano tante visite. E' vero che Google mette a disposizione un aggregatore che la gente usa volentieri, quindi a sua volta ci guadagna in visite, ma sono visite che poi ritornano al giornale che le notizie le pubblica.

Solo che cercano di salvare capra e cavoli, avendo sia l'indicizzazione che un ritorno economico.

Io si sa, ragiono in maniera naif, non sono neanche troppo intelligente, ma il mio pensiero è: Editori, perché non vi costruite un aggregatore migliore di Google News e vi mettete sul mercato, se volete essere ripagati?

Certo, prima di farlo, dovreste dimostrare di aver capito di quale mercato si tratti, e mi sa che questa cosa vi è ancora oscura.

Update.

Un caro amico giornalista mi fa notare una cosa che avevo dimenticato: "Per essere precisi google news richiede una sitemap a parte che l'editore deve inviare se vuole essere indicizzato. Quindi chi ci è dentro è perchè ne ha fatto richiesta".

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Il vero colpevole della #crisi

Il vero colpevole della #crisi

(dedicato a Maurizio Milani)

Oggi ho fatto una riunione col mio macellaio e col caldaista, al fine di trovare delle soluzioni per la crisi economica.

Per prima cosa abbiamo buttato giù dal balcone delle bombole esauste e poi siamo andati in strada a spaccare via un po' di vetrine, a ribaltare tutti gli apecar e a dare fuoco ai bidoni dei vestiti usati della caritas.

Giusto per dare quell'impressione lì, che si trattasse di un summit importante.

Poi abbiamo deciso che l'ideale è dare la colpa a qualcun altro, però visto che c'è già chi dà la colpa a un po' tutto (chi all'euro, chi alla colf di Ciampi, chi a Giucas Casella) allora abbiamo deciso di incolpare Trinità, il pastore maremmano del caldaista.

L'abbiamo messo lì e abbiamo cominciato a dire "Cattivo Triny! Brutto cane cattivo! Chi ha fatto tutta questa crisi? Più! Non si fa più!".

E lui aveva le orecchie basse e la coda tra le gambe, segno evidente di colpevolezza canina.

Quindi gli abbiamo fatto mettere il muso nella crisi e ora dovrebbe essere tutto risolto.

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Lettera aperta a #Zuckerberg: Timeline.

Caro Zuckerberg,

dopo aver fatto incazzare mezzo mondo con la Timeline, o Diario che dir si voglia, si rumoreggia che tu stia pensando a un nuovo cambio, quasi un passo indietro.

Ma è bene che la gente sappia il reale motivo di questi cambi, ed è sempre l'odio sconsiderato e irrazionale che provi nei miei confronti per quella volta che al college ti ho riempito l'armadietto di polipropilene espanso o per quella volta che ti abbiamo usato come disco nella sfida di curling contro l'università del Uiscònsi.

Da quando hai messo la Timeline, che io ho adottato subito per poterla criticare tra i primi, come dimostra la mia prima immagine di copertina che allego qui sotto

Lettera aperta a #Zuckerberg: Timeline.

le azioni della mia società FuckDaTimeline Inc. Ltd. sono schizzate alle stelle in maniera incontrollata. In seguito, tu hai aperto una società FuckDaFuckDaTimeline Inc. Ltd. Cooperativa a.r.l. per confondere le acque e minare la mia ascesa a Uòl Strit.

Allora come contromossa, quando si è spento l'odio per la Timeline, ho fatto in modo che tu comperassi la piccola società SaccottinoPandiZucchero S.r.l.p.d.a.u.Ltd domiciliata alle Cayman (conoscendo la tua irrazionale passione per i Saccottini zuccherosi), che in realtà controllava il 99% del pacchetto azionario della FuckDaTimeline Inc. Ltd., facendo così in modo che gli azionisti della tua FuckDaFuckDaTimeline Inc. Ltd. rimanessero sconcertati e fuggissero per eccesso di incoerenza nel business plan.

Ora vuoi tornare a qualcosa di simile alla vecchio Profilo, si dice, ma non puoi farci nulla, perché ho già fondato la startup SiStavaMejoQuandoSiStavaPeggio Inc.Ulated che sta già rastrellando azioni del Gattile Provinciale di Kinsasha (il quale controlla di fatto Internet, quindi il mondo).

Questa volta non puoi vincere.

Con affetto,

Fra

p.s.: ti odio amico.

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Ho visto il dibattito #csxfactor e sono diventato monarchico

E' stato un bel momento di televisione politica, intendiamoci.

Rispetto ai tòcsciò ai quali siamo abituati, il fatto che avessero un minuto e mezzo per dare una risposta, ha dato questa piacevole sensazione che i politici siano anche in grado di tacere, a un certo punto.

Ciò non toglie che ci siano stati momenti imbarazzanti.

Li elenco.

Laura Puppato tendeva a venire dimenticata. I suoi avversari stessi spesso si chiedevano all'orecchio "come hai detto che si chiama?". Pare addirittura che lei stessa, finita la trasmissione, abbia cominciato ad avere crisi d'identità.

Tabacci sembrava Yul Brinner. Non tanto per la pelata lucido-viscida. Ma per lo sguardo assatanato e l'atteggiamento guardingo. Si vedeva che aveva una paura mista a schifo a stare in mezzo a un intero studio pieno di comunisti, quindi teneva una mano sul calcio della pistola nel suo cinturone. Se la regia avesse fatto qualche inquadratura leoniana stretta sugli occhi, sarebbe stato perfetto.

Vendola si vedeva che aveva fatto esercizi di training autogeno per concentrare i concetti in un minuto e trenta, che nella sua dimensione equivalgono a circa 12 millisecondi. Perché il segreto di Vendola è questo: lui è il punto di congiunzione tra il nostro universo e un universo parallelo nel quale il tempo scorre diversamente. Lui ci vede lentissimi.

– Matteo Renzi aveva impianti cyborg dappertutto, un'antenna GPS a forma di supposta creata appositamente per lui da Endemol, delle lenti a contatto con incorporati monitor olografici e come backup i bigliettini infilati nella penna bic.

Bersani pareva l'unico a suo agio perché dove lo metti sta, ha sempre quell'espressione "dai su, facciamo anche questa che poi a casa c'ho i tortelli di zucca che si freddano".

– Alla domanda sui matrimoni gay i riflettori erano puntati più su Tabacci e Renzi, che su altri. Se la sono cavata bene, alla fine, anche perché hanno risposto parlando delle api e dei fiori. Tabacci aveva una fiaschetta di gin per darsi coraggio, e per fortuna ha scampato l'alcool test sulla strada di casa.

– Il Question Time dei sostenitori dei politici è stato il momento peggio speso di partecipazione in TV nella storia d'Italia. Viste le domande che si erano preparati, uno rivaluta tantissimo le interviste ai calciatori (e le loro risposte), oppure i giornalisti che vanno da una madre che ha appena schiacciato il figlioletto sotto un gatto delle nevi e le chiedono "Signora, cosa prova in questo momento?".

– Tabacci, sempre più allampanato, dentro di sé pensava, ogni secondo: fin qui tutto bene. fin qui tutto bene. fin qui tutto bene.

– Va dato atto a Bersani di aver nominato mafia e camorra, unico tra i cinque. L'ha fatto tenendosi una mano sui coglioni e l'altra su un ferro di cavallo, ma l'ha fatto.

– Vendola ha ripetuto alcune volte i concetti "sprofondiamo nel fango" e "venite a vedere cosa abbiamo fatto in Puglia", ma ovviamente non ci sono stato domande su ambiente e salute (si vede che è una cosa che non interessa a nessuno) e quindi ILVA, tant'è che alla fine Nichi ha pensato "minchia che culo l'ho scampata bella".

– Ogni volta che il bravo moderatore diceva "risponde Tabacci", Tabacci aveva lo sguardo tipo quello di uno studente nel banco in fondo alla classe che pensa "no, merda, il cane di Rutelli mi ha mangiato il quaderno."

– Bellissima domanda finale su due (2) figure della sinistra che ciascun candidato mette nel proprio "pantheon".

Tabacci che ha citato De Gasperi, che effettivamente è di sinistra come uno dei due testicoli di Andreotti.

Renzi, dopo aver controllato velocemente tutte le sue carte dei Gormiti, cita Nelson Mandela e una blogger tunisina. Voglio dire, bella cosa, ma magari qualcuno che faccia parte della cultura politica italiana? Non dico tanto, solo uno dei due. Giusto per avere come elettore un punto di riferimento.

La migliore Laura Puppato che ha risposto "Nilde Iotti e Tina Anselmi", niente da dire.

Vendola e Bersani fanno il disastro. Primo perché non citano DUE (2) figure, come richiesto dalla domanda (il concetto di 2 [DUE] è stato chiaro perfino agli altri tre); secondo perché immaginatevi tutto uno stadio ripieno, zeppo e strabordante di figure importanti e storiche della sinistra Italiana, lì a guardarli e a dire "scegli me! scegli me!", con Pertini e Berlinguer in testa, già con la lacrimuccia di orgoglio sull'angolo dell'occhio, che si abbracciano e pensano "Eccoli, i nostri ragazzi. Adesso tirano fuori uno fico. Uno vero.", immaginate lo stadio trattenere il fiato, pronto ad esultare per i due rigori, e…

Tira Bersani:

– Papa Giovanni.

poi tira Vendola:

– Cardinale Carlo Maria Martini.

Il gelo.

Che poi Bersani ha proprio detto "Papa [e] Giovanni", come se fossero due. Probabilmente Vendola avrà pensato "Ora li stendo, ne dico addirittura quattro! Cardinale, Carlo, Maria e Martini!"

Qui ci starebbero bene tutti quei suoni tipo bicchiere che si rompe, testina che struscia sul disco di vinile.

Ci starebbe bene il rumore di un cuore calpestato.

Quindi per consolarmi, sono andato in lacrime su Youtube a rivedermi la canzone di Pupo e di Emanuele Filiberto, perché in questi casi conviene farsi male fino in fondo.

Se ho dimenticato qualcosa, è solo per un meccanismo psicologico di autodifesa.

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