Mese: gennaio 2013

Antibufala: Il Ministero dell’Interno Guardone

Antibufala: Il Ministero dell'Interno Guardone

Nel 2012 è stata una delle mie preferite, ciclicamente ricomincia a girare, con insistenza, tra messaggi privati e status pubblici, su Facebook, la patria del "Condividi a cazzo qualsiasi cosa purché abbia l'apparenza di qualcosa di serio".

Parliamo di questo, idiotissimo, testo:

IL MINISTRO DEGLI INTERNI ITALIANO HA CHIESTO ( E OTTENUTO) L'ACCESSO AI PROFILI FB. QUINDI COPIA-INCOLLA IL SEGUENTE MESSAGGIO e METTILO NELLA TUA BACHECA e : Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi GENERE , struttura governativa o privata, NON HANNO IL mio permesso (tranne su richiesta esplicita e con consenso mio personale) di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi ARGOMENTO pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. CC – 1 – 308 -1-103. Facebook è ora un'entità quotata in borsa PERTANTO RESA PUBBLICA AZIENDA QUINDI SOTTOPOSTA AD OBBLIGO DELLA LEGGE SULLA PRIVACY. Siete tutti vivamente consigliati di pubblicare un bando tipo questo, o se preferite, copiare e incollare direttamente questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, permette indirettamente l'uso di oggetti quali immagini e informazioni contenuti nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.

Oramai sappiamo tutti come riconoscere un testo-boiata:

1. Presenza esuberante di lettere maisucole

2. Invito al copia-incolla (mai che ci sia un invito al ragionamento, in queste cose)

3. Aleatori riferimenti a Leggi identificate da numeri e lettere

Riassunto: "Il Ministero dell'interno, cattivo e guardone, ha ottenuto da Facebook l'accesso ai profili, quindi dichiaro che nessuno di voi cattivoni può usare i contenuti del mio profilo contro di me, in quanto la cosa violerebbe la mia pràivasi secondo la legge St1C4zz1. Se non copi e incolli 'sta pappardella almeno una volta, autorizzi invece tutti a usare tutto quello che scrivi e fai contro di te! Presto! "

L'argomento venne trattato, seriamente, sul blog di Massimo Melica, qualche mese fa, con un articolo che chiarisce completamente la cosa e che vi linko proprio QUI.

Io vorrei fare alcune considerazioni più generali, però, perché il mio intento è sempre quello di indagare l'animo umano. Molto spesso non liquido propriamente e subito come "cazzata" una cosa, ma mi ci fermo (pure) a ragionare. Scarto tutto quello che considero ovvio, come il fatto che la legge indicata nel testo ha una numerazione che non è quella italiana e quindi non c'entra un cazzo; che generalmente si viene "spiati" solo se soggetti a indagine o denuncia, per esempio se io scrivo "L'utente X è un cretidiota perché ha pubblicato il testo Y", l'utente X può denunciarmi per diffamazione, il giudice chiede a Facebook quale sia l'indirizzo IP che ha pubblicato il post oggetto di denuncia, poi tramite la polizia postale arriva al mio provider (anche se basterebbe google) e quindi chiede al mio provider "a chi è assegnato questo indirizzo IP?", il mio provider fornisce l'informazione e mi arriva la denuncia. QUESTO è il giro e ciò che accade in un caso simile. Scarto anche un'altra cosa ovvia, e cioè che quello che pubblichiamo su internet su un qualsiasi social non è privato, ma pubblico, e dobbiamo accettarlo, perché quando ci iscriviamo lo accettiamo (senza leggerlo). Sono privati solo i messaggi privati e le email. Scarto anche ciò che la logica mi suggerisce: siamo – quanti? – venti milioni di navigatori, in Italia? Di più, di meno? Ve lo dico io. Un anno fa c'erano 20,9 milioni di iscritti italiani a Facebook. Ora sono sicuramente di più. Prendiamo questo numero e poi chiediamoci: ma che minchia se ne fa, il ministero dell'Interno di "avere accesso" a 20,9 milioni di profili? E cosa vuol dire "avere accesso"? Davvero c'è gente che pensa che ci siano agenti della Polizia Postale che stanno tutto il giorno a nasellare tra i profili, così a cazzo, senza che ci sia una denuncia o un procedimento in atto? E comunque, vi dico una cosa: nessun Ministero ha le risorse per dedicare una persona a un'attività del genere. Facebook, come qualsiasi altra società gestore di social network, ha un ufficio interno dedicato a una funzione: il controllo di contenuti illegali, ossia il controllo che non si usi il social network in modo illegale (pensiamo, per esempio, alla pubblicazione di immagini pedo-pornografiche). Questi uffici sono composti da persone, dipendenti del social network, che se scovano una violazione di legge, agiscono preventivamente, bloccando le utenze e segnalandole alle autorità competenti.

Quindi, dato tutto ciò per scontato, tutte le mie domande antropologiche a riguardo si riducono a una: perché? Se una persona usa un minimo la testa, sa benissimo che se non pubblica nulla di male, se non viola nessuna legge, non c'è niente di cui preoccuparsi. Solo applicando il buon senso. Quindi, perché?

Non accetto neanche quelli che dicono: "Ma sì, non si sa mai, pubblicarlo non costa niente".

Non si sa mai? No, invece si sa tutto. Non c'è una virgola di senso, basta applicare il ragionamento e cercare quanto sia legalmente infondato un testo, e anche il "non si sa mai", si smaterializza miseramente in una nuvoletta di illogica.

Io credo che la vera spinta, antropologicamente parlando, sia una: il disperato bisogno di credere che quello che scriviamo sia interessante, in qualche modo, per qualcuno.

Sarò cattivo, ma non trovo altra spiegazione.

Qnuindi non resta che sorridere e immaginarci questo Ministero dell'Interno Guardone, che spia i profili e scoreggia scie chimiche.

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Django scatenato

Django scatenato

Una volta scrissi che Tarantino non è un vero e proprio regista, ma il più grande barman della storia del cinema: non ha inventato nessun ingrediente, ma ha sempre saputo mescolare cose già fatte da altri, creando cocktail meravigliosi, o insiemi di cocktail presentati in maiera spettacolare. Ha omaggiato, ha citato, ha rubacchiato, ha attinto, ha pesato, ha mixato elementi di generi e sottogeneri di tutto il mondo.

Il film che ho apprezzato di più rimane sempre Jackie Brown, forse il film meno "tarantiniano" dei suoi e, a mio giudizio, più solido sotto tutti i punti di vista.

Io sono convinto che un western vero e proprio Tarantino l'abbia sempre voluto girare. Ha usato i canoni del western decine di volte (tant'è che il vero omaggio al Django originale sta proprio nel suo primo film, Le Iene), ma dopo la visione di un film che – comunque – mi ha immensamente divertito, l'impressione è che lo volesse troppo, comportandosi come un quindicenne super-eccitato di fronte alla sua prima esperienza sessuale: perdendo quel senso della misura che, nel suo essere esagerato e sopra le righe, ha comunque sempre avuto, e che è quello che fa di un uomo un regista (o un eccellente barman).

Ed è una china che già si notava, da Kill Bill in poi, passando per Bastardi Senza Gloria: una sorta di strabordare che fatica sempre di più a tenere a bada. I suoi film stanno piano piano smettendo di essere film, e stanno diventando sempre più "cartoni animati in carne e ossa". Attenzione: questa non è una stroncatura (non sono nessuno, per stroncare alcunché), perché non è per niente escluso che questo sia proprio il cinema che Tarantino voglia fare, ma il Tarantino che sapeva scegliere e scartare, cinematograficamente, mi piaceva un sacco. Le note sfumate scompaiono sempre di più: ciò che è comico è comico e basta, ciò che è splatter è splatter e basta, ciò che è tragico è tragico e basta, mentre prima sapeva (o voleva) imbastire scene più "tridimensionali", come appunto in un buon cocktail o in una buona ricetta hai il sapore predominante e poi il retrogusto, i colori, gli aromi che arrivano più tardi. La mano invece si fa sempre più calcata, le situazioni e i generi sempre più caricaturati.

Ho sempre sperato che col tempo avrei visto, prima o poi, un film di Tarantino meno vittima del proprio "tarantinismo", ma probabilmente non era il caso di aspettarselo da un western, perché dare a Tarantino un western è come dire a un bambino: ecco, questo è il luna park, tutto a tua disposizione, mangia tutti i dolci che vuoi e usa tutte le giostre che vuoi. Quindi lui, da bravo giocherellone quale è, ha voluto usare TUTTO il luna park, mentre è bene che un regista sappia scegliere. Ma forse non sarebbe così divertente, perché guardato con occhio acritico, è un film che soddisfa, con un cast che recita in maniera egregia e dove Waltz spicca su tutti proprio perché si costruisce un personaggio più "spesso" di tutti gli altri, più umano e più sfaccettato. Il cacciatore di taglie tedesco è davvero come se fosse l'unico personaggio in carne e ossa dentro un cartone animato.

Vale i soldi del biglietto? Sì, tutto sommato. E' un western? Non propriamente. Diciamo che è un western come lo era il magnifico West and Soda di Bruno Bozzetto, che, però, era appunto un cartone animato.

Di Caprio è bravo, ma credo che ci darà molte più soddisfazioni quando finalmente madre natura si deciderà a farlo invecchiare un po', perché gli strumenti da grande attore ce li ha tutti, gli manca solo qualche ruga, altrimenti sembrerà sempre un bambino.

Il doppiaggio – come oramai (tristemente) da tradizione italiana degli ultimi anni – è scadente, quindi sicuramente coglierò la prima occasione di vederlo anche in ligua originale.

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Recensioni Nerd: LastIn Pro

Recensioni Nerd: LastIn Pro

Ci sono alcune applicazioni che hanno una funzione semplice, quasi banale, ma la svolgono bene e senza fronzoli, come serve a chi con lo smartphone non ci gioca e basta, ma ci lavora (anche).
Uno dei difetti degli smartphone è che non c'è una interfaccia per recuperare velocemente gli ultimi file scaricati/scambiati e gestirli con un tocco. Ci sono app per gestire il file system, ma alla fine il succo è: mi serve il file, subito, per decidere cosa farne.

Se ci arriva un allegato per email, dobbiamo andare a recuperare l'allegato nella mail, se abbiamo scattato una foto, bisogna andare nella galleria a cercarla, se invece ci è stato mandato via bluetooth… insomma, la lista è infinita.

Ho trovato questa applicazione, LastIn Pro, che mi ha soddisfatto. E' a pagamento, costa 0,99 € ma ne vale di più.

L'interfaccia è essenziale: c'è un elenco di file individuati dalla loro miniatura/icona,

Recensioni Nerd: LastIn Pro

che può essere raffinato tramite poche ma efficaci impostazioni,

Recensioni Nerd: LastIn Pro

con la possibilità anche di aggiungere tipi di file ed estensioni o cartelle da tenere "sotto controllo".

Recensioni Nerd: LastIn Pro

I file sono sempre ordinati dal più recente in poi. Scorrendo la schermata con un tocco, si passa all'elenco di immagini a quello dei documenti o a quello che raggruppa tutti i tipi di file.

Recensioni Nerd: LastIn Pro

Una volta individuato il file che ci interessa, con un tocco normale sulla miniatura o sull'icona lo apriamo, mentre con un "tocco lungo" (tenendo quindi premuto il dito sulla miniatura), compaiono le opzioni per gestirlo o condividerlo.

Recensioni Nerd: LastIn Pro
Recensioni Nerd: LastIn Pro

Una app semplice ma molto utile per chi scambia molti file.

Consigliata.

Link Play Store.

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Addio Monte

Addio Monte

Dedicato al Monte dei Paschi di Siena

Addio, Monte sorgente dal Palio, ed elevato a banca; conti insabbiati, ignoti a chi ha depositato da voi, e impressi ora nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più odiati familiari; torrenti di derivati, de' quali si distingue lo scroscio, come suono di voci moleste; immobili sparsi e dirigenti sbiancati, come branchi di pecore pascenti; addio!

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Caro Zuckerberg – il carteggio con il mio arci-nemico

Caro Zuckerberg,

ho deciso di raccogliere qui il nostro carteggio, o meglio, il MIO carteggio con te, visto che non rispondi mai, per lasciare una traccia della nostra storia, e perché il mondo sappia.

Tutti sanno che nel 2004, dopo quella competizione al college a chi mangiava più arrosticini e beveva più birra, completamente ubriaco ti dissi:

– Sarebbe bello fare un sito sulle tonalità bluette.

Il resto è storia, tu mi hai rubato l'idea del sito bluette e sei diventato miliardario. Ma io non me la presi, quell'incidente alla presentazione di Facebook fu solo uno scherzetto innocente.

Caro Zuckerberg - il carteggio con il mio arci-nemico

Solo che tu cominciasti a odiarmi e a fare cose al solo scopo di infastidirmi. Per esempio, il 31 Ottobre del 2011 ti scrissi:

Caro Mark Zuckerberg.
Io lo so che tu mi odi, mi vedi come il tuo grande rivale e cose così, ma ti chiedo gentilmente di rendere la mia bacheca più adatta alla mia strabordante personalità e al mio enorme egocentrismo. Il riquadro qui a destra, "Persone che potresti conoscere", mi infastidisce. Per favore, correggilo in "Persone che potrebbero conoscerti". E nelle loro bacheche fai apparire il mio nome in Time New Roman 74 grassetto sottolineato. Grazie, sono convinto che non ci sarà bisogno di andare per avvocati.

Facebook

Ma tu ignorasti questa, così come altre sensatissime mie richieste:

Caro Zuckerberg,
ti chiederei cortesemente di inserire un algoritmo che alla pressione di un pulsante produca delle focaccine calde. In questo modo il tuo sito diventerebbe finalmente utile.
Grazie.
Il tuo nemico, Fra.

Facebook

ti ricordi poi la quotazione in borsa? La facesti subito dopo un mio annuncio, nel Febbraio 2012.

Ho deciso di anticipare Zuckerberg e quotare il mio profilo Facebook alla Borsa di Machu Picchu. Ho messo giù qualcosa come 150mila azioni da 0.0001 Nuovo Sol l'una. Un Nuovo Sol peruviano vale qualcosa come 20 centesimi, quindi fate voi i conti. Praticamente con 3 euro diventate azionisti di riferimento del mio profilo. Vi consiglio però di differenziare gli investimenti, e comperare anche azioni del profilo di Fabio Volo (è quotato da anni, alla borsa Peruviana), così se vado giù io sapete che sale lui e viceversa.

Facebook

E' stato poi molto brutto, da parte tua, sospettare di me in continuazione. Ricordo quello che ti scrissi nel gennaio 2012:

Caro Zuckerberg,
ho letto che hanno violato il tuo account di facebook. Il giornalista era pure un ignorante che si stracciava le vesti dicendo "se non è sicuro il suo profilo allora moriremo tutti" e cose del genere, insomma il solito tizio che scrive articoli tecnologici ma che la cosa più tecnologica che conosce è il tostapane, in Italia ci sono più giornalisti tech, oramai, che lettori. Quello che volevo dire è che io non ho detto a nessuno che la tua password era "12345678", quindi non guardare me. Lo so che mi odi e tutto il resto, ma un tiro così basso non te lo avrei mai fatto.
Non ho detto a nessuno neanche che soffri di meteorismo e hai l'alito tridimensionale.
Con immutato affetto. Tuo, Fra

Facebook

Nonostante il tuo continuare ad ignorarmi, ti sono stato vicino con proposte, idee e offerte commerciali anche nei momenti più difficili:

Caro Zuckerberg,
sono sempre io, il tuo acerrimo nemico Fra.
Oramai Facebook sta perdendo pezzi da tutte le parti: le azioni vanno male, l'applicazione per i dispositivi mobili è seconda in bruttezza e inusabilità solo a Gasparri, i contatori di amici, contatti, "like", risposte e condivisioni oramai sono generatori casuali di numeri per il superenalotto. E' chiaro che qualcosa ti sta sfuggendo di mano. Quindi io ti faccio ora la mia offerta: ti do 50 euro – prendere o lasciare – e tu mi cedi il pacchetto di controllo, così potremo trasformare Facebook in un parcheggio.
Dai retta a me: su Internet c'è tutto ma non c'è mai un parcheggio.
Coi parcheggi sfondi sul mercato.
Lasciati servire.
Ciao eh.
Tuo, Fra

Facebook

E come mi hai ringraziato? Cercando di screditarmi con del becero dossieraggio. Sulla mia bacheca di Facebook, infatti, a un certo punto è comparso questo:

Caro Zuckerberg - il carteggio con il mio arci-nemico

Ok, ero ad Arcore, ma erano solo cene eleganti!

Maledetto.

Ti ricordo comunque che mancano all'appello altre richieste che ti faccio da tempo:

– il tastino "Non mi piace"

– il tastino "Sì, vabbeh, mi garba ma non è che mi sto pisciando sotto come un cane".

– La sezione "Nemici" (così potrai finalmente aggiungermi invece di spiarmi di nascosto)

Con immutata stima.

Il tuo nemico.

Fra

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Bufale Elettorali: il rifiuto al ritiro della scheda elettorale

Bufale Elettorali: il rifiuto al ritiro della scheda elettorale

Una delle cose belle di aver vissuto online gli ultimi quindici anni di campagne elettorali, anche quando online c'erano molte meno persone rispetto ad oggi, è che vedi sempre girare le stesse bufale, le stesse immagini, ogni volta condivise e rilanciate da migliaia di persone, allora pensi che alla fine Berlusconi ve lo meritate tutto.

Una di queste è sicuramente lì lì per ricominciare a girare in modo sostanzioso, ne sono sicuro. Il testo è questo:

"Pochi lo sanno ma la legge prevede la possibilita’ di rifiutarsi di votare e metterlo a verbale. Quando si va al seggio e dopo che le schede sono vidimate si dichiara che ci si rifiuta di votare e si vuole che sia messo a verbale. Le schede di rifiuto vengono CONTATE e sono VALIDE, contrariamente alle schede nulle o bianche o all’astensione dal voto. Nessun media (chiaramente) ne parla, sembra che i giochi della CASTA siano gia’ fatti, come al solito la gente andra’ a votare il ‘meno peggio’ (…)

1) ANDARE A VOTARE, PRESENTARSI CON I DOCUMENTI + TESSERA ELETTORALE E FARSI VIDIMARE LA SCHEDA
2) NON TOCCARE LA SCHEDA (se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza)
E ESERCITARE IL DIRITTO DI RIFIUTARE LA SCHEDA (DOPO VIDIMATA), dicendo: ‘Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato!’
3) PRETENDERE CHE VENGA VERBALIZZATO IL RIFIUTO DELLA SCHEDA 4) ESERCITARE IL PROPRIO DIRITTO DI AGGIUGERE, IN CALCE AL VERBALE, UN COMMENTO CHE GIUSTIFICHI IL RIFIUTO
(ad esempio: ‘Nessuno dei politici inseriti nelle liste mi rappresenta’ )(D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361 – Art. 104) COSì FACENDO NON VOTERETE, ED EVITERETE CHE IL VOTO,NULLO O BIANCO, SIA CONTEGGIATO COME QUOTA PREMIO PER IL PARTITO CON PIù VOTI!!"

Come tutte le bufale circolari, presenta gli elementi che non mancano mai:

1. Sindrome da MAIUSCOLE INCASTRATE

2. Lettere accentate minuscole in testo maiuscolo

3. Generica sovrabbondanza di punti esclamativi.

4. Riferimento a un articolo di una legge senza altre spiegazioni né indicazioni precise, dando così un'aura di affidabilità al tutto.

5. Informazioni a cazzo di cane.

Per chi abbia delle crisi di idrofobia alla vista di tutte quelle maiuscole, la sostanza la riassumo qui: "Recatevi al seggio elettorale, fate vidimare la scheda, non ritiratela assolutamente, ma dite che vi rifiutate di votare e pretendete che il Presidente di seggio metta a verbale la vostra rimostranza (a piacere)."

Accidenti che protestona, roba da far cagare addosso tutta la Casta.

Ora vediamo nel dettaglio il perché questa cosa si configura come una immensa stronzata.

1. Calo subito l'Asso. Non esiste, nel nostro sistema elettorale, la casistica del rifiuto della scheda una volta che ci si presenti al seggio. Se stai a casa non voti, se invece vai a votare puoi annullare la scheda o lasciarla in bianco. Schede bianche e nulle non rientrano nel conteggio dei voti validi e non concorrono al premio di maggioranza.

Già questo basterebbe. Ma andiamo avanti.

2. Ricalco il punto 2 della bufala perché è comicissimo: "NON TOCCARE LA SCHEDA (se si tocca la scheda viene contata come nulla e quindi rientra nel meccanismo del premio di maggioranza)". Certo, ma si sono dimenticati di aggiungere:

a. Se tocchi la scheda puoi dire "Scheda TUA!" toccando qualcun altro e allora saranno cazzi suoi.

b. Non vale toccare la scheda e tenere le dita incrociate.

c. Non vale fare rialzo un piede sull'altro.

d. Si può dire ARIMO, ma il Presidente di Seggio può gridare ARIVIVERE.

e. Se arriva un delegato del M5S, e se questi raggiunge la cabina elettorale senza farsi vedere, può gridare ELEZIONE LIBERA TUTTI! e la tornata elettorale è tutta da rifare.

f. Sta sotto chi arriva ultimo.

3. Ammettiamo che il diritto di rifiutare la scheda ci sia, per carità di Dio. Non credo che qualcuno ti arresti se cambi idea. Ma dato che è inutile farlo sapere al mondo, credo che l'essere umano senziente e ragionante, a quel punto entri in cabina, la annulli di suo, ci scriva sopra anche un "vaffanculo" un "siete tutti uguali", oppure ci metta una fetta di salame e un foglietto con scritto "magnateve pure questo". Danneggiare visibilmente la scheda è un reato, quindi non fatelo, non siate stupidi. Se poi volete a tutti i costi mettervi al centro del seggio elettorale e gridare:

Bufale Elettorali: il rifiuto al ritiro della scheda elettorale

"Rifiuto la scheda per protesta, e chiedo che sia verbalizzato con matita copiativa indelebile e sottoscritto dal Presidente di Seggio! Magda, hai preso la carta carburante?"

Credo che a quel punto il Presidente di Seggio, abbia due scelte:

a. fare un sospiro, e scrivere sul verbale che il tizio tal dei tali ha fatto una scenata annullando in maniera palese la sua scheda, che finirà tra le schede nulle.

b. far allontanare il tizio tal dei tali dalla polizia in quanto turba il regolare svolgimento delle operazioni di voto. Poi annullare la scheda.

4. Il riferimento alla legge che c'è alla fine del messaggio-bufala, rimanda a un articolo dove, tra gli altri, un comma dice che "Il segretario dell’Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000.", il che sarebbe anche "coerente" con la bufala, ma potete stare certi che un Ufficio elettorale verbalizzerà una cosa del genere: voi vi prendereste la responsabilità legale dell'annullamento di una scheda elettorale, quando i delegati dei partiti sconfitti non aspettano altro per fare ricorsi sulla regolarità del voto?

Peccato che il senso di tutto questo sarebbe o dovrebbe essere un pelo più "nobile": qualsiasi elettore ha il diritto e il dovere di segnalare irregolarità più o meno palesi. Inscenare una pantomima inutile che fa perdere solo tempo, non dovrebbe rientrare tra le opzioni di una persona intelligente: chi gestisce il seggio elettorale sono cittadini che si fanno un mazzo così per ore, non c'entrano nulla coi partiti e non meritano certe eiaculazioni anti-casta da adolescenti scemi.

Il consiglio quindi è: non siate stupidi.

Se non volete votare perché odiate tutti, non andate a votare.

Se volete annullare la scheda, annullatela.

Se volete lasciarla bianca, lasciatela bianca.

Se cercate un modo creativo per annullarla, disegnate un cerchietto, scriveteci dentro "FRANCESCO LANZA" e poi fate la crocetta, così io diventerò Sindaco dell'Italia.

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Io, stercorario.

Io, stercorario.

Ho letto un interessante articolo, di Daniele Imperi, su Pennablu.it.

E' un bell'articolo molto entusiastico sulla scrittura, che pone delle domande a chi si sente scrittore, in una sorta di gioco a staffetta, quindi lo segnalo a chi ami scrivere, ma non credo di poter rispondere. Io più che scrittore mi sento uno scarafaggio. Uno stercorario. Chi mi conosce sa che amo questo animale.

E' il mio dolce dolcissimo animale guida.

E' uno di quegli scarafaggi che portano in giro una splendida, meravigliosa, indispensabile palla di merda. La arrotolano e la spingono, continuamente, verso quel posto nel mondo nel quale scarafaggi e palle di merda si possono amare liberamente.

Io non sono uno scrittore, non lo sarò mai, perché quello che faccio, più che scrivere, è raggomitolare merda, compattarla con cura, assaggiarla, annusarla, catalogarla, maneggiarla. La mia invisibile palla di merda la spingo ogni giorno, la odio quando si incastra e mi rallenta, ma darei la vita per lei. Invisibile un cazzo, poi, per me è visibilissima. Non la vedono gli altri. Attualmente è una bella palla di merda mia coetanea, con un diametro di quasi 10 metri.

Un sole freddo fatto di cacca.

Io sono il suo satellite.

Ogni volta che scrivo o che non scrivo, prendo questa maledetta bellissima stella di schifo e la ruoto, la giro, ci salto sopra e camminando cerco di farla rotolare, la spingo, ci finisco sotto, a volte mi schiaccia, bruttissima stronza, si incastra e più la faccio rotolare insieme a me per il mondo, più si ingrandisce. A volte faccio finta di non vederla, soprattutto quando sono in mezzo alla gente. Ma lei è lì, che mi guarda. A volte mi chiama. E io dico non ora, ti prego, non ora, ho da fare. Vuole entrare con me al cesso, al cinema, in aereo, sul treno.

Per un certo tempo ho pensato che la scrittura fosse davvero collegata alla cacca. Visto che le idee più belle le avevo sempre la mattina sul cesso, anche quelle più poetiche, e dato che la grossa palla di merda mi diceva visto? hai visto?, decisi di andare da un mio amico medico e farmi prescrivere il più potente dei lassativi, giusto per vedere se mi venisse fuori una storia davvero decente, dato che comunque la mattina puoi avere anche delle idee belle solide e fluide, quelle che vengono fuori senza sforzo, ma alla fine sempre di pochi minuti si tratta.

Non lo scorderò mai: Fosfolax.

E' un medicinale che danno come preparatorio a chi deve fare la colonscopia. Visto che c'eravamo, il mio amico medico mi fece anche l'impegnativa per una colonscopia. Mi disse che mi avrebbero infilato un tubo di fibre ottiche in culo e che avrei potuto vedermi l'interno su un montior, non me la sentii proprio di rifiutare. Comunque: Fosfolax.

Era una sorta di gelatina verde. Anche poca. Aprii la bustina e la versai in un bicchiere, spremendola. Poi aggiunsi poca acqua e mandai giù.

Per la prima mezzora non successe niente. Ci rimasi anche un po' male. La palla di sterco era lì a dirmi cose tipo forse hai fatto una cazzata, non credo sia il metodo giusto, dai rotoliamo un po' in giro. Mi alzai la maglietta e mi misi a pancia fuori contro il vento, hai visto mai. Stavo perdendo le speranze, quando sentii poi una sorta di risucchio. Come se si stesse formando un vortice. Lo sentivo, quello era il mio grande romanzo, quello che sarebbe rimasto nella storia, che si stava agglomerando dentro di me. La palla di merda cercava di nascondersi sotto il letto, ma non ci entrava, continuava a sbattere in giro dicendo aiuto! aiuto!, lasciando pezzi di guano per tutta casa. Io sentivo che era arrivato il momento giusto, finalmente avrei avuto un fiume di idee, sarei stato ore sul cesso e avrei partorito la storia più grande di tutte.

Mentre sentivo arrivare l'ondata di idee, arrivò qualcosa di diverso. Come se una mano mi strizzasse dentro. Un dolore che scavava scanalature attraverso le quali tutti i liquidi del mio corpo si diedero appuntamento nel mio baricentro, sentivo il cuore pompare più forte, le lacrime cadere all'interno, la saliva fuggire verso il basso, sentivo come se l'acqua del mio corpo risalisse dai piedi, sfidando la gravità. A quel punto non pensavo più al grande romanzo, ma solo a salvarmi. Corsi in bagno.

Cinque ore dopo, avevo cacato fuori anche il colore degli occhi, ve lo giuro.

Ansimando sul divano, la palla di merda mi guardò e non disse niente, sapeva benissimo che avevo fallito.

Del mio grande romanzo, neanche l'ombra.

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Le polemiche (strumentali) sulla sigaretta elettronica. Pensieri e confessioni di un fumatore vero.

Le polemiche (strumentali) sulla sigaretta elettronica. Pensieri e confessioni di un fumatore vero.

Come fumatore accanito ho sempre avuto una consapevolezza: come qualsiasi drogato, non smetterò mai di essere un fumatore. Così come un alcoolizzato non smette di esserlo. Non c'entra la volontà, quella ti serve per mettere in pausa una dipendenza più o meno a lungo. Parlo di alcool e sigarette perché sono le due droghe di Stato, quelle che portano il magico adesivino col marchio del Monopolio, quindi due tipi di droga con i quali lo Stato si finanzia e contemporaneamente mi scarica la coscienza se, ammalato, dovrò usufruire del Servizio Sanitario. Con un bel vaffanculo a chi dice: "Non voglio pagare con le mie tasse le cure anti-cancro a un fumatore". Con tutte le sigarette che ho comperato me le sono già pagate da solo e forse le ho già pagate anche a qualche centinaio di persone, idiota chiunque tu sia. Facile che tu sia un ex-fumatore, categoria che riesce ad essere più odiosa e scassacazzi di qualsiasi ex-qualcosa, se ci si mette.

Come fumatore accanito sono sempre stato rispettoso dei non fumatori. In presenza di non fumatori non ho mai fumato, neanche nella mia macchina o in casa mia.

Come fumatore accanito ho amato e odiato il fumo. Attenzione: non sto dicendo che tutti i fumatori siano dei disgraziati drogati come me, alcuni fumano consapevolmente, molto poco, magari solo per "compagnia" (i cosiddetti fumatori sociali), hanno una dipendenza psicologica bassa e smettono quando vogliono. Dico così, di me, perché so benissimo il motivo per il quale ho fumato per tanti anni: per farmi del male, senza giri di parole. In certi periodi avevo meno voglia di farmi male, e quindi fumavo pochissimo o non fumavo, in altri avevo il desiderio di distruggermi, quindi fumavo tantissimo. La mia quantità di sigarette è sempre e solo dipesa da questo fattore. In certi momenti immaginarmi l'effetto distruttivo di una dolce, bella boccata di fumo all'interno dei miei bronchi era l'unica consolazione possibile.

"La sensazione del fumo caldo e denso dentro di me è la stessa che sentirei se avessi un'anima." (Chuck Palanhiuk – Survivor)

Il vantaggio è che è una droga a buon mercato, in fin dei conti, ti fa male senza distruggerti la capacità di ragionare sulle cose importanti, come la famiglia o il lavoro o senza indurti a rubare per procurarti un pacchetto.

Lo so, magari mette un po' di imbarazzo leggere certe cose, ma non so come altro metterla, per preludere a una questione: probabilmente ne so più io di fumo e dipendenza fisico/psicologica di chiunque altro. La dipendenza fisica da nicotina è qualcosa di molto trascurabile. La nicotina favorisce il rilascio di un po' di dopamina, ma la nicotina c'è anche nelle patate, infatti nella mia vita non ho mai incontrato qualcuno che odiasse mangiare patate o che non facesse uno sforzo per rinunciare a un po' di patate fritte. Lo so lo so, non è imputabile alla nicotina, che nelle patate è presente in quantità bassissima, sto solo scherzando, non rompetemi i coglioni, maledetti WikiNazisti dell'Illinois.

Il problema di una cosa come la sigaretta è che la vera dipendenza fisica è quella del gesto, fatto troppe volte quando cercavo di concentrarmi, soprattutto scrivendo. Ho avuto centinaia di ultime sigarette. Ho avuto terribili bronchiti che ho curato a suon di altre sigarette. Ogni volta che ho smesso di fumare, l'odore di qualche fumatore recente che mi passasse accanto era il più sublime dei profumi, la scia di una sigaretta che camminasse davanti a me era un tunnel di poesia passiva. Anche perché, volente o nolente, non smetto mai di concentrarmi su qualcosa, che sia un problema lavorativo o personale, o un ragionamento complesso, o un algoritmo da inventare, o se sia più fico Kirk o Picard.
Un labirinto con diverse entrate (depressione, concentrazione, autodistruzione, rilassamento, socialità, solidarietà con altri fumatori, digestione, ecc…) e sempre ua sola uscita: lo scoppiettio del tabacco che brucia.

Molti amici, fortunati, hanno trovato le giuste motivazioni in un magico libro scritto da un ex-fumatore che, incredibilmente, poi è morto pure lui. Ridacchiando mi veniva sempre in mente quello splendido spettacolo di Bill Hicks.

"Vi do una brutta notizia, non fumatori. Ogni giorno muoiono dei non fumatori" (Bill Hicks)

L'ho letto anche io, ma non sono mai riuscito che a darne un giudizio letterario: brutto, scritto in modo ripetitivo e (per me) inefficace. Se siete un normo-fumatore con la giusta motivazione, è efficace, dice cose tipo: "Fumi quando sei nervoso perché hai dai problemi. Poi quando hai fumato sei un po' meno nervoso ma i problemi sono cessati? No." e altre solide e inflazionate motivazioni che ogni fumatore conosce benissimo, solo che lì c'è l'espediente (molto americano, molto scientology) di leggere a un certo punto "ecco, ora accenditi una sigaretta, sì davvero! Ecco ora mentre la aspiri stai provando queste sensazioni." e uno pensa "ehi, è vero! provo delle sensazioni!" si sente coinvolto e si fida ancora di più. Prendete questi elementi logico-emozionali-motivazionali, ripetete i concetti decine di volte con esempi sempre diversi e alla fine uno chiude il libro e pensa (correttamente): certo, se fumo sono un coglione. E smette. In alcuni casi per sempre, in altri per un po'.

Io ho chiuso il libro e ho pensato:

– Sono un coglione, se fumo, lo sapevo anche prima.
– C'è roba più noiosa dei libri di Moccia
– E' vero, quando sei al pub o al ristorante in inverno è una menata uscire al freddo a fumare mentre gli altri rimangono amabilmente a conversare al calduccio, ma se non fumassi come potrei sottrarmi per cinque minuti alle stronzate che sento nelle suddette discussioni? Fingere di avere il diabete e andare a psiciare ogni due minuti sarebbe una cosa accettabile?

Ma soprattutto:

– Sono davvero l'unico malato di mente che tra i motivi per i quali fuma c'è che la sigaretta è efficace in qualcosa, e cioè farmi del male? L'autore non considera questa ipotesi.

Sì, forse sono l'unico malato di mente che lo pensa e lo ammette, ma fino a un certo punto ho pensato che non ci fosse un'uscita, per me, che non ci fosse una soluzione. Perché da bravo drogato (credo che anche ammettere di essere un drogato, come fumatore, sia un'eccezione, quando lo dico in giro mi dicono "esagerato") avevo sentito parlare delle sigarette elettroniche e pensavo: che cinesata inutile.Rinunciando ad approfondire.

Forza di volontà? Certo, basterebbe quella. Ma io l'ho esercitata in altri campi, che non sto qui ad elencare, per troppo tempo. Non me ne è mai restata neanche un po' per avere davvero la forza di smettere.

Ora è da diverso tempo che il fumo non è più un modo piacevole di farmi del male, è già da molto che fumo pochissimo, ma alla fine, come in passato, c'è almeno un momento nel quale ho sempre fatto una fatica immensa a rinunciare al fumo: scrivere. Che sia codice di programmazione, storie, articoli, racconti, pensieri. So benissimo anche che legare un gesto a una sensazione psicologica è roba da primate, ma siamo scimmie con bei vestiti, in fondo: alcuni dilapidano stipendi alla slot machine, altri strangolano familiari, altri si ubriacano e poi distruggono macchine e vite umane, io vaffanculo voglio aspirare qualcosa e sbuffare fumo. E non nascondo che ogni volta che ho sentito i discorsi di alcuni ex-fumatori ergersi a modelli morali di forza di volontà mi è sempre venuta voglia di triturare sigari e pipe e piantagioni di tabacco e anche ossa di raccoglitori di tabacco e fumarmeli tutti in una immensa cartina dicendo: sì, guardatemi, sono una cazzo di scimmia senza forza di volontà e vado fiero del fatto che almeno riesco a resistere al vizio di rompere la minchia al prossimo.

Poi ho voluto provarla, questa sigaretta elettronica, sia perché – come detto – ho deciso di smettere di uccidermi a rate, sia perchè è un gadget tecnologico (nessun nerd può resistere davvero a una cosa che si ricarichi USB). E ho scoperto una cosa, che mai avrei pensato, ma ci arrivo tra poco. Ho fumato sia liquidi con (poca) nicotina che senza nicotina, attualmente sono più di due mesi che non compro né fumo sigarette "analogiche". Quello che ho scoperto è che, qualunque sia la motivazione del tuo vizio con il fumo, quando ce l'hai passi sopra a cose che sono DAVVERO inaccettabili: i mozziconi fanno schifo, la cenere anche, l'odore sui vestiti anche. Ma – soprattutto se hai una motivazione al fumo forte come quella che avevo io – queste diventano tutte cose secondarie. E' bastata invece una settimana di fumo senza cenere, senza mozziconi, senza odori persistenti sui vestiti o sui guanti, per farmi disabituare. Credo che il meccanismo psicologico subentrato sia: ehi, posso aspirare qualcosa che assomiglia al fumo, senza tutto il resto!
Quindi ho cominciato a non considerare più accettabili certe cose, non era più un compromesso conveniente. Prima, quando mi imponevo di non fumare, invidiavo chi usciva per farsi una sigaretta, avrei dato tutto per essere io dentro la loro bionda e venire consumato piano piano, scoppiettando. Ora mi sono sorpreso a non pensarci più. Ho passato molto tempo anche con il kit scarico, senza poterla caricare e non ho avuto neanche l'impulso di entrare in tabaccheria. Anche questa è, psicologicamente, una novità. Ho cominciato a notare l'odore sui fumatori e a non considerarlo più gradevole. Ho cominciato ad annusare che qualcuno avesse fumato da poco sulle scale. Tutte cose che mi fanno sentire come la sfigatissima Helen Keller, a bocca aperta con le mani sotto l'acqua fredda.
Piano piano sto anche perdendo il gesto, anche se sarà la cosa più lunga alla quale disabituarsi.

Non mi servono studi scientifici col doppio cieco, quindi: è efficace, lo so, io ne sono la dimostrazione perché non esiste un fumatore con una determinazione al vizio più forte della mia, al mondo.

Sul suo funzionamento, da buon nerd, mi sono informato anche oltre il necessario (smontarne una e distruggerla, perdendoci dei soldi, credo sia una cosa incontro alla quale un nerd va volentieri, per il piacere della conoscenza). Un fornelletto scalda un atomizzatore, che non è molto dissimile da quello che viene usato anche per produrre latte in polvere o essiccare alimenti, solo che è più piccolo e ciò che vaporizza, tramite una resistenza, è un liquido, quindi, di fatto, non si aspira e si espelle che vapore. Lo stesso vapore che si espira d'inverno, o che produci col ferro da stiro, solo che è vapore "freddo". E' per questo che è inodore e non "resta" nell'ambiente o sui vestiti. Vuol dire che non faccia male a livello di salute? Non lo so. Sicuramente non c'è combustione, quindi non è fumo, quindi non possiamo parlare neanche di fumo passivo ma questo mi interessa meno perché generalmente, se non fumavo prima in presenza di non fumatori, tendo a non farlo neanche adesso, se non con chi conosce già il funzionamento. Questo anche perché ci sarà sempre un non fumatore talebano (un pio, un teorete, un bertoncelli, un prete) a dire che la sola vista di una sbuffata di qualcosa equivale al fumo passivo, e contro quel tipo di critica non serve a nulla neanche la spiegazione tecnica. E qui veniamo alle polemiche, e sul perché siano totalmente strumentali: negli ultimi mesi la sigaretta elettronica sta diventando un business mica da poco. Se ne vendono sempre di più e si vendono sempre meno prodotti del tabacco.

Soprattutto, i Monopoli di Stato non stanno incassando nulla da queste vendite.

Quindi si assiste a una campagna di dis-informazione piuttosto sospetta, nonostante a livello normativo non si sia davvero ancora deciso nulla. Si parla di equiparare i prodotti correlati alla sigaretta elettronica a quelli dell'industria del tabacco, consentendone la vendita solo nelle tabaccherie. Sicuramente mi aspetto che saltino fuori anche studi su quanto sia nociva la nicotina se, invce di caricarci la sigaretta elettronica, te la spari in vena o ci carichi un clistere e te la siluri nel culo. Magari arriveremo anche a leggere che l'atomizzatore è lontano parente di una centrale nucleare.

Spero che lo Stato non sia più interessato all'entrata fiscale data dal bollino del Monopolio, che alla mia salute.

L'unico ragionamento sensato, in merito, è il seguente: distinguiamo tra tecnologia e sostanze. La sigaretta elettronica in quanto tale è un oggetto tecnologico, e NON ha senso che sia sottoposto a una normativa diversa rispetto a qualsiasi altro innocuo strumento tecnologico. Questo strumento può essere caricato con due differenti tipi di liquido:

– con nicotina

– senza nicotina

Ora, visto che la nicotina è – di fatto – una sostanza stupefacente, seppure blanda, allora possiamo anche dire che le boccette con nicotina debbano essere vendute in farmacia (anche se mi resta sempre la domanda: perché invece i superalcoolici hanno una vendita tutto sommato libera?), ma quelle senza nicotina dovrebbero essere vendibili liberamente, e non c'è alcuna motivazione logica perché la cosa funzioni diversamente. Se è la nicotina a fare male, che si regolamenti la distribuzione della sola nicotina. Ma sarebbe un'entrata davvero scarsa, temo, visto che i liquidi costano davvero poco e il loro consumo è molto meno rapido rispetto alle sigarette.

Qualsiasi altra motivazione, invece, ha una sola ragione: Monopolio, entrate fiscali. Fare cassa, non importa come. Come dicevo non so se l'inalazione di vapore sia, a lungo termine, dannosa. Non esistono neanche troppi studi scientifici, ma i pochi che ci sono paiono essere favorevoli al "fumo elettronico". Cito, a titolo di esempio, questo articolo del sito della Lega Italiana Anti-Fumo.

Quindi, per chiudere un pezzo forse troppo personale e anche troppo lungo, uccidere un business che sta togliendo clienti a quello – davvero malato – del tabacco, è una cosa sulla quale vale la pena fermarsi e ragionare, applicando più la logica che la presunzione e il pregiudizio.

p.s.:

Ai fumatori incuriositi che vogliano perdere il vizio, ma che come me non hanno la volontà sufficiente di smettere di colpo e per sempre, un consiglio: non usate la sigaretta elettronica come strumento per fumare nei luoghi chiusi, fumando poi sigarette "vere" all'aperto. Così non serve. Abbiate il "piccolo coraggio" di fare una settimana di stacco totale dalle sigarette e vedrete che non tornerete più indietro. Ve lo dice uno che di sigarette ci si sarebbe ammazzato.

Ah, e quelle che vendono in Farmacia, quelle cioè che assomigliano proprio a sigarette vere e che hanno pure la pacchianissima lucina rossa che si accende quando aspiri, sono delle sòle, la batteria dura poco, l'atomizzatore di rompe facilmente e i "filtrini" che contengono il liquido è plastica che va buttata via, quando esauriti.
Scegliete sigarette elettroniche dove potete dosarvi voi il liquido, in modo da – nel caso – iniziare con liquidi con nicotina, mescolarli poi con quelli senza nicotina e passare quindi totalmente a quelli senza. Non sto neanche a dire quanto stia meglio la mia gola e i miei polmoni, quello è scontato e anche un po' retorico, e la retorica mi pare che si capisca che mi fa anche un po' incazzare.

p.p.s.: Per i miei amici fumatori. Anche se nessuna Legge mi impedisce di starmene comodo a fumare al chiuso, io continuerò ad accompagnarvi fuori, anche al freddo. (;

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[Nerd Recensioni] WhatsApp, l’inutile.

[Nerd Recensioni] WhatsApp, l'inutile.

Questo trancio di Storia che ci vede vivi, interconnessi e comunicanti è caratterizzato da molte cose. Una di queste è la messaggistica. Prima c'è stata la rivoluzione degli SMS e poi la Rete è nata e cresciuta e oggi vediamo una vera e propria fusione tra i servizi di telefonia e quelli di messaggistica online.

A dire il vero oggi viviamo una reale saturazione: Skype, Gtalk, Facebook Messenger, Twitter, Facebook, G+, Whatsapp, Viber, Kik, anche installati tutti quanti insieme.

Volevo concentrarmi su WhatsApp perché trovo il suo successo contemporaneamente inspiegabile ma emblematico di un certo modo (ingenuo) di vivere la propria presenza online.

Innanzitutto viene "spacciato" come un applicativo per mandare "SMS gratuiti". Sbagliato. Non sono sms e non sono tecnicamente neanche gratuiti. Sono messaggi privati tra un "nodo" e un altro nodo, attraverso la rete dati. Se siete collegati a una Wifi che non pagate voi, certo, in quel momento sono gratuiti, ma se siete collegati all'ADSL di casa vostra o se state usando la rete dati del vostro operatore, i messaggi di WhatsApp li state pagando eccome. Quanto li state pagando dipende esclusivamente dal tipo di contratto che avete con il vostro operatore.

Quindi? WhatsApp fa quello che fanno esattamente tutti gli altri software di messaggistica, con alcune grosse lacune in fatto di sicurezza e privacy:

1. Il tuo account E' il tuo numero di telefono. Questo vuol dire che quando ti connetti sei automaticamente visibile come connesso a tutti quelli che fanno parte della tua rubrica telefonica e che hanno installato e attivo WhatsApp. Pure quelli che ti stanno sulle balle, o clienti, colleghi, capi… la mia misantropia in questo momento è rannicchiata in un angolo a dondolarsi con lo sguardo perso nel vuoto.

2. Non c'è un modo per andare offline, a meno che non si disattivi la rete dati. Pessimo. Si può scaricando un altro software di terze parti, ma io sono dell'opinione che un'applicazione che necessiti di un'altra per colmare una lacuna, sia indegna di stare tra le mie applicazioni.

3. Non c'è un modo per fare delle "liste" di utenti che ti vedano offline o che non ti vedano, o di bandire uno o più utenti senza creare terrificanti incidenti diplomatici.

4. I messaggi hanno visibile lo stato di inviato e di letto, chi ha WhatsApp SA che il messaggio ti è arrivato e che l'hai letto. Se anche ti capita (oh, a me capita) di leggerlo mentre stai facendo altro e di pensare "rispondo dopo" e il "dopo" in realtà è talmente carico di casini da fartelo dimenticare, ecco che poi arriva la richiesta di spiegazioni e tu pensi "ma perché cristodìo? si stava tanto bene con gli sms".

5. Quando lo installi e ti iscrivi, come detto, il tuo nome account è il tuo numero di telefono. E la password? Santissimo iddìo, la password? Perché non posso personalizzarla? WathsApp ha dovuto inseguire e risolvere metodi che consentivano molto banalmente di impersonare uno qualsiasi dei tuoi contatti e mandare messaggi al posto suo. Per chi voglia una fonte riguardo uno dei metodi più recenti, eccola. Sicuramente miglioreranno questo aspetto, o almeno lo si spera, come ogni volta che una vulnerabilità viene scoperta, ma la base di partenza è pessima: non posso fidarmi totalmemte di una applicazione che gestisce l'autenticazione al posto mio. Non ha proprio senso: è vero, questo facilita l'utilizzo e invoglia a usare l'applicazione come sostituto totale degli SMS, ma il prezzo da pagare potrebbe essere alto. Non è concepibile che una applicazione che si connetta alla rete non mi dia la possibilità di gestire totalmente la password del mio account.

Tirando le somme, come dicevo, da una parte non capisco il successo di WhatsApp, visto che non aggiunge nulla, ma proprio nulla, al nugolo di applicazioni che consentono lo scambio di messaggi. Dall'altra, mi fa specie e osservo con curiosità le persone lamentarsi per [finti] problemi di privacy e proprietà dei contenuti sui social network, copiando e incollando status con informazioni inventate, mentre poi non si curano di quello che hanno installato sul proprio cellulare, che forse oramai è il dispositivo più personale e privato che esista.

Il consiglio è quindi: usate qualcos'altro, non importa cosa, ma che ci siano almeno due funzionalità di base: personalizzare il proprio account a livello di nome utente e password e disconnettersi quando non si voglia essere raggiungibili.

[Nerd Recensioni] WhatsApp, l'inutile.

Ecco la pagella per l'applicazione WhatsApp:

Versione provata: Android.

Intuitività: 8

Grafica e faccine: 5

Personalizzazione: 2

Utilità: 4

Sicurezza: 0

Globale: 3

p.s.: visto che da ragazzino sognavo di fare il redattore della rivista Zzap!, le recensioni saranno corredate da faccina esplicativa come quella qui a destra, che è un omaggio a quella mitica rivista con la quale una intera generazione di nerd è cresciuta.

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