Mese: giugno 2013

Il tempismo perfetto della lettera della prof. a cui il padre chiede di bocciare il figlio per un contratto di #lavoro

Stamattina la lettera della Prof. viene pubblicata da Repubblica, dalla Stampa, sia online che su carta, e nella rubrica buongiornosa di Gramellini.

Diventa quindi virale e la pubblicano e condividono un po' tutti, sui socialcosi e sui blog.

Qualche dubbio, sul fatto che sia vera, ce l'ho. Lasciando perdere il fatto che non è reale il caso, perché nasce da un'interpretazione casuale di un decreto anch'esso casuale.

Per carità, può sempre essere, eh?

Ma mettendo in fila alcune cose, mi sorgono dei dubbi:

1. I provvedimenti e le varie interpretazioni isteriche risalgono pressappoco a ieri pomeriggio, compreso il post di Grillo, la replica di Letta e il post di Grillo che viene modificato e ammorbidito.

2. Nel pomeriggio la pizzeria contatta il padre, quindi, e gli chiede di far bocciare il figlio, altrimenti non possono assumerlo.

3. Il padre, mettiamo che non abbia avuto neanche un attimo di dubbio di coscienza, chiama l'insegnante e le fa la scandalosa proposta.

4. L'insegnante scrive alle redazioni de La Stampa e di Repubblica e non solo viene letta e selezionata tra le centinaia di mail che le redazioni ricevono ogni giorno, ma anche in tempo utile per finire sul cartaceo.

La prima cosa che mi viene in mente è: che culo, Professoressa, se è in ascolto mi manda i primi sei numeri che le vengono in mente? Grazie. Usi pure il form di contatto che c'è alla voce "Scrivimi!" nel menu in alto.

La seconda è: quanto è assurda una situazione nella quale un padre preferisce che il figlio, bravo, coscienzioso e capace di destreggiarsi tra scuola e lavoro venga bocciato alla maturità per una promessa di assunzione e in più l'insegnante abbia anche il dubbio su cosa sia giusto fare, quando nessun insegnante perderebbe neanche un secondo e deciderebbe di far ragionare il padre, perché la scusa "tanto la maturità la prende l'anno prossimo" è ancora più assurda di tutto il resto dell'impianto?

E' per questi motivi che la lettera, bella, scritta bene e anche commovente a tratti, pare più l'opera di un bravo copywriter.

Poi, per carità, se è vera mi propongo di scrivere gratuitamente una sceneggiatura per una serie TV intitolata "Cuore 2.0", perché davvero mi si stava spezzando il muscolo cardiaco.

Il tempismo perfetto della lettera della prof. a cui il padre chiede di bocciare il figlio per un contratto di #lavoro

Ah, se a qualcuno stesse venendo in mente che io stia difendendo il Decreto Lavoro, vorrei solo aggiungere un mio tweet di qualche giorno fa per chiarire cosa ne pensi a riguardo.

Ciriciao, gente!

update: Come volevasi dimostrare. Il Post pubblica la conferma della falsità della lettera. Niente da fare: il fiuto per le cazzate è troppo allenato. ;)

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Un mistero da svelare: chi ha ucciso il nonno di Noè?

Fin da piccolo ho avuto alcune domande riguardo il Vecchio Testamento, perché avevo il vizio di mettermi lì con carta e penna e fare dei calcoli.

Ora, da Genesi 5 ricaviamo queste informazioni:

– Adamo a 130 anni ebbe Set (dopo che Caino ammazzò Abele e finì latitante). Poi campò altri 800 anni, facendo altri figli che non ci interessano perché stiamo seguendo la linea generazionale che ci porta a Noè, per un totale di 930 anni.

– Set a 105 anni ebbe Enos. Visse altri 807 arzilli anni per morire all'età di 912 anni.

– Enos fu più precoce, ebbe il figlio Chenan a soli 90 anni, visse altri 815 anni e scomparse prematuramente a soli 905 anni.

– Chenan fece scandalo avendo il figlio Maalalel a 70 anni, praticamente un adolescente, visse quindi fino a 910 anni.

– Maalalel prese dal padre l'hobby di fare figli giovane ed ebbe a soli 65 anni Iared, ma morì giovanissimo, a 895 anni.

– Iared aspetta coscienziosamente la maggiore età per avere Enoc, a 162 anni, vivendo per altri 800 anni e raggiungendo quindi la splendida età di 962 anni.

– Enoc genera Metusela, il nonno di Noè, alla tenera età di 65 anni. Enoc muore praticamente appena dopo aver preso la patente, a 365 anni.

– Metusela, memore della scomparsa così improvvisa del padre, aspetta ben 187 anni prima di dare alla luce Lamec, vivendo poi per altri 782 anni, lasciando quindi le sue spoglie mortali all'età di 969 anni, il più longevo di tutti.

– Lamec diventa padre di Noè a 182 anni, ma vive solo 777 anni.

– Noè, infine, vive 500 anni prima di dare alla luce Sem, Cam e Iafet.

Ora, da questi dati possiamo ricavare alcune considerazioni: quando Noè nasce, Adamo è morto da appena 30 anni e a parte il bisnonno Enoc, morto come abbiamo visto giovanissimo, gli altri sono ancora tutti vivi. Iared, tra i più longevi, quindi, sopravvive per centinaia di anni al povero figlio Enoc. Ma anche Metusela, sopravvive al figlio Lamec, morendo ben 180 anni dopo.

Metusela muore quando Noè ha 600 anni, facendo in tempo a vedere i nipotini Sem, Cam e Iafet spegnere le prime 100 candeline.

Ma come è morto Metusela?

Ma torniamo un attimo a Noè, mettiamo da parte Metusela e saltiamo a Genesi 9.

Paura, eh?

Paura, eh?

Genesi 9, 28-29:

"28 Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquant'anni. 29 L'intera vita di Noè fu di novecentocinquant'anni; poi morì."

Se togliamo 350 anni a 950, cosa otteniamo?

600.

Esattamente l'età che aveva Noè quando morì nonno Metusela.
Ed esattamente l'età che aveva Noè quando, durante una servizio di Studio Aperto con i consigli su come sopravvivere al caldo killer, Dio mandò il Diluvio Universale.

Di tutti gli antenati di Noè, Metusela era l'unico vivo.

Le domande senza risposta, quindi, restano molte.

Perché Dio non l'ha salvato insieme alla famiglia di Noè?
Era forse malvagio come gli altri uomini dai quali Noè e la sua famiglia si distinguevano?
E perché Noè non chiede di poter salvare anche il povero nonno?
Dio aspettò che Metusela morisse di vecchiaia, per mandare il Diluvio?
I testi non riportano dettagli, in merito.
Perché questo velo di omertà sulla morte dell'uomo più longevo di sempre?

Cosa è accaduto, quel giorno, sull'Arca di Noè e se non sull'Arca, nei pressi dell'Arca?

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La trovata pubblicitaria della statua egizia che si muove da sola

Geniale e già potentemente virale il video della statuetta egizia, che misteriosamente ruota di 180°.

Ma guardando il video è chiaro che si tratti di una trovata pubblicitaria del Museo di Manchester.
Proviamo a testare le vostre qualità di investigatore anti-bufala web: cosa si nota guardando attentamente il video?

Scrivetemi nei commenti al post le vostre osservazioni. (;

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#Incipitdimenticati in fondo a un cassetto

A volte capita di rovistare cassetti, reali, o virtuali, e spuntano fuori cose dimenticate.
Chi ha l'amore per la scrittura, poi, trova incipit di racconti, romanzi, appunti di cose che non hanno mai avuto seguito e che non l'avranno mai.

Sono sicuro che in tanti ne hanno qualcuno, da qualche parte.
Io getto la cosa nel mare, vediamo quanti rispondono. Mi piacerebbe leggere l'incipit dimenticato di qualcuno che passi di qui.
Se vi va pubblicate il vostro sul vostro blog, o su Facebook e marchiatelo con il tag #incipitdimenticati
Io ne metto uno.

Non ha un titolo, quindi glielo darò ora: Sottosopra.

#Incipitdimenticati in fondo a un cassetto

«Il giorno che sono nato, è successo un casino, Bixi.»
Lo sapevo che aveva sentito la storia mille volte. Sapevo anche che non credeva che tutto tutto fosse vero, perché, diceva, quando sei nato non puoi ricordartelo proprio bene. In effetti aveva ragione, ma lo ammetto solo ora. Ma quella volta la situazione era tesa, veramente tesa, e mi serviva raccontare di quando ero nato. Perché, mi dicevo, se sono sopravvissuto a quel casino, allora posso scampare anche questa. Una delle tante avventure mie e di Bixi. Ma più pericolosa delle altre.

Il Condominio Grandi era una specie di paradiso, per noi bambini. Era meraviglioso e terrificante al tempo stesso. Mio papà, quando gli avevo detto che quel groviglio di mattoni e tunnel mi piaceva ma mi impauriva, mi disse che gli antichi greci avevano una parola sola per dire tutte e due le cose: deinòs. Mi raccontava queste cose, ma me le tenevo quasi sempre per me: quando mi capitava di dirle, giù in cortile, se andava bene mi prendevano in giro. Se andava male finiva sempre a botte con Fabio, che era stato figlio di un ex vicesindaco, e quindi aveva più potere di tutti, nella scala sociale. Però mi faceva ridere, pensare ai greci che litigavano perché uno voleva dire che era una giornata da paura e l’altro capiva che invece era spaventosa. Se sono tutti morti, gli antichi greci, ci sarà un motivo. Non sapevo perché mio padre mi raccontasse sempre quelle cose sul passato. Mi piacevano, ma non ero sicuro di capirle proprio tutte dritte, come non ero sicuro di capire dritto neanche loro due: mamma e papà. Ma d’altra parte si sapeva che i genitori e tutti i grandi in generale, erano degli esseri strani.
«Sono arrivato alla conclusione che i grandi sono una specie di razza aliena che vuole assimilarci.», dissi una volta al mio migliore amico, Culone. Culone mi guardava con il labbro inferiore che gocciolava, come sempre. Aveva una specie di cosa al naso, per cui respirava sempre solo con la bocca e quindi faceva un gran casino di saliva. Come se fosse sempre raffreddato, ma senza il moccio. Continuava a risucchiare saliva, con la lingua mezza fuori dalla bocca. Quando ti toccava il braccio, sentivi sempre la mano umidiccia. Insomma, faceva un po’ schifo, ma era uno di quelli che se ti dice che giura crocesulcuore, allora puoi starci sicuro. E poi ci parlavo quasi solo io con Culone.
«Facci caso. Si arrabbia tua mamma se attacchi le caccole dietro il termosifone?»
«Sì!», e me lo diceva con uno sguardo tra il sorpreso e il deluso. Io mi chiedevo se i greci avevano una parola anche per quello.
«Eppure sappiamo benissimo che è il posto migliore per conservarle, no? Ecco, abbiamo mia mamma e la tua che si arrabbiano per la stessa cosa. E poi ci saranno altre cose sulle quali sono d’accordo tra di loro, anche se non si sono mai conosciute, apparentemente. Le sto raccogliendo tutte su un quaderno segreto. C’è qualcosa di strano, sotto. Ricorda quello che dico, Culone: i genitori sono una enorme mente collettiva. Se non mi vedrai più è perché sapevo troppo.» E qui Culone si cagò addosso. Capitava spesso. Diventava rosso, saliva a casa, e tornava giù con un paio di pantaloni nuovi.

Bixi tremava di paura. Non riusciva a tenere il manubrio fermo. Faceva tremare anche a me, quella cagainmano. Allora decisi di andare avanti io.
«Stai qui», le dissi. La appoggiai al muro con il pedale alzato, perché le avevo tolto il cavalletto, che era da sfigati. Ma già girata verso la direzione opposta. Nel caso avessimo dovuto scappare rapidi. Nessuno si era ancora spinto da quel lato delle Cantine. Guardai la porta. Era una di quelle che si aprono a spinta, da dentro. Bixi mi implorava di scappare via, di andarcene. Però quella porta si era aperta, quindi voleva dire che dall’altra parte c’era qualcuno che aveva premuto il maniglione. E poi quel corridoio non l’aveva ancora mai esplorato nessuno. Mi avrebbero intitolato il passaggio, se fossi tornato per raccontarlo. Era una di quelle cose per le quali valeva la pena di provare.
«Mia mamma non riusciva a farmi nascere, perché ero girato sottosopra, Bixi, e allora un dottore mi ha preso per i piedi e mi ha tirato fuori.» Mi tremava un po’ la voce, a dire il vero, ora. «Sarà per questo che faccio sempre le cose a rovescio.»

Il telegiornale aveva detto che quel giorno lo avevano allungato di un secondo. Degli scienziati si erano riuniti tanti anni prima, e avevano deciso che ogni tanto gli orologi sbarellavano rispetto al sole, che insomma non era tutto proprio preciso. E allora, ogni tanto, quando si accorgevano che gli orologi erano troppo sbarellati, aggiungevano un secondo in un giorno. Si chiamava “minuto di sessantuno secondi”. Avevano anche detto che quell’anno era la dodicesima volta che aggiustavano l’ora, da quando avevano iniziato a farlo tanti anni prima. Mi rimase impresso perché solo un mese prima avevo fatto sei anni. E se contavo due volte i miei anni, arrivavo a dodici. Era il 1983 e i miei genitori erano contenti che io sapessi leggere e scrivere e contare, anche se la scuola dovevo ancora iniziarla. Quel secondo in più mi tichettava in testa, avrebbe voluto farmi fare dei ragionamenti più grandi, ma non ero ancora capace di capire quali.
Una sensazione che mi dava fastidio e che mi avrebbe infastidito molte altre volte, in futuro.

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Chiedo Spock e mi danno Speck. Lettera aperta a GieiGiei Abracchio

Caro JJ,

Non so se ti ricordi (non vedo perché no, in fondo tu sei solo un regista cicciopasticcio miliardario e io uno sfigato con un blog), ma la volta scorsa, nel 2009, fui moderatamente morbido nei tuoi confronti. Dissi: Vabbeh, parcheggiamo un attimo l'istinto da Trekker e diamoti atto che Star Trek, come saga, purtroppo aveva due strade, e cioè la sepoltura o un reboot.

Avevo anche apprezzato il coraggio di dichiarare che non fossi un fan. Hai fatto il tuo film, e ne hai cavato fuori qualcosa che comunque non era peggio di Nemesis (anche se nessun film al mondo è peggio di Nemesis e Rick Berman brucerà all'inferno per aver ridicolizzato in una volta sola sia tutto il cast della Next Generation, che i Romulani).

Hai usato il classico espediente della linea temporale alternativa, potevi sforzarti un po' di più, ma d'altra parte eri impegnato con il finale di Lost, e a questo proposito volevo dirti una cosa: di Lost ho visto solo l'ultima puntata, e ha un finale di merda anche presa come opera a sé stante.

Ma bando alle ciance, veniamo a questo Into Darkness. Partiamo da una considerazione tecnica. Il fottutissimo 3D. Purtroppo non abbiamo trovato una sala che lo desse in NO-D, ma devo dirti una cosa: non è che se stai usando il 3D devi mettere sfocatissimo TUTTO quello che è in primo piano, piazzando oggetti a caso davanti al soggetto che metti a fuoco solo per poter gridare "ehi mamma, guarda, sto facendo un film treddì!", altrimenti sei solo un registaminkia.

In secondo luogo, io ho resistito a tutte le recensioni e tutti gli spoiler, non sapevo il nome del cattivo di turno, né altro, ma posso dirti una cosa? Universo alternativo, linea temporale alternativa, sono espedienti che nello scrivere la fantascienza ci stanno, però se la piega che stai prendendo è quella di rifare i film della serie classica con più gnocca e con qualche ruolo scambiato, molla subito, perché dopo i primi 15 minuti mi stavo chiedendo se nel prossimo film ci metterai Spock che gioca a tresette con le balene (capisc'ammé).

Tutto il film sembra dire: ok, non sono mai stato un fan della saga, ma ho letto su wikipedia un bel po' di cose, tipo:

– klingon
– teletrasporto
– aspetta aspetta, come si chiamava quando fai impennare l'Enterprise? Ah sì! CURVATURA!

Va bene che l'esigenza è di attualizzare Star Trek e di far affezionare le fragili nuove generazioni emo, passiamo anche sopra a Spock che si incazza come un rinoceronte e si emoziona e ai momenti alla "Holly e Benji", ovvero quei punti nei quali nel mezzo dell'azione c'è una pausa di riflessione,

"Devo fare questo gol per mio padre, per mia madre e per il lattaio"

“Devo fare questo gol per mio padre, per mia madre e per il lattaio”

i personaggi svelano qualcosa di sé agli altri personaggi e agli spettatori, e imporovvisamente un mattone con legato un foglietto sfonda la poltroncina accanto a te, raccogli il mattone e sul biglietto c'è scritto: "Tra due secondi questo idilliaco momento piazzato qui senza senso verrà interrotto da un blastolaser fotonico nemico o da Mark Lenders che entra come un trattore John Deere. Firmato: gli sceneggiatoriminkia", e infatti, puntuale arriva Mark Lenders,

"Deh, fellone! Mentre ragionavi di frociate, ero in treno di giungere!"

“Deh, fellone! Mentre ragionavi di frociate, ero in treno di giungere!”

passiamo sopra a tutto questo, ma è possibile che la tecnologia del futuro debba essere riparata sempre a calci?
Anche il delicatissimo allineamento dei cristalli di dilitio, la parte più delicata dell'Enterprise, viene sistemata a spintoni e rutti.
Puoi anche farmi la linea temporale alternativa, ma la velocità curvatura non è una cosa che rende l'Enterprise simile alla macchina del Papa (va da dio e non consuma un'ostia) consentendole di arrivare quasi dall'altra parte del quadrante in tre minuti. Saranno tecnicismi da fan, ma oltre a guardare la voce "Star Trek" su Wikipedia potevi almeno informarti un po', stai maneggiando un universo che è bello anche perché chi l'ha creato ha creato una fisica coerente al suo interno.
E' come se decidessi di rifare il Signore degli Anelli e ci fosse una scena del genere:

Saruman: – Qui sono appena passati degli Hobbit
Urukai: – Da cosa lo capisci?
Saruman: – Elementare, Watsgùl, ci sono le orme dei piedi e una traccia centrale lasciata dal loro lunghissimo pene.
Urukai: – Giusto, la storia della L.

E poi: è possibile che riesci a copiare elementi da tutti i film di fantascienza, compreso Iron Man e tu venga salutato come il genio che viene chiamato a risollevare le sorti delle saghe perse, mentre per molto meno Luttazzi giace nell'onta?

Cosa farai ora che devi metterti sul settimo capitolo di Star Wars?

Ti do un suggerimento: punta tutto sul conflitto generazionale, dovrebbe venire fuori qualcosa del genere.

Chiedo Spock e mi danno Speck. Lettera aperta a GieiGiei Abracchio

Ciao "genio".

Fra

Chiedo Spock e mi danno Speck. Lettera aperta a GieiGiei Abracchio
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Atti unici

un timido omaggio al Maestro Achille Campanile

Fast News
(Pièce teatrale futuribile in atto unico)

– Buongiorno, come posso servirla?
– Ah… vorrei un Menu Strage Mattina.
– Medio Oriente o Africano?
– Medio, che i bambini africani mi portano poche condivisioni e poi dormo male.
– Vuole un cartoccio di beagle vivisezionati freschi a solo un euro in più?
– Si grazie. Da bere vorrei un complottismo grande.
– A lei, sono 10 euro e cinquanta.
Buongiorno, come posso servirla?

Sipario.

Atti unici

Tragedia diplomatico-politica in atto unico.
Personaggi:
– Segretario dell'ONU
– Cameriere dell'ONU

Cameriere dell'ONU – Cosa desidera, signore?
Segretario dell'ONU – Più di ogni cosa, vorrei la Pace.
Cameriere dell'ONU – E come la vorrebbe?
Segretario dell'ONU – Al sangue, grazie.

Sipario.

Atti unici

Tragedia dell'alcolismo in atto unico
Personaggi:
– Barista
– Avventore

Avventore: – Un altro. Doppio.
Barista: – Bevi per dimenticare?
Avventore: – Sono Italiano, non ho memoria.
Barista: – E allora perché bevi?
Avventore: – Ho il free drink

Sipario.

Atti unici

Tragedia in atto unico sull'amore non corrisposto ai tempi delle chat
Personaggi:
Lui
Lei

L. – (digit… digit…) Ciao, sei online?
L. – (digit… digit…) No.

Sipario.

Atti unici

Tragedia greca industriale in atto unico.

Marchionne: – Non vendiamo l'Alfa Romeo.
Coro delle Vergini: – Figata.
Marchionne: – No, nel senso che non ne vendiamo neanche una.

Sipario.

Atti unici

Tragedia professionale in atto unico.
Personaggi:
– Uomo
– Gelataio

Gelataio: – Gelati! Gelati di tutti i gusti!
Uomo: – Vorrei un gelato al gusto di gelato.
Gelataio: – Non ce l'ho.
Uomo: – Sicché lei mente.
Gelataio: – La mia carriera è finita! L'onta mi travolge! I miei figli moriranno di fame!
Uomo: – Sì.

Sipario.

Atti unici
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Non ho visto La Grande Bellezza ma devo averne un’opinione

Non ho visto La Grande Bellezza ma devo averne un'opinione

Ormai al Cinema di paese non c'è più; poi scaricare i film è un reato punibile con la ghigliottina.
Quindi, al fine di non perdere punti nella classifica degli intellettuali "in" (attualmente sto al 2157° posto, tra Giorgio Masrtotta e Paola Perego), sono costretto a inventarmi una recensione del fenomeno trendy-cinematografico del momento, ma mettendoci dentro una quantità di fuffa sufficiente a dimostrare che io sia perfettamente inserito nell'ambiente. Per aiutarmi, ho letto un sacco di bla bla bla scritto non solo da critici cinematografici di quelli che ce l'hanno stampato anche nella carta d'identità, ma anche da blogger, giornalisti più o meno gossippari e via dicendo.

La Grande Bellezza – partire ripetendo il titolo che hai messo al pezzo è sempre un buon modo che i critici cinematografici usano per ricordarsi di cosa devono parlare, è un film sospeso tra l'estatica contemplazione del midollo patinato ma vuoto di un certo tipo d'ambiente, e l'aneurisma cerebrale fintamente paralitico dell'entusiasmo per la vita che il protagonista Gep Gambardella (un pantagruelico Toni Servillo) mette nel raccontare quell'ambiente.
Ma di quale ambiente parliamo?
E' il fiume patinato che ruscella tra le crepe dei muri antichi di una Roma splendidamente in sintonia col protagonista, Roma che si esalta nella splendida fotografia ma che appare contemporaneamente distante, come fosse non la città che conosciamo, ma quella che avremmo voluto potuto fottuto vedere se avessimo potuto voler aver vissuto le cose con lo sguardo di un toniservillico Toni Servillo.
Ma quanto è reale e quanto è teatro-danza, quanto è coerente e quanto illusoria questa rappresentazione che Paolo Sorrentino ci serve tra un party trendy e un Amaro del Capo? Che cazzo ne so.
E questa è forse la critica maggiore che si può fare all'impianto de La Grande Bellezza – a questo punto il critico deve ripetere il titolo perché scrivendo minchiate a caso per il puro gusto di dimostrare la propria ricercatezza, tende a dimenticarsi l'oggetto di quello che si sta scrivendo, già prima stavo per scrivere Gabriele Muccino invece di Paolo Sorrentino, per dire.

Un film che sicuramente divide e non unisce le sensibilità, lo si può notare anche dalle facce di quelli che escono, sempre che non facciate come me che ho sbagliato sala e sono andato a vedere IronMan 3 (un oliatissimo Toni Servillo).

Un film non solo da vedere, ma anche da assaggiare, che potrà deludervi ma che potrà anche piacervi, che riuscirà, nonostante tutto, a nascondere tra gli incessanti tump tump della discoteca note di melodia classica, quella melodia che Gep Gambardella (un desossiribonucleico Toni Servillo) suona con lo sguardo posato su una Roma che per una volta non è racchiusa in una palla di patinata incredulità, ma attenzione a parcheggià sul lungotevere che l'uscelletti appena scattano le 18 in punto cominciano a cacare come tori limortacci loro ma che se magnano?
C'avevo l'auto blu scuro mo è bianca, possinammazzalli.

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OUYA: come sarà?

OUYA: come sarà?

Per chi non conoscesse OUYA, lo spiegherò in poche righe.
E' un progetto decisamente interessante, nato su Kickstarter, il celebre sito di crowfunding.

Per chi non lo sapesse e per parlare terra terra, il crowdfunding è una colletta, solo che nel linguaggio dupuntozzero è tutto più fico. Funziona che uno presenta un progetto e dice

– Ragazzi, voglio fare questa cosa e costa X produrla. Vi interessa il progetto? Me lo finanziate?

Poi sta a chi presenta il progetto renderlo interessante e dare agli eventuali finanziatori gli incentivi a finanziare.

Nello specifico, OUYA è una console di gioco economica, ma basata su Android. Molto interessante, perché una console basata su un sistema operativo così diffuso e sul quale è così semplice sviluppare, vuol dire non solo avere (potenzialmente, non si sa ancora a quali store sarà collegata) a disposizione le applicazioni game già presenti, ma anche aprire il mercato del videogame in maniera decisa verso un nuovo attore.

Infatti il progetto OUYA ha polverizzato qualsiasi record di "finanziamento social" sulla piattaforma Kickstarter: oltre 8 i milioni di dollari raccolti in poco più di un mese e progetto che parte in pompa magna con un sacco di bei video di presentazione.

Chiuso il finanziamento del progetto, è partita quindi la campagna, il sito, il supporto, il blog, c'è stato l'invio dei primi prototipi agli sviluppatori che avevano finanziato il progetto con la quota da sviluppatore e hanno reso possibile pre-ordinare, a 99$, una console OUYA, da qualsiasi parte del mondo.

Dato che a me piace provare le cose in prima persona, ho deciso di pre-ordinare questa consolina, per poi magari poterci anche lavorare sopra. Lo feci anche con la Biowashball: se il livello di spesa non supera le 100 euro, sono generalmente disposto a fare il salto nel buio e provare le cose sulla mia pelle. Con la Biowashball fu un disastro non inaspettato (il concetto faceva acqua da tutte le parti).

Con la OUYA come andrà?
Ancora non posso dirlo, ma posso dire che oltreoceano non sono più svegli di noi, con le spedizioni e le cosiddette "promise date" (data di consegna promessa). Il form di ordine dava come certa la spedizione in Aprile per chi avesse ordinato prima del 5 Febbraio (il mio risale al 17 dicembre 2012). Il 25 Aprile ho scritto al supporto chiedendo lumi sulla console, e mi hanno risposto che sarebbe stata spedita entro la fine di Aprile e che avrei ricevuto una mail di conferma della spedizione avvenuta.
Ad oggi non è ancora arrivata e attendo la risposta a un mio ulteriore sollecito.

Su youtube ci sono i soliti video di "unboxing" (questa perversione della gente che riceve o compra oggetti tecnologici e si filma mentre li scarta, temo che un giorno diventerà una sezione di Youporn, sottocategoria di "Masturbazione"), anche alcuni sviluppatori Italiani hanno ricevuto il kit riservato a chi ha finanziato il progetto, ma di video della versione "retail" in italiano ne ho visto uno solo.

Ovviamente il successo o il flop di questa console dipenderà solo dalla quantità e dalla qualità dei giochi che verranno messi a disposizione. Allo stato attuale il sito ufficiale indica in 133 i titoli disponibili.

La questione della spedizione così mal gestita mi fa storcere un po' il naso, ma aspetto prima di condannare del tutto un progetto che – per ora – merita ancora credito, non fosse altro che per l'idea.
Certo è che se vuoi relazionarti commercialmente col mondo intero, forse è meglio organizzarsi un po' in tal senso.

Quando e se la riceverò, pubblicherò le mie impressioni, e giuro che non mi filmerò mentre la scarto.

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