Mese: novembre 2013

Tragedia in atto unico sulla commerciabilità balneare

Personaggi:
Italiano 1
Italiano 2

Ita1 – E' uno scandalo. Vendere le spiagge. Un patrimonio che è di tutti, svenduto, dato alle società private!
Ita2 – Magari straniere!
Ita1 – Eccerto! Chi ha i soldi per comperarsele?
Ita2 – I Cinesi!
Ita1 – Esatto!
Ita2 – [spegnendo una sigaretta nella sabbia e sotterrandola] Dove andremo a finire. Vabbeh, mi stendo un po' al sole.
Ita1 – Io vado a farmi un bagno che devo anche pisciare.

Sipario

Tragedia in atto unico sulla commerciabilità balneare
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[Incipit di romanzi rifiutati] La ricerca di Prust

Gianni era felice.
Stava insieme a una ragazza che soffriva molto per i problemi delle madri dei desaparecido e che sull'argomento aveva letto tutto un libro intero e visto con grande coraggio un documentario in full accadì.
Quella sera tornò a casa e lei gli disse che sarebbe andata via, la sofferenza del mondo era troppa e doveva fare qualcosa.
Dove vai, le chiese?
A Latina, rispose lei.
Ma come farai coi soldi?
I soldi non sono tutto, disse con una punta di rimprovero nella voce, ho delle azioni da parte, me le ha regalate Sergio.
Gianni restò in silenzio, ma il suo sesto senso non gli fece sfuggire alcuni particolari piccolissimi: il biglietto del treno per due persone sul tavolo, la valigia di lei già fatta, la sua valigia che bruciava in terrazzo, un tatuaggio fresco sul braccio di lei, "Sergio allòviu" e un tizio seduto al tavolo. Fece due più due e capì che forse le cose tra di loro non stessero andando proprio bene.
Ma non voleva scoprire subito le carte.
Guardò il tizio al tavolo e disse: Sergio, suppongo.
Il tizio scoppiò in lacrime, prese la mano di Gianni e tra i singhiozzi disse: no, ma se lo becco lo ammazzo, mi sta portando via il mio amore.
Gianni era felice, ma cominciò a essere un po' pensieroso.

~

Gianni era stato felice fin da bambino.
Sua madre non smetteva di ricordare quella volta che entrò due minuti in posta e lo lasciò fuori, sul passeggino. Quando uscì, trovò una multa per abbandono di rifiuti pinzata al moschettone che teneva il ciuccio attaccato al vestitino.
Ma mamma, e se mi avessero rapito gli zingari?
Non essere razzista, lo rimproverò, gli zingari hanno un senso estetico più sviluppato di quanto non si pensi, amore mio.
E rideva, rideva, e Gianni era felice di far ridere sua mamma.

~

Era il suo primo appuntamento con Dariah. Non era mai uscito con una ragazza con l'acca (o senza) nel nome.
Si era segnato mentalmente una serie di cose romantiche da fare insieme, prese dalla sua enorme cultura in fatto di film Americani dove ragazzi timidi e riservati escono con una ragazza spigliata. Era anche pronto ad eventuali ritorsioni di bulli scolastici karateki che in quanto tali avanzano pretese sulle ragazze spigliate.
In cima alla lista c'era: farsi una foto alla macchinetta delle fototessere facendo espressioni buffe.
In fondo alla lista c'era: tette.
Tette in Times New Roman corpo 72.
In mezzo: il mare.
Ma, si disse, anche il tette di mille chilometri inizia con il primo tette.
Scosse la testa e la vide arrivare.
Bella.
Spigliata.
Con una borsetta troppo piccola per contenere un qualsiasi tipo anche solo ipotetico di portafoglio.
Le indicò la macchinetta e lei entusiasta disse sì.
Il suo primo sì.
Gianni era così felice che riuscì a fare una sola faccia buffa su quattro scatti.
Lei era perfetta, sapeva fare le facce con perfetto sincronismo.
Uh. Flash.
Ah. Flash.
Bleah. Flash.
Eah. Flash.
Uscirono ridendo e la macchina si mise a macinare e sviluppare.
Dopo una digestione chincagliosa e arrugginita sputò fuori le fototessere.
Lei era perfetta, e in ogni foto era con un ragazzo diverso.
Gianni era felice, ma non riuscì in un primo momento a spiegarsi come fosse successo.
Poi sorrise.
Sapeva di avere un intuito fuori dal comune, e capì subito che c'era qualcosa di sbagliato, in quella macchinetta per le fototessere.

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