Mese: gennaio 2014

I proprietari delle squadre di calcio, sono tutti idioti?

Apparentemente sì.

Cerchiamo di fare un ragionamento astratto: metti di avere decine di miliardi di patrimonio, perché sei un bravo businessman o perché sei il figlio rincoglionito e immeritevole di un bravo businessman.

Questi miliardi li puoi investire in molti modi:

– in altre attività. (ok)

– in droga, sesso e stravizi (super ok)

– comprandoti proprietà immobiliari (il mattone è sempre ok)

– collezionando automobili (c'è a chi piace)

– collezionando collezionisti di automobili (io per esempio possiedo il cartellino di Montezemolo in comproprietà con Solange)

– in produzioni artistiche e culturali (simpatico alla sinistra)

– in fondazioni benefiche (simpatico bipartisan)

– in altre valute (simpatico alla destra)

oppure

– in una società di calcio dove dovrai rendere conto a una manica di scimmie con la tessera del tifoso, che se la squadra va male ti scrivono pure a caratteri cubitali che c'hai la mamma puttana e dove dovrai strapagare e coccolare una manica di foche ammaestrate deficienti in pantaloncini e dove l'unico dipendente con il quale potrai prendertela e maltrattare è una foca deficiente ammaestrata più vecchia.

Voglio dire, io capisco che uno possa sputtanarsi i soldi così, lo capisco benissimo, ma se lo facessi io sarebbe con spirito neroniano: mi compro il Barcellona e poi uso Messi come giardiniere.
Arriva il giornalista: – scusi, i tifosi si lamentano perché usa Messi come giardiniere
Risposta: – devono pazientare: imparerà, ci vorrà il suo tempo ma poi almeno avrà un mestiere tra le mani.
Giornalista: – No, sono incazzati perché secondo loro dovrebbe giuocare al pallone.
Io: – Non capisco, vado a rivedere le fatture, ma sono sicuro di averlo comprato io.

Così avrebbe senso: un folle totale che con i suoi soldi fa quello che gli pare e che se ne frega, mandando in culo tutto e tutti. Un MacAfee del calcio.

Invece no. C'è questa aura di assistenzialismo sociale (totalmente sprecato), intorno al calcio. Eppure vai a vedere e ad alti livelli c'è tutta gente che ha altre attività sane. Magari alcuni avranno attività losche, ma le società di calcio, bilanci alla mano, sono un buco nero nel quale i soldi entrano e non ne escono mai.

Mi si dice: eh ma c'è il ritorno di immagine.
Certo, poi la squadra va male e le scimmie ti scrivono a caratteri cubitali che tua mamma è una puttana in curva. Oppure ti catapultano le bombe carta a caso in giardino. Bel ritorno di immagine. Considerando che in media nelle competizioni c'è una squadra vincente su 30, direi che in ogni competizione ci sono almeno 29 imbecilli che amano essere scherzati per come spendono i loro soldi.
Bell'affare.

Eppure ci deve essere un ritorno.
I soldi sono numeri.
La matematica è matematica.
Sappiamo – perché lo sappiamo, su – che le sponsorizzazioni sportive, a livello locale, spesso (come sono buono, ho scritto solo "spesso") sono un modo per far rientrare contante in nero.
Se ci sono magnati (che è un gradino sopra "fottutamente ricco") che bruciano soldi nel calcio di alto livello, vuol dire che il ritorno VERO c'è, ma non si vede.
E non parlo di plusvalenze.
Parlo di quel ritorno per cui uno di questi dovrebbe vedersi dare del figlio di puttana da gente con la sciarpa colorata, e, invece di incazzarsi, farsi una risata alla faccia loro e poi abbozzare un comunicato dove dice di pazientare e che le cose prima o poi andranno meglio.
O questo, o sono una manica di idioti.

nella foto, io con Messi

nella foto, io con Messi

Filed under: calcio, volare e potareTagged with: , ,

Eliminare il 99% delle polemiche

Oggi dirò una cosa banale.
Non che non ne dica spesso, anzi. Solo che a volte mi piace mascherarle da storie, personaggi, mondi, perché le cose mi annoiano spesso, a partire da quelle che ho in testa.

L'ultima polemica che ho letto riguarda i ristoranti "no-kids", ristoranti nei quali è vietato l'ingresso ai bambini. Ovviamente molti se la sono presa, ma quando ho deciso di capire quale opinione ne avessi, ho cercato di mettermi nella testa di un bambino e il risultato è che dopo due secondi stavo cercando di parlare a un ragnetto che è passato sulla mia scrivania.
Il risultato, quindi è che non me ne importa un cazzo.
Questo vuol dire che non ne ho un'opinione, a riguardo?
Non precisamente. Potrei averla. Forse un giorno dovrò averla. Ma per oggi, non mi pare vitale avere un'opinione in merito, perché non è un problema mio.

Insomma, non sono cazzi miei.
Se dovessi organizzare una cena con amici con figli, non sceglierei certo quel ristorante. Alternativamente, potrei provarlo in altre occasioni. Insomma, sono cazzi del gestore, che si toglie una fetta di mercato per politiche sue, che non ledono le mie.
Il giorno che avrò un figlio, lo porterò in un altro ristorante.
Quindi è probabile che la cosa non rientrerà tra "i cazzi miei" neanche quando avrò un figlio, a ben vedere, ma non si può mai sapere, magari per allora vorrò avere un'opinione a tutti i costi.

Immediatamente mi sono messo a pensare a molte altre polemiche, anche più serie, e ho trovato che "non sono cazzi miei" è cominciata ad essere una risposta risolutiva nella maggior parte dei casi nei quali provo a mettermi nella testa di chi voglia polemizzare.

Il Paese X ha deciso di istituire il matrimonio tra omosessuali, polemica!

Ragionamento:

– sono omosessuale, io?
No
– considero il matrimonio un'istituzione indispensabile per amarsi?
Io no, ma anche se lo considerassi tale, non ha importanza
– se fossi in quel paese, sarei costretto a sposarmi con un'altra persona, per via di questa legge?
No
– La gente a cui dà fastidio, viene costretta con la forza a sposarsi con persone dello stesso sesso?
No
– Quindi la legge non lede alcun diritto umano fondamentale?
No

Soluzione: non sono cazzi miei.
Apparentemente non sono cazzi neanche di chiunque possa osteggiare la scelta di un matrimonio omosessuale.
Avanti un altro.

C'è gente che vorrebbe il diritto all'eutanasia, polemica!

Ragionamento:
– mi trovo nella condizione di scegliere tra vita e morte?
No
– l'eutanasia mi verrebbe applicata contro la mia volontà?
No

– il corpo di chi voglia eventualmente avere diritto all'eutanasia è mio?
No
– Una persona contraria all'eutanasia, verrebbe costretta a forza a ricorrevi?
No
– Quindi un diritto del genere non lederebbe alcun diritto umano fondamentale?
No

Soluzione: sono cazzi esclusivamente personali, non miei.

Che una persona sia contraria alla volontà di altri di avere il diritto all'eutanasia o a una unione in matrimonio, non dovrebbe essere classificata come discussione riguardo un problema "morale", ma semplicemente essere incasellata come "gente che non si fa i cazzi propri e lo fa in pubblico, a volte anche orgogliosamente" e liquidata così.

Forse il farsi i cazzi degli altri andrebbe vietato, ma non ho ancora un'opinione, a riguardo, perché generalmente non me li faccio.
Forse da qualche parte c'è scritto che farsi i cazzi degli altri è cosa buona e giusta.
Dovrei provare a mettermi nella testa stretta di chi se li fa, per capire.
Ma non oggi.

Eliminare il 99% delle polemiche
Filed under: pettirossi, volare e potareTagged with: ,

A chi piace Renzi

Ho sempre combattuto il pregiudizio culturale per il quale chi votasse Berlusconi fosse automaticamente disonesto o stupido.
Bisogna aver vissuto quegli anni della "discesa in campo" e ricordarseli bene, per poter avere tutti gli elementi dell'equazione che oggi ha portato a Renzi. Forse non basta neanche ricordarseli bene, perché la memoria è un processo non matematico, quindi fallace, ma certo è che più dati hai e più puoi convincerti di vedere chiaramente le cose.
Che poi rimane comunque una convinzione, che vale tanto quanto quella di chiunque altro.
Anche adesso, sto mettendo in gioco dei falsi ricordi, e per essere onesto devo ammetterlo: la frase con cui ho iniziato il pezzo non è vera. Non ho sempre combattuto quell'idea, all'inizio ci sono cascato anche io. Perché è un processo naturale: dare un senso alle cose, più velocemente possibile. Però ho il vizio di osservare, di mettere continuamente in dubbio quello che i miei stessi occhi vedono, quindi poi ho pacificamente riconosciuto che anche dietro una scelta che non farei mai – votare Berlusconi – e che non avrei mai fatto, esistono migliaia di sfumature motivazionali.
Così anche per il contrario: non votarlo non vuol dire, per forza, essere più consapevoli, più onesti, più intelligenti o più politicamente capaci nell'analisi che si riversa poi nella sintesi della crocetta su un simbolo o su un nome.
E' ancora più difficile farlo sotto la campagna elettorale, perché siamo un popolo di tifosi e in ogni competizione si estremizza e si riduce ogni ragionamento.

Se dovessi prendere il ragionamento complesso che ho in testa e sintetizzarlo il più possibile, direi che negli ultimi vent'anni abbiamo avuto Berlusconi, che ha esteso il tentativo craxiano di creare una politica leaderizzata e personalistica, riuscendo perfettamente nell'intento di sottoporre la struttura alla figura, e un Partito Democratico che è riuscito a rimanere struttura – cosa di per sé buona, in politica, in termini assoluti – ma che non è riuscita a riempirla di figure.
Ma andiamo per punti: perché dico che Berlusconi ha sviluppato con successo questo modello? Perché è riuscito a fare in modo che non esistesse (idea di) centrodestra al di fuori di sé. Ma non solo: vanta innumerevoli tentativi trasversali di imitazione e li si individua facilmente ovunque ci sia un cognome all'interno di un simbolo politico: SEL (Vendola), M5S (Grillo), SC (Monti), UDC (Casini), Radicali (Pannella) e così via.
Nome su simbolo, nome su simbolo. Niente nome, niente simbolo.
Di contro, il PD nasce come partito che possa andare oltre i nomi, e che sia strutturato per sopravvivere ai propri leader.
Il problema è che in un bipolarismo ci debba essere un leader, riconosciuto, ma temporaneo. Temporaneo, ma riconosciuto.
E' quello che succede nei sistemi bipolaristi maturi.
Nella Prima Repubblica c'erano troppi partiti, ma tutti sopravvivevano al proprio leader temporaneo.
Nella Seconda Repubblica, il PD ha cercato di mantenere questa caratteristica, comprendendo più di altri quale fosse il senso del bipolarismo, ma l'ha fatto senza riconoscere i leader temporanei (o facendo finta di riconoscerli, come capitato a Prodi).
Attenzione, un ulteriore dato: nei sistemi bipolaristi maturi, "leader" non vuol dire "decisionismo". Vuol dire una cosa particolarmente difficile da impiantare qui in Italia: vuol dire "assunzione di responsabilità". Il leader è il punto finale di un processo decisionistico ramificato.
Il leaderismo italiano, invece, è sporcato dal concetto (tossico) che il leader sia l'esecutore veloce di una sua idea che difficilmente avrebbe vita senza di lui, come sta capitando con la nuova legge elettorale.
Quindi hanno sbagliato i partiti, soprattutto di sinistra, a inseguire Berlusconi sulla strada del nomesimbolo, perché ne ha snaturato le prospettive (bisogna saperci fare nel marketing, se vuoi farlo bene), e ha sbagliato certamente il PD a conformarsi come struttura adeguata a un sistema bipolarista ma fregandosene del fatto che intorno non ci fosse alcuna struttura legislativa e istituzionale, né alcun dispositivo proprio del bipolarismo "vero".
In sostanza, siamo cresciuti, negli ultimi vent'anni, tra il bombardamento propagandistico, opinionistico e mediatico, nella convinzione che per fare il bipolarismo sia sufficiente dire "Noi siamo il centro destra / noi siamo il centro sinistra", mentre questo ragionamento è più adatto a una partitella di calcetto tra bambini, con ogni volta un'attenzione troppo elevata su chi potesse esercitare il ricatto morale di aver portato il pallone.

Culturalmente non saremo mai pronti per un bipolarismo vero. E ogni espressione partitica degli ultimi venti anni e dei prossimi venti (compreso il M5S, che non rappresenta nessun tipo di eccezione) è figlia di ciò che filosoficamente ha inaugurato Berlusconi. Il PD, che apparentemente non ha inseguito il leaderismo, l'ha fatto nel modo sbagliato, perché non ha contrastato il concetto leaderista promuovendo invece quel leaderismo "sano" che ci sarebbe voluto. E se ha provato a promuoverlo, ha sbagliato a comunicarlo, perché l'impressione, da fuori, è che si sia mosso come un nonno un po' inetto, appagato nel vivacchiare sulla propria sedia a dondolo e fumando, nei momenti peggiori, un pacchetto di quasi-leader al giorno.

Quindi, per tornare al concetto iniziale, dopo questa sintesi – magari poco chiara, ma non riesco a fare di meglio – di quello che ci ha portati a questo punto, quando si cerca di capire cosa c'entri Renzi con la sinistra, a chi piaccia, vedendo scorrere davanti agli occhi e sentendo passare tra le orecchie le discussioni, mi capita di vedere la solita storia di vent'anni fa: "A chi piace Berlusconi? Ai disonesti! Ai tifosi del milan! Agli ignoranti!", cosa sicuramente non vera in termini assoluti, perché Berlusconi è stato votato da una gran varietà di persone, ma il quoziente intellettivo e morale (qualora esista) non è mai stato determinante. Se non è determinante per candidarsi, non vedo perché si debba presumere che lo sia per votare "giusto".
Quindi a chi piace Renzi? Ai quelli che hanno votato Berlusconi turandosi il naso (o che almeno dicono di averlo fatto, turandosi il naso)? Può essere, ma non solo. Questa è la soluzione "comoda" e rapida alla sciarada, quella che può farti pensare che Renzi e i renziani siano infiltrati berlusconiani venuti a distruggere quello che rimane del PD.
Secondo me sono molti molti di più, tra i sostenitori di Renzi, quelli che hanno sempre votato centrosinistra, ma che – in fondo in fondo – al centrodestra gliel'hanno sempre invidiato un po', Berlusconi. Che insomma, Berlusconi era il male, ma guarda che carisma. Che nelle litigate con i collegi berlusconiani, alla domanda "Beh, ma dalla vostra parte chi c'è?", hanno sempre glissato o magari risposto "certo non uno che va con le puttane", ma che poi hanno stretto i denti, perché vaffanculo, non c'era neanche un nome da buttare lì.
Renzi, quindi, copre molte aree, da quella democristiana, ai berluscones con la molletta sul naso, a quelli che l'istinto dell'ultrà non vedevano l'ora di sfogarlo, finalmente, anche su qualche concetto di sinistra. E attenzione, non sto parlando solo di elettori, ma anche e soprattutto di persone organiche alla politica e alla "struttura".

Nelle zuffe online e offline, però, a me viene sempre utile ricordare una cosa, quando preme la tentazione di buttarsi in una mischia piena di "era meglio d'alema?" e "ah prima renzi era il male e ora va bene?" e "senza renzi cos'hanno fatto?" e "alla sinistra piace perdere" e cazzate varie.
Cerco di ricordarmi che siamo tutti figli di un'anomalia che non avrebbe senso di esistere, in un sistema che non è progettato per fare quello che dice di voler fare.

Quindi mollo lì la discussione politica e mi vado a cercare qualche documentario sugli universi paralleli o sul viaggio interstellare, nel sogno che nello Spazio, se non ci sia vita, magari qualcuno trovi, da qualche parte, tracce di speranza.

A chi piace Renzi
Filed under: politica, volare e potare

Basta coi copia-incolla. Create contenuti o tacete per sempre. #StopCopiaIncolla

Ci penso da un po' di tempo, ma in questi giorni credo sia arrivato il momento di un grido: basta coi siti che fanno contenuti usando brutalmente il copia-incolla.
Non parlo di prendere dei pezzi di un articolo altrui e commentarlo, quello rientra nel campo del lecito.
Non parlo neanche, strettamente, del citare le fonti, ché troppo spesso si pensa che mettere un "fonte: [link]" sia sufficiente a lavarsi la coscienza.
Parlo di tanti, troppi siti che non fanno altro che saccheggiare chi crea contenuti originali.
Quasi sempre senza chiedere, e molto spesso in contesti pieni zeppi di banner pubblicitari, cosa che peggiora la situazione: non siete solo ladri di testo altrui, ma ci fate pure introito pubblicitario, pur piccolo che sia.

Basta, basta, basta.

Se volete scrivere un articolo di commento a un altro pezzo, fate tichi tichi tì coi ditini sulla tastiera e scrivete un fottutissimo articolo, con parole vostre, citando e linkando l'articolo originale.

Se volete fare copia-incolla perché vi pesa troppo il culo a scrivere qualcosa tipo

"Ecco un articolo [interessante/di merda/da leggere/squallido/ridicolo/pietoso/bello]: [link]"  (questo esempio è stato scritto facendo tichi tichi tì su una comunissima tastiera da 10 euro, se ne trovano in commercio anche da 7 euro.)

allora cercate la mail dell'autore, scrivetegli e chiedetegli il permesso di copiare e incollare il testo per intero, magari dandogli la possibilità di visitare il vostro sito per capire in quale contesto andrà ad inserirsi il suo scritto.

Se non avete voglia di fare neanche questo, beh, allora andate a fare in culo, che vi devo dire.

#StopCopiaIncolla

Basta coi copia-incolla. Create contenuti o tacete per sempre. #StopCopiaIncolla
Filed under: StopCopiaIncolla, volare e potare

La storia del troll pentito ha rotto le palle

Posso dirlo con una certa autorevolezza, perché l'ho inventata io.
(Qui il pezzo originario)

Non ne ho mai fatto un mistero, a dire il vero: il primo commento sotto l'articolo originale è mio, e in quel commento dico chiaramente quale sia la chiave di lettura dell'articolo.

E' una parodia. Sarò più specifico: è una parodia giornalistica.
Un divertissement pieno zeppo di quei luoghi comuni del linguaggio giornalistico, scritta da un cretino (me) che si diverte con la scrittura e con gli stili (vorrei linkare, a dimostrazione della mia passione per il gioco letterario, questo pezzo dove mi immagino i grandi scrittori comporre degli status sul proprio profilo Facebook). Un giochetto nel quale – ovviamente – non nomino né aziende, né partiti politici, né movimenti.

All'inizio mi sono divertito, nel vedere qualche boccalone pensare che si trattasse di un'intervista vera, nonostante gli evidenti elementi grotteschi.

A distanza di più di sei mesi, il pezzo è stato preso, copiato e incollato (non ho ricevuto neanche una mail nella quale mi venisse chiesto il permesso) su una miriade di pagine web, la maggior parte delle quali lo ha inserito in un contesto che tende ad alimentare le proprie tesi (e non conto i post sui forum).
Per avere un'idea della portata, basti fare una ricerca su google utilizzando una frase qualsiasi del post: ecco, cliccate qui e divertitevi a spulciare i risultati.
Tra questi, il sito Imola Oggi, che per il Senatore della Repubblica, Onorevole Vito Crimi, è evidentemente tra le sue fonti attendibili, visto che cita e linka il copia-incolla del suddetto sito per giustificarsi dinnanzi alle richieste di moderare i commenti della propria pagina: ecco lo status in questione.

La storia del troll pentito ha rotto le palle

Molti hanno capito fin da subito il senso dell'articolo, e a distanza di mesi sul blog di Francesco Vignotto è stato citato anche in un bel pezzo sulle fonti e sulla capacità (bassa) di chi scrive su Internet di discernere quelle valide da quelle non valide.

Ma questi "molti" sono comunque, evidentemente, troppo pochi.

Alcuni degli articoli che sono comparsi e che incollavano il testo del mio pezzo, li ho commentati, all'inizio, dicendo "ehi, sono 'autore, è uno scherzo", e in alcuni casi ho ricevuto risposte del tipo: "Sì, ma secondo me hai colto la verità", o addirittura: "Dici così perché hai paura di aver scoperchiato qualcosa di troppo grosso e ti tiri indietro".

Come ribattere di fronte a un tale deficit? Impossibile, quindi ho lasciato perdere, sono veramente troppi e non ho il tempo di stare a discutere online, a differenza del mio troll immaginario.

So anche bene che questo stesso pezzo non servirà a nulla, ma non lo scrivo per far cambiare idea a chi crede nei troll, nelle scie chimiche e nei piccoli aiutanti di Babbo Natale, però sto collezionando una serie di link, a partire da quello di Imola Oggi e andando indietro con le ricerche, che non solo hanno preso il mio pezzo senza usarmi la cortesia di chiedermelo, ma che lo hanno inserito in un contesto volto a dimostrare le proprie tesi. A voi tutti dico: a me va benissimo anche qualora crediate nei folletti verdi, davvero, non mi dà alcun fastidio e anzi incoraggio la vostra fantasia a creare storie sempre più belle. Ma fatemi il cazzo di piacere di farlo con parole vostre, inventandovi i vostri pezzi e mettendoci il vostro sudore.
Se non siete in grado di farlo perché non siete bravi quanto me a scrivere e volete altre finte interviste al servizio delle vostre teorie, contattatemi via mail (c'è un link "Scrivimi!" in alto) e chiedete quale sia il mio tariffario come copywriter e/o ghostwriter.
Vi posso scrivere anche un intero libro complottista, se avete soldi a sufficienza.

Se non volete pagare per questo servizio, fatemi allora il piacere di scusarvi sulle vostre pagine web con me per il furto del mio articolo e spiegare ai vostri lettori che i casi sono due:

1. non siete in grado di distinguere tra una parodia giornalistica e la realtà.

2. siete in grado di distinguere tra una parodia giornalistica e la realtà, ma siete in malafede.

Tertium non datur.

Passato il tempo che riterrò necessario, farò le mie valutazioni.

Ciriciao!

Fra

p.s.: Domanda: Fra, ma non potresti scrivere ai gestori dei siti in questione e avvertirli della tua richiesta?
Rispondo volentieri: nessuno di loro mi ha scritto, come detto. Non vedo perché dovrei usare loro una cortesia che mi è stata preclusa.

Filed under: troll, volare e potare