Ho in testa almeno tre romanzi da scrivere, ma non trovo il tempo per farlo.
Questa penso che suoni abbastanza classica come scusa da parte degli scrittori inconcludenti. Schiera della quale faccio parte. Ho scritto, nella mia vita, e anche pubblicato. E sono stato anche apprezzato. Ma sempre roba piccola, o roba per la quale sono stato più uno strumento che altro.
C'è chi mi ha detto "sei un genio", chi "sei un artista", chi niente. Continuo a non credere di averlo dimostrato nei fatti, nel bene o nel male. Come si consola uno scrittore inconcludente? Semplicemente dicendo che questa vita non la merita, perché dovrebbe poter volere vivere per scrivere, ma non può, e quindi si consola anche attraverso frasi con dentro cinque verbi diversi, un po' come Eco quando vuole far vedere che è bravissimo a farsi le seghe. E' una bella scusa, quella della vita ingrata, la gente ti guarda e pensa: "poverino", oppure "povero pirla", fa lo stesso, con una dose di ragione maggiore a favore dei secondi. Non c'è una grande via d'uscita. Poi magari un giorno accade il miracolo, scocca la scintilla e giù a scrivere. Per poi magari fermarsi poco dopo.
Ma forse anche questo va bene così.


