Categoria: amarcord

Il bar Ring(e). La E è muta.

Il bar Ring(e). La E è muta.

Ben ritrovati.
Già in passato ho spiegato come usiamo sniffare il guano suino puro, qui a Lodi, per andare nelle dimensioni parallele (quelle che il mio macellaio, che è anche il mio consulente scientifico, chiama Dimensioni Nadia Comaneci).
Oggi vi spiegherò come sono soliti passare il venerdì sera i bovini locali.

Innanzitutto è uso e costume ritrovarsi presso il bar Ring per un aperitivo della casa.
Il bar Ring è gestito da un ex pugile e come garzone ha il suo ex secondo. Sommando le loro età, si fa tre volte il giro della Terra, ma in impennata.
Il nome del bar viene dialettizzato, e la "g" è dolce, con una "e" finale appena accennata.
– Andiamo al Ring(h)?
Ring(e). La "e" è muta.
Il bar ha lo stesso identico odore del resto di Lodi, cioè guano suino stagionato. Per dare una misura, io che ho sempre avuto l'hobby di fidanzarmi con ragazze foreste, quando le portavo a Lodi mi sono sempre sentito dire, con occhi carichi di amore:
– Che puzza di merda.
Io: – Grazie.

All'interno del bar ci sono appese tutte quelle cose che ti aspetti da un bar gestito da un ex pugile, tra le quali le più significative sono:

1. Fotomontaggio fatto male con Cassius Clay
2. Fotomontaggio fatto male con Mike Tyson
3. Fotomontaggio fatto male con Platinette
4. Calendario 1985 di Serena Grandi, mese di Luglio.
5. Gagliardetti di Milan, Juve, Inter e Associazione Sportiva Fanfulla (la squadra locale)
6. Gong
7. Cartello "Grappa gratis domani".
8. Giogo per buoi (ogni maschio lodigiano ne ha uno che viene tramandato di padre in figlio)

Inoltre c'è un televisore Pleistofunken fossile del peso totale di una tonnellata al quale è stato collegato il biroccino per il digitale terrestre che, per una strana combinazione di tecnologie incompatibili, prende solo i canali della Televisione Municipale di Medjugorje. Quindi per non deludere l'anziano seduto davanti, è stata incollata sullo schermo una foto di un incontro a caso. Se vai lì e gli chiedi come vada il match, ti risponde:
– A gioco di gambe sono scarsi.

L'aperitivo della casa è il Sinistro. E' composto dai seguenti ingredienti:

– Aperol gran riserva 1970
– Prosecco fatto con le bustine
– selz
– Scorza di arancia
– Blu diesel
– Ingrediente segreto

In realtà l'ingrediente segreto è la scorza di arancia, che è usata. Vengono recuperate quelle dei Sinistri finiti e riusate. Una volta un ispettore dell'Azienda Sanitaria Locale è entrato e ha commentato:
– Anche a Cervinia lo fanno, quindi va bene.

La forza del sinistro è che viene venduto ancora in Lire, quindi basta dotarsi di stampe a colori di vecchi biglietti e ci si può fare serata. A differenza della vicina Milano, dove sono fighetti e all'aperitivo sono soliti consumare cibarie, il Sinistro viene accompagnato da una coppetta di gusci di noccioline e segatura, tanto dopo il terzo Sinistro avviene una mutazione genetica all'interno dell'apparato digerente che consente di digerire praticamente ogni cosa.

Subito dopo aver consumato, ci si reca in giro, dove le donne vengono abbordate con frasi di circostanza al fine di darsi un tono, tra le quali:

– Con quella gonna e quella camicetta mi ricordi una persona molto cara. Si chiamava Mario.
– Ho l'hobby di mettere delle mollette da bucato sui capezzoli mentre guardo i grafici di borsa.
– Lo sai che le pillole di viagra, se le spezzi, sono blu anche dentro?
– Appena ti ho vista ho capito che tette eri una persona in gamba. Ho detto tette ad alta voce?
– Credo nella reincarnazione: se sarò bravo spero di rinascere come sellino della tua bicicletta.
– Vorresti essere la mia futura ex?
– Vuoi vedere la mia collezione di scuse per portarti a letto?
– Questa moda di mettere le mutande ha un po' stancato, non trovi?
– So recitare il terzo atto del Re Lear ruttando.
– Non ho letto Il Capitale, però ho visto il film.

Generalmente questi approcci generano fidanzamenti casuali e inspiegabli che attualmente stanno cercando di replicare nel canile del CERN: mettono un Sanbernardo in un acceleratore da una parte e un grillino OGM dall'altra parte, li fanno andare a manetta e poi li fanno scontrare per vedere che succede.
Il direttore dell'esperimento è il mio macellaio, che è anche il mio psicologo.

p.s: il Ring(e) non esiste più, da tanti anni. E' uno di quei tanti bar che non è sopravvissuto ai proprietari, e che comunque non sarebbe sopravvissuto alla crisi o a un'epidemia di dissenteria fulminante. Ma mi piaceva immaginarlo ancora vivo. Immaginare è (ancora) gratis.

Per completare l'Amarcord e far piangere quelli della mia generazione, metterò la sigla di Cheers.

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Una roboante formazione per le crocerossine

Una roboante formazione per le crocerossine

Marzo 2001.

Da quasi tre settimane ero allettato, nel senso che ero costretto a letto da un'operazione molto seria. Avevo già passato il rischio insito nell'essere operato a Lodi, che ai tempi aveva fama di scambiare i malati, tant'è che gli anziani in stanza con me raccontavano di un tizio che doveva essere operato di ernia inguinale e che si risvegliò a letto a pancia in giù e con un tampone nel culo, operato di emorroidi.
In più avevo anche passato i primi tre giorni sotto morfina, i tre giorni più belli e sereni della mia vita, e le successive due settimane di dolori allucinanti e di immobilità totale.

Immobilità totale perché avevo 50 punti sull'addome, da sotto lo sterno fino a sotto l'ombelico. Praticamente non puoi neanche deglutire, senza che ti faccia male tutto. Devi respirare piano. Devi girare il collo piano. Devi parlare piano.
Assolutamente NON devi ridere.

E' per questo motivo che penso che i miei compagni di stanza, cinque vecchi rincoglioniti, in realtà stessero attentando alla mia vita.

Due, seduti vicini, erano amicissimi ma completamente sordi. Ogni volta che sentivo un loro dialogo, dovevo premere (piano) il pulsantino per chiamare l'infermiera.

– Sono tornato, mi hanno fatto la radiografia.

– Io non l'ho dovuta portare la fotografia.

– Neanche io, te la fanno giù!

– Ma a che serve la fotografia?

– Serve al medico! Sennò come fa a sapere cos'hai? Con la radiografia!

– Ma pensa, con la fotografia… sarà qualche roba dei compiute moderni.

– I miei nipoti stanno bene, grassie!

A questo punto cominciavo a emettere una sorta di rantolo.
Gaaaaaaaaahhhhhhh…. gaaaaahhhhhhhhhh….

Che era poi il mio tentativo di ridere senza muovere muscoli. Però le infermiere arrivavano e mi iniettavano qualche sostanza sorprendente, quindi alla fine andava bene.

Ma il giorno che rischiai davvero di morire, fu un altro.
Tra i cinque vecchietti c'era il Sogliola (l'avevo mentalmente soprannominato così perché mi ricordava un personaggio di un libro di Benni). Il Sogliola era un vecchietto talmente magro, che quando stava a letto sotto le coperte, il letto sembrava ancora perfettamente fatto, con la differenza che sul cuscino c'era la sua testa. Era un vecchietto rancoroso e bestemmiatore, un incubo per le infermiere: di notte si alzava, cercava di togliersi da solo flebo e cateteri, mandava affanculo tutti, anche Himmler, che era la capo-infermiera anziana, temutissima da tutti.

Quel giorno, a causa di agitazioni e scioperi, c'era carenza di personale. Vennero allora chiamate a supporto, le crocerossine.
Lì scoprii che le crocerossine, con il completino blu e bianco, con il cappellino carino e l'espressione compunta, con le mani giunte davanti alla gonna lunga esistono veramente, non sono un'invenzione di Hollywood.

Himmler le stava portando in giro, per istruirle. Si vedeva che anche loro avevano una paura dannata di quella donna coi capelli corti e dai modi sbrigativi e bruschi.

Entrarono nella nostra stanza, prima le crocerossine, che si misero in fila perfetta di fronte al mio letto, al centro della stanza, con l'espressione seria. Io cominciai a pensare: "Ecco, è finita. Questo è il capolinea, John. E pensare che ti mancavano solo due settimane per tornare a casa. Ma forse ora raggiungerai tutti i tuoi vecchi compagni, quei ragazzi che sono andati giù nei campi e nelle risaie di Hanoi…" (ero sotto qualche sostanza sbalorditiva), quando venni interrotto dall'entrata di Himmler.

Cominciò a camminare avanti e indietro e apostrofare le crocerossine, piccole e tremanti.

Anche i vecchietti, erano paralizzati.

Sogliola, lo intravvedevo nell'altro angolo della stanza, dietro le crocerossine. La solita espressione incazzata, ma con qualcosa in più. Aveva un occhio aperto e uno chiuso. Sembrava Popeye. La testa, di Popeye, perché il resto del corpo, al solito, spariva tra il materasso e la coperta.

– Ogni mattina alle sei dovete svegliarli! Prendere la temperatura! Annotarla! Poi cambiate le lenzuola a questo (io), che non può muoversi! Medicazione delle ferite!

Camminava avanti e indietro come un capo militare, agitando un minacciosissimo dito.

Sogliola continuava a osservare la scena, ma c'era qualcosa di strano, come se stesse cercando di fare qualcosa di molto faticoso.

– Poi dovete dare le medicine a tutti! E poi essere a disposizione del medico che fa il giro! E dovrete correre se vi chiamo!

A quel punto alzò il dito al cielo, intimò:

– E INFINE…!

A quel punto si sentì una specie di boato sordo, come di un palazzo che collassa su se stesso.

Come se tutti i boati sordi del mondo si fossero dati appuntamento nell'intestino di Sogliola, che mollò la scoreggia più sonora, potente, prolungata e persistente che io avessi mai sentito in vita mia.

Quando finì, la scena era come cristallizzata. Himmler con il dito alzato e in faccia l'espressione di chi sta pensando al modo migliore per liberarsi di un cadavere. Le crocerossine che non riuscivano neanche a respirare. I vecchietti sordi che si sussurravano: "Se l'è success?" [Ndt. "cosa è successo?"] senza capirsi. Io stesso rimasi stupito e sospeso.

Himmler uscì in silenzio.

Dopo un attimo le crocerossine la seguirono.

Appena che furono andate, Sogliola alzò la testa dal cuscino e dopo una pausa perfetta disse: "Eh devono imparare".

Gaaaaaaaaahhhhhhh…. gaaaaahhhhhhhhhh…. GAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHH…..

poi solo voci indistinte… "presto lo stiamo perdendo! iniettategli 200 cc di qualcosa!"

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