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Il silenzio costa meno del tritolo

Ieri era l'anniversario, tondo tondo, della morte di Padre Puglisi, che nel maggio scorso è stato beatificato, diventando così il primo martire della Chiesa per mano della mafia.
Per molti era un martire già da tempo, anche per me, vuoi perché ho sempre creduto fortemente nella lotta alla mafia, vuoi perché quella stagione la ricordo bene, come tanti, e ogni mattina c'era il rischio di svegliarsi con un nuovo martire steso sull'asfalto, o a pezzi sparsi nel raggio di qualche decina di metri. E' successo anche in altre epoche, ma io ero adolescente, e quindi è stata la stagione di sangue che ha segnato la mia consapevolezza sociale.
Da allora ad oggi è cambiato tanto.
La mafia si è accorta che ci sono armi che costano meno di un chilo di tritolo e sono più efficaci e più facili da trasportare: un appalto, un editoriale, una fiction, un decreto legge, il silenzio.
Nella bocca dei politici, tutti, la mafia si merita qualche citazione solo in campagna elettorale.
Sta tornando pericolosamente a "non esistere" davvero, ad essere qualcosa di sfumato, lontano, collaterale, letterario, narrativo.
Chi fa giornalismo e politica antimafia, sul territorio, viene escluso (dolcemente) dal giornalismo che conta o dalla politica che conta.

Le ricette che ci raccontano per uscire dalla crisi sono come la carbonara, l'amatriciana o il pesto: ognuno ha la sua e tutti si accapigliano su argomenti leziosi e dettagli. Tutte sono accomunate dalla mancanza di un ingrediente: la lotta all'infiltrazione mafiosa (camorrista, 'ndranghetista) a tutti i livelli.
Che è un po' come dire: facciamo il pane, ma senza lievito.

Avrei voluto scrivere ieri, queste riflessioni, in coincidenza con il ricordo del sacrificio di Puglisi, poi ho pensato che troppo spesso, in Italia, anche l'antimafia diventa antimafia da calendario, da anniversario, e in qualche modo poi c'è una giustificazione "morale" nel tacere il resto dei giorni.
Oggi chi hanno ammazzato?
Impastato? Puglisi? Corrao? Notarbartolo? Panepinto? Padre Gennaro? Padre Stella? Bonfiglio? Rumore? Borsellino? Falcone? I carabinieri Cicero e De Francisca? Carnevale? Mattarella? La Torre? Terranova? Fragalà?

Se proprio vogliamo l'anniversario odierno, allora oggi ci sarebbe da commemorare il giornalista Mauro de Mauro. Di lui Sciascia disse "De Mauro ha detto la cosa sbagliata all'uomo giusto, e la cosa giusta all'uomo sbagliato".

Ecco, questo verbo, "dire", che è il contrario di "tacere", è la chiave di tutto.
Ma proprio di tutto.
Non importa il giorno.

Il silenzio costa meno del tritolo
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