Categoria: barbonismo

Io, stercorario.

Io, stercorario.

Ho letto un interessante articolo, di Daniele Imperi, su Pennablu.it.

E' un bell'articolo molto entusiastico sulla scrittura, che pone delle domande a chi si sente scrittore, in una sorta di gioco a staffetta, quindi lo segnalo a chi ami scrivere, ma non credo di poter rispondere. Io più che scrittore mi sento uno scarafaggio. Uno stercorario. Chi mi conosce sa che amo questo animale.

E' il mio dolce dolcissimo animale guida.

E' uno di quegli scarafaggi che portano in giro una splendida, meravigliosa, indispensabile palla di merda. La arrotolano e la spingono, continuamente, verso quel posto nel mondo nel quale scarafaggi e palle di merda si possono amare liberamente.

Io non sono uno scrittore, non lo sarò mai, perché quello che faccio, più che scrivere, è raggomitolare merda, compattarla con cura, assaggiarla, annusarla, catalogarla, maneggiarla. La mia invisibile palla di merda la spingo ogni giorno, la odio quando si incastra e mi rallenta, ma darei la vita per lei. Invisibile un cazzo, poi, per me è visibilissima. Non la vedono gli altri. Attualmente è una bella palla di merda mia coetanea, con un diametro di quasi 10 metri.

Un sole freddo fatto di cacca.

Io sono il suo satellite.

Ogni volta che scrivo o che non scrivo, prendo questa maledetta bellissima stella di schifo e la ruoto, la giro, ci salto sopra e camminando cerco di farla rotolare, la spingo, ci finisco sotto, a volte mi schiaccia, bruttissima stronza, si incastra e più la faccio rotolare insieme a me per il mondo, più si ingrandisce. A volte faccio finta di non vederla, soprattutto quando sono in mezzo alla gente. Ma lei è lì, che mi guarda. A volte mi chiama. E io dico non ora, ti prego, non ora, ho da fare. Vuole entrare con me al cesso, al cinema, in aereo, sul treno.

Per un certo tempo ho pensato che la scrittura fosse davvero collegata alla cacca. Visto che le idee più belle le avevo sempre la mattina sul cesso, anche quelle più poetiche, e dato che la grossa palla di merda mi diceva visto? hai visto?, decisi di andare da un mio amico medico e farmi prescrivere il più potente dei lassativi, giusto per vedere se mi venisse fuori una storia davvero decente, dato che comunque la mattina puoi avere anche delle idee belle solide e fluide, quelle che vengono fuori senza sforzo, ma alla fine sempre di pochi minuti si tratta.

Non lo scorderò mai: Fosfolax.

E' un medicinale che danno come preparatorio a chi deve fare la colonscopia. Visto che c'eravamo, il mio amico medico mi fece anche l'impegnativa per una colonscopia. Mi disse che mi avrebbero infilato un tubo di fibre ottiche in culo e che avrei potuto vedermi l'interno su un montior, non me la sentii proprio di rifiutare. Comunque: Fosfolax.

Era una sorta di gelatina verde. Anche poca. Aprii la bustina e la versai in un bicchiere, spremendola. Poi aggiunsi poca acqua e mandai giù.

Per la prima mezzora non successe niente. Ci rimasi anche un po' male. La palla di sterco era lì a dirmi cose tipo forse hai fatto una cazzata, non credo sia il metodo giusto, dai rotoliamo un po' in giro. Mi alzai la maglietta e mi misi a pancia fuori contro il vento, hai visto mai. Stavo perdendo le speranze, quando sentii poi una sorta di risucchio. Come se si stesse formando un vortice. Lo sentivo, quello era il mio grande romanzo, quello che sarebbe rimasto nella storia, che si stava agglomerando dentro di me. La palla di merda cercava di nascondersi sotto il letto, ma non ci entrava, continuava a sbattere in giro dicendo aiuto! aiuto!, lasciando pezzi di guano per tutta casa. Io sentivo che era arrivato il momento giusto, finalmente avrei avuto un fiume di idee, sarei stato ore sul cesso e avrei partorito la storia più grande di tutte.

Mentre sentivo arrivare l'ondata di idee, arrivò qualcosa di diverso. Come se una mano mi strizzasse dentro. Un dolore che scavava scanalature attraverso le quali tutti i liquidi del mio corpo si diedero appuntamento nel mio baricentro, sentivo il cuore pompare più forte, le lacrime cadere all'interno, la saliva fuggire verso il basso, sentivo come se l'acqua del mio corpo risalisse dai piedi, sfidando la gravità. A quel punto non pensavo più al grande romanzo, ma solo a salvarmi. Corsi in bagno.

Cinque ore dopo, avevo cacato fuori anche il colore degli occhi, ve lo giuro.

Ansimando sul divano, la palla di merda mi guardò e non disse niente, sapeva benissimo che avevo fallito.

Del mio grande romanzo, neanche l'ombra.

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Cose da non dire a un primo appuntamento

Cose da non dire a un primo appuntamento

(la raccolta)

– Vuoi vedere la mia collezione di scuse per portarti a letto?

– Vorresti essere la mia futura ex?

– Con quel vestito sembri una stella. Una gigante rossa.

– Vedendoti più da vicino ho capito che il tuo corpo è solo il contenitore del tuo alito.

– Sei la prima persona non immaginaria con cui esco questo.mese. Credo.

– La Luna ti assomiglia: pallida, butterata e spaccia per sua una luce riflessa.

– La fregatura rispetto a Internet è che non puoi andare avanti veloce al punto in cui siamo da me

– Sei la prima donna che vedo senza un browser intorno e il tasto play da qualche parte!

– Cameriere c'è una mosca sulla mia ragazza, me la cambia?

– Con quella gonna e quella camicetta mi ricordi una persona molto cara. Si chiamava Mario.

– Il tuo abito da sera è bellissimo. Mi starebbe una favola … L'ho detto ad alta voce?

– Vuoi vedere mie foto nudo? No? E in bikini?

– Ma sei vera? Giura che sei reale. Giura che non sei un replicante. Ti sottoporresti a un test?

– Voto Lega.

– Sono Ironman.

– Ho l'hobby di mettere delle mollette da bucato sui capezzoli mentre guardo i grafici di borsa.

– Sono candidato alle primarie del PD

– Il porcospino per non rischiare di ferirsi, esprime la volontà di accoppiarsi pisciando a due metri di distanza dalla femmina. Così.

– Lo sai che le pillole di viagra, se le spezzi, sono blu anche dentro?

– Appena ti ho vista ho capito che tette eri una persona in gamba. Ho detto tette ad alta voce?

– Credo nella reincarnazione: se sarò bravo spero di rinascere sellino della cyclette di Olivia Wilde.

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Io, i giornali e i refusi

Io, i giornali e i refusi

(Una storia di refusi e incomprensioni che Oliver Twist, la Piccola Vedetta Lombarda e tutta la letteratura dove dei ragazzini sfigati soffrono tantissimo, mi fa una pippa.)

Oggi mi hanno citato su "Il Giorno", come Roberto Lanza.

La cosa mi ha riportato alla mente un episodio, di tanti anni fa

[blbllblblblbl solito rumore da flashback]

A quei tempi ero un giovane atleta.

Ero costituito da muscoli e il mio peso totale era pressappoco il peso che ora ha la mia panza.

Ero anche un atleta promettente. Facevo il lanciatore di disco e giavellotto.

A una finale regionale di lancio del martello arrivai anche terzo. Voi direte, ma non facevi disco e giavellotto? Certo, solo che la società era piccola, quindi conveniva coprire più gare possibili, per fare punteggio. Quella finale si fece a Lodi, un giorno in cui c'era una nebbia che non si riusciva a vedere a dieci metri, senza scherzare.

Capitò così che tutti gli atleti migliori non riuscirono a trovare la pista di atletica, e ci trovammo in quattro: un tizio della guardia di finanza costutuito da muscoli e cemento armato, penso che sia stato anche campione italiano, io e altri due sfigati capitati lì per caso. La classifica fu bellissima, perché il tizio della guardia di finanza fece un lancio da paura, il martello si perse nella nebbia e probabilmente fece anche il record dell' Universo, ma si stancarono di cercarlo e gli assegnarono una misura basata su quello che faceva di solito.

Poi secondo un tizio che si fece malissimo lanciando.

Poi io che, come sempre quando mi capitava di lanciare il martello, avevo un unico pensiero: cercare di non lussarmi le dita, cosa che succedeva regolarmente e successe anche lì.

Quarto uno che aveva paurissima di lanciare il martello e quindi annullò tutti i suoi lanci volutamente.

Ma questa non è la storia di quella finale. E' la storia di un refuso.

Durante un'altra gara, feci il mio record personale con il disco: 33 metri e 33 centimetri. Che insomma, per un ragazzino non era male.

Non mi piazzai perché – come in quasi ogni sport che abbia fatto – ero sempre più forte dei miei coetanei quindi mi facevano sempre gareggiare con i mostri della categoria superiore.

Quindi risultavo sempre il più sfigato, ma gli altri mostri transgenici, generalmente della guardia di finanza e dei carabinieri, mi tiravano pacche sulle spalle e dicevano sempre "per l'età che hai non è male, vai avanti così".

Ma io ero felice lo stesso, non sono di quelle persone competitive.

Per me l'importante era partecipare e possibilmente non lussarmi ossa, cosa che comunque capitava regolarmente.

Quella volta, il giorno dopo, mi dissero che il mio risultato era sul giornale locale.

Corsi emozionato in edicola a comperarlo. Io sul giornale! Mai successo!

Mi ricordo con che groppo in gola arrivai al trafiletto, tra l'articolo sulla gara di scaracchi dei vecchi sulle rive dell'Adda e quello di una mucca che era esplosa perché la macchina mungitrice era tarata sbagliata e invece di aspirare, buttava dentro aria.

Nell'articolo c'era scritto:

"Ottima poi la prestazione di Francesco Lanza [sì, il nome è giusto!] nei 300 metri, con 33" e 33 centesimi."

Ora, a parte il fatto che i 300 metri è una gara da cadetti ed è rarissimo che ci sia dopo i 15 anni di età (se non ricordo male). Anche se l'avessi corsa, 33 secondi e 33 centesimi sarebbe stato tipo un tempo da Carl Lewis sotto cocaina (ai tempi non c'era ancora Bolt, ma come spermatozoo era già velicissimo).

La cosa bella è che nelle settimane successive arrivarono anche degli allenatori di altre società, per chiedere chi fosse sto fenomeno che correva i 300 metri in 33 secondi.

Il mio allenatore li portava davanti a me mentre cercavo di lanciare il giavellotto senza bucarmi un piede (cosa che comunque regolarmente succedeva) e quelli se ne andavano via delusissimi.

Uno che arrivò da Spoleto apposta si incazzò proprio e se ne andò via mandandoci affanculo tutti, e io ci rimasi proprio malissimo, ma il mio allenatore era uno che beveva e quindi si divertiva a prescindere.

Quel giorno decisi che la carriera di atletica non sarebbe stata la mia vita.

[blblblblblblbblblblblblbl rumore di flashback che finisce]

Ecco, quindi i giornalisti non si rendono conto, ma questi errori poi rovinano le persone, poi vai a chiedere perché uno diventa barbone e si getta sulle panchine.

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#Barbonismo 2.0

#Barbonismo 2.0

Google avrà qualcosa come un milione di server. Yahoo ha un organico di circa 12.000 persone. Io ho un cane (trovato in stazione) che caca obelischi.

Volare è Potare è il quinto sito meno visitato al mondo e ogni mese è completamente inutile a 492 milioni di persone, che (giustamente) preferiscono andare su Youporn, dove (me l'ha detto un mio amico), ci sono le donne nude con le tette di fuori.

Ravanare nei bidoni della Caritas è legittimo. Non è negativo di per sé. Ma sono macchine infernali, capace che ci lasci un braccio. Ho fatto un periodo a corrompere immigrati irregolari e minacciarli di denuncia, ma poi non riuscivo mai a piazzare bene l'arto che ogni tanto mi lasciavano lì. Per un po' ho avuto un buon commercio coi cinesi di Via Paolo Sarpi, spacciando i moncherini per tagli venuti male di manzo, ma poi devono aver capito il trucco e non acquistano più, aggravando la crisi.

Quando ho fondato Volare è Potare, avrei potuto farne una società a scopo di lucro dedita al commercio internazionale di biancheria intima femminile usata, e non mi si può dire che non ci abbia provato. Con mio zio prendevamo in stock mutande all'outlet, andavamo a farle leccare dai tori nelle cascine qui della bassa, tra Dovera e Lodi, e poi le vendevamo in Giappone. Su alcune ci facevamo dormire anche delle nutrie, che hanno quell'odore un po' di selvatico e ce le compravano bene. Ma poi, anche lì ci hanno sgamato perché uno dei clienti era il Capoufficio della Scientifica di Tokio, e ha fatto analizzare una setola rimasta incastrata sull'oggetto e quindi ora c'è una rogatoria internazionale e forse pure due/tre sicari della Yakuza che mi cercano

Se ogni persona che legge questo messaggio donasse 1 euro, potrei bere un caffè, a occhio. Ma generalmente uno pensa "vai a lavorare, barbone". E va bene così. Ci sono abituato già in giro.

Comunque se sei tra quello 0,0000001% di persone che in questo momento non sono su youporn e vuoi allungarmi qualcosa, anche solo un cartone di tavernello (rosso, per cortesia, che il bianco mi fa mal di testa), scrivimi.

Per impietosire metto anche la foto del mio cane (per pagarmi il sito lo affitto a scienziati senza scrupoli per far montare specie animali diverse e creare ibridi mostruosi).

#Barbonismo 2.0

Grazie,

Francesco Lanza

Closciàrd 2.0

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La fattona dei denti

La fattona dei denti

Da piccolo, tra i vari dossier del mio archivio segreto (il quaderno con la copertina di paperoga), ce n'era uno molto corposo sulla pervertita in questione.

L'ipotesi iniziale della mia inchiesta era che la fatina dei denti fosse semplicemente una collezionista di dentini da latte molto facoltosa e piena di soldini da spendere. Ma la cosa era molto più complessa.

I fatti consistevano in questo: cade il dentino, lo metti nel piattino vicino al letto, trovi il soldino appena sveglio.

La cosa non poteva bastarmi, avevo troppe domande: cosa se ne fa dei dentini? Dove prende tutti i suoi soldini? Perché solo i denti da latte e non quelli dei nonni?

Quindi una notte finsi di dormire e vidi: i genitori mettevano il soldino e prendevano il dentino.

Che sciocco, pensai: era da tempo che tenevo sotto osservazione la Gilda dei Genitori. La mia ipotesi preponderante è che i Genitori fossero una potente razza aliena, una mente collettiva pronta ad assimilare noi bambini per farli diventare come loro. Quando i miei amichetti dissero che era impossibile io dissi: "Vi siete mai chiesti come fanno, anche senza conoscersi tra di loro e senza parlarsi, ad essere d'accordo su tutte le cose? Per esempio, tutti dicono che le caccole dietro il termosifone non si devono attaccare, vero? Eppure sappiamo tutti che è il posto migliore per conservarle!".

Gli amichetti annuirono e s'appersuasero.

Era ovvio che fossero coinvolti in una storia tanto torbida.

Così grazie al ragionamento logico-deduttivo capii.

I Genitori rivendevano alla fatina i nostri dentini, facendo anche una considerevole cresta e guadagnando triliardi di soldini.

La fatina, sicuramente, o per feticismo o per tossicosipendenza, sborsava molti soldini per i nostri denti. Per questo poi nei miei articoli la chiamai la "fattona dei denti".

Articoli che crearono molto scalpore alle elementari, molti bambini piansero e io, che avevo toccato i poteri forti, venni messo in castigo e i miei genitori convocati perché dicevo cose sconvenienti (o scomode?) per un bambino.

Protestai contro il sistema di potere e soldini sporchi facendo lo sciopero della merendina per ben tre giorni.

Questa storia dimostra che il giornalismo d'inchiesta ce l'ho nel DNA e che i miei non tenevano la varechina fuori dalla mia portata, quindi andavo lì e la sniffavo.

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