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Bersani, la vittima sacrificale

Bersani, la vittima sacrificale

Una considerazione, che voleva essere breve e che si è allungata un po', perché il treno stamattina ci ha messo un po' di più a portarmi in ufficio. Come di consueto, quando scrivo cose un pelo più lunghe e serie, il mio primo pensiero va a quanti hanno visioni mistiche non appena leggono qualcosa di lunghezza superiore a un SMS, e li invito a spostarsi subito sul sito della Pimpa, decisamente meno impegnativo.

A me, come tutti, piace scherzare su Bersani, sulla sua aria da cane bastonato, sul suo fare da curato di campagna che nessuno ascolta, sulla sua attitudine alla sconfitta.

Cliché, che oramai sono divenuti la "sostanza".

Ragionando però al di fuori dei cliché, dobbiamo ammettere una cosa: Bersani sta facendo, primo da non so quanti anni a questa parte, quel "qualcosa di sinistra" che morettianamente ogni tanto si è chiesto in questi anni alle teste del PD. Di un PD al quale possiamo rimproverare tutto quello che ci viene in mente, a partire dalla cronica incapacità di comunicare efficacemente.

Se stai pensando all'originalissimo accostamento comico "governo spacciato in partenza = perdere = qualcosa di sinistra" allora corri su Twitter o su Facebook a postare la tua battuta, potresti essere il primo! Pensa, poi potresti accusare di plagio tutti gli altri sei milioni di utenti che ci penseranno dopo di te, e insieme poi potrete accusare anche Crozza o i suoi autori per averci pensato pure loro.

Se, invece, hai letto la frase sopra e stai pensando di scrivere la stessa cosa, però qui sotto nei commenti e tutta in maiuscolo, vai qui.

Al netto di questi incisi, quale è il punto?

Per capirlo partiamo da un dato: ci sono tre forze politiche bene o male a pari merito.

Berlusconi è ancora in campagna elettorale e la sua posizione è la solita di quando "quasi-perde": o (anche) con noi o elezioni.

Grillo è ancora in campagna elettorale e annulla ogni dibattito possibile dei suoi, plagiando citando il Bossi dei tempi andati e gridando: o noi o elezioni.

Insomma, entrambi stanno pensando al proprio interesse particolare, che sebbene sia di due qualità differenti (dilatazione dei tempi giudiziari per Berlusconi; coerenza teatrale per Grillo), alla fine nessuno dei due sta rischiando un centesimo della propria credibilità in ottica elettorale.

Bersani, il povero e mansueto Bersani, comunque vada, politicamente si sta bruciando, sia all'interno del PD che all'esterno. Che gli riesca o no tenere in piedi un governo zoppicante per un po', dovrà poi passare la mano a qualcun altro, e lo sa benissimo.

In ottica "campagna elettorale continua" avrebbe avuto tutto il diritto di comportarsi come gli altri due suoi colleghi, chiedere nuove elezioni e ripresentarsi. Invece sa perfettamente che dopo oggi, comunque vada, la sua leadership nel centro-centro-centro-sinistra è finita.

Perché lo fa?

Per il brivido di essere presidente del consiglio per quindici minuti?

No, io penso lo faccia perché ci sono cose che vanno tentate, al di là del proprio interesse percentuale, perché comunque qualcuno dei tre un tentativo di governo doveva farlo, se non altro per tamponare lo sciacallaggio finanziario degli speculatori, almeno. Berlusconi di fatto non ha presentato nessuna proposta a Napolitano e Grillo neanche. Perché vi ricordo che le consultazioni post elettorali funzionano che tu vai da Napolitano e dici "Il presidente del consiglio che vogliamo proporre è questo", se non nomini nessuno, come hanno fatto Berlusconi e Grillo, non puoi essere incaricato, a meno che tu non pensi che Napolitano legga nella mente e scoreggi scie chimiche.

Con la pagliuzza corta ci è rimasto Bersani, che quindi è diventato un po' come il tizio di colore degli action movie hollywoodiani. Anzi, possiamo identificare tutti e tre come personaggi di un filmaccio:

Berlusconi (la fighetta bionda)- Mi si è spezzata un'unghia! Qualcuno mi porti in braccio!

Grillo (il bove americano con la mascella quadrata, i muscoli e gli occhi vicinissimi al setto nasale) – Dobbiamo dividerci! Moriremo tutti!

Bersani (il nero) – Ok, vado io! Copritemi!

GROAAAR

Berlusconi – Il negro è morto.

Grillo – Che dio lo abbia in vaffanculo.

Berlusconi – Ora che facciamo?

Grillo – Taci, puttana.

Berlusconi – Ti amo.

Il pubblico medio del blockbuster (masticando popcò) – Che figata.

Oppure è come quei personaggi di Star Trek con le giubbette rosse, che il Capitano Kirk chiama, chissà perché, a scendere su un pianeta ostile e sconosciuto e che muoiono subito per far capire che la situazione è complicata.

Tutto sta nel "clilché-Bersani", ma sempre ragionando fuori dagli stampini comici, forse la politica è anche provare le cose disperate, forse essere di sinistra è anche pensare che una battaglia valga la pena combatterla anche se è persa in partenza. Fa anche ridere, dirlo, perché verrebbe da dire che la sinistra abbia la vocazione a scegliersi le battaglie perse in partenza, ma rendiamoci anche conto che considerare "sfigato" chi perde, è un sottoprodotto della cultura endemol-magnolia-catodico-berlusconiana. Non esiste un pensiero che non porti con sé la propria smentita o la propria ridicolizzazione.
Sono ridicolo io, a scrivere queste cose.
Siamo ridicoli tutti, a pensare che esista il deus-ex-machina, in politica, che ci salverà, perché sono siamo tutti nell'angolo e non c'è nessun gigante buono all'orizzonte.

Bersani, comunque si muova, sbaglierà, e sa che non gli verrà riconosciuto neanche il merito di essersi mosso, perché da qualche punto di vista sta sbagliando anche a muoversi.

Dopo, saremo tutti pronti per una nuova spumeggiante campagna elettorale "ufficiale", all'insegna, ancora, del
"questa volta si fa sul serio, cribbio!" (Berlusconi)
e del
"sarete saremo tutti più poveri e più felici!" (Grillo)
e del
"per un centro-centro-centro-centro-centro-centro-(sinistra) finalmente vincente!" (Renzi)

p.s.: il pezzo è pieno di cliché, è vero. Ma sul mio blog faccio il cazzo che mi pare.

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Prove di fiducia per Bersani

Bersani oggi ha fatto varie prova di fiducia.

Nell'ordine:
– il gatto ha annusato i croccantini e se n'è andato schifato preferendo morire di fame
– la moglie ha risposto al suo "stasera torno tardi" con "meno male"
– Il barista gli ha chiesto se salda subito tutti i cappuccini del mese in corso e gli lascia un acconto per quelli futuri
– quando ha messo i soldi nella macchinetta automatica per prendere il tramezzino sul display è apparsa la scritta "Riprova, sarai più fortunato"
– Un piccione con la diarrea gli è passato sopra ma ha preferito comunque trattenersi e cagare più avanti
– ha dato una monetina a un drogatello davanti a Montecitorio e subito dopo questo ha controllato se fosse vera
– In riunione con i parlamentari del PD ha detto: "Vorrei dire una cosa". A quel punto Civati ha detto sottovoce al suo vicino di banco: "Ci deve essere un rubinetto che gocciola di là" e sono andati tutti a controllare.
– Ha chiamato la redazione della Zanzara ma gli hanno risposto: "Bello scherzo, ma impara a fare le imitazioni, poi manda il cv."
– E' andato in chiesa a confessarsi, ha parlato un po', ma visto che il prete non rispondeva ha guardato dentro il confessionale e c'era un biglietto con scritto "Torno subito".
– Ha provato a votare per alzata di mano per decidere se andare a prendere un caffè e gli è venuto un crampo.
– A un certo punto sono passati Bruce Willis e un bambino, il bambino ha indicato Bersani e Bruce Willis gli ha chiesto: "Lì tu vedi una persona, quindi?". Il bambino ha risposto: "No, c'è una gelateria, lì, mi compri pistacchio e fragola?".
– Ha inserito la password per leggersi la mail e il sito gli ha risposto con questo captcha:

dimostra che sei tu, immetti il codice che vedi nell'immagine

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Quindi mi ha telefonato e mi ha detto che secondo lui il governo non nasce sotto auspici buonissimi.
Io l'ho un po' consolato ma poi avevo sotto un'altra chiamata e l'ho lasciato lì.

Prove di fiducia per Bersani
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