Categoria: critica

Non ho visto La Grande Bellezza ma devo averne un’opinione

Non ho visto La Grande Bellezza ma devo averne un'opinione

Ormai al Cinema di paese non c'è più; poi scaricare i film è un reato punibile con la ghigliottina.
Quindi, al fine di non perdere punti nella classifica degli intellettuali "in" (attualmente sto al 2157° posto, tra Giorgio Masrtotta e Paola Perego), sono costretto a inventarmi una recensione del fenomeno trendy-cinematografico del momento, ma mettendoci dentro una quantità di fuffa sufficiente a dimostrare che io sia perfettamente inserito nell'ambiente. Per aiutarmi, ho letto un sacco di bla bla bla scritto non solo da critici cinematografici di quelli che ce l'hanno stampato anche nella carta d'identità, ma anche da blogger, giornalisti più o meno gossippari e via dicendo.

La Grande Bellezza – partire ripetendo il titolo che hai messo al pezzo è sempre un buon modo che i critici cinematografici usano per ricordarsi di cosa devono parlare, è un film sospeso tra l'estatica contemplazione del midollo patinato ma vuoto di un certo tipo d'ambiente, e l'aneurisma cerebrale fintamente paralitico dell'entusiasmo per la vita che il protagonista Gep Gambardella (un pantagruelico Toni Servillo) mette nel raccontare quell'ambiente.
Ma di quale ambiente parliamo?
E' il fiume patinato che ruscella tra le crepe dei muri antichi di una Roma splendidamente in sintonia col protagonista, Roma che si esalta nella splendida fotografia ma che appare contemporaneamente distante, come fosse non la città che conosciamo, ma quella che avremmo voluto potuto fottuto vedere se avessimo potuto voler aver vissuto le cose con lo sguardo di un toniservillico Toni Servillo.
Ma quanto è reale e quanto è teatro-danza, quanto è coerente e quanto illusoria questa rappresentazione che Paolo Sorrentino ci serve tra un party trendy e un Amaro del Capo? Che cazzo ne so.
E questa è forse la critica maggiore che si può fare all'impianto de La Grande Bellezza – a questo punto il critico deve ripetere il titolo perché scrivendo minchiate a caso per il puro gusto di dimostrare la propria ricercatezza, tende a dimenticarsi l'oggetto di quello che si sta scrivendo, già prima stavo per scrivere Gabriele Muccino invece di Paolo Sorrentino, per dire.

Un film che sicuramente divide e non unisce le sensibilità, lo si può notare anche dalle facce di quelli che escono, sempre che non facciate come me che ho sbagliato sala e sono andato a vedere IronMan 3 (un oliatissimo Toni Servillo).

Un film non solo da vedere, ma anche da assaggiare, che potrà deludervi ma che potrà anche piacervi, che riuscirà, nonostante tutto, a nascondere tra gli incessanti tump tump della discoteca note di melodia classica, quella melodia che Gep Gambardella (un desossiribonucleico Toni Servillo) suona con lo sguardo posato su una Roma che per una volta non è racchiusa in una palla di patinata incredulità, ma attenzione a parcheggià sul lungotevere che l'uscelletti appena scattano le 18 in punto cominciano a cacare come tori limortacci loro ma che se magnano?
C'avevo l'auto blu scuro mo è bianca, possinammazzalli.

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