Categoria: giornalismo

Il tempismo perfetto della lettera della prof. a cui il padre chiede di bocciare il figlio per un contratto di #lavoro

Stamattina la lettera della Prof. viene pubblicata da Repubblica, dalla Stampa, sia online che su carta, e nella rubrica buongiornosa di Gramellini.

Diventa quindi virale e la pubblicano e condividono un po' tutti, sui socialcosi e sui blog.

Qualche dubbio, sul fatto che sia vera, ce l'ho. Lasciando perdere il fatto che non è reale il caso, perché nasce da un'interpretazione casuale di un decreto anch'esso casuale.

Per carità, può sempre essere, eh?

Ma mettendo in fila alcune cose, mi sorgono dei dubbi:

1. I provvedimenti e le varie interpretazioni isteriche risalgono pressappoco a ieri pomeriggio, compreso il post di Grillo, la replica di Letta e il post di Grillo che viene modificato e ammorbidito.

2. Nel pomeriggio la pizzeria contatta il padre, quindi, e gli chiede di far bocciare il figlio, altrimenti non possono assumerlo.

3. Il padre, mettiamo che non abbia avuto neanche un attimo di dubbio di coscienza, chiama l'insegnante e le fa la scandalosa proposta.

4. L'insegnante scrive alle redazioni de La Stampa e di Repubblica e non solo viene letta e selezionata tra le centinaia di mail che le redazioni ricevono ogni giorno, ma anche in tempo utile per finire sul cartaceo.

La prima cosa che mi viene in mente è: che culo, Professoressa, se è in ascolto mi manda i primi sei numeri che le vengono in mente? Grazie. Usi pure il form di contatto che c'è alla voce "Scrivimi!" nel menu in alto.

La seconda è: quanto è assurda una situazione nella quale un padre preferisce che il figlio, bravo, coscienzioso e capace di destreggiarsi tra scuola e lavoro venga bocciato alla maturità per una promessa di assunzione e in più l'insegnante abbia anche il dubbio su cosa sia giusto fare, quando nessun insegnante perderebbe neanche un secondo e deciderebbe di far ragionare il padre, perché la scusa "tanto la maturità la prende l'anno prossimo" è ancora più assurda di tutto il resto dell'impianto?

E' per questi motivi che la lettera, bella, scritta bene e anche commovente a tratti, pare più l'opera di un bravo copywriter.

Poi, per carità, se è vera mi propongo di scrivere gratuitamente una sceneggiatura per una serie TV intitolata "Cuore 2.0", perché davvero mi si stava spezzando il muscolo cardiaco.

Il tempismo perfetto della lettera della prof. a cui il padre chiede di bocciare il figlio per un contratto di #lavoro

Ah, se a qualcuno stesse venendo in mente che io stia difendendo il Decreto Lavoro, vorrei solo aggiungere un mio tweet di qualche giorno fa per chiarire cosa ne pensi a riguardo.

Ciriciao, gente!

update: Come volevasi dimostrare. Il Post pubblica la conferma della falsità della lettera. Niente da fare: il fiuto per le cazzate è troppo allenato. ;)

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Come una notizia debole diventa un meme forte

Come una notizia debole diventa un meme forte

Il pezzo ieri sul sito del Giornale, riguardante la vicenda del gioielliere che ha reagito a un'aggressione molto violenta sparando dei colpi di pistola e ferendo uno degli aggressori, è l'esempio perfetto di come una notizia di rilevanza relativa, diventi una sorta di "meme" ovvero un'entità che si auto-propaga in maniera veloce facendo leva su un linguaggio furbacchione, un'immagine impressionante (la stessa che ho messo io a corredo dell'articolo) e argomenti di pancia, senza fare davvero informazione, senza spiegare davvero cosa sia successo e perché. Ma generando un grosso volume di traffico che, di questi tempi, vuol dire visibilità e impression.

I fatti sono i seguenti: un gioielliere subisce una aggressione da parte di malviventi, viene pestato in maniera molto feroce, come la foto testimonia, quindi riesce a mettere mano alla sua pistola e a sparare per difendersi.

Nel processo che ne segue, nascono quindi due filoni di indagine: quello che riguarda gli aggressori, e quello che riguarda la legittima difesa del gioielliere. Il fatto che il gioielliere venga quindi iscritto nel registro degli indagati, non è uno scandalo, è una normale procedura che va, e deve andare, al di là dei sentimenti e delle sensazioni che possa suscitare un avvenimento del genere.
La Legge non può basarsi sui sentimenti.
O meglio: non può basarsi sui sentimenti o essere fredda e obiettiva a seconda di quanto ci faccia comodo.
Ogni persona sensata ragiona così: se non ero presente al fatto, se non ho testimonianze certe, se non ci sono filmati o fotografie dell'evento mentre stava accadendo, posso basare il mio giudizio solo sull'aspetto delle persone coinvolte?
Per fare un esempio, è il motivo per il quale, quando c'è un suicidio, fino a che non si presenti la prova certa del fatto, il fascicolo viene aperto come omicidio.

Se il giornalismo fosse ancora un'arte intellettuale, avrebbe il suo senso e il suo strumento principale nel dubbio, il dubbio che ti fa porre domande e che ti fa approfondire i fatti.

Ma è più facile e più rapido, anche in termini di visite, fare leva sui sentimenti più spicci, facendo apparire anormale quello che è normale e comune.

Il giornalista del pezzo cita un'intervista a Maurizio Laudi, Procuratore della Repubblica di Asti, che si dice critico nei confronti di questo modus operandi:

D – E allora, dottor Laudi, perché la Procura di Monza ha inviato a Remigio Radolli un avviso di garanzia per eccesso colposo di legittima difesa?
R – «Perché ha dei dubbi. Perché, in qualche modo, non è del tutto convinta che le cose siano andate proprio
così».

Maurizio Laudi auspica un maggior decisionismo da parte dei pm, ma se si legge con attenzione l'intervista, il giornalista gli chiede di ragionare per astratto, in quanto lo stesso Laudi dice di non conoscere i particolari del caso, e MAI fa una semplice domanda: "Se in un caso del genere lei avesse avuto dei dubbi e non avesse trovato elementi per dirimerli in modo certo, avrebbe agito nello stesso modo?"

Domanda che dovrebbero farsi anche i lettori, in un mondo perfetto.

C'è un gioco di contrappesi legislativi che scoraggia il farsi giustizia da soli. Questo concetto poi si tira dietro tutta una serie di altri aspetti, che partono dalla legittima difesa e arrivano alla detenzione di armi e dritti fino alla pena di morte.
Questo al di là di tutte le domande "di pancia" che, quando ci immedesimiamo in una vicenda violenta, possono nascere: se succedesse a te cosa avresti fatto?

Probabilmente lo stesso, chi lo sa, ma non è un motivo sufficiente per costruire una legislazione sul mio caso o sul mio sentimento.

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