Categoria: internet

Grillo, quando dici “La Rete”…

Caro Grillo,

non ce l'ho col tuo movimento, e neanche con te, ma con chi ti fa consulenza tecnologica.
Oggi, durante il noioso e scontato faccia a faccia con Renzi, a un certo punto lui ti ha detto una delle poche cose giuste che gli ho sentito dire, ancorché priva di qualsiasi valore riguardo il suo spessore come politico e/o leader. Ha detto: tu sei qui perché te l'ha chiesto il tuo blog.
Tu hai risposto: no, me l'ha chiesto la Rete. (errata corrige del 20/02/2014: ho risentito il video, l'audio mi aveva ingannato. Non hai risposto così, durante il faccia a faccia. Hai detto "Non ho popolo". Errore mio, l'hai detto nella conferenza stampa subito successiva: ecco qui. "Per la Rete, non per il blog".)
Mi è venuto in mente che dici spesso la Rete, invece che "blog". Anche se i vari sondaggi decisionali li fai lì sopra per i tuoi iscritti (giustamente). Ho sempre pensato che la tua fosse una sineddoche, un po' come quando dici "America" per dire "USA", per esempio. Per comodità.
Invece oggi ho capito (o pensato di capire) che ci credi, nel senso, pensi che quella sia la Rete.
Dato che è capitato anche a una mia prozia, che sapeva navigare solo sul sito del canile municipale di Turi per vedere le foto e pensava che Internet fosse tutta lì, volevo darti una misura di quello di cui parliamo.
Lo farò grazie a un sito che mi ha segnalato il mio amico Fabrizio, che tu non conosci, ma che è un bravo ragazzo (per dirti, io che sono un delinquente sapevo cosa fosse youporn, lui no, il problema è che io credevo che Internet fosse tutta lì, un po' come la mia prozia coi cani.)
Questo sito è http://internet-map.net/

Te lo linko perché così puoi provare anche tu. Ma nel caso ti metto anche le foto.
Ecco, lo apri e si presenta così:

Grillo, quando dici "La Rete"...

Così non si capisce molto, lo so.
Con il selettore in alto a sinistra puoi zoomare e allora si capisce meglio.
Questo è il web visitabile (quindi comunque una parte del tutto) e quei pallocciotti sono i siti. Se zoommi un po' verso quei pallocciotti blu, per esempio, vedi già qualcosa di più:

Grillo, quando dici "La Rete"...

Così si capisce meglio, vero?
Ecco, non è una mappa precisissima, ma è abbastanza affidabile per darci una misura di quali sono le dimensioni del web e di quello che navighiamo. Almeno dei siti più grossi, infatti quelli piccoli (come questo), non li trovi.
Possiamo divertirci a cercare i siti, a zoommare avanti e indietro, oppure possiamo usare il campo di ricerca in alto a sinistra per trovare un sito.
Proviamo col tuo.

Grillo, quando dici "La Rete"...

Trovato!
Hai un bel pallocciotto anche tu!
Ma come facciamo a sapere dove siamo? Beh, basta usare sempre la barra dello zoom in alto a sinistra.

Grillo, quando dici "La Rete"...
Grillo, quando dici "La Rete"...
Grillo, quando dici "La Rete"...
Grillo, quando dici "La Rete"...

Eh, quindi dì ai tuoi consulenti di sbloccarti il firewall, perché fuori dal tuo blog c'è un mondo!

Ciriciao Beppe!
Fra

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La nuova frontiera del porno online: i video normali

La regola 34 di Internet parla chiaro: se una cosa esiste, allora c'è del porno che la riguarda. Se non esiste ma puoi immaginarla, c'è qualcuno che sta pensando di farne un porno.

Ed è così che, dopo la categorizzazione, nel mercato del porno online, delle bizzarrìe più strane, fanno il proprio debutto i video di una categoria fino a ieri insospettabile: i video "normali".

La nuova frontiera del porno online: i video normali

L'immagine di copertina della categoria? Una fila alle poste.
Possibile immaginare qualcosa di meno eccitante?
Eppure il mercato esiste, se il numero di video caricati e visualizzati non mente.

Ebbene sì, evidentemente il mercato del porno, che non conosce crisi, ci è arrivato prima di tutti: esistono persone che hanno, come perversione, quella di eccitarsi di fronte a video del tutto ordinari, senza nudità, senza alcuna "trama" pornografica.

La domanda, però, è lecita: che senso ha attirare su un sito pornografico, quindi "sconveniente" per le cronologie dei browser, un pubblico che potrebbe nascondere benissimo la propria perversione semplicemente guardando Youtube?

Alla domanda risponde la D.ssa Katlin J. McEnroe, ordinaria di psicologia sessuale all'Università di Melbourne: "E' certo che il senso del proibito possa aumentare il piacere, se il contenitore grazie al quale fruiamo di un certo contenuto, è lo stesso di altro materiale che è sconveniente guardare in pubblico. Aumenta l'intimità del gesto che, di suo, non è da condannare. E' certamente una frontiera nuova da studiare."

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Antibufala: Il Ministero dell’Interno Guardone

Antibufala: Il Ministero dell'Interno Guardone

Nel 2012 è stata una delle mie preferite, ciclicamente ricomincia a girare, con insistenza, tra messaggi privati e status pubblici, su Facebook, la patria del "Condividi a cazzo qualsiasi cosa purché abbia l'apparenza di qualcosa di serio".

Parliamo di questo, idiotissimo, testo:

IL MINISTRO DEGLI INTERNI ITALIANO HA CHIESTO ( E OTTENUTO) L'ACCESSO AI PROFILI FB. QUINDI COPIA-INCOLLA IL SEGUENTE MESSAGGIO e METTILO NELLA TUA BACHECA e : Dichiaro quanto segue: Qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi GENERE , struttura governativa o privata, NON HANNO IL mio permesso (tranne su richiesta esplicita e con consenso mio personale) di utilizzare informazioni sul mio profilo, o qualsiasi parte del suo contenuto compaia nel presente, compreso ma non limitato alle mie foto, o commenti sulle mie foto o qualsiasi ARGOMENTO pubblicata nel mio profilo o diario. Sono informato che a tali strutture è strettamente proibito divulgare, copiare, distribuire, diffondere o raccogliere informazioni o intraprendere qualsiasi altra azione riguardante o contro di me tramite questo profilo e il contenuto dello stesso. Divieti precedenti si applicano anche ai dipendenti, stagisti, agenti o qualsiasi personale sotto la direzione o il controllo di dette entità. Il contenuto di questo profilo è privato e le informazioni in esso contenute sono riservate al circolo di persone alle quali esso è destinato. La violazione della mia privacy è punita dalla legge. CC – 1 – 308 -1-103. Facebook è ora un'entità quotata in borsa PERTANTO RESA PUBBLICA AZIENDA QUINDI SOTTOPOSTA AD OBBLIGO DELLA LEGGE SULLA PRIVACY. Siete tutti vivamente consigliati di pubblicare un bando tipo questo, o se preferite, copiare e incollare direttamente questa versione. Non pubblicare tale dichiarazione almeno una volta, permette indirettamente l'uso di oggetti quali immagini e informazioni contenuti nei vostri aggiornamenti di stato pubblici.

Oramai sappiamo tutti come riconoscere un testo-boiata:

1. Presenza esuberante di lettere maisucole

2. Invito al copia-incolla (mai che ci sia un invito al ragionamento, in queste cose)

3. Aleatori riferimenti a Leggi identificate da numeri e lettere

Riassunto: "Il Ministero dell'interno, cattivo e guardone, ha ottenuto da Facebook l'accesso ai profili, quindi dichiaro che nessuno di voi cattivoni può usare i contenuti del mio profilo contro di me, in quanto la cosa violerebbe la mia pràivasi secondo la legge St1C4zz1. Se non copi e incolli 'sta pappardella almeno una volta, autorizzi invece tutti a usare tutto quello che scrivi e fai contro di te! Presto! "

L'argomento venne trattato, seriamente, sul blog di Massimo Melica, qualche mese fa, con un articolo che chiarisce completamente la cosa e che vi linko proprio QUI.

Io vorrei fare alcune considerazioni più generali, però, perché il mio intento è sempre quello di indagare l'animo umano. Molto spesso non liquido propriamente e subito come "cazzata" una cosa, ma mi ci fermo (pure) a ragionare. Scarto tutto quello che considero ovvio, come il fatto che la legge indicata nel testo ha una numerazione che non è quella italiana e quindi non c'entra un cazzo; che generalmente si viene "spiati" solo se soggetti a indagine o denuncia, per esempio se io scrivo "L'utente X è un cretidiota perché ha pubblicato il testo Y", l'utente X può denunciarmi per diffamazione, il giudice chiede a Facebook quale sia l'indirizzo IP che ha pubblicato il post oggetto di denuncia, poi tramite la polizia postale arriva al mio provider (anche se basterebbe google) e quindi chiede al mio provider "a chi è assegnato questo indirizzo IP?", il mio provider fornisce l'informazione e mi arriva la denuncia. QUESTO è il giro e ciò che accade in un caso simile. Scarto anche un'altra cosa ovvia, e cioè che quello che pubblichiamo su internet su un qualsiasi social non è privato, ma pubblico, e dobbiamo accettarlo, perché quando ci iscriviamo lo accettiamo (senza leggerlo). Sono privati solo i messaggi privati e le email. Scarto anche ciò che la logica mi suggerisce: siamo – quanti? – venti milioni di navigatori, in Italia? Di più, di meno? Ve lo dico io. Un anno fa c'erano 20,9 milioni di iscritti italiani a Facebook. Ora sono sicuramente di più. Prendiamo questo numero e poi chiediamoci: ma che minchia se ne fa, il ministero dell'Interno di "avere accesso" a 20,9 milioni di profili? E cosa vuol dire "avere accesso"? Davvero c'è gente che pensa che ci siano agenti della Polizia Postale che stanno tutto il giorno a nasellare tra i profili, così a cazzo, senza che ci sia una denuncia o un procedimento in atto? E comunque, vi dico una cosa: nessun Ministero ha le risorse per dedicare una persona a un'attività del genere. Facebook, come qualsiasi altra società gestore di social network, ha un ufficio interno dedicato a una funzione: il controllo di contenuti illegali, ossia il controllo che non si usi il social network in modo illegale (pensiamo, per esempio, alla pubblicazione di immagini pedo-pornografiche). Questi uffici sono composti da persone, dipendenti del social network, che se scovano una violazione di legge, agiscono preventivamente, bloccando le utenze e segnalandole alle autorità competenti.

Quindi, dato tutto ciò per scontato, tutte le mie domande antropologiche a riguardo si riducono a una: perché? Se una persona usa un minimo la testa, sa benissimo che se non pubblica nulla di male, se non viola nessuna legge, non c'è niente di cui preoccuparsi. Solo applicando il buon senso. Quindi, perché?

Non accetto neanche quelli che dicono: "Ma sì, non si sa mai, pubblicarlo non costa niente".

Non si sa mai? No, invece si sa tutto. Non c'è una virgola di senso, basta applicare il ragionamento e cercare quanto sia legalmente infondato un testo, e anche il "non si sa mai", si smaterializza miseramente in una nuvoletta di illogica.

Io credo che la vera spinta, antropologicamente parlando, sia una: il disperato bisogno di credere che quello che scriviamo sia interessante, in qualche modo, per qualcuno.

Sarò cattivo, ma non trovo altra spiegazione.

Qnuindi non resta che sorridere e immaginarci questo Ministero dell'Interno Guardone, che spia i profili e scoreggia scie chimiche.

Antibufala: Il Ministero dell'Interno Guardone
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#Wikinazi: se li conosci, li eviti.

Chiunque scriva su internet si è imbattuto, almeno una volta nella vita, nei Grammar Nazi.

#Wikinazi: se li conosci, li eviti.

Per chi non li conoscesse, si tratta di persone alle quali non sfugge il benché minimo errore in ciò che leggono.

Il che non sarebbe di per sé una cosa fastidiosa: il problema è quando arrivano ad avere comportamenti isterici anche di fronte ai normali refusi (errori di battitura). In sostanza: un congiuntivo sbagliato potrebbe anche essere un problema di ignoranza. Un'apostrofo (vediamo se ne attiro qualcuno) fuori posto, nella digitazione, capita.

Ma questi soggetti sono sostanzialmente innocui. Fastidiosi, certo, quando appunto l'amore per la sintassi sfocia nella manìa, ma sicuramente non arrivano ai travasi di bile che può provocare un WIKI NAZI.

#Wikinazi: se li conosci, li eviti.

Sono animali sociali. Nel senso che vivono sui social network e sui forum.

Amano in particolar modo nutrirsi di discussioni politiche, ma a differenza dei Grammar Nazi non sono specializzati, ma molto più orizzontali. Possono intervenire su qualisiasi argomento dello scibile umano e non. Sono mostri di intelligenza e cultura?

Generalmente no. Sono, piuttosto, mostri di ricerca su Wikipedia. Sentono da chilometri di distanza il particolare poco dettagliato o sospetto (cioè qualsiasi cosa), si fiondano avidi sull'enciclopedia "libera", copiano l'indirizzo e il loro contributo alla discussione è lì, incollato lapidariamente, spesso senza ulteriori commenti, come a scolpire La Verità.

Non esiste un errore innocente.
Non esiste una lettura laterale, una metafora che possa cercare di piegare leggermente la realtà per arrivare ad altro. 
Neanche nelle discussioni scherzose.
Non si scherza.
Mai.

Non esiste, ovviamente, mettere in dubbio il dio Wikipedia.

Uno dei parti più incredibili dell'era internetica, è proprio quella di aver generato la sintesi perfetta deio concetti di "saccenza" e "fastidio": il Wiki Nazi con il suo link copincollato.

Ho quindi creato delle FAQ a riguardo

D: Oddio, una volta ho incollato un link di wikipedia, sono un Wiki Nazi?
R: Assolutamente no. Wikipedia, usata in modo sano, è utile. I Wiki Nazi conoscono solo quel tipo di contributo, in maniera ossessiva. Il loro unico desiderio, e più grande orgasmo, è sbugiardare qualcuno a colpi di link.

D: Mio figlio è un Wiki Nazi, cosa posso fare?
R: Compragli della droga.

D: Come mi difendo da un Wiki Nazi?
R: Non facendoti trascinare nella sua rete. Sii sarcastico. Al limite ignoralo. Cercherà di provocarti dicendo che stai sfuggendo di fronte alla verità. Avere a che fare con un Wiki Nazi in una discussione su internet, è un ottimo esercizio zen.

D: http://it.wikipedia.org/wiki/Frequently_asked_questions
R: Io li odio i wikinazisti dell'Illinois.

#Wikinazi: se li conosci, li eviti.

"Sai che ti dico Utivich? Questo potrebbe essere il mio capolavoro!" (Bastardi senza gloria)

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#Anonymous, gli #hacker e la capacità di discernere

#Anonymous, gli #hacker e la capacità di discernere

Vorrei diffondere questo appello di Massimo Melica, su una questione delicata.

Come sapete Anonymous ha bucato i server della polizia e ha pubblicato oltre un giga di dati, verbali di servizio, di riunioni, e via dicendo.

Tra questi dati ci sono anche cose che riguardano agenti impegnati in missioni delicate sotto copertura.

Ora, io sono stato un osservatore del fenomeno hacker da molto tempo, da quando aveva ancora un senso (etico) la parola "hacker".

Sono quindi abituato a fare qualcosa che in generale i media non fanno, ma che neanche molti di questi cosiddetti "hacker", non fanno, mettendo tutto in un unico calderone: discernere.

So discernere quali siano dati, anche riservati, che sia giusto pubblicare o no. Al di là della legge, che, come dice giustamente Massimo, dice che sia un reato. Ma anche volendo mettermi dalla parte di chi predica per una cosiddetta "libertà di essere informati", ci sono alcune cose che bisognerebbe saper leggere.

Un agente sotto copertura non è un robottino. E' uno che rischia la pelle più di tutti noi "eroi digitanti". Rivelare la sua identità vuol dire mandare a puttane non solo soldi pubblici e lavoro, ma probabilmente anche vite umane.

Non siamo in un film o in un videogioco.

Un hacker di quelli di una volta, di quelli che una volta erano tutti campi di bit e oggi non ci sono più, scuoterebbe la testa e direbbe: "Io non voglio neanche vederli quei documenti. Perché non mi interessa. Perché non è lì il punto."

Quindi, chiunque tu sia, Anonymous, ci sarebbe da fare una cernita del dato, per imparare ad essere dei "bravi hacker", e non sto parlando di tecniche, perché un vecchietto (informaticamente) come me non può insegnare niente a nessuno, non più.

Perché il primo principio dell'hacker è (era) quello di non creare danni informatici.

Figuriamoci danni umani.

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Breve storia semiseria di Internet

Breve storia semiseria di Internet

Come tutte le cose divertenti, Internet è nata negli anni Sessanta.

Come l'hard rock e come molte sostanze stupende più o meno connesse con l'hard rock.

A dire la verità all'inizio si chiamava ARPANET ed era una rete voluta dalla Difesa degli Stati Uniti per collegare tutti i computer. Attenzione: negli anni sessanta "tutti i computer", voleva dire collegare quattro cosi giganteschi, in altrettante Università, pieni di lucine e di bip bip.

Tutti dissero: che fico, colleghiamo TUTTI i computer!

Qualcuno chiese: ma perché collegarli?

Fu allora che nacque la prima risposta nerd della storia: "Perché possiamo".

Quindi con molto entusiasmo venne costruita una rete tra 4 Università, che andava alla velocità di 50 Kbps, bene o male come oggi quando ti portano un'ADSL da 9 euro al mese e tu pensi "fico, spendo pochissimo!".

Quando tutto funzionò furono molto soddisfatti, solo che tutti i nerd che parteciparono all'impresa vennero presi da una depressione totale. Ai tempi nessuno riuscì a capire come mai.

Interrogati, dicevano che era come se mancasse qualcosa, ma che non sapessero spiegarsi cosa.

Nel tentativo di capire cosa mancasse, con il crescere del numero dei computer, continuavano a interconnettere sempre più "nodi", espandendo velocemente la rete ARPANET anche oltreoceano, diventando INTERNET.

Ovunque, il grande entusiamo per aver permesso di avere un mattone in più nella Rete, veniva seguito da un periodo di grandissima tristezza e mancanza di prospettive per il futuro, cadute o ricadute nell'hobby dell'alcool o nel vizio delle slot machine.

Una lacuna che si sarebbe colmata solo molti decenni dopo.

Intanto le cose progredivano molto velocemente, nel tentativo di capire cosa mancasse a questa invenzione, e vennero inventate le email.

La regina Elisabetta d'Inghilterra, nel 1976, è stata la prima vecchia bastarda a mandare una mail e a dire poi al tennico che la stava assistendo: "Non funziona niente". Accusando poi il tennico che da quando era stata installata la mail, il Commonwealth non funzionava più così bene come una volta. (cfr. articolo precedente alla voce "Sindrome della catastrofe conseguente")

Nel 1979 un tizio chiamato Kevin MacKenzie, tristissimo per il fatto di avere un nome e cognome tipici di un bullo da film americano con il giubotto imbottito (anche se non andavano ancora di moda i giubotti imbottiti), di quelli che sanno il karatekìd malvagio e poi vengono sconfitti da uno sfigato che ha imparato il karatekìd buono lucidando l'auto a un pedofilo cinese, scrisse in una mail

:(

inventando l'emoticon. Subito le email si riempirono di simboli indicanti lo stato d'animo:

:) ——> Sono contento!

:D ——> Sorrido gaudente!

;) ——> Ammicco maliardo!

: ——> C'è del disappunto in me!

:O ——> Basisco!

:o ——> Basisco più discretamente!

:* ——> Ti elargisco un bacetto!

Pensate, solo molti anni dopo, intorno alla fine degli anni 90, venne declinata da un genio (nella fattispecie io) la faccina al contrario:

):

che avrebbe dato nuovi significati alle emoticon:

(: ——-> Ho della contentezza in me ammantata di misterioso fascino!

D: ——-> Non potendo sorridere gaudente covo una rabbia indescrivibile!

(; ——-> Ammicco maliardo e ammantato di misterioso fascino!

/: ——-> Giudizio Sintetico a priori!

: ——-> Giudizio Analitico a posteriori!

O: ——-> L'inconcepibilità mi colpisce!

o: ——-> E' strano ma plausibile!

*: ——-> Limoniamo come se non ci fosse un domani!

|=:7 —–> Adolf Hitler

|:7 ——> John F. Kennedy prima dell'attentato

dX# ——> John F. Kennedy dopo l'attentato

Cominciarono a nascere dei metodi di comunicazione tra nerd, chiamati BBS (Bulletin Board System, i progenitori dei nostri forum). Si era molto vicino alla scoperta di quello che realmente mancava alla Rete, e le BBS furono un salto in avanti enorme: facendo spendere un capitale in bolletta telefonica ai propri genitori, era possibile collegarsi tramite un MODEM a un altro computer dove risiedeva questa BBS e dove si potevano lasciare messaggi e file che gli altri utenti avrebbero potuto scaricare.

Comincia a nascere anche in Italia un sottobosco che pullula di giovani considerati per lo più dei disadattati e dei sociopatici e guardati malissimo se su un autobus si azzardavano a usare espressioni oscure come "ho installato Excalibur, devo vedere se collegandomi con il modem da remoto si riesce ad accedere".

Pensate, all'inizio l'Italia fu uno dei paesi più avanzati, nel magico mondo di Internet. Robert Khan, nonostante avesse il cognome uguale a quello di uno dei personaggi più cattivi di Star Trek, convinse il dipartimento di Difesa USA a finanziare il centro di ricerca di Pisa per l'acquisto delle tecnologie necessarie, nella speranza che almeno gli Italiani riuscissero a capire cosa mancava alla Rete. Era il 1986 e la Rete arrivava in Italia, terzo paese in Europa dopo Inghilterra e Norvegia. Oggi, nel 2012, siamo il penultimo paese Europeo per velocità media delle connessioni, insieme alla Grecia e con in coda solo la Spagna.

Che dire: soldi ben spesi, quelli del Dipartimento USA!

Comunque niente da fare, ancora non si capiva cosa mancasse a internet, fino a quando al CERN di Ginevra, nel 1991, un ragazzotto ripieno di intelligenza, Tim Berners-Lee, che era solito bullarsi con gli altri ricercatori per il fatto di avere un cognome con il trattino alto in mezzo, e quindi con molti più punti-nerd degli altri colleghi, inventò il WWW, ovvero il modo di organizzare delle risorse documentali internetiche tramite pagine collegate tra di loro, navigabili tramite un browser.

Allora cominciò a farsi strada un'idea: ehi, da questa roba ci si possono fare soldi.

La parola "soldi" contribuì ad accendere una lampadina nella testa di gente non nerd, che non ci capiva un cazzo e che poteva però fare in modo che Internet uscisse dalle cantine e dai laboratori, diventando un prodotto di massa.

Ma c'era un problema. Le BBS. Tutti quei nerd che avevano messo in piedi una miriade di posti fuori controllo.

Era la metà degli anni 90 e poco prima che nascessero i primi provider di connettività, venne organizzata una grande retata con lo scopo di chiudere le BBS, con la seguente scusa: "Sono un mezzo di diffusione di software copiato".

Ma le forze dell'ordine non sapevano esattamente cosa stessero cercando, non esisteva ancora la Polizia Postale e si poté assistere a delle scene piuttosto tragicomiche di finanzieri che sequestravano:

– sacchetti pieni di dischetti rotti

– monitor

– joystick (potente strumento atto alla copiatura del software)

– frullatori

– scatoloni di saccottini del Mulino Bianco.

La vita di inconsapevoli famiglie venne sconvolta dalla notizia di avere cresciuto un figlio che nella cantina avesse messo in piedi una BBS.

Ricordo chiaramente la madre di un mio amico, che piangendo sulla spalla di mia madre, diceva: "Beata te che hai un figlio tossicodipendente! Il mio mi hanno detto che è un àchers!"

Quando Internet divenne un prodotto commerciale, i signori coi soldi e le lampadine in testa capirono subito cosa mancasse e cosa per tanto tempo si era cercato: il porno e il cazzeggio.

Era la fine degli anni 90 e nasceva l'Internet come la conosce oggi la maggior parte delle persone.

Oggigiorno è normale sentire delle vecchie dire in autobus: "Ieri ho mandato una mail al mio provider perché da quando ho il router nuovo la lavatrice perde acqua, se non mi sistemano il problema cambio operatore".

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