Categoria: politica

Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

E' da qualche giorno che ripenso, filosoficamente, ai concetti di: Democrazia, Democrazia Rappresentativa, Democrazia Partecipativa e Uovo alla cocque (forse cercavi: uovo alla coque. Grazie Google).
Come l'uovo ha tempi di cottura misteriosi, almeno per me, ma chiarissimi secondo altri (che a parole non sbagliano mai), così la Democrazia è una pietanza dalla ricetta complessa, ma apparentemente semplice, e dai tempi di preparazione assolutamente relativi al gusto di chi deve nutrirsi.
Ovviamente penso anche a Gaber, come suggerisce il titolo, e penso che quella bella frase in un bel ritornello l'ho vista in bocca anche a Formigoni, che la canticchiava da Santoro e persino sull'immagine di copertina del profilo Facebook di Salvini. L'ho vista intrecciata anche a quello che sembra un neo-concetto, la Democrazia Partecipativa, che a sentire alcuni pare nata da quando esiste Internet. Una sorta di startup della Democrazia.

E così, anche se "Libertà è partecipazione" si riduce, gioco-forza, a uno slogan buono per chiunque abbia la svergognata faccia di servirsene, la "partecipazione" non deve diventare un esercizio pensato per partire dall'indice della mano che impugna il mouse e finisce con un click. Attenzione, non penso necessariamente a Grillo che sventola un sondaggio come strumento democratico per eccellenza, ma ci penso – e macino in testa questi concetti – da molto tempo e hanno preso a occuparmi le due ore di ragionamento pendolare giornaliero da quando, qualche giorno fa, anche Civati ha fatto lo stesso: do o no la fiducia a Renzi? Sondaggio online. Anche se poi, per fortuna, ha fatto anche un incontro "analogico", ma il sondaggio online sta diventando, nel sentimento generale, qualcosa che automaticamente "purifica".
La Democrazia Partecipativa, quindi, sembra essere un modus operandi da inseguire a colpi di click, ma tra i commentatori e i politici non ce n'è uno che si fermi un attimo a pensare.
E' comodo, veloce, moderno e soprattutto permette praticamente a chiunque di mettersi in bocca il concetto "libertà è partecipazione". Non ancora come il "like" dato alla foto di un bambino africano senza olive per il proprio Martini (cit.) che ti fa sentire attivista per i diritti umani, ma ci stiamo arrivando.
Allora mi sono chiesto: noi abbiamo una Democrazia Rappresentativa, che sappiamo bene cosa sia, ma siamo proprio sicuri di non avere una Democrazia Partecipativa?
Mi sono quindi ricordato di una cosa, il secondo paragrafo dell'art. 4 della Costituzione:

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Costituzione Italiana

A leggerlo, e intendo a "leggerlo bene", ho l'impressione che la Democrazia Partecipativa ce l'abbiamo sempre avuta. Attenzione: "secondo le proprie possibilità e la propria scelta", vuol dire una cosa ben precisa. Vuol dire che io, all'interno dello Stato nel quale sono cittadino, se voglio partecipare al "progresso materiale e spirituale", devo scegliere in che modo farlo, facendomi carico di quello che la mia possibilità (competenze, forza economica, forza lavorativa, intelletto) e la mia scelta mi consentono. Quindi, chi si occupa di cani abbandonati, perché sa fare quello, chi paga le tasse, chi combatte le mafie, chi prende la pala e spala la neve dal vialetto del condominio in cui vive, chi scrive un'interrogazione parlamentare o fa da relatore a un disegno di legge, chi insegna, chi studia, eccetera eccetera eccetera, tutti questi si stanno prendendo cura della Democrazia. Stanno già partecipando.
Partecipare non vuol dire – per forza – iscriversi a una forza politica, partecipare a una votazione o partecipare a un sondaggio online o offline che sia. A voler essere generosi, è sullo stesso piano di tutti gli altri modi, possono cambiare competenze, incidenze, responsabilità, ma la sostanza è che dare la falsa speranza che tutti possano occuparsi di tutto perché basta un click, sul lungo periodo, è peggio, perché ci sarà una iper congestione su quello che "appare" più semplice (il decidere) a discapito di quello che è più faticoso (essere buoni cittadini nelle azioni di tutti i giorni), ma soprattutto consentirà di appiattire le responsabilità. Tutti i soggetti che hanno voce politica, tutti i rappresentanti di partiti e movimenti, giocano a rinfacciarsi reciprocamente di non sapere cosa voglia dire "democrazia". "Tu non sai cosa è la democrazia", "Noi siamo la democrazia", "Voi non siete democratici", "E' democrazia, questa?".

Cristo, vi state dimenticando che la parola sconosciuta, in Italia, non è "democrazia", ma "responsabilità".

Metti di avere una marmellata di responsabilità: se la spalmi su una fetta di pane enorme, lo strato sarà semplicemente più sottile fino quasi a sparire, ma se la fetta cade (come sempre) dalla parte inzaccherata, ci incasinerà comunque il pavimento, e non saprai se la colpa è della mano che ha spalmato o di quella che ha tenuto la fetta, o della fetta stessa.
Quindi attenzione a dire "La Democrazia Rappresentativa" è il male e la sua cura è quella Partecipativa.
Perché senza una non può esistere neanche l'altra.

Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

(Non trovando alcuna immagine adatta, ho deciso di mettere una foto di un larice che sembra un elefante).

Filed under: politica, volare e potareTagged with:

A chi piace Renzi

Ho sempre combattuto il pregiudizio culturale per il quale chi votasse Berlusconi fosse automaticamente disonesto o stupido.
Bisogna aver vissuto quegli anni della "discesa in campo" e ricordarseli bene, per poter avere tutti gli elementi dell'equazione che oggi ha portato a Renzi. Forse non basta neanche ricordarseli bene, perché la memoria è un processo non matematico, quindi fallace, ma certo è che più dati hai e più puoi convincerti di vedere chiaramente le cose.
Che poi rimane comunque una convinzione, che vale tanto quanto quella di chiunque altro.
Anche adesso, sto mettendo in gioco dei falsi ricordi, e per essere onesto devo ammetterlo: la frase con cui ho iniziato il pezzo non è vera. Non ho sempre combattuto quell'idea, all'inizio ci sono cascato anche io. Perché è un processo naturale: dare un senso alle cose, più velocemente possibile. Però ho il vizio di osservare, di mettere continuamente in dubbio quello che i miei stessi occhi vedono, quindi poi ho pacificamente riconosciuto che anche dietro una scelta che non farei mai – votare Berlusconi – e che non avrei mai fatto, esistono migliaia di sfumature motivazionali.
Così anche per il contrario: non votarlo non vuol dire, per forza, essere più consapevoli, più onesti, più intelligenti o più politicamente capaci nell'analisi che si riversa poi nella sintesi della crocetta su un simbolo o su un nome.
E' ancora più difficile farlo sotto la campagna elettorale, perché siamo un popolo di tifosi e in ogni competizione si estremizza e si riduce ogni ragionamento.

Se dovessi prendere il ragionamento complesso che ho in testa e sintetizzarlo il più possibile, direi che negli ultimi vent'anni abbiamo avuto Berlusconi, che ha esteso il tentativo craxiano di creare una politica leaderizzata e personalistica, riuscendo perfettamente nell'intento di sottoporre la struttura alla figura, e un Partito Democratico che è riuscito a rimanere struttura – cosa di per sé buona, in politica, in termini assoluti – ma che non è riuscita a riempirla di figure.
Ma andiamo per punti: perché dico che Berlusconi ha sviluppato con successo questo modello? Perché è riuscito a fare in modo che non esistesse (idea di) centrodestra al di fuori di sé. Ma non solo: vanta innumerevoli tentativi trasversali di imitazione e li si individua facilmente ovunque ci sia un cognome all'interno di un simbolo politico: SEL (Vendola), M5S (Grillo), SC (Monti), UDC (Casini), Radicali (Pannella) e così via.
Nome su simbolo, nome su simbolo. Niente nome, niente simbolo.
Di contro, il PD nasce come partito che possa andare oltre i nomi, e che sia strutturato per sopravvivere ai propri leader.
Il problema è che in un bipolarismo ci debba essere un leader, riconosciuto, ma temporaneo. Temporaneo, ma riconosciuto.
E' quello che succede nei sistemi bipolaristi maturi.
Nella Prima Repubblica c'erano troppi partiti, ma tutti sopravvivevano al proprio leader temporaneo.
Nella Seconda Repubblica, il PD ha cercato di mantenere questa caratteristica, comprendendo più di altri quale fosse il senso del bipolarismo, ma l'ha fatto senza riconoscere i leader temporanei (o facendo finta di riconoscerli, come capitato a Prodi).
Attenzione, un ulteriore dato: nei sistemi bipolaristi maturi, "leader" non vuol dire "decisionismo". Vuol dire una cosa particolarmente difficile da impiantare qui in Italia: vuol dire "assunzione di responsabilità". Il leader è il punto finale di un processo decisionistico ramificato.
Il leaderismo italiano, invece, è sporcato dal concetto (tossico) che il leader sia l'esecutore veloce di una sua idea che difficilmente avrebbe vita senza di lui, come sta capitando con la nuova legge elettorale.
Quindi hanno sbagliato i partiti, soprattutto di sinistra, a inseguire Berlusconi sulla strada del nomesimbolo, perché ne ha snaturato le prospettive (bisogna saperci fare nel marketing, se vuoi farlo bene), e ha sbagliato certamente il PD a conformarsi come struttura adeguata a un sistema bipolarista ma fregandosene del fatto che intorno non ci fosse alcuna struttura legislativa e istituzionale, né alcun dispositivo proprio del bipolarismo "vero".
In sostanza, siamo cresciuti, negli ultimi vent'anni, tra il bombardamento propagandistico, opinionistico e mediatico, nella convinzione che per fare il bipolarismo sia sufficiente dire "Noi siamo il centro destra / noi siamo il centro sinistra", mentre questo ragionamento è più adatto a una partitella di calcetto tra bambini, con ogni volta un'attenzione troppo elevata su chi potesse esercitare il ricatto morale di aver portato il pallone.

Culturalmente non saremo mai pronti per un bipolarismo vero. E ogni espressione partitica degli ultimi venti anni e dei prossimi venti (compreso il M5S, che non rappresenta nessun tipo di eccezione) è figlia di ciò che filosoficamente ha inaugurato Berlusconi. Il PD, che apparentemente non ha inseguito il leaderismo, l'ha fatto nel modo sbagliato, perché non ha contrastato il concetto leaderista promuovendo invece quel leaderismo "sano" che ci sarebbe voluto. E se ha provato a promuoverlo, ha sbagliato a comunicarlo, perché l'impressione, da fuori, è che si sia mosso come un nonno un po' inetto, appagato nel vivacchiare sulla propria sedia a dondolo e fumando, nei momenti peggiori, un pacchetto di quasi-leader al giorno.

Quindi, per tornare al concetto iniziale, dopo questa sintesi – magari poco chiara, ma non riesco a fare di meglio – di quello che ci ha portati a questo punto, quando si cerca di capire cosa c'entri Renzi con la sinistra, a chi piaccia, vedendo scorrere davanti agli occhi e sentendo passare tra le orecchie le discussioni, mi capita di vedere la solita storia di vent'anni fa: "A chi piace Berlusconi? Ai disonesti! Ai tifosi del milan! Agli ignoranti!", cosa sicuramente non vera in termini assoluti, perché Berlusconi è stato votato da una gran varietà di persone, ma il quoziente intellettivo e morale (qualora esista) non è mai stato determinante. Se non è determinante per candidarsi, non vedo perché si debba presumere che lo sia per votare "giusto".
Quindi a chi piace Renzi? Ai quelli che hanno votato Berlusconi turandosi il naso (o che almeno dicono di averlo fatto, turandosi il naso)? Può essere, ma non solo. Questa è la soluzione "comoda" e rapida alla sciarada, quella che può farti pensare che Renzi e i renziani siano infiltrati berlusconiani venuti a distruggere quello che rimane del PD.
Secondo me sono molti molti di più, tra i sostenitori di Renzi, quelli che hanno sempre votato centrosinistra, ma che – in fondo in fondo – al centrodestra gliel'hanno sempre invidiato un po', Berlusconi. Che insomma, Berlusconi era il male, ma guarda che carisma. Che nelle litigate con i collegi berlusconiani, alla domanda "Beh, ma dalla vostra parte chi c'è?", hanno sempre glissato o magari risposto "certo non uno che va con le puttane", ma che poi hanno stretto i denti, perché vaffanculo, non c'era neanche un nome da buttare lì.
Renzi, quindi, copre molte aree, da quella democristiana, ai berluscones con la molletta sul naso, a quelli che l'istinto dell'ultrà non vedevano l'ora di sfogarlo, finalmente, anche su qualche concetto di sinistra. E attenzione, non sto parlando solo di elettori, ma anche e soprattutto di persone organiche alla politica e alla "struttura".

Nelle zuffe online e offline, però, a me viene sempre utile ricordare una cosa, quando preme la tentazione di buttarsi in una mischia piena di "era meglio d'alema?" e "ah prima renzi era il male e ora va bene?" e "senza renzi cos'hanno fatto?" e "alla sinistra piace perdere" e cazzate varie.
Cerco di ricordarmi che siamo tutti figli di un'anomalia che non avrebbe senso di esistere, in un sistema che non è progettato per fare quello che dice di voler fare.

Quindi mollo lì la discussione politica e mi vado a cercare qualche documentario sugli universi paralleli o sul viaggio interstellare, nel sogno che nello Spazio, se non ci sia vita, magari qualcuno trovi, da qualche parte, tracce di speranza.

A chi piace Renzi
Filed under: politica, volare e potare

Lobbista beccato alla camera dal M5S. Ma se blocco le pubblicità, il video non posso vederlo.

Caro signor Grillo.
Io sono anche disposto a "farmi informare", su quellocheigiornalinondicono e su quellochelatvnontifavedere, ma mi piacerebbe farlo senza l'obbligo di visualizzare i banner pubblicitari, perché, seriamente, il suo sito ne è pieno fino a renderlo quasi illeggibile e pesantissimo da caricare.

Che poi, Adblock impedisce la visualizzazione ma a livello di browser, quindi vi preclude i guadagni relativi ai click sui banner, sui quali in ogni caso non cliccherei, ma non quelli sulla visualizzazione. E' una cosa mia, che preferisco navigare il web senza vederli.

Se si trattasse di contenuti artistici, di un suo spettacolo o di qualsiasi tipo di contenuto, non avrei nulla da eccepire, ma in questo caso parliamo di un contenuto che riguarda la vita civile, che potrebbe contribuire al mio processo di formazione di un'opinione politica, e credo che questo tipo di contenuti non dovrebbe essere soggetto a un dazio commerciale,
altrimenti mi verrebbe da pensare che il senso del "non ricevere finanziamenti" non è basarsi sulle donazioni dei propri elettori, come pensavo, ma invece è "far diventare un prodotto commerciale anche la comunicazione politica".

Insomma, questo lobbista non posso vedere né chi sia, né cosa dica.
Che faccio, mi fido sulla parola?
Sono sicuro che la risposta sarà: sì, fidati.
Vabbeh.

p.s.: per chi sia già pronto a digitare "e i 2 euro delle primarie del PD?": io non ho mai votato alle primarie del PD, anche se c'entra un po' un cazzo con quello che ho scritto.

p.p.s.: sì, ci sono un paio di banner anche qui, della piattaforma blog che mi ospita. Ma se attivi adblock il blog lo leggi lo stesso. E ci mancherebbe

Lobbista beccato alla camera dal M5S. Ma se blocco le pubblicità, il video non posso vederlo.
Filed under: politica, volare e potare

“Libertà è intimidazione”

La rivolta dei forconi si può riassumere in questo bel tweet

E in questo video

"Libertà è intimidazione"
Filed under: politica, volare e potare

Vizi italiani senza rogito

Un bel controllo fiscale da fare sarebbe questo: verificare tutte le case invendute ancora a carico delle società di costruzione e vedere se siano realmente disabitate e non utilizzate.

Perché il giochino è semplice e c'è chi lo propone: compri casa ma senza atto notarile, quindi senza trasferimento della proprietà. Una scrittura privata e via, il rogito si farà prima o dopo, ma nel frattempo niente tasse pagate sulla casa e il costruttore può tenere a perdita l'immobile che risulta ancora invenduto.

Il rischio c'è: se la società edile salta per aria si rischia di vedersi pignorata la casa, ma in quel caso basta sbrigarsi ad andare a formalizzare la vendita da un notaio.

La pratica, mi dicono, è abbastanza diffusa in luoghi di villeggiatura: farsi una casa al mare senza dover pagare le tasse come seconda casa, un bel vantaggio.

Ma ci metto la mano sul fuoco, che la cosa avvenga anche altrove.
Siamo in Italia, la patria dei furbi che si lamentano.

All'inizio mi sono detto: ma è troppo rischioso, io non lo farei mai.
Poi ho pensato che l'Italia è piena di gente che farebbe le peggio cazzate, per non pagare una tassa.
Figuriamoci una tassa sulla casa.

C'è gente che ha votato Berlusconi solo perché prometteva di restituire l'IMU.

Vizi italiani senza rogito
Filed under: politica, volare e potareTagged with: ,

Cosa può fare una famiglia italiana con l’abolizione dell’IMU

Secondo le ultime stime di Federconsumatori, gli aumenti sul costo della vita per le famiglie, nel 2013, sono i seguenti:

  AUMENTI 2013   Euro/anno
   
 Tariffe gas  – 41 euro
 Tariffe elettricità  – 5 euro
 Alimentazione (+5%)   299 euro
 Trasporti ( treni e servizi locali)  113 euro
 Carburanti (comprese accise regionali)  132 euro
 Assicurazione auto (+5%)  61 euro
 Servizi bancari + mutui + bolli + tasse  118 euro
 Derivati del petrolio, detersivi, plastiche e prodotti per la casa  153 euro
 Tariffe autostradali (+2%)  38 euro
 Tariffe aeroportuali  31 euro
 Tariffe acqua  26 euro
 Tariffe rifiuti  49 euro
 Riscaldamento  44 euro
 Addizionali territoriali  173 euro
 Scuola  (mense +36 €, libri e materiale +26 €)  62 euro
 Tariffe professionali-artigianali  181 euro
 Tariffe postali + canone rai  58 euro
   
 TOTALE  1.492 euro

E' quindi lampante che una famiglia, con l'abolizione dell'IMU, può pulircisi il culo.

Cosa può fare una famiglia italiana con l'abolizione dell'IMU
Filed under: imu, politicaTagged with: , ,

Due cose sul nuovo sito della Camera, rivolte anche ai colleghi informatici

Due cose sul nuovo sito della Camera, rivolte anche ai colleghi informatici

Ho aspettato un po' di giorni, perché ho deciso di disintossicarmi dalla Rete e perché avevo da gestire alcuni affari in Mozambico.
L'oggetto della discussione è la gara di appalto per la gestione dei servizi informatici del nuovo sito della Camera dei Deputati.
Non appena è stato pubblicato il bando, l'ho letto e poi ho contato da 10 a 1.
Quando sono arrivato a 8, come avevo immaginato, era stato già pubblicato il primo link bloggoso che urlava: "Tremillioniemezzo per il nuovo sito della Camera che spreco!!!11!!!", e all'interno dell'articolo si diceva anche, molto populisticamente, "perché non assumiamo 10 bravi informatici, per farlo, spendiamo meno, facciamo lavorare delle povere bestie informatiche e viene meglio!".
Roba da spezzare il cuore anche ai più duri.
Ho provato a contattare il mio macellaio per chiedergli se non avesse un nipote al quale affidare il lavoro per 50 euro, ma mi ha detto che suo nipote lava i maiali, quindi ha già un posto sicuro più rispettabile rispetto a quello dell'informatico.

Gli ho mandato il mio curriculum (casomai cercassero gente per l'assistenza alla monta dei verri da riproduzione) e l'ho ringraziato.

Poi sono arrivati, puntuali, i link e le condivisioni, le reazioni di alcuni politici, di altri portaborse, di diversi talebani dell'opensource che non sanno neanche cosa sia l'open source, articoli su quotidiani e blog dove c'è sempre lo stesso, dannato, concetto: troppi soldi per "rifare il sito".

Ora, non che io mi aspetti che tutti abbiano esperienza di gestione progetti di alto livello, ma sarebbe bello, almeno da parte di colleghi informatici, che ci sia la voglia di analizzare, prima di urlare allo scandalo.

Perché non possiamo lamentarci che il nostro lavoro sia svalutato, se poi ad ogni notizia del genere ci facciamo tirare dentro dalle speculazioni di chi invece non capisce nulla di informatica.

E' vero, spesso i lavori di alto livello costano molto più di quanto non dovrebbero. Succede anche nel privato, e lo sanno tutti quelli che possano aver visto un progetto preventivato ed eseguito da una qualche Grande Società di Consulenza verso qualsiasi altra Grande Multinazionale.
Spesso questi progetti costano molto perché ci sono contratti con grosse penali.
Spesso si deve fornire hardware e presidio 7 giorni su 7.
La domanda deve sempre essere:
"Cosa è richiesto?", quindi:
"Quale è lo stato attuale del servizio?"
e, una volta scoperte queste cose:
"Io riuscirei DAVVERO a organizzare un lavoro del genere?".
Mi sono fatto queste due domande in sequenza e ho quindi raccolto alcune informazioni.

Innanzitutto il bando di gara, nella descrizione sintetica della richiesta, dice:

L'appalto ha per oggetto il servizio di manutenzione del sito WEB della Camera, ed il servizio di sviluppo del sito WEB, mediante presidio.

http://www.camera.it/leg17/847?testo_procedure_gara=255

Questa frase ci dà due informazioni:

1. Sviluppo e manutenzione

2. Presidio

Questo già potrebbe bastare per quanti dicano: "Che ci vuole a sviluppare il sito della Camera". Perché è escluso che si possa sviluppare e poi "chi si è visto si è visto": manutenzione, per tutta la durata dell'appalto, e cioè 3 anni.

"Presidio".
Questa parola vuol dire "gente". Gente che, quindi, per 3 anni deve essere a disposizione, presso la sede del cliente. Non sono persone che puoi dedicare allo sviluppo (e alla manutenzione) di questo progetto e poi ad altri progetti.

Ora, vediamo cosa vuol dire "Manutenzione".
L'occhio ignorante pensa: "Cosa c'è da mantenere in un sitouebbe? Non è mica una macchina."
E' vero, ma nel senso che è più complesso di una automobile.
Dietro un sito che deve servire in modo adeguato un pubblico potenziale di centinaia di migliaia di contatti al giorno, c'è infrastruttura hardware, quindi rete, banda (la banda costa tanto, vorrei ricordare) e server; c'è sicurezza, quindi apparati, attività controllo e prevenzione che devono essere fatte costantemente da persone altamente qualificate.

Ma si tratta solo del sito e della sua infrastruttura?

In una nota, la Camera specifica:

Si fa altresi' presente che la gara consentira' una riduzione degli oneri per il bilancio della Camera: nel 2013 la cifra complessiva stanziata per la gestione operativa e la manutenzione evolutiva dei siti internet della camera – che oltre al sito principale camera.it comprendono la webtv, le sezioni a competenza Camera di parlamento.it, il sito della biblioteca, la piattaforma didattica sulla Costituzione e il Parlamento dei bambini – ammonta infatti a circa 1 milione 389 mila euro (iva esclusa) annui. I contratti corrispondenti sono ad oggi stipulati con 3 diverse societa', e riguardano attivita' di presidio, sviluppo software, gestione sistemistica, diffusione audiovideo dei lavori parlamentari nonche' attivita' connesse all'informatizzazione degli atti parlamentari. L'importo di 3.600.00 euro, Iva esclusa, dell'appalto va distribuito su tre anni. La base d'asta e' stata quindi fissata in 1 milione 200 mila euro annui dal momento che il passaggio ad un'unica ditta affidataria consentira' una sensibile riduzione dei costi; rispetto a tale cifra si attende peraltro una ulteriore ragionevole economia determinata dall'aggiudicazione all'offerta economicamente piu' vantaggiosa

http://www.asca.it/news-Camera__Ufficio_stampa__con_nuovo_sito_meno_oneri_e_piu__trasparenza-1306328-POL.html

Ora abbiamo diverse notizie in più. No, non si tratta "solo del sitouebbe", ma di un'architettura che comprende webtv (quindi streming, quindi banda), e-learning e archiviazione.
Inoltre si sostiene che l'obiettivo è quello di portare verso un unico soggetto fornitore i servizi che ora sono spalmati su tre diverse ditte fornitrici.
Inoltre, certo non può essere chiaro a tutti, ma bando di gara vuol dire che il prezzo di 3 miloni e spiccioli su 36 mesi è una base d'asta, rispetto alla quale ci si aspetta che si scenda.

Bene, altre informazioni utili al formarsi di un'opinione.
Abbiamo esaurito la prima domanda e parte della seconda, e cioè "cosa è richiesto?" e "quale è lo stato attuale del servizio?". Per completare una risposta alla seconda domanda, dobbiamo analizzare il sito dell Camera e darne un giudizio di funzionalità, che, personalmente, ridurrò a: penoso.
Mesi fa scrissi un articolo, una piccola guida su quali passaggi si debbano fare per partire dalla home page di Camera.it e arrivare alla verbalizzazione si una seduta con gli esiti dettagliati della votazione. Simulando, quindi, una azione che potrebbe aiutare il normale cittadino a recuperare un'informazione sui lavori parlamentari.
Troppi passaggi.
Quindi, sempre personalmente, spero che il nuovo progetto prenda in considerazione una usabilità migliore.

Ora l'ultima domanda, quella imposta da quel concetto che si chiama "onestà intellettuale".
Potrei svolgere questo lavoro?
Posto che la mia azienda è troppo piccola per poter partecipare (succede in tutti gli appalti grossi, pubblici o privati: il committente deve essere certo che chi si aggiudica il lavoro possa assorbire l'impatto di questo lavoro, anche in caso di penali dovute a disservizi), direi di no. Magari potrei far parte del team dei sistemisti, ma se, per puro esercizio, mi metto a ragionare come esecutore e responsabile di questo lavoro, io, andando a risparmio, lo gestirei così:

– 1 responsabile di progetto

– almeno 4 programmatori (2 junior e 2 senior, di cui uno vice responsabile)

– 2 sistemisti hardware/software

– 2 sistemisti di rete certificati Grossa Azienda Apparati di Rete

– 2 esperti di sicurezza di alto livello con qualche grappolo di certificazioni

– 2 grafici

– 4 persone al customer care per gestire le richieste di assistenza e/o rispondere a email e telefonate (primo livello)

– Affitterei in Grossa Sala Server, un locale dedicato con videosorveglianza e accesso riservato dove piazzare i server e gli apparati di rete

– Affitterei in Sala Server Meno Grossa, ma in un'altra città, un locale gemello dove mettere macchine gemelle di backup e i server di sviluppo e test

Non posso immaginare di quante macchine abbia bisogno perché purtroppo servirebbe una conoscenza ancora più approfondita di quello che si debba fare.
E' un elenco veloce e al risparmio di quello che io farei per poter essere ragionevolmente tranquillo di poter portare a casa questi 3 anni di gestione senza correre i rischi di vedermi impalato da una congrega di avvocati per via di qualche disservizio piccolo o grosso.
Sicuramente a ragionarci meglio e con più informazioni si può fare molto meglio di quello che ho immaginato, ma, se devo essere sincero, io con un team del genere e con un'infrastruttura così, comincio a starci stretto, coi costi.

Questo senza minimamente fare speculazioni su quale sarà la qualità del sito futuro.
Sarà bello?
Sarà usabile?
Farà schifo e diremo che sono stati buttati via i soldi?
Probabilmente sì, ma lo faremo a ragion veduta, e non staremo giocando a fare gli esperti di "sviluppo di sitiuebbe" solo per il gusto di arrivare primi ad annunciare il nuovo scandalo.

Quindi, Presidente Boldrini, mi spiace ma il sito non glielo posso fare, troppe responsabilità.
Però se conosce qualcuno che possa inserirmi nell'ambiente dell'allevamento suino, mi sento di poter concorrere alla posizione.

Conclusione.

L'appello a politici e giornalisti nemmeno la faccio, ma ai colleghi informatici sì, soprattutto quelli dotati di blog o che scrivono presso prestigiosi siti di opinione e/o informazione: non diamo corda a certi "scandali a prescindere", anche quando facciano fare tante visite e tante condivisioni, perché concorrono tutti al formarsi di quella cultura per la quale il nostro lavoro non ha valore, visto che

possono farlo tutti

che ci vuole

un sito con uorpresse lo fai in cinque minuti

mi serve un gestionale semplice, guarda te lo spiego in due minuti quindi non può costare tanto

basta usare roba opensùrs che è aggratis

guarda ho visto un hosting 2 euro ad era geologica (iva inclusa)

mio figlio ha studiato allo IED e mi ha fatto un modello in CAD del sito, lo voglio blu

Filed under: maiali, politicaTagged with: , , ,

Oltre che di evasione, parliamo di elusione delle Grandi Aziende e delle società di capitali

Oltre che di evasione, parliamo di elusione delle Grandi Aziende e delle società di capitali

Il problema dell'evasione fiscale, in Italia, è ramificato e complesso. Si spalma su più settori e sottrae al fisco centinaia di miliardi, costringendo chi non possa moralmente o fisicamente evadere a sostenere un carico fiscale enorme.
Ma quando si parla di evasione, la politica la butta semrpe su due piani: lavoro nero, mancata emissione di scontrini, mancati pagamenti tributari di PMI e professionisti.
Ha un enorme peso la criminalità organizzata, ma quello è un ambito sempre così delicato, da trattare, così incrociato con il giuridico che i politici e i portavoce faticano sempre un po' a trattarlo. Quindi si scatena la solita, vecchia, "guerra tra poveri": il dipendente addita i professionisti (quelli però estranei, se hai l'idraulico amico che ti propone di non fare la fattura ci mancherebbe, non sarà mica il mio amico a rovinare l'italia), i professionisti additano i politici che sprecano, i politici si additano a vicenda a seconda del fatto che facciano o no parte del Governo o dell'opposizione.
In mezzo, ci dimentichiamo delle Grandi Aziende e le società di capitali. Secondo un rapporto di KLRS fatto nel 2012 per Consumatori.it, il gettito mancato al Fisco nel 2011 si è distribuito in questo modo:

Economia sommersa: tre milioni di lavoratori in nero (inlcudendo anche 850 mila dipendenti che fanno un secondo o terzo lavoro in nero) hanno prodotto un'evasione di imposta di 34,3 miliardi di euro.

Economia criminale: 78,2 miliardi sottratti al fisco nel 2011, ma questi lasciamoli in pace, anzi, baciamo le mani.

Società di capitali: il 78% delle società di capitali italiane (circa 800mila soggetti) hanno dichiarato nel 2011 redditi negativi o inferiori ai 10mila euro, non versando imposte di alcun tipo. Molte di queste imprese chiudono nel giro di 5 anni per evitare controlli. L'elusione di queste società è ammontata in quell'anno a 22,4 miliardi.

Big Company: un terzo delle Grandi Aziende italiane nel 2011 ha chiuso il bilancio in perdita, non pagando tasse. L'uso delle controllate in paradisi fiscali le ha aiutate a eludere 38 miliardi di euro nel 2011.

Società di capitali e Big Company, insieme, portano via 60,4 miliardi l'anno all'Erario.
Però qui non parliamo di evasione, ma di quel territorio di confine che si chiama elusione fiscale, o più tecnicamente "abuso del diritto": sfruttare le pieghe di un sistema, per trarne vantaggi fiscali.

Ci sono molti "giochetti" che si possono fare con le società controllate in paradisi fiscali: per esempio, l'acquisto di hardware e macchinari che vengono poi venduti a prezzi gonfiati alle capofila nostrane, lasciando in perdita l'azienda Italiana ma gonfiando le casse della società paradisiaca, che poi avrà la libertà di gestire come meglio crede quell'utile.
Voi direte: ma ci sono le black list dei paradisi fiscali.
Certo, ma se un paradiso fiscale fosse sotto l'ala, per esempio, degli Stati Uniti, o forse addirittura uno dei 51 Stati, potrebbe mai finire in black list?
Dai, non scherziamo.
Vorrei quindi evidenziare il caso del Delaware.

Il Delaware magari l'abbiamo sentito solo in qualche racconto o in qualche film. Come qualsiasi Stato USA che senti solo saltuariamente, ci appare come una cosa col nome fico nel quale probabilmente ci sono o cowboy che sputano tabacco masticato, o poliziotti della scientifica infallibili che hanno occhiali a specchio alla moda.
Il Delaware è innanzitutto conosciuto dagli statunitensi come "The First State", la prima colonia a ratificare la Costituzione degli Stati Uniti. Quella che citano sempre gli avvocati con il primo emendamento o anche il quinto. Che tu non sai manco che cazzo siano questi emendamenti, ma quando li citano risolvono sempre tutto, un po' come se avessero detto "arimo" e tutti fanno "oooooh" e tu pensi "ma che cazzo, non poteva tirarlo fuori all'inizio e poi il resto del film lo passavano a bere in un pub?".
Ha quasi un milione di abitanti, 57 comuni e 3 contee (e qui vengono sempre in mente i fratelli Duke di Hazard con il Generale Lee e Boss Hogg). Al 79% sono Cristiani con le varie declinazioni tipiche degli US, dai Protestanti ai Pentecostali, al 19% Atei e rimane un 2% che sono persone inutili senza un'opinione in merito.

Ok, ora che ho spiegato cosa sia politicamente il Delaware come stato (una spiegazione che verrà introdotta negli studi di scienze politiche), vediamo di capire cosa sia fiscalmente, perché riguarda anche noi. Sì sì.
In Delaware si possono costituire società LLC (che sono come le nostre SRL, società di capitali a responsabilità limitata).
Se una "Delaware LLC":

1. ha i soci residenti all'estero e non statunitensi
2. non svolge business sul territorio US
3. non possiede conti correnti in US
4. non ha dipendenti in US

non paga imposte sugli utili.
Questo per il principio del pass-through-tax-status, e cioè che se ci sono le condizioni sopra descritte, il fisco americano considera gli utili di questa società come utili personali dei soci, che quindi dovranno essere tassati nei paesi di residenza degli stessi.
Certo, se poi uno si dimentica, come capita spesso qui in Italia, di inserire nella propria dichiarazione dei redditi l'utile di una società estera della quale è socio, ecco che il giochetto funziona perfettamente.
Ma ci saranno dei registri, parliamo degli Stati Uniti, non delle Cayman!
Certo, ci sono dei registri, che nella maggior parte degli stati USA sono pubblici. Il problema è che il database del Delaware è chiuso, e può essere aperto solo in caso di rogatoria internazionale. Ma consultando uno dei tanti siti che offrono a pagamento la consulenza per aprire una società in Delaware "chiavi in mano", con tanto di numero di telefono, indirizzo e tutti gli orpelli necessari, basta mettere una società off-shore dentro una LLC in Delaware e la tracciabilità è impossibile. Quindi basta costituire una società anonima ad Antigua, per dire uno stato a caso, e con quella creare una LLC in Delaware.
La LLC sarà pulita e potrà operare sui mercati UE.
E anche in Svizzera, che notoriamente non disdegna queste cose: infatti molte delle società che ti aiutano per poche centinaia di euro ad avere una LLC pienamente legale e funzionante in Delaware, sono studi di consulenza fiscale svizzeri.
Ma anche se fai business negli Stati Uniti, le tasse sono bassissime: 300 dollari per costituire la società, 5,95% di tasse sul reddito e 8,7% sugli utili della società.
Ovviamente, il 60% delle prime 500 aziende del mondo, ha una sede o una controllata, diretta o indiretta, in Delaware. Tra queste ci sono tutte le più grandi aziende Italiane o le sedi nostrane delle grandi aziende straniere, anche quelle alle quali paghiamo bollette, nelle quali depositiamo i nostri soldi, dalle quali compriamo le nostre auto, delle quali usiamo i social network, alcune delle squadre di calcio che tifiamo e persino società industriali partecipate dallo Stato Italiano, che diventa così, di fatto, un elusore del proprio sistema tributario.
Ci sono anche molte società di carte di credito e sapete perché? Perché non ci sono controlli né sanzioni sui servizi di prestito del denaro, in Delaware. In sostanza, puoi fare una carta di credito a consumo con tassi da usura, senza rischiare nulla.

Credo sia ora di parlare (anche) di queste realtà e introdurre dei meccanismi per i quali un'azienda debba dimostrare il perché abbia bisogno di una controllata in Delaware o in qualsiasi altro Stato a tassazione ridicola.

Filed under: fisco, politicaTagged with: , ,