Categoria: scrittura

#Incipitdimenticati in fondo a un cassetto

A volte capita di rovistare cassetti, reali, o virtuali, e spuntano fuori cose dimenticate.
Chi ha l'amore per la scrittura, poi, trova incipit di racconti, romanzi, appunti di cose che non hanno mai avuto seguito e che non l'avranno mai.

Sono sicuro che in tanti ne hanno qualcuno, da qualche parte.
Io getto la cosa nel mare, vediamo quanti rispondono. Mi piacerebbe leggere l'incipit dimenticato di qualcuno che passi di qui.
Se vi va pubblicate il vostro sul vostro blog, o su Facebook e marchiatelo con il tag #incipitdimenticati
Io ne metto uno.

Non ha un titolo, quindi glielo darò ora: Sottosopra.

#Incipitdimenticati in fondo a un cassetto

«Il giorno che sono nato, è successo un casino, Bixi.»
Lo sapevo che aveva sentito la storia mille volte. Sapevo anche che non credeva che tutto tutto fosse vero, perché, diceva, quando sei nato non puoi ricordartelo proprio bene. In effetti aveva ragione, ma lo ammetto solo ora. Ma quella volta la situazione era tesa, veramente tesa, e mi serviva raccontare di quando ero nato. Perché, mi dicevo, se sono sopravvissuto a quel casino, allora posso scampare anche questa. Una delle tante avventure mie e di Bixi. Ma più pericolosa delle altre.

Il Condominio Grandi era una specie di paradiso, per noi bambini. Era meraviglioso e terrificante al tempo stesso. Mio papà, quando gli avevo detto che quel groviglio di mattoni e tunnel mi piaceva ma mi impauriva, mi disse che gli antichi greci avevano una parola sola per dire tutte e due le cose: deinòs. Mi raccontava queste cose, ma me le tenevo quasi sempre per me: quando mi capitava di dirle, giù in cortile, se andava bene mi prendevano in giro. Se andava male finiva sempre a botte con Fabio, che era stato figlio di un ex vicesindaco, e quindi aveva più potere di tutti, nella scala sociale. Però mi faceva ridere, pensare ai greci che litigavano perché uno voleva dire che era una giornata da paura e l’altro capiva che invece era spaventosa. Se sono tutti morti, gli antichi greci, ci sarà un motivo. Non sapevo perché mio padre mi raccontasse sempre quelle cose sul passato. Mi piacevano, ma non ero sicuro di capirle proprio tutte dritte, come non ero sicuro di capire dritto neanche loro due: mamma e papà. Ma d’altra parte si sapeva che i genitori e tutti i grandi in generale, erano degli esseri strani.
«Sono arrivato alla conclusione che i grandi sono una specie di razza aliena che vuole assimilarci.», dissi una volta al mio migliore amico, Culone. Culone mi guardava con il labbro inferiore che gocciolava, come sempre. Aveva una specie di cosa al naso, per cui respirava sempre solo con la bocca e quindi faceva un gran casino di saliva. Come se fosse sempre raffreddato, ma senza il moccio. Continuava a risucchiare saliva, con la lingua mezza fuori dalla bocca. Quando ti toccava il braccio, sentivi sempre la mano umidiccia. Insomma, faceva un po’ schifo, ma era uno di quelli che se ti dice che giura crocesulcuore, allora puoi starci sicuro. E poi ci parlavo quasi solo io con Culone.
«Facci caso. Si arrabbia tua mamma se attacchi le caccole dietro il termosifone?»
«Sì!», e me lo diceva con uno sguardo tra il sorpreso e il deluso. Io mi chiedevo se i greci avevano una parola anche per quello.
«Eppure sappiamo benissimo che è il posto migliore per conservarle, no? Ecco, abbiamo mia mamma e la tua che si arrabbiano per la stessa cosa. E poi ci saranno altre cose sulle quali sono d’accordo tra di loro, anche se non si sono mai conosciute, apparentemente. Le sto raccogliendo tutte su un quaderno segreto. C’è qualcosa di strano, sotto. Ricorda quello che dico, Culone: i genitori sono una enorme mente collettiva. Se non mi vedrai più è perché sapevo troppo.» E qui Culone si cagò addosso. Capitava spesso. Diventava rosso, saliva a casa, e tornava giù con un paio di pantaloni nuovi.

Bixi tremava di paura. Non riusciva a tenere il manubrio fermo. Faceva tremare anche a me, quella cagainmano. Allora decisi di andare avanti io.
«Stai qui», le dissi. La appoggiai al muro con il pedale alzato, perché le avevo tolto il cavalletto, che era da sfigati. Ma già girata verso la direzione opposta. Nel caso avessimo dovuto scappare rapidi. Nessuno si era ancora spinto da quel lato delle Cantine. Guardai la porta. Era una di quelle che si aprono a spinta, da dentro. Bixi mi implorava di scappare via, di andarcene. Però quella porta si era aperta, quindi voleva dire che dall’altra parte c’era qualcuno che aveva premuto il maniglione. E poi quel corridoio non l’aveva ancora mai esplorato nessuno. Mi avrebbero intitolato il passaggio, se fossi tornato per raccontarlo. Era una di quelle cose per le quali valeva la pena di provare.
«Mia mamma non riusciva a farmi nascere, perché ero girato sottosopra, Bixi, e allora un dottore mi ha preso per i piedi e mi ha tirato fuori.» Mi tremava un po’ la voce, a dire il vero, ora. «Sarà per questo che faccio sempre le cose a rovescio.»

Il telegiornale aveva detto che quel giorno lo avevano allungato di un secondo. Degli scienziati si erano riuniti tanti anni prima, e avevano deciso che ogni tanto gli orologi sbarellavano rispetto al sole, che insomma non era tutto proprio preciso. E allora, ogni tanto, quando si accorgevano che gli orologi erano troppo sbarellati, aggiungevano un secondo in un giorno. Si chiamava “minuto di sessantuno secondi”. Avevano anche detto che quell’anno era la dodicesima volta che aggiustavano l’ora, da quando avevano iniziato a farlo tanti anni prima. Mi rimase impresso perché solo un mese prima avevo fatto sei anni. E se contavo due volte i miei anni, arrivavo a dodici. Era il 1983 e i miei genitori erano contenti che io sapessi leggere e scrivere e contare, anche se la scuola dovevo ancora iniziarla. Quel secondo in più mi tichettava in testa, avrebbe voluto farmi fare dei ragionamenti più grandi, ma non ero ancora capace di capire quali.
Una sensazione che mi dava fastidio e che mi avrebbe infastidito molte altre volte, in futuro.

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Sceneggiature rifiutate

Sceneggiature rifiutate

Ecco un elenco di idee di sceneggiature e soggetti che mi sono stati – inspiegabilmente – respinti.

Matrixoska

Svegliati, compagno Nijov.

Il rumore della macchina da scrivere mi svegliò, il collo indolenzito da un brutto sonno sulla scrivania. Sul foglio, quella scritta.

Svegliati, compagno Nijov.

L'avevo scritto io nel sonno? Ispezionai la casa, ma non c'era nessuno. Sentii battere alla macchina e corsi in soggiorno, stavolta era vero. Ma arrivato alla scrivania, c'era solo una seconda frase.

Segui il Biancompagno.

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Dr. Zivago e Mr. T

Storia di un medico russo campione di boxe, che incontra un pugile americano, gli dice "Ti spiezzo in due" ma viene sconfitto.

Allora si inietta del ritmo nel sangue, diventa Mr. T, va indietro nel tempo, incontra l'americano, gli dice "Modaffàkka" e vince il titolo mondiale.

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Brokeback Cinderella

C'era una volta un principe azzurro tenuto prigioniero da una feroce principessa.

Drago: – Ti salverò!

Principe: – Grazie, bocca infuocata.

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TUHAIL'AIZ

Biotta – Eduard, chucciami il collo

Eduard – Biotta, sai ke nn posso, sono un vampupo mannaro e potrei vulnerarti

Biotta – Cioè kome parli stampato, Eduard

Eduard – Xché ho ciento anni anke se li porto bene visto ke uso oil of olaz.

Biotta – L'altra sera quando mi ha presa tre metri sottosopra per me è stata la prima volta…

Eduard – Anche per me, in ciento anni, infatti scusa se sono venuto subito ma ero troppo eccitato e poi ero stressato e solitamente sono un toro ma c'era la luna ciccia e i vampupi mannari con la luna ciccia durano poco…

Biotta – Eduard, devo dirti una cosa, non avevo finito la frase. È stata la prima volta senza protezioni e io sono affetta da immunoscemenza trendy

Eduard – Non kapisko…

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Terminucci

Futuro. Guerra.

Le multinazionali della moda hanno preso completamente il potere.

Oramai scarpe cyborg e modelli robotici progettati da supercomputer metrosessuali sterminano tutti gli esseri umani che non vogliano indossare cose scomodissime, ridicole, con le spalle strette ma trendy.

Ma c'è un uomo, a capo della resistenza umana: il rag. Giovanni Connorini.

Egli guida le truppe umane indossando abiti obsoleti e mettendosi addosso anche colori come il blu e il nero insieme.

La resistenza è più forte e fiduciosa che mai, quando i trendycomputer progettano un cyborg indistruttibile: TERMINUCCI.

Spedendolo indietro nel tempo, cercheranno di far diventare il rag. Giovanni Connorini una persona che ama travestirsi da cocktail caraibico.

Ma anche la resistenza umana ha mandato indietro nel tempo un uomo coraggioso, che avrà il compito di proteggere il futuro capo della resistenza: Alfonso la Bestia, un rozzo essere in grado di recitare il canto sesto della Divina Commedia ruttando, un uomo impermeabile a qualsiasi tendenza e che usa l'iphone come calzascarpe.

Riusciranno gli umani a salvare il giovane Giovanni Connorini da Terminucci?

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L'insostenibile leggerezza dell'essere venuto dallo spazio profondo.

Un dramma fantascientifico dove il protagonista comunica attraverso i borborigmi, ma dato che non lo capisce nessuno, blasta l'umanità con un disgregatore laser a doppio carburatore.

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Bruce Willis de Bergérac

(estratto)

Atto III – Piazza con Balcone

CRISTIANO: Bruce Willis, aiutami a conquistare Rossana.

BRUCE WILLIS: Ok.

[…]

BRUCE WILLIS: Parlavamo di un bacio…

ROSSANA: No…

BRUCE WILLIS: Sì, è dolce la parola.

ROSSANA: Tacete

BRUCE WILLIS [brandendo un lancia turbomissili]: Cos'è un bacio? Un punto rosa acceso sulla "i" di "Yppiaiè grandissimi figli di Rossana!"

[tutto esplode]

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Figli di un Dio Minoritario

È la storia di un giovane di belle speranze, Angelino. Egli fa il professore di sfiga in un liceo pieno di ragazzi talmente sfigati che a volte la scuola è deserta perché si sono chiusi tutti da soli negli armadietti per farsi del bullismo. In questa scuola c'è però un preside-padrone molto anziano ma che ogni 24 ore si fa di una bumba particolare che lo fa ringiovanire di 12 ore. Si diverte tantissimo a dire ogni anno ad Angelino, che è il vice-preside con potere di abbassare lo sguardo, che sarebbe andato in pensione, ma poi si smentisce sempre.

Allora Angelino crea una sorta di Società Segreta Ribelle composta dagli sfigati migliori del suo corso, creano un cyborg femmina che come faccia viene fuori un po' simile ad Angelino e lo mandano ad accoppiarsi col preside.

Il piano è di far esplodere il cyborg durante un amplesso, ma gli studenti sono abituati a farsi dell' autobullismo e quindi non piazzano l'esplosivo nel posto giusto.

Qui c'è la scena clou dove Angelino dice 'attivare!', preme il pulsante e gli esplode la macchina. Quindi dice 'Vabbeh vado a casa in autobus' ed esplode tutto il deposito dell'ATM, allora dice 'Vabbeh vado a casa a piedi' e gli esplodono i piedi.

Alla fine invece di 'The End' c'è la scritta 'Vabbeh càpita'.

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Fenoumena

Un horror filosofico fantascientifico nel quale Hume è l'eroe e Kant è il super-cattivo.

La scena clou è quella dove Kant sta per ammazzare Hume a colpi di Ragion Pura (è il nome che ha dato al suo blastolaser a pallettoni fotonici) e sul più bello finisce le munizioni.

Hume – Dov'è il tuo IO adesso?

Kant – Hume, abbraccia il lato oscuro della Critica! Io non sono il tuo non padre!

Hume – [grida disperato] SONO SCETTTICOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

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