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Io, i giornali e i refusi

Io, i giornali e i refusi

(Una storia di refusi e incomprensioni che Oliver Twist, la Piccola Vedetta Lombarda e tutta la letteratura dove dei ragazzini sfigati soffrono tantissimo, mi fa una pippa.)

Oggi mi hanno citato su "Il Giorno", come Roberto Lanza.

La cosa mi ha riportato alla mente un episodio, di tanti anni fa

[blbllblblblbl solito rumore da flashback]

A quei tempi ero un giovane atleta.

Ero costituito da muscoli e il mio peso totale era pressappoco il peso che ora ha la mia panza.

Ero anche un atleta promettente. Facevo il lanciatore di disco e giavellotto.

A una finale regionale di lancio del martello arrivai anche terzo. Voi direte, ma non facevi disco e giavellotto? Certo, solo che la società era piccola, quindi conveniva coprire più gare possibili, per fare punteggio. Quella finale si fece a Lodi, un giorno in cui c'era una nebbia che non si riusciva a vedere a dieci metri, senza scherzare.

Capitò così che tutti gli atleti migliori non riuscirono a trovare la pista di atletica, e ci trovammo in quattro: un tizio della guardia di finanza costutuito da muscoli e cemento armato, penso che sia stato anche campione italiano, io e altri due sfigati capitati lì per caso. La classifica fu bellissima, perché il tizio della guardia di finanza fece un lancio da paura, il martello si perse nella nebbia e probabilmente fece anche il record dell' Universo, ma si stancarono di cercarlo e gli assegnarono una misura basata su quello che faceva di solito.

Poi secondo un tizio che si fece malissimo lanciando.

Poi io che, come sempre quando mi capitava di lanciare il martello, avevo un unico pensiero: cercare di non lussarmi le dita, cosa che succedeva regolarmente e successe anche lì.

Quarto uno che aveva paurissima di lanciare il martello e quindi annullò tutti i suoi lanci volutamente.

Ma questa non è la storia di quella finale. E' la storia di un refuso.

Durante un'altra gara, feci il mio record personale con il disco: 33 metri e 33 centimetri. Che insomma, per un ragazzino non era male.

Non mi piazzai perché – come in quasi ogni sport che abbia fatto – ero sempre più forte dei miei coetanei quindi mi facevano sempre gareggiare con i mostri della categoria superiore.

Quindi risultavo sempre il più sfigato, ma gli altri mostri transgenici, generalmente della guardia di finanza e dei carabinieri, mi tiravano pacche sulle spalle e dicevano sempre "per l'età che hai non è male, vai avanti così".

Ma io ero felice lo stesso, non sono di quelle persone competitive.

Per me l'importante era partecipare e possibilmente non lussarmi ossa, cosa che comunque capitava regolarmente.

Quella volta, il giorno dopo, mi dissero che il mio risultato era sul giornale locale.

Corsi emozionato in edicola a comperarlo. Io sul giornale! Mai successo!

Mi ricordo con che groppo in gola arrivai al trafiletto, tra l'articolo sulla gara di scaracchi dei vecchi sulle rive dell'Adda e quello di una mucca che era esplosa perché la macchina mungitrice era tarata sbagliata e invece di aspirare, buttava dentro aria.

Nell'articolo c'era scritto:

"Ottima poi la prestazione di Francesco Lanza [sì, il nome è giusto!] nei 300 metri, con 33" e 33 centesimi."

Ora, a parte il fatto che i 300 metri è una gara da cadetti ed è rarissimo che ci sia dopo i 15 anni di età (se non ricordo male). Anche se l'avessi corsa, 33 secondi e 33 centesimi sarebbe stato tipo un tempo da Carl Lewis sotto cocaina (ai tempi non c'era ancora Bolt, ma come spermatozoo era già velicissimo).

La cosa bella è che nelle settimane successive arrivarono anche degli allenatori di altre società, per chiedere chi fosse sto fenomeno che correva i 300 metri in 33 secondi.

Il mio allenatore li portava davanti a me mentre cercavo di lanciare il giavellotto senza bucarmi un piede (cosa che comunque regolarmente succedeva) e quelli se ne andavano via delusissimi.

Uno che arrivò da Spoleto apposta si incazzò proprio e se ne andò via mandandoci affanculo tutti, e io ci rimasi proprio malissimo, ma il mio allenatore era uno che beveva e quindi si divertiva a prescindere.

Quel giorno decisi che la carriera di atletica non sarebbe stata la mia vita.

[blblblblblblbblblblblblbl rumore di flashback che finisce]

Ecco, quindi i giornalisti non si rendono conto, ma questi errori poi rovinano le persone, poi vai a chiedere perché uno diventa barbone e si getta sulle panchine.

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