Categoria: volare e potare

Cacare, cagare. Fica, figa. Nanni Moretti, hai perso.

In una scena divenuta cult del film "Ecce Bombo", Michele Apicella, alias di Nanni Moretti, rimprovera la madre per l'uso delle parole.
Agevoliamo il filmato:

Filmato che è tra la dotazioe standard anche dei GrammarNazi e di tutte quelle persone che si trincerano dietro l'immutabilità di ciò che sanno, ignorando che la lingua cambia, involve ed evolve molto più rapidamente di come facciamo noi.
E' quindi abbastana inutile, in questo campo, formare tifoserie e squadrismi, è più divertente fare quello che facciamo noi nerd: grafici! [spip… spip… spip… momento di intimità del nerd dinnanzi al concetto di "grafico"].
Ho quindi deciso, grazie a Google Ngram Viewer, uno strumento splendido per fare ricerche e confronti sull'utilizzo di tutte le parole presenti nelle opere scandite (scansionate, scannerizzate, come preferite) da Google Books, per dare un'occhiata all'evoluzione storica dell'uso di determinate parole nelle pubblicazioni italiane in un periodo di osservazione che va dal 1800 al 2008.
Ecco il grafico-confronto di cacare VS cagare.

Innanzitutto possiamo notare un dato spettacolare: c'è già stato, tra il 1807 e il 1814, un timido sorpasso di cagare su cacare, per poi ritrovare un assestamento dove addirittura per diversi anni abbiamo temporanee scomparse di cagare, mentre cacare segue una progressione piuttosto costante. Per dirla in termini borsistici, cacare è un'azione piuttosto stabile, mentre cagare ha stentato per anni, rimanendo nelle retrovie.
A partire dagli anni 60 comincia il trend positivo di cagare, che sale nell'utilizzo letterario, confermato anche da un incremento del suo rivale cacare. Nel 1978, quando esce "Ecce Bombo", le due parole seguono un incremento di utilizzo sostanzialmente identico, ma con ancora una discreta predominanza si cacare. C'è una leggera flessione della coppia intorno al 1985, ma ecco che mentre cacare prosegue il suo trend senza scossoni significativi, cagare rialza la testa e nel 1991-92, con l'inizio della seconda Repubblica, fa un balzo impressionante e va ai giorni nostri ad assestarsi a livelli di assoluta predonimanza, mentre cagare non si smuove dalla sua progressiva ma lenta ascesa.
Andiamo ora ad analizzare la coppia fica e figa, nello stesso periodo di tempo.

Qui possiamo vedere, rispetto alla coppia precedente, da una parte un comportamento simile, e cioè vediamo un lungo confronto a distanza negli anni e una discreta risalita di figa dagli anni 80 ai giorn nostri, ma vediamo che, incredibilmente, fica rappresenta un titolo molto più volatile, rispetto al suo corrispettivo regionale cacare. Ma, e questo non è un dato del tutto inaspettato, ovviamente sia fica che figa muovono volumi che cacare e cagare si sognano. Per capire meglio, mettiamo insieme i due grafici.

I consigli per gli investimenti, in questa fase di cambiamenti della società, sono piuttosto difficili. Quello che possiamo ipotizzare, se volessimo investire a rischio alto, è che, con l'ascesa di Renzi e un ritorno di moda di regionalismi al di sotto del Po, è probabile che – è inevitabile, visto il lungo trend positivo – cagare possa nei prossimi anni subire un'importante flessione per riassestarsi ai livelli di cacare. E' ovvio che non conviene vendere le proprie azioni di cacare, perché vediamo che hanno una tenuta storica decisamente solida, mentre probabilmente aprirei una posizione short a lungo termine su cagare, se fossi in vena di investimenti rischiosi ad alto rendimento. Di certo, non conviene impuntarsi in questo momento su cacare, perché vediamo che probabilmente non farà balzi enormi nell'immediato futuro.
Quello che è certo, è che, sebbene fica muova enormi numeri, figa appare stabile nella sua lenta crescita esattamente come cagare.
E' comunque chiaro che fica o figa, cacare o cagare, alla fine gli unici scemi sono quelli che pensano di avere la verità in tasca, come al solito, perché come nelle Borse valori sono i mercati a costruire i grafici, e non viceversa, così anche nella lingua sono le persone a costruire la lingua, non viceversa.

Piccolo capitolo finale sull'accoppiata nerd vs geek.

A mio avviso questo dato è piuttosto significativo.
Parliamo sempre analizzando il corpus letterario in lingua italiana.
"Nerd", classicamente inteso come "sfigato", "secchione", ha subito nell'ultimo ventennio un'impennata nell'utilizzo, contemporaneamente alla nascita e all'ascesa del termine "geek", che è più assimilabile a un "maniaco della tecnologia", ma con un'accezione decisamente più cool.
Pare che geek sta sostituendo nerd e questo potrebbe essere indicativo del fatto che la "nerdizzazione" evidemente in atto negli ultimi 20 anni stia passando da una fase puramente tecnica a una fase decisamente fighetta, intuizione che – a mio avviso – ha diverse conferme "sociali".
Con questo è tutto, le conclusioni serie le lascio ai linguisti e ai sociologi veri, ora vado a continuare a spippolarmi sui grafici.

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Il Bene e il Male

Stamattina ho perso l’autobus e sono andato in stazione a fette.
Mentre camminavo, guardavo i social network e mi sono imbattuto in due video: il primo è una ripresa di una telecamera di sicurezza, mostra una anziana default che viene avvicinata da un giovane costituito di ritmo nel sangue e – presumibilmente – big cock.
Chi la condivide, si divide in due categorie di persone:
1 – quelli che aggiungono il commento “immigrato aggredisce anziana Italiana”
2 – quelli che ci credono e aggiungono “io non sono razzista MA i negri devono smetterla di vantarsi davanti alle telecamere mentre picchiano di jab sinistro gli anziani indifesi”.
Ho eseguito quindi il mio segretissimo protocollo di fact checking, una cosa da veri esperti che sto per rivelarvi. E’ una tecnica che usano solo i giornalisti premi Pulitzer, è un po’ complicata da mettere in pratica, ma sono sicuro che con un po’ di esercizio riuscirete a usarla.
Ho aperto google e ho usato questa esatta stringa di ricerca: “video immigrato picchia vecchietta”.
Dovete sapere che questa stringa di ricerca scardina il pregiato algoritmo di Google e dà dei risultati. Scorrendo i quali sono venuto a conoscenza della reale provenienza del video: è di nove anni fa, è un fatto successo INDAIUESSEI, sia vittima che aggressore sono statunitensi.
Sono arrivato quindi alla verità (bene), ovvero che si tratti di un regolamento di conti tra extracomunitari, in un tempo che si aggira intorno ai 5 minuti, evitando il diffondersi di una notizia falsa (male).
Che è, comunque, 4 minuti e 50 secondi più lento rispetto a quello che mi ci sarebbe voluto per fidarmi, condividere il video e aggiungere come commento “i negri devono smetterla di sfidare gli anziani nel pugilato e in altre pratiche tipicamente negroidali, vediamo come se la cava questo giovane a fare la fila alle Poste alle sei di mattina”.

Il secondo video è stato condiviso da un americano, e riporta il Presidente Obama (casualmente anch’esso ritmato a livello ematico) che dice una cosa tipo: “La gente comune è troppo stupida per badare a se stessa, quindi è bene che rinunci alla propria libertà per farsi governare”. Ovviamente questo è più complicato, perché è lui e lo dice, si sente. Il tizio americano lo condivide ed è tutto un waddafakka, come può dire una cosa del genere? in platea tutti zitti? è scandaloso! condividete!
Anche qui, non perché sono incredibilmente affascinante e clever, ma perché sono curioso, mi sono andato a ricercare il testo integrale, e ho capito che quella frase era in un discorso dove prima e dopo c’erano delle cose. Tipo: “Il mondo è fatto da uomini liberi che sono stati messi alla prova da chi pensa che la gente comune [da qui parte il video condiviso] bla bla bla grande paese bla bla bla bukkake di patriottismo bla bla”.
Pure qui ci sono voluti 5 minuti e un po’ di tecnica segreta di ricerca su Google.
Sempre troppo.
Tra l’altro, questo tizio americano, non volendo, ha creato un paradosso malvagio: più si diffonde il suo video editato, più dimostra che il vero discorso di Obama è falso, mentre sarebbe stato giusto che avesse detto davvero quelle cose.
Poi sono entrato in un loop di paradossi socio-antropo-filosofici e intanto il treno è arrivato a Milano senza che me ne accorgessi, il controllore è passato e mi ha intimato di scendere.

Questa cosa mi porta a una considerazione più generale nella quale rientra anche il successo dei vari complottismi.
Mettiamo che per costruire un distributore di benzina io spenda 50mila euro.
Quanti soldi mi servono per distruggerlo?
A occhio, 50 euro: li infilo nella bocchettina del self service, scelgo la pompa più vicina (così consumo anche meno calorie), squirto benzina a caso in giro, poi butto un cerino per terra e me ne vado. Vualà.
Quanto costa verificare scientificamente un fatto, per esempio che le scie chimiche sono solo scie di condensazione?
Un botto, ma non importa se lo fai o no, perché basta che uno, su Facebook, dica “NO! Perché lo dice un importante studio e comunque chi fa le costose verifiche è colluso con Big Pharma”. Un post a costo zero, a impegno zero. Da cui nascono poi condivisioni sempre a costo zero, impegno zero.
Il Male è molto più veloce e più cheap, insomma e il suo prezzo è in caduta libera, conviene investirci.

Nella foto: un'anziana con un gatto

Nella foto: un’anziana con un gatto

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Resurrezione e Respawn, Religioni e Videogame

Intanto chiariamo una cosa.
Il concetto di Resurrezione (o Risurrezione, è uguale sia con la i che con la e, a me piace più con la e perché mi pare meno bovino) non è appannaggio di Gesù, ma è una cosa che risale a molto prima.

Vedremo anche come questo sia un concetto proto-nerd e come si adatti benissimo all'attuale mondo tecnologico-barbarico che si va delineando e che gli storici del futuro chiameranno Media Evo.
Facciamo prima un parallelo tra due voci di Wikipedia, che è quella cosa che viene considerata validissima fonte quando nelle discussioni ti dà ragione, e inaffidabilissima quando ti dà torto.

RESURREZIONE
La risurrezione o resurrezione è il ritorno alla vita dopo la morte con una analogia al risveglio successivo al sonno.

RESPAWN (all'interno della voce "SPAWN")
Il respawn consiste nella riapparizione di un personaggio o di un nemico dopo la sua morte o distruzione.

Altre analogie tra questi concetti:

– nascono in ambiti di fantasia come le religioni e i videogiochi (anche se il mondo di Diablo III sappiamo tutti che esiste veramente)
– sono inseriti all'interno di un percorso che presuppone delle "prove" o una "prova finale"
– riguardano spesso personaggi o buonissimi o cattivissimi, a seconda dei punti di vista
– sia per le religioni che per i videogiochi servono a non far finire troppo presto il gioco
– dopo la resurrezione/respawn il personaggio principale può godere di maggiore esperienza/poteri oppure perdere tutto, a seconda del gioco o della religione.

Gli antichi Egizi avevano capito quanto fosse importante la "dotazione". E' per questo che si facevano seppellire con ori, e statuette che rappresentavano cibo, servitori, animali da compagnia e via dicendo. All'atto del respawn, di fronte a Anubi e Horus, potevano quindi bullarsi di avere un sacco di item, statuine e giocare a Doungeon & Dragons contro Osiride.

Non parliamo poi dei Greci.
Sulla resurrezione sono fichissimi: c'era più gente che ritornava dall'Ade di quanta non ne entrasse. Questo perché i Greci avevano la sana abitudine di salvare spesso la partita.
La cosa bella delle religioni pre-elleniche e quelle elleniche, anche quando si sono mischiate poi con quelle Orientali in seguito al fichissimo tour di Alessandro Magno, è che in sostanza chiunque poteva reincarnarsi più volte anche nello stesso corpo e nella stessa vita, perché la cosa dipendeva dagli Dei, da quanto eri importante per la trama del gioco, eccetera. Insomma, la roba spacciata da prima dei Greci a prima degli Ebrei era un sacco più giocabile, più accattivante, nonostante la grafica fosse più approssimativa nei dipinti. Il Cristianesimo sarà anche stato a 16 bit, pieno di effetti speciali e un sonoro della Madonna, ma a me i Coreuti di Sofocle piacevano un casino di più.
Per lo meno c'era una scelta. Vuoi respawnare in un nuovo personaggio dimenticando tutto quello che è successo prima e ricominciando da capo?
Bene, bevi un po' di acqua del fiume Lete e vai (nota: per chiunque abbia fatto studi classici, l'azienda che si è scelta questo nome per il suo beveraggio di H2O in bottiglia, ha fatto proprio una scelta brutta. Io quando passo davanti allo scaffale al supermercato, una grattatina di balle me la tiro, non so voi.)
Se invece vuoi ritornare per i cavoli tuoi nella tua vita, puoi sempre sfidare Thanatos, impietosire Zeus, fare l'occhiolino a Persefone, raggirare Ade… insomma, dipende da quanto sei su di livello nel gioco.
I Niubbi (per i non nerd: newbie, principianti) ricominciano la campagna.
Io che invece sono re Admeto e sono amico di Eracle, se mi muore la moglie lo dico a Eracle che va giù nell'Ade a farla risorgere a forza di calci in culo a Thanatos: è giusto, mi sono costruito una bella crew e mi gioco le mie carte.

Con gli Ebrei la cosa ha cominciato a perdere di fascino. Si cominciano a insinuare resurrezioni chirurgiche ed estremamente arbitrarie. Molto prima di Gesù già i profeti Elia ed Eliseo operano delle resurrezioni tipo quella che avrebbe poi reso famoso il Nazzareno in tutti i teatri di Las Vegas (si esibiva con il nome "Il Grande Nazzarini").
Pochi fortunati raccomandati vengono riportati in vita. Per tutti gli altri, c'è la resurrezione alla fine dei tempi. Che fregatura.
Mi fai risorgere, ma solo per salutare un attimo i tempi che finiscono, e poi? Insomma, non c'è continuità nel gioco, e sinceramente non capisco come Cristianesimo, Ebraismo e Islamismo abbiano potuto avere tutto questo successo commerciale.
Si festeggia ogni anno quello più bravo a risorgere e basta.
Visto che c'eravamo avremmo potuto fare una religione incentrata su Houdini.
Tra tutte le declinazioni Cristo-ebraico-islamiche è interessante la visione dei Testimoni di Geova: quando muori non esistono l'inferno e il purgatorio, ma solo un posto bucolico con le casette di legno tipo La Casa nella Prateria di cui abbiamo un filmato:

Tutti, anche i cattivi, si svegliano in questo posto, ma se non seguono la regola di Dio, quando moriranno la seconda volta, sarà per sempre.
E' un po' come i Laser game anni 80 se non avevi abbastanza monetine.
Infatti non se li cacava nessuno, i pochi a cui piacevano erano dei disadattati che rompevano le palle agli altri per imparare a giocarci. Anche in questo il paragone con i Testimoni di Geova regge.

Dopo Islam, Ebraismo e Cristianesimo, la resurrezione è diventata una cosa macabra, legata più che altro agli spiriti, ai fantasmi e agli zombie.
Insomma, si può dire che ci sia stato molto più genere horror e molta meno avventura.

I Buddhisti, compresi quelli di scismi come i Soka Gakkai, credono invece in una cosa demenzialissima: la reincarnazione continua, che è di fatto la tua punizione. Poi un giorno, raggiungerai un tale livello di purificazione da arrivare al Nirvana, ovvero quello stato nel quale non ti reincarni più.
Sostanzialmente il Game Over totale eterno.
Anche qui: poco attraente.

Una nota finale per i seguaci di Scientology che non si capisce bene come la pensino, l'importante è che gli dai i tuoi soldi. Però hanno questa cosa dei livelli, più spendi soldi più vai su di livello, come i coin op anni 90, e ad ogni livello la trama si fa sempre più intricata e fantascientifica, ti senti parte di un racconto con alieni succhiacervello, guerre intergalattiche, astronavi, john travolta e tom cruise, e quando sei superfichissimo dove ti spediscono?
Su un transatlantico che viaggia pacifico nell'Oceano.
Praticamente sei lì che pensi di fare parte della fazione giusta nella guerra contro Xenu, imperatore galattico malvagissimo e dove ti ritrovi?
Qui:

IN LOVE BOAT!
Ma vaffanculo va, voi e Tom Crùz.

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Manuale di cucina per carne umana. [Capitolo zero]

(storia a puntate. esce quando esce.)

Ingredienti: destrosio; regolatori di acidità: bicarbonato di sodio, acido malico; acidificante: acido citrico; sciroppo di glucosio, aromi.

I bastoncini effervescenti scoppiettano nel bicchiere d’acqua. Digestivo rinfrescante e dissetante, dice l’etichetta. Non che ci si sia bisogno di aver mangiato niente, ma è qualcosa quando non sai come domare la noia domenicale. Aspetti che scoppietti tutto, ingolli il bicchiere che sa di finto limone, digerisci il nulla, o la vita e intanto sono passati cinque minuti.
Altri cinque che si sommano ai trentacinque anni e una manciata di mesi, altro tentativo di non dare corda alla mania degli uomini di misurare il tempo.

Ingredienti: carbonio, acqua (oltre il 70%), zuccheri, lipidi; acidificante: vita; confezionato negli anni Settanta; da consumarsi preferibilmente il più presto possibile.

«Cuciamo un vestito circolare al tempo. Misuriamo l’immisurabile, diamo una forma rassicurante a qualcosa che non lo è».
Questo è, bene o male, l'apice del mio ragionamento giornaliero, e ne sono passati altri cinque, di minuti. Mica male, per essere Domenica.

Uno dei tanti micro-circoli temporali inventati dall’uomo per l’uomo si sta chiudendo. Domani è lunedì.
Poi tra poco comincerà un altro mese, e poi tra qualche mese un altro anno.
Tutti saranno pronti a giurare che sarà migliore di quello che è appena passato.
Ancora un po’ di pazienza, dicono.
«La pazienza è il condimento della nostra insipida pace.» sentenzio in modo decisamente autoritario mentre annuso l'ultima scoreggia. Ultima in ordine di tempo, non in assoluto.

Ingredienti: cemento, intonaco, ferro, legno, rame, ceramica; mutuo: trent’anni.

Quando smonti il tempo, quando vedi chiaramente che la linea è dritta e non ne vedrai mai la fine, allora tutto appare abbastanza vuoto.
Ma non vuoto da piangere. Vuoto da ridere. Come quando c'è una scatola o una valigia grossa, tu pensi che sia pesantissima, ti metti nell'ordine di idee di fare uno sforzo, non te ne rendi conto, ma prepari tutto il tuo corpo a quella dimostrazione di potenza e meccanica biologica, la alzi come un vero uomo e poi la scatola o la valigia sono leggerissime e fai quella faccia da coglione, quella che hai quando ti rendi conto di avere sbagliato.
Allo stesso modo il tempo e la realtà sono così: sei convinto di una cosa, ma ti sbagli e agli occhi di un osservatore fuori dal tempo e dalla realtà sembreresti solo buffo.

Sono nato negli anni settanta e la mia data di scadenza è da qualche parte nei primi decenni del duemila e questa cosa è allo stesso tempo tutta la storia e l'inizio.

Manuale di cucina per carne umana. [Capitolo zero]
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Il Web è il passato

Negli ultimi due anni ho scritto molto e ricevuto molte visite, molte condivisioni, molti like e anche molti commenti, sia a favore che contro.

Ho fatto degli esperimenti, credo di aver creato qualche maschera di questa Commedia dell'Arte scadente che è il Web (per come si è evoluto o involuto), tipo il Troll prezzolato o l'epopea del Zip War Airganon di Grillo, tutti sassi che ho gettato per vedere cosa succedesse, salvo poi rimanere abbastanza deluso proprio dal fatto che si diffondessero a macchia d'olio e che accadesse proprio quello che mi ero immaginato.
Nell'ultimo periodo ho scritto molto meno della media di questi due anni, perché volevo osservare un po' come si stesse muovendo il web, se si intravvedesse un qualche spiraglio di quello che verrà.

Purtroppo non riesco a vedere fuori da questo Media Evo.
C'è chi trova eccitante il modo in cui la comunicazione viaggia velocemente tra situazioni e individui, tutte cose che apprezzo anche io, ma che mi catturano per pochissimo tempo, salvo poi chiedermi: "Sì, va bene, tutto è più fluido (soprattutto le cazzate). Faccio Web, vedo gente. E poi?".

Il Web, il digitale, continuano ad essere al centro di vuoti discorsi politici come se fossero la promessa di un futuro felice o quanto meno diverso. Si aprono e chiudono Agende Digitali, Congressi Digitali, Agenzie Digitali. Ogni volta come fosse la prima volta, ad ogni protagonista viene in mente di mettersi in bocca quale ricetta meravigliosa sarà il Digitale per lo sviluppo che verrà.
Secondo me l'errore di fondo è questo, guardando la storia delle "rivoluzioni" produttive e comunicative del mondo in cui viviamo: il Web, il Digitale, non sono una ricetta. Sono un ingrediente. Da soli, non bastano. E' come avere in mano un uovo. Cazzo ci fai con un uovo e basta? Alla cocque, all'occhio di bue (forse), crudo. E poi?
Sto dicendo qualcosa di sicuramente banale agli occhi di chi studia, ma quello che mi interessa è riportarlo al mondo d'oggi, agli occhi di chi come me è ignorante e l'unica qualità che ha è l'osservazione: il Web e il Digitale sono i caratteri mobili di Gutenberg della nostra epoca. Una rivoluzione, certo, e anche positiva, ma non possiamo pensare che sia tutto qui, altrimenti rischiamo uno stallo: i caratteri di Gutenberg sono della metà del 1400. La Linotype, cioè la successiva evoluzione, è di più di 400 anni dopo.
Quattrocento anni di non significativi miglioramenti tecnologici, per poi avere un balzo che è nato insieme e grazie alla rivoluzione industriale, e non è un caso.
Oggi noi abbiamo sotto le dita e davanti agli occhi il nuovo "balzo" nella comunicazione e nella produzione e distribuzione dei contenuti, ma non dimostriamo alcun interesse in quello che dovrà essere il balzo industriale necessario all'inizio dell'era successiva.
Senza quello, stiamo solo giocando a creare startup utili solo alle slide del politico di turno.
Senza quello, possiamo migliorare continuamente (e sempre meno significativamente) il modo e le occasioni di comunicare, ma attenzione: le cose che possiamo dirci, non sono infinite. A un certo punto ci guarderemo in faccia (o nella webcam) e ci accorgeremo che il bla bla bla è finito, perché continuiamo a ripetere sempre le stesse cose.
Ad oggi, in Italia, per fare un esempio, quante aziende stanno muovendosi per studiare le applicazioni del grafene? Io ne conosco solo una.
Si dirà: c'è la crisi non riusciamo a fare produzione e ci mettiamo a fare ricerca e sviluppo?
Verissimo, ma potremmo cominciare a pensare che le startup che "fanno web, vedono gente" e con questi meravigliosi piani industriali ricevono finanziamenti, potrebbero anche essere un po' ridimensionate a favore di chi voglia esplorare il futuro dei materiali, perché a quanto pare è proprio qui dietro l'angolo e rischiamo di perdercelo.
Non possiamo più gareggiare sull'industria classica, c'è troppa competizione a livello globale e l'Italia è troppo debole – e nonostante questo c'è chi predica il ritorno alla lira – ma potremmo scegliere di diventare un'eccellenza in qualcosa, sfruttando il fatto che l'Europa ha proprio questo obiettivo: guidare la prossima rivoluzione industriale. Potremmo diventare il laboratorio dell'Europa sui nuovi materiali, ma continuiamo a perderci su cose sulle quali non potremo migliorare mai se non a parole, tipo la Banda Larga. Per farci viaggiare sopra cosa? Gattini? Per continuare a coltivare l'ingenua idea che la Rete da sola "basti", sia essa per la governance, per la democrazia o per il futuro economico?
E' per questo che la Rete è importante ma penso che sarebbe una mossa furba cominciare a guardare oltre, a qualcosa di tangibile – secondo il mio parere, eh? Sebbene il mio parere sia la cosa più fica che io conosca, ho imparato ad accettare che sia relativo.
Altrimenti ci troveremo ad avere per le mani solo un nulla che viaggia sempre più veloce.
"Sì ma tu cosa fai?"
Non lo so, per ora cerco di parlare solo quando penso di aver qualcosa da dire.

Questa non è una Linotype, ma non trovo più la foto che avevo fatto, accontentatevi di questa.

Questa non è una Linotype, ma non trovo più la foto che avevo fatto, accontentatevi di questa.

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Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

E' stato prelevato all'alba il Mostro, al secolo Francesco Lanza, incastrato da prove web-giornalistiche inconfutabili.
Subito la Rete si è mobilitata in un vortice di commenti e non sono mancati crimini contro la lingua italiana, anche se non è nulla in confronto ai reati commessi dal Mostro.

Reati che forse avrebbero potuto essere evitati se la Scientifica Web (composta da circa dieci milioni di utenti internet, ragazzi meravigliosi che lavorano solo per dedizione e passione) avesse maggiormente attenzionato il profilo Facebook di questo essere spregevole.

I suoi album fotografici, infatti, rivelano e disegnano un ritratto inquietante.

Megalomania

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Deliri di stampo religioso

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Travestitismo

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Alcolismo duro

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Alcolismo duro + travestitismo

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Selfie estremo

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Riprovevoli modelli di comportamento

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Scarsa cura della pella

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Alcolismo professionistico + travestitismo level: MAX

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Aumento ponderale (passioine quindi per i ciccioli, quindi ammazza gli animali per nutrirsene)

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

Inoltre il suo stato sentimentale, sul famoso soscial nètuo, nasconde un particolare inquietante:

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

La persona con la quale ha una relazione, è del suo stesso sesso e porta il suo stesso cognome, quindi qui parliamo anche di omosessualità e incesto.

E' chiaro quindi che avremmo dovuto cogliere il suggerimento della massima autorità nella sicurezza del Paese, e cioè Batman, e arrestarlo quando se ne presentò l'occasione.

Preso il Mostro di Internet. Dalle sue foto su Facebook un profilo inquietante.

E' un vero peccato che gli album nei quali sono presenti le foto dei nipotini del Mostro siano privati, altrimenti avremmo volentieri mandato al macello anche loro: è la Rete che ce lo chiede.

Forse questa vicenda convincerà i giornali a usare in maniera ancora più intensa il materiale web e sbattere ancora e ancora mostri, mogli di mostri, figli e nipoti di mostri in homepage e in prima pagina.

Dal vostro corrispondente

Francesco Lanza (un omonimo, eh, non sono parente e neanche quello che se la fa con lui)

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Cara Edison Energia, perché butti via i clienti?

UPDATE 30/05/2014:

Edison, dopo aver fatto girare questo post sui social, mi ha chiamato dicendo che hanno fatto la voltura con i dati e i dettagli desiderati.

Quindi da questo se ne ricava che, oggigiorno, per ottenere il minimo del dovuto devi scassare le palle con un blog ben indicizzato.
Benissimo, lezione imparata.
La prossima volta parto con l'ariete dopo due giorni, altro che seguire le proced
ure.

Questa è la classica storia di contratti, volture, mail a servizi clienti e call center all'italiana.
Per la serie: liberalizziamo pure il mercato, tanto non cambia un cazzo.

Per più di due anni ho avuto come fornitore unico, di luce e gas, Edison Energia.
Bollette domiciliate sul conto corrente, un prezzo giusto, in totale non ho mai avuto problemi.
I problemi sono arrivati quando ho venduto casa, trovandomi quindi nella necessità di volturare i miei contratti a nome del nuovo proprietario.

Scrivo quindi al Servizio Clienti, che mi risponde inoltrandomi dei moduli da compilare e da reinviare via Fax o via mail.

La consegna della casa e la firma di questi moduli, compilati in ogni loro parte, avviene il 20 aprile 2014, domenica.
Il 21, lunedì, scansiono alla massima qualità i documenti e li invio via mail.

Silenzio.

Il 5 di maggio decido di chiamare e di avere aggiornamenti.
L'operatore al telefono dice di non avere notizia di alcuna richiesta di voltura, e accampa la scusa che accampano tutti i call center ("è che stiamo cambiando il sistema informatico, quindi c'è un po' di confusione. Li mandi via fax.").

Caro, vecchio fax.
Una sicurezza.

Mando il fax lo stesso giorno, il cui rapporto di trasmissione contiene quella scritta "OK" così rassicurante.

rapporto di trasmissione del fax, con scritto AUANAGANA OK

rapporto di trasmissione del fax, con scritto AUANAGANA OK

Per non farmi mancare niente, rimando i moduli anche per email.

Ancora silenzio.
Aspetto qualche giorno.
Il 22 maggio richiamo e indovinate?
L'operatore mi dice che non hanno niente, né le mail né il fax, che chissà chi l'ha preso, che stiamo cambiando il sistema informatico (è una specie di cambio di sistema informatico perenne, quindi), poi abbiamo bucato Gerri Scotti, abbiamo i gomiti in contatto col piede, poi ci sono state le cavallette, ma guardi, dica al subentrante di chiamare qui e di dire che vuole fare una "voltura nel passato" (Grande Giove!), indicando quello che avete scritto nel contratto: date, letture e via dicendo.
Vedrà che via telefono risolviamo tutto.

Quest'ultima frase è tipo "Sì ti amerò per sempre", per intenderci.

[SPOILER ALERT]
Infatti vedremo poi che era una cazzata.
[/SPOILER ALERT]

Contatto il subentrante, che chiama e al quale, ovviamente, non fanno il contratto via telefono, ma dicono che la richiesta ce l'hanno, che è tutto a posto e che ci vorrà ancora qualche giorno.

Quando me lo dice sono felice, perché ai suoi occhi sarò passato per uno scemo completo, uno che si agita e che gli ha fatto fare una telefonata a vuoto.

Benissimo.

OGGI, 29 maggio, mandano una mail a me, dicendo una cosa bellissima, mai sentita prima: ci mandi i moduli firmati perché mancano.

Ora, io non sono uno facile coi vaffanculo, infatti ho rimandato i moduli (quarta volta via mail, oltre il fax) e ho messo in copia il subentrante.

Caro Servizio Clienti di Edison, vorrei insegnarti una cosa. Sono un piccolo imprenditore, non sono grassottello e importante come te, ma una cosa da insegnartela ce l'ho.
Una voltura non è perdere un cliente, ma è guadagnare una nova anagrafica, cosa che dalle vostre parti ha un valore, visto che il consenso al trattamento dei mieie dati ce l'avete anche se i contatori cambiano proprietario. Quindi guadagnate un cliente e mantenete la mia anagrafica, che vi consentirà di inserirmi nelle future campagne marketing dedicate agli "ex clienti".

Quindi una voltura è sempre un'occasione, che va trattata con strumenti adeguati, che voi, probabilmente, non avete o che, se avete, non sapete usare.

Occasione che voi state perdendo perché, sinceramente, sia io che il subentrante ci saremmo un pelo rotti le palle, con tutto il rispetto.

Quindi ti dico quello che faremo, cara Edison Energia se non volturi questi dannati contratti entro una settimana con la data e le letture che abbiamo stabilito: sceglieremo un operatore a caso, andremo lì insieme, IO farò il cambio operatore dei contatori che sono ancora intestati a me nonostante sia più di un mese che non abiti più in quella casa e cerchi di farvi digerire la cosa, quindi subito dopo faremo la maledettissima voltura.
L'ultima volta che ho fatto una voltura con $_Azienda_Vostra_Concorrente, pochi giorni fa nella mia nuova casa, ci ho messo 15 minuti.

Quindici minuti.

Con voi stiamo in ballo da più di un mese.

Salutatemi Gerri Scotti, geni.
Fra

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Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

E' da qualche giorno che ripenso, filosoficamente, ai concetti di: Democrazia, Democrazia Rappresentativa, Democrazia Partecipativa e Uovo alla cocque (forse cercavi: uovo alla coque. Grazie Google).
Come l'uovo ha tempi di cottura misteriosi, almeno per me, ma chiarissimi secondo altri (che a parole non sbagliano mai), così la Democrazia è una pietanza dalla ricetta complessa, ma apparentemente semplice, e dai tempi di preparazione assolutamente relativi al gusto di chi deve nutrirsi.
Ovviamente penso anche a Gaber, come suggerisce il titolo, e penso che quella bella frase in un bel ritornello l'ho vista in bocca anche a Formigoni, che la canticchiava da Santoro e persino sull'immagine di copertina del profilo Facebook di Salvini. L'ho vista intrecciata anche a quello che sembra un neo-concetto, la Democrazia Partecipativa, che a sentire alcuni pare nata da quando esiste Internet. Una sorta di startup della Democrazia.

E così, anche se "Libertà è partecipazione" si riduce, gioco-forza, a uno slogan buono per chiunque abbia la svergognata faccia di servirsene, la "partecipazione" non deve diventare un esercizio pensato per partire dall'indice della mano che impugna il mouse e finisce con un click. Attenzione, non penso necessariamente a Grillo che sventola un sondaggio come strumento democratico per eccellenza, ma ci penso – e macino in testa questi concetti – da molto tempo e hanno preso a occuparmi le due ore di ragionamento pendolare giornaliero da quando, qualche giorno fa, anche Civati ha fatto lo stesso: do o no la fiducia a Renzi? Sondaggio online. Anche se poi, per fortuna, ha fatto anche un incontro "analogico", ma il sondaggio online sta diventando, nel sentimento generale, qualcosa che automaticamente "purifica".
La Democrazia Partecipativa, quindi, sembra essere un modus operandi da inseguire a colpi di click, ma tra i commentatori e i politici non ce n'è uno che si fermi un attimo a pensare.
E' comodo, veloce, moderno e soprattutto permette praticamente a chiunque di mettersi in bocca il concetto "libertà è partecipazione". Non ancora come il "like" dato alla foto di un bambino africano senza olive per il proprio Martini (cit.) che ti fa sentire attivista per i diritti umani, ma ci stiamo arrivando.
Allora mi sono chiesto: noi abbiamo una Democrazia Rappresentativa, che sappiamo bene cosa sia, ma siamo proprio sicuri di non avere una Democrazia Partecipativa?
Mi sono quindi ricordato di una cosa, il secondo paragrafo dell'art. 4 della Costituzione:

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Costituzione Italiana

A leggerlo, e intendo a "leggerlo bene", ho l'impressione che la Democrazia Partecipativa ce l'abbiamo sempre avuta. Attenzione: "secondo le proprie possibilità e la propria scelta", vuol dire una cosa ben precisa. Vuol dire che io, all'interno dello Stato nel quale sono cittadino, se voglio partecipare al "progresso materiale e spirituale", devo scegliere in che modo farlo, facendomi carico di quello che la mia possibilità (competenze, forza economica, forza lavorativa, intelletto) e la mia scelta mi consentono. Quindi, chi si occupa di cani abbandonati, perché sa fare quello, chi paga le tasse, chi combatte le mafie, chi prende la pala e spala la neve dal vialetto del condominio in cui vive, chi scrive un'interrogazione parlamentare o fa da relatore a un disegno di legge, chi insegna, chi studia, eccetera eccetera eccetera, tutti questi si stanno prendendo cura della Democrazia. Stanno già partecipando.
Partecipare non vuol dire – per forza – iscriversi a una forza politica, partecipare a una votazione o partecipare a un sondaggio online o offline che sia. A voler essere generosi, è sullo stesso piano di tutti gli altri modi, possono cambiare competenze, incidenze, responsabilità, ma la sostanza è che dare la falsa speranza che tutti possano occuparsi di tutto perché basta un click, sul lungo periodo, è peggio, perché ci sarà una iper congestione su quello che "appare" più semplice (il decidere) a discapito di quello che è più faticoso (essere buoni cittadini nelle azioni di tutti i giorni), ma soprattutto consentirà di appiattire le responsabilità. Tutti i soggetti che hanno voce politica, tutti i rappresentanti di partiti e movimenti, giocano a rinfacciarsi reciprocamente di non sapere cosa voglia dire "democrazia". "Tu non sai cosa è la democrazia", "Noi siamo la democrazia", "Voi non siete democratici", "E' democrazia, questa?".

Cristo, vi state dimenticando che la parola sconosciuta, in Italia, non è "democrazia", ma "responsabilità".

Metti di avere una marmellata di responsabilità: se la spalmi su una fetta di pane enorme, lo strato sarà semplicemente più sottile fino quasi a sparire, ma se la fetta cade (come sempre) dalla parte inzaccherata, ci incasinerà comunque il pavimento, e non saprai se la colpa è della mano che ha spalmato o di quella che ha tenuto la fetta, o della fetta stessa.
Quindi attenzione a dire "La Democrazia Rappresentativa" è il male e la sua cura è quella Partecipativa.
Perché senza una non può esistere neanche l'altra.

Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

(Non trovando alcuna immagine adatta, ho deciso di mettere una foto di un larice che sembra un elefante).

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I proprietari delle squadre di calcio, sono tutti idioti?

Apparentemente sì.

Cerchiamo di fare un ragionamento astratto: metti di avere decine di miliardi di patrimonio, perché sei un bravo businessman o perché sei il figlio rincoglionito e immeritevole di un bravo businessman.

Questi miliardi li puoi investire in molti modi:

– in altre attività. (ok)

– in droga, sesso e stravizi (super ok)

– comprandoti proprietà immobiliari (il mattone è sempre ok)

– collezionando automobili (c'è a chi piace)

– collezionando collezionisti di automobili (io per esempio possiedo il cartellino di Montezemolo in comproprietà con Solange)

– in produzioni artistiche e culturali (simpatico alla sinistra)

– in fondazioni benefiche (simpatico bipartisan)

– in altre valute (simpatico alla destra)

oppure

– in una società di calcio dove dovrai rendere conto a una manica di scimmie con la tessera del tifoso, che se la squadra va male ti scrivono pure a caratteri cubitali che c'hai la mamma puttana e dove dovrai strapagare e coccolare una manica di foche ammaestrate deficienti in pantaloncini e dove l'unico dipendente con il quale potrai prendertela e maltrattare è una foca deficiente ammaestrata più vecchia.

Voglio dire, io capisco che uno possa sputtanarsi i soldi così, lo capisco benissimo, ma se lo facessi io sarebbe con spirito neroniano: mi compro il Barcellona e poi uso Messi come giardiniere.
Arriva il giornalista: – scusi, i tifosi si lamentano perché usa Messi come giardiniere
Risposta: – devono pazientare: imparerà, ci vorrà il suo tempo ma poi almeno avrà un mestiere tra le mani.
Giornalista: – No, sono incazzati perché secondo loro dovrebbe giuocare al pallone.
Io: – Non capisco, vado a rivedere le fatture, ma sono sicuro di averlo comprato io.

Così avrebbe senso: un folle totale che con i suoi soldi fa quello che gli pare e che se ne frega, mandando in culo tutto e tutti. Un MacAfee del calcio.

Invece no. C'è questa aura di assistenzialismo sociale (totalmente sprecato), intorno al calcio. Eppure vai a vedere e ad alti livelli c'è tutta gente che ha altre attività sane. Magari alcuni avranno attività losche, ma le società di calcio, bilanci alla mano, sono un buco nero nel quale i soldi entrano e non ne escono mai.

Mi si dice: eh ma c'è il ritorno di immagine.
Certo, poi la squadra va male e le scimmie ti scrivono a caratteri cubitali che tua mamma è una puttana in curva. Oppure ti catapultano le bombe carta a caso in giardino. Bel ritorno di immagine. Considerando che in media nelle competizioni c'è una squadra vincente su 30, direi che in ogni competizione ci sono almeno 29 imbecilli che amano essere scherzati per come spendono i loro soldi.
Bell'affare.

Eppure ci deve essere un ritorno.
I soldi sono numeri.
La matematica è matematica.
Sappiamo – perché lo sappiamo, su – che le sponsorizzazioni sportive, a livello locale, spesso (come sono buono, ho scritto solo "spesso") sono un modo per far rientrare contante in nero.
Se ci sono magnati (che è un gradino sopra "fottutamente ricco") che bruciano soldi nel calcio di alto livello, vuol dire che il ritorno VERO c'è, ma non si vede.
E non parlo di plusvalenze.
Parlo di quel ritorno per cui uno di questi dovrebbe vedersi dare del figlio di puttana da gente con la sciarpa colorata, e, invece di incazzarsi, farsi una risata alla faccia loro e poi abbozzare un comunicato dove dice di pazientare e che le cose prima o poi andranno meglio.
O questo, o sono una manica di idioti.

nella foto, io con Messi

nella foto, io con Messi

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