Eliminare il 99% delle polemiche

Oggi dirò una cosa banale.
Non che non ne dica spesso, anzi. Solo che a volte mi piace mascherarle da storie, personaggi, mondi, perché le cose mi annoiano spesso, a partire da quelle che ho in testa.

L'ultima polemica che ho letto riguarda i ristoranti "no-kids", ristoranti nei quali è vietato l'ingresso ai bambini. Ovviamente molti se la sono presa, ma quando ho deciso di capire quale opinione ne avessi, ho cercato di mettermi nella testa di un bambino e il risultato è che dopo due secondi stavo cercando di parlare a un ragnetto che è passato sulla mia scrivania.
Il risultato, quindi è che non me ne importa un cazzo.
Questo vuol dire che non ne ho un'opinione, a riguardo?
Non precisamente. Potrei averla. Forse un giorno dovrò averla. Ma per oggi, non mi pare vitale avere un'opinione in merito, perché non è un problema mio.

Insomma, non sono cazzi miei.
Se dovessi organizzare una cena con amici con figli, non sceglierei certo quel ristorante. Alternativamente, potrei provarlo in altre occasioni. Insomma, sono cazzi del gestore, che si toglie una fetta di mercato per politiche sue, che non ledono le mie.
Il giorno che avrò un figlio, lo porterò in un altro ristorante.
Quindi è probabile che la cosa non rientrerà tra "i cazzi miei" neanche quando avrò un figlio, a ben vedere, ma non si può mai sapere, magari per allora vorrò avere un'opinione a tutti i costi.

Immediatamente mi sono messo a pensare a molte altre polemiche, anche più serie, e ho trovato che "non sono cazzi miei" è cominciata ad essere una risposta risolutiva nella maggior parte dei casi nei quali provo a mettermi nella testa di chi voglia polemizzare.

Il Paese X ha deciso di istituire il matrimonio tra omosessuali, polemica!

Ragionamento:

– sono omosessuale, io?
No
– considero il matrimonio un'istituzione indispensabile per amarsi?
Io no, ma anche se lo considerassi tale, non ha importanza
– se fossi in quel paese, sarei costretto a sposarmi con un'altra persona, per via di questa legge?
No
– La gente a cui dà fastidio, viene costretta con la forza a sposarsi con persone dello stesso sesso?
No
– Quindi la legge non lede alcun diritto umano fondamentale?
No

Soluzione: non sono cazzi miei.
Apparentemente non sono cazzi neanche di chiunque possa osteggiare la scelta di un matrimonio omosessuale.
Avanti un altro.

C'è gente che vorrebbe il diritto all'eutanasia, polemica!

Ragionamento:
– mi trovo nella condizione di scegliere tra vita e morte?
No
– l'eutanasia mi verrebbe applicata contro la mia volontà?
No

– il corpo di chi voglia eventualmente avere diritto all'eutanasia è mio?
No
– Una persona contraria all'eutanasia, verrebbe costretta a forza a ricorrevi?
No
– Quindi un diritto del genere non lederebbe alcun diritto umano fondamentale?
No

Soluzione: sono cazzi esclusivamente personali, non miei.

Che una persona sia contraria alla volontà di altri di avere il diritto all'eutanasia o a una unione in matrimonio, non dovrebbe essere classificata come discussione riguardo un problema "morale", ma semplicemente essere incasellata come "gente che non si fa i cazzi propri e lo fa in pubblico, a volte anche orgogliosamente" e liquidata così.

Forse il farsi i cazzi degli altri andrebbe vietato, ma non ho ancora un'opinione, a riguardo, perché generalmente non me li faccio.
Forse da qualche parte c'è scritto che farsi i cazzi degli altri è cosa buona e giusta.
Dovrei provare a mettermi nella testa stretta di chi se li fa, per capire.
Ma non oggi.

Eliminare il 99% delle polemiche
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A chi piace Renzi

Ho sempre combattuto il pregiudizio culturale per il quale chi votasse Berlusconi fosse automaticamente disonesto o stupido.
Bisogna aver vissuto quegli anni della "discesa in campo" e ricordarseli bene, per poter avere tutti gli elementi dell'equazione che oggi ha portato a Renzi. Forse non basta neanche ricordarseli bene, perché la memoria è un processo non matematico, quindi fallace, ma certo è che più dati hai e più puoi convincerti di vedere chiaramente le cose.
Che poi rimane comunque una convinzione, che vale tanto quanto quella di chiunque altro.
Anche adesso, sto mettendo in gioco dei falsi ricordi, e per essere onesto devo ammetterlo: la frase con cui ho iniziato il pezzo non è vera. Non ho sempre combattuto quell'idea, all'inizio ci sono cascato anche io. Perché è un processo naturale: dare un senso alle cose, più velocemente possibile. Però ho il vizio di osservare, di mettere continuamente in dubbio quello che i miei stessi occhi vedono, quindi poi ho pacificamente riconosciuto che anche dietro una scelta che non farei mai – votare Berlusconi – e che non avrei mai fatto, esistono migliaia di sfumature motivazionali.
Così anche per il contrario: non votarlo non vuol dire, per forza, essere più consapevoli, più onesti, più intelligenti o più politicamente capaci nell'analisi che si riversa poi nella sintesi della crocetta su un simbolo o su un nome.
E' ancora più difficile farlo sotto la campagna elettorale, perché siamo un popolo di tifosi e in ogni competizione si estremizza e si riduce ogni ragionamento.

Se dovessi prendere il ragionamento complesso che ho in testa e sintetizzarlo il più possibile, direi che negli ultimi vent'anni abbiamo avuto Berlusconi, che ha esteso il tentativo craxiano di creare una politica leaderizzata e personalistica, riuscendo perfettamente nell'intento di sottoporre la struttura alla figura, e un Partito Democratico che è riuscito a rimanere struttura – cosa di per sé buona, in politica, in termini assoluti – ma che non è riuscita a riempirla di figure.
Ma andiamo per punti: perché dico che Berlusconi ha sviluppato con successo questo modello? Perché è riuscito a fare in modo che non esistesse (idea di) centrodestra al di fuori di sé. Ma non solo: vanta innumerevoli tentativi trasversali di imitazione e li si individua facilmente ovunque ci sia un cognome all'interno di un simbolo politico: SEL (Vendola), M5S (Grillo), SC (Monti), UDC (Casini), Radicali (Pannella) e così via.
Nome su simbolo, nome su simbolo. Niente nome, niente simbolo.
Di contro, il PD nasce come partito che possa andare oltre i nomi, e che sia strutturato per sopravvivere ai propri leader.
Il problema è che in un bipolarismo ci debba essere un leader, riconosciuto, ma temporaneo. Temporaneo, ma riconosciuto.
E' quello che succede nei sistemi bipolaristi maturi.
Nella Prima Repubblica c'erano troppi partiti, ma tutti sopravvivevano al proprio leader temporaneo.
Nella Seconda Repubblica, il PD ha cercato di mantenere questa caratteristica, comprendendo più di altri quale fosse il senso del bipolarismo, ma l'ha fatto senza riconoscere i leader temporanei (o facendo finta di riconoscerli, come capitato a Prodi).
Attenzione, un ulteriore dato: nei sistemi bipolaristi maturi, "leader" non vuol dire "decisionismo". Vuol dire una cosa particolarmente difficile da impiantare qui in Italia: vuol dire "assunzione di responsabilità". Il leader è il punto finale di un processo decisionistico ramificato.
Il leaderismo italiano, invece, è sporcato dal concetto (tossico) che il leader sia l'esecutore veloce di una sua idea che difficilmente avrebbe vita senza di lui, come sta capitando con la nuova legge elettorale.
Quindi hanno sbagliato i partiti, soprattutto di sinistra, a inseguire Berlusconi sulla strada del nomesimbolo, perché ne ha snaturato le prospettive (bisogna saperci fare nel marketing, se vuoi farlo bene), e ha sbagliato certamente il PD a conformarsi come struttura adeguata a un sistema bipolarista ma fregandosene del fatto che intorno non ci fosse alcuna struttura legislativa e istituzionale, né alcun dispositivo proprio del bipolarismo "vero".
In sostanza, siamo cresciuti, negli ultimi vent'anni, tra il bombardamento propagandistico, opinionistico e mediatico, nella convinzione che per fare il bipolarismo sia sufficiente dire "Noi siamo il centro destra / noi siamo il centro sinistra", mentre questo ragionamento è più adatto a una partitella di calcetto tra bambini, con ogni volta un'attenzione troppo elevata su chi potesse esercitare il ricatto morale di aver portato il pallone.

Culturalmente non saremo mai pronti per un bipolarismo vero. E ogni espressione partitica degli ultimi venti anni e dei prossimi venti (compreso il M5S, che non rappresenta nessun tipo di eccezione) è figlia di ciò che filosoficamente ha inaugurato Berlusconi. Il PD, che apparentemente non ha inseguito il leaderismo, l'ha fatto nel modo sbagliato, perché non ha contrastato il concetto leaderista promuovendo invece quel leaderismo "sano" che ci sarebbe voluto. E se ha provato a promuoverlo, ha sbagliato a comunicarlo, perché l'impressione, da fuori, è che si sia mosso come un nonno un po' inetto, appagato nel vivacchiare sulla propria sedia a dondolo e fumando, nei momenti peggiori, un pacchetto di quasi-leader al giorno.

Quindi, per tornare al concetto iniziale, dopo questa sintesi – magari poco chiara, ma non riesco a fare di meglio – di quello che ci ha portati a questo punto, quando si cerca di capire cosa c'entri Renzi con la sinistra, a chi piaccia, vedendo scorrere davanti agli occhi e sentendo passare tra le orecchie le discussioni, mi capita di vedere la solita storia di vent'anni fa: "A chi piace Berlusconi? Ai disonesti! Ai tifosi del milan! Agli ignoranti!", cosa sicuramente non vera in termini assoluti, perché Berlusconi è stato votato da una gran varietà di persone, ma il quoziente intellettivo e morale (qualora esista) non è mai stato determinante. Se non è determinante per candidarsi, non vedo perché si debba presumere che lo sia per votare "giusto".
Quindi a chi piace Renzi? Ai quelli che hanno votato Berlusconi turandosi il naso (o che almeno dicono di averlo fatto, turandosi il naso)? Può essere, ma non solo. Questa è la soluzione "comoda" e rapida alla sciarada, quella che può farti pensare che Renzi e i renziani siano infiltrati berlusconiani venuti a distruggere quello che rimane del PD.
Secondo me sono molti molti di più, tra i sostenitori di Renzi, quelli che hanno sempre votato centrosinistra, ma che – in fondo in fondo – al centrodestra gliel'hanno sempre invidiato un po', Berlusconi. Che insomma, Berlusconi era il male, ma guarda che carisma. Che nelle litigate con i collegi berlusconiani, alla domanda "Beh, ma dalla vostra parte chi c'è?", hanno sempre glissato o magari risposto "certo non uno che va con le puttane", ma che poi hanno stretto i denti, perché vaffanculo, non c'era neanche un nome da buttare lì.
Renzi, quindi, copre molte aree, da quella democristiana, ai berluscones con la molletta sul naso, a quelli che l'istinto dell'ultrà non vedevano l'ora di sfogarlo, finalmente, anche su qualche concetto di sinistra. E attenzione, non sto parlando solo di elettori, ma anche e soprattutto di persone organiche alla politica e alla "struttura".

Nelle zuffe online e offline, però, a me viene sempre utile ricordare una cosa, quando preme la tentazione di buttarsi in una mischia piena di "era meglio d'alema?" e "ah prima renzi era il male e ora va bene?" e "senza renzi cos'hanno fatto?" e "alla sinistra piace perdere" e cazzate varie.
Cerco di ricordarmi che siamo tutti figli di un'anomalia che non avrebbe senso di esistere, in un sistema che non è progettato per fare quello che dice di voler fare.

Quindi mollo lì la discussione politica e mi vado a cercare qualche documentario sugli universi paralleli o sul viaggio interstellare, nel sogno che nello Spazio, se non ci sia vita, magari qualcuno trovi, da qualche parte, tracce di speranza.

A chi piace Renzi
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Basta coi copia-incolla. Create contenuti o tacete per sempre. #StopCopiaIncolla

Ci penso da un po' di tempo, ma in questi giorni credo sia arrivato il momento di un grido: basta coi siti che fanno contenuti usando brutalmente il copia-incolla.
Non parlo di prendere dei pezzi di un articolo altrui e commentarlo, quello rientra nel campo del lecito.
Non parlo neanche, strettamente, del citare le fonti, ché troppo spesso si pensa che mettere un "fonte: [link]" sia sufficiente a lavarsi la coscienza.
Parlo di tanti, troppi siti che non fanno altro che saccheggiare chi crea contenuti originali.
Quasi sempre senza chiedere, e molto spesso in contesti pieni zeppi di banner pubblicitari, cosa che peggiora la situazione: non siete solo ladri di testo altrui, ma ci fate pure introito pubblicitario, pur piccolo che sia.

Basta, basta, basta.

Se volete scrivere un articolo di commento a un altro pezzo, fate tichi tichi tì coi ditini sulla tastiera e scrivete un fottutissimo articolo, con parole vostre, citando e linkando l'articolo originale.

Se volete fare copia-incolla perché vi pesa troppo il culo a scrivere qualcosa tipo

"Ecco un articolo [interessante/di merda/da leggere/squallido/ridicolo/pietoso/bello]: [link]"  (questo esempio è stato scritto facendo tichi tichi tì su una comunissima tastiera da 10 euro, se ne trovano in commercio anche da 7 euro.)

allora cercate la mail dell'autore, scrivetegli e chiedetegli il permesso di copiare e incollare il testo per intero, magari dandogli la possibilità di visitare il vostro sito per capire in quale contesto andrà ad inserirsi il suo scritto.

Se non avete voglia di fare neanche questo, beh, allora andate a fare in culo, che vi devo dire.

#StopCopiaIncolla

Basta coi copia-incolla. Create contenuti o tacete per sempre. #StopCopiaIncolla
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La storia del troll pentito ha rotto le palle

Posso dirlo con una certa autorevolezza, perché l'ho inventata io.
(Qui il pezzo originario)

Non ne ho mai fatto un mistero, a dire il vero: il primo commento sotto l'articolo originale è mio, e in quel commento dico chiaramente quale sia la chiave di lettura dell'articolo.

E' una parodia. Sarò più specifico: è una parodia giornalistica.
Un divertissement pieno zeppo di quei luoghi comuni del linguaggio giornalistico, scritta da un cretino (me) che si diverte con la scrittura e con gli stili (vorrei linkare, a dimostrazione della mia passione per il gioco letterario, questo pezzo dove mi immagino i grandi scrittori comporre degli status sul proprio profilo Facebook). Un giochetto nel quale – ovviamente – non nomino né aziende, né partiti politici, né movimenti.

All'inizio mi sono divertito, nel vedere qualche boccalone pensare che si trattasse di un'intervista vera, nonostante gli evidenti elementi grotteschi.

A distanza di più di sei mesi, il pezzo è stato preso, copiato e incollato (non ho ricevuto neanche una mail nella quale mi venisse chiesto il permesso) su una miriade di pagine web, la maggior parte delle quali lo ha inserito in un contesto che tende ad alimentare le proprie tesi (e non conto i post sui forum).
Per avere un'idea della portata, basti fare una ricerca su google utilizzando una frase qualsiasi del post: ecco, cliccate qui e divertitevi a spulciare i risultati.
Tra questi, il sito Imola Oggi, che per il Senatore della Repubblica, Onorevole Vito Crimi, è evidentemente tra le sue fonti attendibili, visto che cita e linka il copia-incolla del suddetto sito per giustificarsi dinnanzi alle richieste di moderare i commenti della propria pagina: ecco lo status in questione.

La storia del troll pentito ha rotto le palle

Molti hanno capito fin da subito il senso dell'articolo, e a distanza di mesi sul blog di Francesco Vignotto è stato citato anche in un bel pezzo sulle fonti e sulla capacità (bassa) di chi scrive su Internet di discernere quelle valide da quelle non valide.

Ma questi "molti" sono comunque, evidentemente, troppo pochi.

Alcuni degli articoli che sono comparsi e che incollavano il testo del mio pezzo, li ho commentati, all'inizio, dicendo "ehi, sono 'autore, è uno scherzo", e in alcuni casi ho ricevuto risposte del tipo: "Sì, ma secondo me hai colto la verità", o addirittura: "Dici così perché hai paura di aver scoperchiato qualcosa di troppo grosso e ti tiri indietro".

Come ribattere di fronte a un tale deficit? Impossibile, quindi ho lasciato perdere, sono veramente troppi e non ho il tempo di stare a discutere online, a differenza del mio troll immaginario.

So anche bene che questo stesso pezzo non servirà a nulla, ma non lo scrivo per far cambiare idea a chi crede nei troll, nelle scie chimiche e nei piccoli aiutanti di Babbo Natale, però sto collezionando una serie di link, a partire da quello di Imola Oggi e andando indietro con le ricerche, che non solo hanno preso il mio pezzo senza usarmi la cortesia di chiedermelo, ma che lo hanno inserito in un contesto volto a dimostrare le proprie tesi. A voi tutti dico: a me va benissimo anche qualora crediate nei folletti verdi, davvero, non mi dà alcun fastidio e anzi incoraggio la vostra fantasia a creare storie sempre più belle. Ma fatemi il cazzo di piacere di farlo con parole vostre, inventandovi i vostri pezzi e mettendoci il vostro sudore.
Se non siete in grado di farlo perché non siete bravi quanto me a scrivere e volete altre finte interviste al servizio delle vostre teorie, contattatemi via mail (c'è un link "Scrivimi!" in alto) e chiedete quale sia il mio tariffario come copywriter e/o ghostwriter.
Vi posso scrivere anche un intero libro complottista, se avete soldi a sufficienza.

Se non volete pagare per questo servizio, fatemi allora il piacere di scusarvi sulle vostre pagine web con me per il furto del mio articolo e spiegare ai vostri lettori che i casi sono due:

1. non siete in grado di distinguere tra una parodia giornalistica e la realtà.

2. siete in grado di distinguere tra una parodia giornalistica e la realtà, ma siete in malafede.

Tertium non datur.

Passato il tempo che riterrò necessario, farò le mie valutazioni.

Ciriciao!

Fra

p.s.: Domanda: Fra, ma non potresti scrivere ai gestori dei siti in questione e avvertirli della tua richiesta?
Rispondo volentieri: nessuno di loro mi ha scritto, come detto. Non vedo perché dovrei usare loro una cortesia che mi è stata preclusa.

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Lobbista beccato alla camera dal M5S. Ma se blocco le pubblicità, il video non posso vederlo.

Caro signor Grillo.
Io sono anche disposto a "farmi informare", su quellocheigiornalinondicono e su quellochelatvnontifavedere, ma mi piacerebbe farlo senza l'obbligo di visualizzare i banner pubblicitari, perché, seriamente, il suo sito ne è pieno fino a renderlo quasi illeggibile e pesantissimo da caricare.

Che poi, Adblock impedisce la visualizzazione ma a livello di browser, quindi vi preclude i guadagni relativi ai click sui banner, sui quali in ogni caso non cliccherei, ma non quelli sulla visualizzazione. E' una cosa mia, che preferisco navigare il web senza vederli.

Se si trattasse di contenuti artistici, di un suo spettacolo o di qualsiasi tipo di contenuto, non avrei nulla da eccepire, ma in questo caso parliamo di un contenuto che riguarda la vita civile, che potrebbe contribuire al mio processo di formazione di un'opinione politica, e credo che questo tipo di contenuti non dovrebbe essere soggetto a un dazio commerciale,
altrimenti mi verrebbe da pensare che il senso del "non ricevere finanziamenti" non è basarsi sulle donazioni dei propri elettori, come pensavo, ma invece è "far diventare un prodotto commerciale anche la comunicazione politica".

Insomma, questo lobbista non posso vedere né chi sia, né cosa dica.
Che faccio, mi fido sulla parola?
Sono sicuro che la risposta sarà: sì, fidati.
Vabbeh.

p.s.: per chi sia già pronto a digitare "e i 2 euro delle primarie del PD?": io non ho mai votato alle primarie del PD, anche se c'entra un po' un cazzo con quello che ho scritto.

p.p.s.: sì, ci sono un paio di banner anche qui, della piattaforma blog che mi ospita. Ma se attivi adblock il blog lo leggi lo stesso. E ci mancherebbe

Lobbista beccato alla camera dal M5S. Ma se blocco le pubblicità, il video non posso vederlo.
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Mi ha scritto la Polizia Postale

Notifica nuova mail

Mittente: polizia postale

Uhm.
Non aprirla.
Vai sul server, controlla le intestazioni e gli IP, prima di aprirla.
Sì tutto corrisponde, non è un fake.
Non c'è allegato.
Non è phishing.

Ok, calma.
Estrai gli hard disk.
Apri la botola con l'altoforno d'emergenza.
Butta dentro gli hard disk.
Apri la cassaforte.
Estrai la chiave col codice di attivazione.
Inserisci il codice e conferma il programma "nuclearizzazione globale totale".
Attiva la manopola della temperatura sul livello "esplosione solare".
Estrai gli hard disk carbonizzati e prendili a mazzate fino a sbriciolarli.
Disperdi i pezzi lungo l'argine dell'Adda fino all'immissione nel Po.
Scarta gli hard disk nuovi di emergenza.
Reinstalla Linux.
Metti come sfondo dei fiorellini.
Imposta screen saver scritta rotante 3D comic sans "I [cuoricino] software originale o al massimo opensource".
Metti "mi piace" al video che dice "Downloading movies is stealing".
Ok, ora apri la mail.

"La polizia postale ti augura buone feste!".

C'ho i #nerviappezzi.

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“Libertà è intimidazione”

La rivolta dei forconi si può riassumere in questo bel tweet

E in questo video

"Libertà è intimidazione"
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Lettera aperta a Le Iene

Cara redazione de Le Iene,
ho inventato un metodo, che chiamerò "Mimmo", dove prendi un malato terminale, lo metti a caso dentro l'acceleratore del CERN, mentre all'altro capo metti delle cellule staminali fatte in casa (mia nonna le coltiva a terra a Cerro al Lambro, quindi sono BIO).
Accendi il macchinario (però prima devi spegnere la lavatrice, altrimenti salta il contatore) e acceleri a cannone il malato.
Quando raggiunge la velocità di Mach3, spari dentro in senso contrario le cellule staminali e le fai scontrare con il lungo-degente. L'impatto genera delle radiazioni di simpatia e anche un po' di antimateria (a km zero).

Si tratta di malati per i quali non c'è una cura ufficiale, quindi vale tutto, puoi anche scherzarli mentre prendono velocità, anzi, loro sono contenti che li tratti con disinvoltura nonostante la malattia.

Ora, il malato non è che guarisce, ma rispetto a prima della cura alcuni dicono di aver provato sensazioni piacevoli.

La cura costa un po', sui tre milioni di euro a seduta, perché purtroppo a Ginevra sono un po' di chiappe strette sugli sconti (svizzeri di merda).

Volevo chiedervi se gentilmente potreste fare un servizio sul mio metodo, che non ha nulla da invidiare ad altri metodi, e fare in modo che il governo italiano stanzi dei fondi a babbo morto.

Ho anche la documentazione scientifica che vado qui ad allegare:

Lettera aperta a Le Iene

Nel ringraziarvi cordialmente per il tempo che avrete voluto eventualmente dedicare alla lettura di questa mia umile missiva, e nel farvi i miei complimenti per la trasmissione, mi è gradita l'occasione di porgere i miei più distinti ossequi.

Fra

(Curriculum completo: diplomato al liceo classico con 42/60, ho fatto un anno di Lettere Moderne indirizzo Storia e Critica del cinema, poi al primo esame ho litigato col prof di Storia del Cinema e mi sono detto: "vabbeh, cambio facoltà", quindi ho fatto un altro anno e mezzo di Filosofia; poi visto che i miei si sono accorti che era da nove mesi che tenevo il manuale del corso di Filosofia del Linguaggio aperto fisso a pagina 435, ho abbandonato l'università e mi sono messo a lavorare, quindi non vedo chi possa avere più competenze di me nel campo delle cellule)

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Tragedia in atto unico sulla commerciabilità balneare

Personaggi:
Italiano 1
Italiano 2

Ita1 – E' uno scandalo. Vendere le spiagge. Un patrimonio che è di tutti, svenduto, dato alle società private!
Ita2 – Magari straniere!
Ita1 – Eccerto! Chi ha i soldi per comperarsele?
Ita2 – I Cinesi!
Ita1 – Esatto!
Ita2 – [spegnendo una sigaretta nella sabbia e sotterrandola] Dove andremo a finire. Vabbeh, mi stendo un po' al sole.
Ita1 – Io vado a farmi un bagno che devo anche pisciare.

Sipario

Tragedia in atto unico sulla commerciabilità balneare
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[Incipit di romanzi rifiutati] La ricerca di Prust

Gianni era felice.
Stava insieme a una ragazza che soffriva molto per i problemi delle madri dei desaparecido e che sull'argomento aveva letto tutto un libro intero e visto con grande coraggio un documentario in full accadì.
Quella sera tornò a casa e lei gli disse che sarebbe andata via, la sofferenza del mondo era troppa e doveva fare qualcosa.
Dove vai, le chiese?
A Latina, rispose lei.
Ma come farai coi soldi?
I soldi non sono tutto, disse con una punta di rimprovero nella voce, ho delle azioni da parte, me le ha regalate Sergio.
Gianni restò in silenzio, ma il suo sesto senso non gli fece sfuggire alcuni particolari piccolissimi: il biglietto del treno per due persone sul tavolo, la valigia di lei già fatta, la sua valigia che bruciava in terrazzo, un tatuaggio fresco sul braccio di lei, "Sergio allòviu" e un tizio seduto al tavolo. Fece due più due e capì che forse le cose tra di loro non stessero andando proprio bene.
Ma non voleva scoprire subito le carte.
Guardò il tizio al tavolo e disse: Sergio, suppongo.
Il tizio scoppiò in lacrime, prese la mano di Gianni e tra i singhiozzi disse: no, ma se lo becco lo ammazzo, mi sta portando via il mio amore.
Gianni era felice, ma cominciò a essere un po' pensieroso.

~

Gianni era stato felice fin da bambino.
Sua madre non smetteva di ricordare quella volta che entrò due minuti in posta e lo lasciò fuori, sul passeggino. Quando uscì, trovò una multa per abbandono di rifiuti pinzata al moschettone che teneva il ciuccio attaccato al vestitino.
Ma mamma, e se mi avessero rapito gli zingari?
Non essere razzista, lo rimproverò, gli zingari hanno un senso estetico più sviluppato di quanto non si pensi, amore mio.
E rideva, rideva, e Gianni era felice di far ridere sua mamma.

~

Era il suo primo appuntamento con Dariah. Non era mai uscito con una ragazza con l'acca (o senza) nel nome.
Si era segnato mentalmente una serie di cose romantiche da fare insieme, prese dalla sua enorme cultura in fatto di film Americani dove ragazzi timidi e riservati escono con una ragazza spigliata. Era anche pronto ad eventuali ritorsioni di bulli scolastici karateki che in quanto tali avanzano pretese sulle ragazze spigliate.
In cima alla lista c'era: farsi una foto alla macchinetta delle fototessere facendo espressioni buffe.
In fondo alla lista c'era: tette.
Tette in Times New Roman corpo 72.
In mezzo: il mare.
Ma, si disse, anche il tette di mille chilometri inizia con il primo tette.
Scosse la testa e la vide arrivare.
Bella.
Spigliata.
Con una borsetta troppo piccola per contenere un qualsiasi tipo anche solo ipotetico di portafoglio.
Le indicò la macchinetta e lei entusiasta disse sì.
Il suo primo sì.
Gianni era così felice che riuscì a fare una sola faccia buffa su quattro scatti.
Lei era perfetta, sapeva fare le facce con perfetto sincronismo.
Uh. Flash.
Ah. Flash.
Bleah. Flash.
Eah. Flash.
Uscirono ridendo e la macchina si mise a macinare e sviluppare.
Dopo una digestione chincagliosa e arrugginita sputò fuori le fototessere.
Lei era perfetta, e in ogni foto era con un ragazzo diverso.
Gianni era felice, ma non riuscì in un primo momento a spiegarsi come fosse successo.
Poi sorrise.
Sapeva di avere un intuito fuori dal comune, e capì subito che c'era qualcosa di sbagliato, in quella macchinetta per le fototessere.

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