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Top Five dei prossimi titoli giornalistici sul Papa

5

Il Papa spacca fuori tutti i bicchieri di cristallo del Vaticano

Sarà consentito bere solo a canna o con le mani. Allontanato un Cardinale con la fiaschetta.

 

4

Papa Francesco rinuncia alla carta igienica doppio velo

Da oggi in Vaticano solo carta vetrata. "Povertà, preghiera e penitenza anche durante la ritirata."

 

3

"Via tutte le slot machine dal Vaticano!"

Papa Francesco il Riformatore tuona contro il vizio dei Cardinali che spendono via tutte le offerte delle diocesi nel gioco d'azzardo

 

2

Papa Francesco vende i beni del Vaticano per donare tutto ai bambini poveri

Intervista esclusiva al negozio "Compro Oro Pago Contanti" di Tor Bella Monaca che ha ritirato un trono in oro zecchino e lapislazzuli: "Temo per la mia vita, sono barricato qui dentro da due giorni."

 

1

Il Vaticano si trasferisce a Kinshasa (RC)

Per l'occasione, Papa Francesco sfiderà Mohammed Ali in una riedizione di beneficenza dello storico incontro di boxe.

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L’affaire Santa Lucia

L'affaire Santa Lucia

Come raccontai in un mio post di qualche mese fa, già da piccolo avevo il giornalismo d'inchiesta nel sangue.

Questa notte a Lodi è la Notte di Santa Lucia e quindi mi è venuto in mente un altro episodio che richiama alla memoria quel mio quaderno con la copertina di Paperoga, quello dei dossier scomodi.

Dobbiamo però immergerci negli anni 80, anni di Superclassifica Sciò, anni di peli sotto le ascelle portati rigogliosamente con orgoglio, anni di Samantha Fox e batterie elettroniche, anni di giacche con le spalline imbottite e di wakemeàpbeforeiugògo. Anni nei quali io, bambino proveniente dal Sud, ero un immigrato, che doveva faticosamente adattarsi alle usanze del posto. Si sa, per un bambino i momenti cruciali di adattamento sono (o almeno erano) innanzitutto la questione calcistica

– Di che squadra sei?
– Non è che seguo molto il calcio, io faccio nuoto.
– Eh, impossibile che non segui il calcio! Dove sei nato?
– A Roma.
– Allora sei della Roma.
– Ok
– AH! E' della Roma! Sfigato!

e la questione feste/regali/usanze.

Ma ero un bambino orgoglioso, non mi facevo scoraggiare, quindi di fronte agli sfottò calcistici diventai fervente romanista, circondato da una selva di crudeli bambini interisti, juventini e milanisti, tra l'altro in quella parte di anni '80 che furono la parabola discendente dei giallorossi, quindi ogni lunedì diventava un incubo costellato di gne gne gne e romanodimerda. Fortunatamente in età adulta non è più un tabù non avere una squadra da tifare e ho potuto recuperare il mio menefreghismo calcistico.

Ma il primo colpo alle usanze fu proprio al primo dicembre passato in queste lande.

– Cosa ti regala Santa Lucia?
– Santa chi?
– Santa Lucia! AH! Non conosce Santa Lucia! Sfigato!

Regali per Santa Lucia? Che arrivavano nella notte tra il 12 e il 13 dicembre? Che stramberia era questa? I regali arrivavano da sempre a Natale se proprio proprio uno era stato bravo, ma i regali veri arrivavano alla Befana. Era lei che veniva di notte con le scarpe tutte rotte. I bambini del nord erano strani (poi scoprii che invece era una cosa solo del lodigiano e di qualche altra città in Italia, ma a quei tempi la mia mappa del mondo conosciuto, disegnata sulle due pagine centrali del quadernone con la copertina della Banda Bassotti, arrivava fino a dopo la Stazione per poi perdersi in un indefinito punto interrogativo).

Ma invece di far scattare il risentimento, la cosa stuzzicò l'animo del reporter.

I fatti.

I detentori ufficiali dell'appalto per la consegna dei regali erano sempre stati, nella mia esperienza:

– Babbo Natale
– Gesù Bambino
– La Befana

I miei genitori, così come quelli di tutti gli altri, erano soggetti al mio dossieraggio, ma mai e poi mai mi avrebbero nascosto una festività regalosa, in quanto i regali e il fatto di essere il tramite tra i bambini e i corrieri espresso sopra elencati, costituiva di fatto uno degli strumenti del potere della Gilda dei Genitori: un'occasione regalosa in più interessava sicuramente più a loro che a noi. Quindi il fatto che non ne avessero mai parlato, restringeva il campo di quella brutta storia alla Gilda dei Genitori Lodigiani, che sicuramente avevano qualche tresca particolare con Santa Lucia. Decisi quindi di mantenere nell'ignoranza i miei vecchi, tanto prima o poi lo sarebbero venuti a sapere e avrebbero stretto un accordo commerciale anche con questa tizia.

Mi informai autonomamente e venni a sapere un altro fatto: Santa Lucia era cieca.

Inoltre, Santa Lucia non aveva nessun mezzo di trasporto, se non un asinello.

La questione si faceva sempre più torbida: gli altri appaltatori ufficiali avevano tutti un mezzo di trasporto fico. La slitta di Babbo Natale, la scopa della Befana e Gesù Bambino sfrecciava nei cieli con la sua nave spaziale "Spirito Santo". Sinceramente non riuscivo a dare a "Spirito Santo" nessuna altra forma logicamente accettabile. Kirk c'aveva l'Enterprài, Colombo la Nina la Pinta e la Santamaria e Gesù la Spirito Santo (turbodiesel, tra l'altro). Stop.

Mezzo di trasporto vuol dire efficienza, vuol dire capacità di consegna e vuol dire velocità di esecuzione.

Troppe cose, quindi, non quadravano: se Santa Lucia era cieca e si aggirava di notte, per di più con un ciucco, come poteva consegnare tutti i regali? Il fatto che guidasse, cieca, un animale da soma, non era una violazione del codice della strada celeste? Era quindi Santa Lucia una finta invalida, una dissimulatrice?

Arrivai quindi alla conclusione che Santa Lucia fosse in realtà un prestanome dietro il quale la Gilda dei Genitori del posto cercasse di ottenere un controllo ancora maggiore sui bambini, un'abile mossa perché probabilmente erano ancora più assetati di soldini rispetto ai Genitori che avevo studiato fino a quel momento.

Completai il dossier con un disegno che ritraeva Santa Lucia in bikini sulle spiagge di Francavilla al Mare (il posto più esotico che conoscessi fino a quel momento), mentre sorseggiava Chinotto con l'asinello.

Anche questo mio lavoro fece scalpore, molti bambini piansero e venni messo in castigo. Lì capii che la vita del giornalista che si oppone ai poteri forti è lastricata di dolore ed emarginazione, ma soprattutto è priva di cartoni animati per una settimana.

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