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Morto l’uomo che inventò il mouse. Ma non solo. E’ un genio anche per altro.

Premessa.
Douglas Engelbart è un altro di quei tizi che sta alle fondamenta del nostro modo di usare i computer. Ha inventato il mouse, nel 1967, e anche una cosetta come l'ipertesto.
E' stato un pioniere nell'interazione tra uomo e macchina, insomma.

Ragionamento.
Ora immaginatevi di essere nel 1966 e dover pensare uno strumento come il mouse. Non avete idea di quello che verrà. Dieci persone diverse avrebbero potuto inventare dieci mouse diversi.
Ma lui ha inventato il mouse che si usa con una mano sola.
Pensate quanto era avanti la mente di quest'uomo.
Voglio dire, non poteva immaginare minimamente il boom della pornografia su internet, eppure ha pensato subito a un qualcosa che si usasse con una mano sola.

Morto l'uomo che inventò il mouse. Ma non solo. E' un genio anche per altro.
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Gli Hacker del PD e la mercificazione decadente di un termine nobile

Gli Hacker del PD e la mercificazione decadente di un termine nobile

Quando quindici anni fa nei canali di discussione tra informatici ne avevamo le palle piene di come venisse usato il termine "hacker", non potevamo minimamente immaginare il punto al quale saremmo arrivati.

Oramai è diventato un termine commerciale, senza alcuna nobiltà, preso, accartocciato, stiracchiato e servito come pseudo-informazione dalla tv ai social.

La vicenda demenziale degli Hacker del PD ne è l'emblema. Innanzitutto, che ci sia stata o no una violazione, non è questo il punto. Ogni giornalista che si affacci su un argomento così complesso, dovrebbe chiedere a chi se ne intende di più e poi porre (e porsi) le domande corrette.

Ecco quali sono le prime cose che mi vengono in mente:

– E' plausibile che un gruppo si definisca "Hacker del PartitoX", quando storicamente gli hacker, e per definizione, sono anarchici?

– I link che il gruppo pubblica per il download dei file, sono su due sistemi quanto meno inconsueti: Skydrive di Microsoft (!!!) e un sito di file sharing zeppo di pubblicità e link ingannevoli. Non è singolare?

– Le rivendicazioni del gruppo sono un po' deboli, a fronte di un'operazione che invece sarebbe di altissimo livello e molto rischiosa (bucare server di vari provider mail, per mesi): la pubblicazione dei guadagni di Grillo e Casaleggio e del sito beppegrillopuntoit. Sappiamo tutti che Grillo è ricco e Casaleggio non se la passa male, così come sappiamo tutti che il sito di riferimento del M5S ospita molti banner e che il canale youtube ha decine di milioni di visualizzazioni, quindi ottimi guadagni. Che rivendicazione è?

– Un Hacker con la H maiuscola, farebbe, poi, rivendicazioni? No, se ha uno scopo che è quello di diffondere la conoscenza di qualcosa, lo fa e basta, e lo spiega, lo motiva.

– Un Hacker, dà in esclusiva una notizia a un giornale? Perché? Anzi, leggendo l'articolo de L'Espresso che per primo ha pubblicato la notizia, si deduce (potrebbe essere una deduzione sbagliata) che abbiano concesso l'intervista prima di rilasciare i file ("Ecco cosa ci hanno detto poco prima di rilasciare online la prima tranche di mail.").

– Se l'intento è venduto come etico e se l'obiettivo delle rivendicazioni sono Grillo e Casaleggio, perché concentrarsi sulle mail dei deputati e non su quelle di Grillo e Casaleggio?

Insomma, appare tutto sbagliato: le modalità, la comunicazione, le tempistiche e la presentazione. Quindi, cosa c'è davvero dietro questa operazione? Chi sono davvero questi signori, sicuramente abili nella tecnica ma con una direzione così strana?

Senza mettere in dubbio che il fatto sia avvenuto realmente, ci sono troppi aspetti che non quadrano e che messi in fila portano questa storia molto lontano da quello che è il mondo hacktivista e molto più vicino a un uso strumentale di un argomento che per sua natura non è potabile ai più.

La smentita di Anonymous che questo gruppo "anonpd" sia legato a loro, è arrivata celermente, ma i dubbi etici che si possano nutrire a riguardo, rimangono apertissimi.

Soprattutto si ha la sensazione che, tra presunti attacchi durante le votazioni online, violazioni di email e via dicendo, il tema "hacker" stia diventando uno strumento di distrazione politica.

Cosa che un hacker, sono sicuro, non permetterebbe né accetterebbe mai.

Gli Hacker del PD e la mercificazione decadente di un termine nobile
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Wi-Fi gratuito con le antenne Rai e Unicorni che vomitano arcobaleni

Mi è stato segnalato un articolo di Linkiesta, e mi sono messo a leggerlo mentre vivevo un'avventura Fantasy, nella mia mente, in seguito all'assunzione professionale di un mix di Codeina e Adrenocromo.
Leggo un primo stralcio mentre nella Bottega del Mastro Ferraio sto trattando per comperare armi in grado di trasformare i Draghi in Sushi.

Mentre la base è alle prese con le votazioni online per il candidato presidente della Repubblica, c'è chi, nel Movimento 5 Stelle, si muove per una piccola grande rivoluzione web. Si tratta di Leonardo Metalli, inviato speciale del Tg1, amico di lunga data di Augusto Minzolini e, per alcuni anni, al seguito di Grillo, come cronista Rai: prima gli spettacoli e poi la successiva evoluzione politica. Oggi il giornalista è iscritto al Movimento 5 Stelle per il quale, tra l'altro, ha composto l'inno "L'Urlo della Rete".

Mentre uccido un Super-Chierico con la mia Ascia Bipenne USB, con un occhio continuo nella lettura, ma sento arrivare un tuono lontano. Che nemico sarà?

Metalli utilizza il blog del comico genovese per lanciare una proposta di legge che, nelle sue intenzioni, può ovviare al calo di popolarità dell'azienda: l'idea è creare una rete wifi gratuita che parta dalla Rai e serva l'Italia intera

[…]

«Si può fare – ci spiega il il giornalista – sfruttando la struttura Rai Way che distribuisce il segnale in tutta Italia tramite i 2.200 ponti di cui dispone». Dunque, la parte più costosa c'è già, dato che i ripetitori sono disseminati lungo lo Stivale e appartengono all'azienda radiotv

A questo punto nel mondo Fantasy si apre una crepa.
E' una sorta di buco nero.
E' la Realtà.
Con un urlo cerco di sfuggirle e mi rintano nel calesse di un allevatore di Cavallucci Marini da dressage che sta passando di là.

Ma in una pergamena c'è scritto un altro pezzo di articolo.

«Parlando con gli ingegneri e studiando i progetti, abbiamo appurato che si può far girare il wifi in tutta Italia»

Comincio a sudare. Una mano spunta dal nulla, mi afferra per un braccio. Cerco di seguirla, vedere dove va a finire la sua pelle grigia, e vedo che dietro il calesse nel quale mi sono rifugiato c'è un enorme tornado, che sta risucchiando tutto questo mondo. Cerco di aggrapparmi, ma tutto si sta dissolvendo.
Poi il colpo finale.

Il progetto, rilanciato da Oliviero Beha, sta facendo il giro del web

Su "sta facendo il giro del web" cedo di schianto, il mondo nel quale stavo vivendo si dissolve, torno alla realtà, quella grigia, noiosa.

Quindi intristito rileggo l'articolo, magari ho capito male, hai visto mai.

Eppure no, c'è scritto proprio che la proposta alla quale si sta dando credito, è che si possa creare una rete Wi-Fi, capace di coprire il territorio e di avere addirittura una banda sufficiente a fare non solo navigazione, ma anche Voip, sfruttando 2.200 ponti Rai.

MI strizzo gli occhi e rileggo anche la frase "la parte più costosa c'è già, dato che i ripetitori sono disseminati lungo lo Stivale".

Ma forse sto sognando ancora. Forse tutto questo non è reale davvero. D'altra parte ho avuto sogni nei sogni molto prima di Inception, per esempio quando oltre a Codeina e Adrenocromo, ci mischio anche il Diazepam e l'Olio 31.

Apro la mail e controllo.
No, non c'è nessuna missiva di corteggiamento da parte di Olivia Wilde, quindi sì, questa è la realtà vera.

E allora sono costretto a chiedermi:

Ma perché nessuno fa mai domande tecniche, quando è di fronte a queste notizie?

Perché nessuno chiede cose come:

– Ma di che protocollo parliamo? Wi-Max o HiperLan?
– Se Wi-Max, come la mettiamo con le distanze geografiche?
– Se HiperLan, invece, come garantisci visibilità a tutti?
– Perché dite che la parte più costosa è mettere l'antenna? E' un traliccio!
– Una volta che metti l'antenna, come strutturi il trasporto dati dall'antenna alla Rete vera e propria? Chi mette giù le fibre ottiche? Quanto costano? Quanti Km bisogna metterne?
– E una volta che hai connesso l'antenna alla Rete fisica, chi gestisce quel trasporto e i suoi costi?
– E l'Authentication?
– Che potenza deve avere una singola trasmittente, per poter coprire l'italia con sole 2200 antenne ed essere performante su navigazione e Voip? E il concetto che per la salute forse sia meglio piazzare tante piccole antenne di bassa potenza, invece che poche di potenza enorme, dove lo mettiamo?

Purtroppo non funziona che metti un traliccio (o ce l'hai già), ci piazzi un'antenna e magicamente l'area intorno, per km, è fornita di segnale puro, libero, potente e adeguato.
E' davvero molto più facile che Olivia Wilde mi corteggi via mail, nel mio mondo Fantasy popolato da Orchi transgender e da Unicorni che vomitano Arcobaleni.

Però molti non lo sanno, quindi ci credono.
Quindi, signori giornalisti, dr. Oliviero Beha, tutti: prima di presentare una notizia come una risorsa, vogliamo capire (e di conseguenza riportare) se il progetto abbia basi solide?

Nella foto: UberKatt, la mia poderosa cavalcatura, ovviamente molto entusiasta di portarmi in groppa.

Nella foto: UberKatt, la mia poderosa cavalcatura, ovviamente molto entusiasta di portarmi in groppa.

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