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Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

E' da qualche giorno che ripenso, filosoficamente, ai concetti di: Democrazia, Democrazia Rappresentativa, Democrazia Partecipativa e Uovo alla cocque (forse cercavi: uovo alla coque. Grazie Google).
Come l'uovo ha tempi di cottura misteriosi, almeno per me, ma chiarissimi secondo altri (che a parole non sbagliano mai), così la Democrazia è una pietanza dalla ricetta complessa, ma apparentemente semplice, e dai tempi di preparazione assolutamente relativi al gusto di chi deve nutrirsi.
Ovviamente penso anche a Gaber, come suggerisce il titolo, e penso che quella bella frase in un bel ritornello l'ho vista in bocca anche a Formigoni, che la canticchiava da Santoro e persino sull'immagine di copertina del profilo Facebook di Salvini. L'ho vista intrecciata anche a quello che sembra un neo-concetto, la Democrazia Partecipativa, che a sentire alcuni pare nata da quando esiste Internet. Una sorta di startup della Democrazia.

E così, anche se "Libertà è partecipazione" si riduce, gioco-forza, a uno slogan buono per chiunque abbia la svergognata faccia di servirsene, la "partecipazione" non deve diventare un esercizio pensato per partire dall'indice della mano che impugna il mouse e finisce con un click. Attenzione, non penso necessariamente a Grillo che sventola un sondaggio come strumento democratico per eccellenza, ma ci penso – e macino in testa questi concetti – da molto tempo e hanno preso a occuparmi le due ore di ragionamento pendolare giornaliero da quando, qualche giorno fa, anche Civati ha fatto lo stesso: do o no la fiducia a Renzi? Sondaggio online. Anche se poi, per fortuna, ha fatto anche un incontro "analogico", ma il sondaggio online sta diventando, nel sentimento generale, qualcosa che automaticamente "purifica".
La Democrazia Partecipativa, quindi, sembra essere un modus operandi da inseguire a colpi di click, ma tra i commentatori e i politici non ce n'è uno che si fermi un attimo a pensare.
E' comodo, veloce, moderno e soprattutto permette praticamente a chiunque di mettersi in bocca il concetto "libertà è partecipazione". Non ancora come il "like" dato alla foto di un bambino africano senza olive per il proprio Martini (cit.) che ti fa sentire attivista per i diritti umani, ma ci stiamo arrivando.
Allora mi sono chiesto: noi abbiamo una Democrazia Rappresentativa, che sappiamo bene cosa sia, ma siamo proprio sicuri di non avere una Democrazia Partecipativa?
Mi sono quindi ricordato di una cosa, il secondo paragrafo dell'art. 4 della Costituzione:

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Costituzione Italiana

A leggerlo, e intendo a "leggerlo bene", ho l'impressione che la Democrazia Partecipativa ce l'abbiamo sempre avuta. Attenzione: "secondo le proprie possibilità e la propria scelta", vuol dire una cosa ben precisa. Vuol dire che io, all'interno dello Stato nel quale sono cittadino, se voglio partecipare al "progresso materiale e spirituale", devo scegliere in che modo farlo, facendomi carico di quello che la mia possibilità (competenze, forza economica, forza lavorativa, intelletto) e la mia scelta mi consentono. Quindi, chi si occupa di cani abbandonati, perché sa fare quello, chi paga le tasse, chi combatte le mafie, chi prende la pala e spala la neve dal vialetto del condominio in cui vive, chi scrive un'interrogazione parlamentare o fa da relatore a un disegno di legge, chi insegna, chi studia, eccetera eccetera eccetera, tutti questi si stanno prendendo cura della Democrazia. Stanno già partecipando.
Partecipare non vuol dire – per forza – iscriversi a una forza politica, partecipare a una votazione o partecipare a un sondaggio online o offline che sia. A voler essere generosi, è sullo stesso piano di tutti gli altri modi, possono cambiare competenze, incidenze, responsabilità, ma la sostanza è che dare la falsa speranza che tutti possano occuparsi di tutto perché basta un click, sul lungo periodo, è peggio, perché ci sarà una iper congestione su quello che "appare" più semplice (il decidere) a discapito di quello che è più faticoso (essere buoni cittadini nelle azioni di tutti i giorni), ma soprattutto consentirà di appiattire le responsabilità. Tutti i soggetti che hanno voce politica, tutti i rappresentanti di partiti e movimenti, giocano a rinfacciarsi reciprocamente di non sapere cosa voglia dire "democrazia". "Tu non sai cosa è la democrazia", "Noi siamo la democrazia", "Voi non siete democratici", "E' democrazia, questa?".

Cristo, vi state dimenticando che la parola sconosciuta, in Italia, non è "democrazia", ma "responsabilità".

Metti di avere una marmellata di responsabilità: se la spalmi su una fetta di pane enorme, lo strato sarà semplicemente più sottile fino quasi a sparire, ma se la fetta cade (come sempre) dalla parte inzaccherata, ci incasinerà comunque il pavimento, e non saprai se la colpa è della mano che ha spalmato o di quella che ha tenuto la fetta, o della fetta stessa.
Quindi attenzione a dire "La Democrazia Rappresentativa" è il male e la sua cura è quella Partecipativa.
Perché senza una non può esistere neanche l'altra.

Libertà è partecipazione, si diceva. Ma cosa vuol dire partecipare?

(Non trovando alcuna immagine adatta, ho deciso di mettere una foto di un larice che sembra un elefante).

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